Un passo indietro

Quello che dico ai seminari e ai convegni, ma anche quello che scrivo nei miei libri (il prossimo di imminente uscita tratterà molto di ‘passi indietro‘….) non è, ovviamente, ben visto dentro i domini della cosa pubblica con la P maiuscola.

Eppure sono convinto sia necessario un passo indietro e NON FARE o FARE MENO tutta una serie di cose, a cominciare dall’informatica, passando per i servizi on-line, per finire ai siti web, solo per elencarne alcune. C’è chi lo fa meglio e più a basso costo.

Ho citato mille esempi (http://data.gov.uk/ideas tanto per elencarne uno) e ora ne propongo un’altro molto sintetico ma efficace: https://www.gov.uk/designprinciples

Su questo tema fa un ragionamento parzialmente condivisibile anche Simone Brunozzi, rilanciato da Mante. Per contribuire al dibattito, direi che condivido il concetto che gira attorno al ‘meglio concentrarsi sulle cose che si sanno fare bene e sfruttare le risorse più prossime e disponibili‘, ma è anche vero (in senso assoluto) che innovazione significa anche cambiamento, pur che sia a vantaggio di tutti e che non significhi sperpero di risorse. E qui mi riallaccio nuovamente alle mie riflessioni sul passo indietro del pubblico con la P maiuscola. Così, tanto per contribuire un po’ a superare la crisi.

Ad maiora

Obsolescenza

L’innovazione tecnologica si evolve a ritmi impressionanti.
I vantaggi sono percepibili, ma ancora non per tutti.

Forse Telecom ha pensato di offrire vantaggi a anche a chi, oggi, non se li può permettere. E mi sembra corretto.
La cabina intelligente, tutta ergonomica, satinata e dotata di schermi touch, è affascinante.

Poi, nel mentre leggevo di questa novità, apro il cassetto per prendere il carica batterie del cellulare e, nell’osservare quanti cavi, pennine usb da pochi giga, vecchie schede sim, dischi portatili inutilizzabili, una marea di cavi, mouse, tastiere e moltissime suppellettili telefoniche, televisive, infoqualcosa, ormai buttate li e inutilizzate, mi sorge un dubbio.

In quanto tempo queste cabine saranno obsolete?

La tecnologia touch è presente o è già passato?

Dalla regia mi dicono che il futuro dei display è già ‘pieghevole’

Dunque, se il progetto andrà avanti, chi smaltirà queste nuove cabine da qui a qualche anno, visto che quelle obsolete ancora non sono state smaltite?

Lungi da me l’essere conservatore ma, la vera innovazione è:

  • wi fi libero in ogni città
  • tablet e smartphone a un costo accessibile per tutti e gratuiti nelle scuole
  • adsl in ogni casa e in ogni azienda a metà del prezzo attuale
  • una connessione dati cellulare che assomigli a una connessione dati cellulare

poi parliamo di gabine digitali. Oops!

p.s. VIVA LA RICERCA. SEMPRE!

Innovazione

Attentissimo a non cadere nella banalità dei luoghi comuni, ribadisco quello che ho più volte affermato: http://www.webeconoscenza.net/2010/02/19/innovazione/.

Nel nostro paese, ancora una volta, sta montando la protesta sull’Agenda Digitale, sulla Banda Larga e su altre GIUSTISSIME rivendicazioni. Poi leggo gli approfondimenti in rete e rimango basito. Tutti argomentano e fanno esempi tecnologici, digitali, molto spesso legati al web e alle tecnologie ad esso collegate.

Per carità c’è molta innovazione nel digitale, ma per far ripartire un paese come il nostro bisogna rinnovare la cultura dell’organizzazione, i processi produttivi e la sostenibilità sociale dei nuovi rapporti fra prestatore d’opera e committente.

Ecco un esempio, AL NETTO DELLA COMPLESSITA’ SOCIALE E POLITICA CINESE. Ovvero un grattacielo di 30 piani in 360 ore (15 giorni)……… che ne pensate?

Il Ministro della rete

Leggo da una decina di giorni numerosi appelli e lettere a un ipotetico Ministro di Internet. Altre lettere e petizioni, più banalmente, invocano un Ministro dell’innovazione, come se rete, internet e digitale fossero sinonimi di innovazione.

