Social mainstream

Abbiamo definito i nostri arnesi digitali evoluti (principalmente smartphone e tablet) come dei second screen quando son riusciti ad accrescere l’esperienza di fruizione visiva delle nostre televisioni.

second-screen-scale3

Nel tempo, e con l’avvento di app e servizi sempre più facili da consumare, ne hanno beneficiato anche i contenuti social che, comunque, hanno quasi sempre privilegiato un rapporto asincrono.

Infatti, la cosiddetta social tv non è mai decollata veramente. Da un lato il mainstream ha concesso un apertura alle conversazioni a supporto (vedi scorrere di tweet contestuali nel footer dello screen tv) dall’altro ha cercato di porsi come alternativa di contenuti bottom-up (youtube, vimeo, ecc.).

Le cose hanno cominciato a cambiare quando Youtube ha aperto lo streaming sincrono a tutti (leggasi Hangout On Air). Questa modalità, purtroppo, non è stata recepita dalla pluralità degli utenti social, in quanto legata a quell’incredibile acrocchio che Big G. Ha chiamato Google Plus e che praticamente pochi si filano.

Nuovi player come Meerkat e Periscope hanno infine scompigliato un po’ le carte ma soprattutto aperto la strada per un interpretazione forse definitiva del paradigma che solo Facebook riuscirà a rendere ‘SOCIAL MAINSTREAM’.

E’ infatti notizia di questi giorni che il roll-out (fase finale del progetto) di ‘Live Video’ è in corso e presto tutti, ma proprio tutti potremo trasmettere in diretta su Facebook.

international-image

Certo, e come sempre, l’inizio sarà caotico e irrazionale, probabilmente dovremo pagare dazio e assistere a feste di compleanno in diretta, piuttosto che interminabili sequenze animate da cani e gatti domestici o meglio ancora peripezie e imprese dei fan della Go Pro.

Ma superato questo son convinto che i broadcaster tradizionali inviteranno i loro reporter a trasmettere in diretta su Facebook prima ancora di montare e post produrre i documenti visivi per presentarli in modalità asincrona sui loro canali ufficiali.

Immagino dei wall tematici (magari sfruttando le API di Facebook) che ci consentiranno di aprire una finestra sul mondo. Un po’ Meerkat ci aveva provato: http://meerkatstreams.com/upcoming/ con i contenuti social, mentre http://watchup.com/ immaginava un aggregatore per i contenuti delle cable tv USA. Ma vuoi mettere i numeri e la penetrazione di Facebook?

Ok, ora la sparo grossa e immagino dunque, nella migliore delle ipotesi, la morte della tv e del giornalismo come siamo abituati ad immaginarlo. Siete d’accordo?

 

Ciao Duca

Pantaloni a zampa di elefante, capelli lunghi e improbabili colli di camicie. Eravamo i giovani degli anni ’70, condizionati da culture emergenti e soprattutto dalle melodie d’oltre manica.

In quegli anni il duca era un riferimento. Direi quasi un icona, sacra e intoccabile. Rappresentava la voglia di sperimentare sempre qualcosa di diverso e la voglia di rompere gli schemi melodici del passato.

Non so dirvi perchè mi mancherà più di altri. Magari si dice sempre così, quasi per abitudine. Eppure era dai tempi di John Lennon che non provavo sentimenti così tristi e allo stesso tempo, ampi e profondi.

Forse è la consapevolezza che le idee, la cultura e i modelli di quella stagione per me irripetibile sono strettamente legati ai protagonisti di quel tempo. E forse, quando i protagonisti di allora ci abbandonano, realizzo il rischio che gli stessi tendano a sfumare assieme ai riferimenti che li conservavano.

#RIP

 

Son tutti open con l’hardware degli altri

Quando Apple ha annunciato una soluzione proprietaria per la virtualizzazione basata su un componente hypervisor sviluppato ad hoc, Alex Fishman e Izik Eidus, fondatori di Veertu, si sono leccati letteralmente i baffi,

Mentre software già affermati come Parallels, Vmware Fusion o VirtualBox devono necessariamente mettere mano al kernel del sistema OS X sfruttando privilegi da super user (che possono rendere meno sicuro e instabile l’intero sistema di Cupertino), Veertu sfrutta le Api di OS X e mantiene piena compatibilità con l’intero ambiente nativo della mela al punto tale da conquistarsi un approvazione nell’App Store, unico nel suo genere.

Oggi l’ho scaricato (pesa una sciocchezza) e mi son divertito a giocare con Ubuntu sul mio Macbook Pro. Una favola. Leggero, perfettamente stabile. Divertente.

Certo il sw è giovane, manca il parallelismo delle app far i sistemi host e guest, ma intanto c’è, gira, insomma funziona e apre uno scenario nuovo, stabile e sempre più aperto.

Enjoy

Screenshot 2016-01-10 14.27.20

 

Internet che non vorrei

Che differenza c’è fra informazione e consumo dell’informazione? Fra il diritto di essere informati, la pluralità dell’informazione, la neutralità e l’indipendenza, ecc.