Di banalità ne leggo molte e mi spiace sottolinearlo con acidità e supponenza ma, quando ci vuole ci vuole. Riportiamo i temi e i contesti nei loro confini, per favore e proviamo ad analizzare i problemi strutturali di questo paese.

Se vogliamo continuare a parlare di innovazione, forse, dobbiamo scrollarci di dosso questa analogia inesistente. Lo scrivevo mesi fa, per ricordarlo a me stesso e a chi legge:

….. Non basta nemmeno farsi pervadere ogni giorno dall’ultima tecnologia digitale. L’inovazione non è solo tecnologia.

Ecco il punto, dolente. Ogni smanettone abile, curioso e appassionato di tecnologia si erge ad innovatore. E spesso si spaccia pure per esperto …..

Senza scomodare i dizionari ufficiali, basta dare un occhiata alla nostra cara Wikipedia per rendersi conto che l’innovazione è una filosofia complessa che si attua solamente cambiando i processi organizzativi e non solo: “… Innovazione è una’attività di pensiero che, elevando il livello di conoscenza attuale, perfeziona un processo …”.

L’innovazione non è “rinnovamento tecnologico”. L’innovazione non è “adeguamento tecnologico”. L’innovazione non è “predisposizione tecnologica”. E lo sottolineo ancora, perchè la maggiorparte dei cenacoli, dei social network tematici, dei blog che argomentano sul tema, continuano a confondere il costante e obbligato rinnovamento tecnologico, con l’innovazione.

Un ulteriore spunto me lo offre l’editoriale di Carlo Mochi su ForumPA:

“Si può certamente fare a meno di un Ministro per l’Innovazione (o tanto più di un immaginifico Ministro per Internet!), ma non si può fare a meno, quindi, di una politica di innovazione che sia unitaria, coesa e di lungo periodo ……

….. Ripeto: per tutto questo e per le altre decisive scelte che abbiamo davanti, e che ho volutamente trascurato, non serve necessariamente un Ministro per l’innovazione, ma serve necessariamente una lungimirante politica per l’innovazione.”

Dunque la politica, intesa come mandato, come compito, come onere derivato da una delega e soprattutto come obbligo a perseguire ed attuare un programma scelto e votato dalla maggioranza dei cittadini è lo strumento unico e strategico.

La politica deve fare suo il processo innovativo e proporlo come regola in ogni settore sociale ed economico. Dunque una politica che favorisca il cambiamento dei processi che, purtroppo, in Italia sono quelli che connotavano la società del secolo scorso.

Cambiare i processi significa dunque innovare. Non cambiarli, significa conservare, stagnare e deprimere.

Veniamo però al tema delle Agende digitali (Europee, nazionali???, locali, ecc.). E’ vero che molti studiosi ed economisti indicano nel digitale un opportunità e, quasi dappertutto, questo tema viene suddiviso in tre sottotemi fondamentali (INFRASTRUTTURA, SERVIZI e CULTURA).

Si dice, si profetizza, si enuncia ovunque che perseguire processi innovativi basati fortemente sull’ausilio delle tecnologie favorisca una nuova economia e un nuovo benessere. Forse è vero, ma non è scontato.

Una società che non sa innovare i processi organizzativi non può pretendere che gli stessi vengano cambiati dagli strumenti tecnologici. Non basta dotarsi di infrastruttura e servizi, serve soprattutto un cambio di passo culturale che solo un’accorta politica può determinare.

Dei tre sottotemi suddetti (INFRASTRUTTURA, SERVIZI e CULTURA), viene spesso ignorato il terzo. E la politica per prima lo ignora. Come si può pensare che un economia fordista e conservatrice, basata su processi organizzativi datati, possa trarre benefici solamente dall’infrastruttura e dai servizi?

Pensiamo solo a uno dei tanti temi che la politica attuale sta affrontando: il denaro elettronico. Infrastruttura e servizi per aderire incondizionatamente a questo processo, ci sono già.

Si pensa di poter emanare una legge che obblighi l’uso del denaro elettronico da parte delle PMI, da parte degli artigiani e commercianti al dettaglio per combattere l’evasione. Giusto, giustissimo? Ma su quale pianeta?

Quello italiano? Dove non trovi nemmeno il POS dal benzinaio? Per non parlare del meccanico o del fiorista?

Sul pianeta Italia dove si stima che a Natale l’eCommerce favorirà solo il 6% degli acquisti totali?

In Italia dove la maggioranza dei notai e degli avvocati pretendono l’assegno cartaceo e se gli parli di bonifico ti credono un marziano?

E potrei affrontare ogni tema dell’Agenda politica attuale e dimostrare che non c’è volontà di attingere ai vantaggi del digitale perchè è chiaro che ciò comporterebbe un cambiamento dei processi organizzativi. Chi gestisce l’home banking del carrozziere che ogni sera va a consegnare il denaro di carta alla cassa continua? Chi gestisce il sito di eCommerce del fiorista?

Non serve un ministro digitale o un ministro della rete, serve un azione di alfabetizzazione di massa che parte dalle scuole e arriva alle università, ma passa anche per dei 118 digitali (veri e propri centri di primo intervento) che aiutino le aziende a comprendere che i nuovi processi organizzativi possono trarre vantaggio dal digitale se, prima di tutto, ci si apre incondizionatamente al cambiamento e all’innovazione dei processi organizzativi. BISOGNA CAMBIARE IL MODO DI LAVORARE E RELAZIONARSI!

Non c’è alternativa e, per fare ciò, non serve un Ministro, serve che tutta la classe politica metta al centro dei programmi della prossima legislatura una nuova alfabetizzazione di massa perchè, oggi, il nostro problema è che siamo IGNORANTI e purtroppo, molti politici sono solo degli IGNORANTI CON L’IPAD!

Ora inizia il campionato vero

L’Agenda digitale è stata imposta, proposta, condivisa, dal basso, dall’alto, da destra da sinistra, in rete, nei palazzi, nelle piazze.

I giorni scorsi abbiamo provato ad ascoltare, proporre e facilitare ancora, in forma ossessiva frenetica su questo tema, quelli che vivono in rete.


In questa fase, assieme al notissimo compagno di merende, ho avuto il compito di aggregare alcuni protagonisti on-line e on-site. Lo so, non ho avuto la capacità e il tempo di coinvolgere tutti quelli che avrei voluto e dovuto coinvolgere, e di ciò mi rammarico.

Grazie dunque, in primis, a Roberto e Andrea (e Chiara). Ai lead facilitators: Ernesto, Gianni, Flavia, Roberta, Edoardo, Paolo, Barbara, Giovanni, Marco, Fabrizio, Ugo al DJ Luca che mi stupisce sempre con le sue trovate cross-mediali e, ovviamente, a tutti quelli che colpevolmente sto dimenticando per indolenza e pigrizia.

Grazie a Lele, Domitilla, R……..:-), Paolo, Armando e Michele che sono venuti a trovarci, a Stefano e Luca che hanno costruito la mediapartnership con il gruppo Sole 24 ore e, ovviamente all’Agenzia e a IBM senza i quali nulla si sarebbe concretizzato.

Ora comincia il campionato vero, le partite saranno difficili, ma l’unico obiettivo deve essere la promozione in Champions League perchè, almeno nell’innovazione, dobbiamo giocare un campionato da protagonisti e non da comparse.

…dimenticavo…….ecco alcuni messaggi sull’innovazione da conservare e riascoltare più volte. Enjoy!

Wellness

Oggi mi girano………Come faccio a spiegarmi con certi caproni? : La tecnologia digitale non è sinonimo di innovazione!

Innovation can therefore be seen as the process that renews or improves something that exists and not, as is commonly assumed, the introduction of something better.

Innovazione è un’attività di pensiero che, elevando il livello di conoscenza attuale, perfeziona un processo migliorando quindi il tenore di vita dell’uomo.

Zen Green Leaves on Peaceful Blue

Innovare dalle periferie

Oggi ascoltavo l’intervista breve di Dolors Reig (una blogger spagnola che seguo con costanza) e mi han colpito alcuni concetti secchi, perentori ma significativi e importanti.

A) Più che parlare di innovazione, sarebbe opportuno seguire l’onda di ciò che sta già succedendo.

B) L’innovazione vera si produce nelle periferie. Al centro del sistema si costruiscono solo cattedrali.

C) Il ruolo più importante ce l’hanno le persone che si sbattono per innovare dal di dentro le organizzazioni.

Già!

L'aggregatore

Bha, che vi devo dire dell’aggregatore???????
http://www.italia.gov.it/

cit:.”…Il sito italia.gov.it é un motore di ricerca che…”. Diciamo che è un aggregatore di link. Girovagando ho provato quello dei Comuni su Facebook: http://www.italia.gov.it/partecipare.html

Mah!

Salviamo il nome di dominio che è coerente con le Linee Guida, mentre altri progetti vanno ancora per conto proprio: http://www.azunicode.it/

p.s. non c’entra nulla l’ottimo lavoro di Paolo, solo non capisco perchè il nome di dominio non debba essere coerente con le suddette Linee Guida emanate dallo stesso committente……… Misteri!

Next portal

Chi mi legge con continuità, sa che mi intrigo ancora di portali anche se, non lo nascondo, spesso le mie osservazioni insistono su concetti e su paradigmi che aiutano ad andare oltre il concetto, ormai superato, di CMS. Il mese scorso mi occupavo ancora di questi framework, cercando di capire quali piattaforme meglio si adattassero a quel concetto di ibridazione che mi piace tanto.
Durante le mie lezioni porto ancora ad esempio Number10: http://www.number10.gov.uk/ (che NON E’ un portale di servizi) perchè, secondo me, rappresenta la sintesi più evidente dell’ibridazione fra un possibile punto di accesso ai servizi e un aggregatore di canali sociali. Bada ben, canali sociali ben presidiati, altrimenti il gioco non vale la candela.
Ed è sulla ricerca della chimica giusta che possa conciliare un framework applicativo (portale servizi) con un aggregatore di canali social che i miei studi, ogni tanto, si fanno più insistenti.
Ieri, la fortuna ha voluto che potessi disporre di una sessione tutta dedicata a me per poter comprendere lo sforzo che Engineering sta portando avanti su queste tematiche.  L’occasione è data dalla presentazione del modello per l’”i-governement” all’Expo di Shangai.
Si tratta di una nuova idea di portale servizi molto, ma molto sbilanciato alla gestione social e, dunque, partecipata dei contenuti e dei servizi. Con enormi potenzialità di personalizzazione estrema e, finalmente, con l’applicazione di quel concetto che mi piace tanto: frammentazione del portale in widget e ricomposizione di un qualsiasi palinsesto anche fuori dal portale.
Mi spiego meglio. Ogni servizio è un widget e questo può essere tarato, contestualizzato, georeferenziato e, quindi, esportato sui propri aggregatori sociali (iGoogle, Facebook, ecc.).
L’host (sito del comune) diventa un cloud service dove potersi creare altri widget attraverso nuove API sempre disponibili (contrattualmente la gestione dell’interoperabilità fra i servizi …tipicamente trasporti, meteo, pagamenti, ecc. è gestita dal comune) o più semplicemente attraverso RSS o embedding code. Un concetto che va ben oltre (daltronde son passati 4 anni) dalla prima esperienza presentata dalla città di Torino.
 

comuneroma_1[1]

Piero Luisi, ieri, mi ha illustrato le varie evoluzioni previste, le possibili sinergie anche con i profili sociali (facebook connect, OpenID, ecc.) e mi ha fatto toccare con mano la gestione di un Back Office davvero USABILE.

Che dire. Innanzitutto che si può fare e poi, almeno io, immagino che un portale che sposi in pieno l’idea e il paradigma della consumerization, sia molto più vicino ai cittadini, specialmente per il fatto che non viene più inteso come un monolite inaccessibile, piuttosto un puzzle da comporre e scomporre a piacimento.

comuneroma_2[1]

Per approfondire:

Brochure: http://sel.ebms.it/works/un-nuovo-modello-per-li-government/brochure%20e-gov%20-%20shanghai.pdf

Video: http://www.youtube.com/user/igovernmentEng