Paroloni, temi complessi che spesso coinvolgono soggetti che operano come testate informative (sovvenzionate con le nostre tasse) ma che non disdegnano di configurarsi come agenzie di raccolta pubblicitaria e a volte broadcaster o peggio ancora: provider internet.

Dunque il giornalista per chi lavora? Per l’editore? Per il marketing? Per la Telco? O per garantire informazione libera, plurale e neutrale.

Ecco io non ho tutte le risposte ma quando si arriva a dover pagare (indirettamente) il giornalista con un banner o un popup sul web, dico che tutto ciò non mi piace più.

Questa è la Bild di oggi (con traduzione Google e ADBlock attivi) http://www.bild.de/wa/ll/bild-de/unangemeldet-42925516.bild.html  e a me non piace proprio.

Screenshot 2016-01-07 12.54.40

Volevo approfondire i fatti e le opinioni sui fatti di Colonia. Mi sa che leggerò qualche autorevolissimo e indipendentissimo blog.

Araba fenice

Ci son, come sempre, passaggi e riflessioni interessanti sul post di Luca De Biase che prova ad aggredire il tema dell’innovazione mancata con un analisi sui finanziamenti e sui modelli.

Luca invoca finanziamenti che vadano oltre le idee originali e visionarie tipiche delle start-up e auspica che si sostanzino come acceleratori di modernizzazione delle infrastrutture del nostro paese.

Tutto condivisibile, anzi auspicabile. E’ un po’ anche il mio mantra, infatti è ben noto che non credo al motto: ‘innovazione a costo zero‘.

Ma andiamo con ordine. Ammesso e non concesso che davvero in questa tornata, con grandi iniezioni di fondi strutturali messi a disposizione dalla UE (ci sono, eccome se ci sono) e con agevolazioni per i privati che vogliano entrare a giusto titolo nella partita, si possa immaginare una grande PPP (Private/Public Partnership) per far decollare il paese, chi gestirà la governance? E chi gestirà gli appalti? Perchè è di appalti che si parla, vero?

Dunque, c’è un piccolissimo problema, che si chiama PA, in tutte le sue forme.

Ammetto che mi tormentano ancora le parole di Carlo Mochi Sismondi, che di queste cose ne capisce. Un paio di mesi fa, durante un seminario sulle Agende Digitali con le Regioni, lo stato, Agid, la politica e chi più ne ha più ne metta, spense i nostri entusiasmi sul tema.

Carlo, che prese la parola per ultimo, ci disse: ‘Avete letto bene il codice degli appalti e la riforma dello stesso? Pensate davvero di riuscire a spendere i soldi che avete a disposizione per gli investimenti in innovazione?

Ecco, il tasto dolente è questo. Forse solo questo. Con l’attuale PA, che non è riformabile, tutto ciò diventa maledettamente arduo.

E aggiungo, le aziende che dovrebbero entrare in PPP o partecipare al modello PCPP (Pre Commercial Public Procurement) son le stesse multinazionali che da anni gestiscono i servizi ICT della PA e che spesso sono i principali beneficiari degli appalti pubblici o del procurement delle inHouse tecnologiche. Insomma son gli stessi attori che hanno frenato l’innovazione nel nostro paese benefiando, comunque, di ingenti finanziamenti pubblici.

Forse un araba fenice …….

 

Tempo di bilanci e di previsioni

nostradamus2

E perchè dovrei sottrarmi se così fan tutti quelli che hanno una voce sul web? Perciò non mi tiro indietro e mischierò casi miei, percezioni, esperienze e pure supposizioni generaliste che lasciano il tempo che trovano.

2015:

Un anno un po’ insulso. Da qualsiasi prospettiva lo si guardi non lascerà il segno. Cos’è cambiato, cosa è migliorato o peggiorato? Forse nulla, forse lo smog degli ultimi giorni o la strizza di questi mesi a causa dell’ISIS ci fanno propendere per una velata negatività, ma ne abbiam viste di peggio.

Il mondo è sempre più piccolo, le persone si spostano, le città diventano megalopoli e anche le cose si connettono. Tutto già visto.

Parlando dei casi miei, realizzo dai frequenti acciacchi che son sempre più vecchio e non solo anagraficamente. Ma per il resto tutto bene. Famiglia bene, figli crescono e si realizzano, le relazioni amicali son stabili e il potere d’acquisto per fortuna resta solido, in modo da levarsi qualche sfizio.

Professionalmente bene anche se son due anni che non scrivo un libro e ciò significa che non ho nulla da dire e nessuno da annoiare. E poi i temi legati al digitale hanno poco appeal, dunque #whocares

2016: 

io

  • spero di fare un viaggio mitico
  • continuerò ad andare in palestra e dal fisioterapista
  • cambierò dipartimento universitario
  • curerò di più blog di viaggi, foto e video già archiviati
  • mi dedicherò di più alla domotica consumer
  • lavorerò il giusto, come sempre, ma limitando la spinta passionale
  • aspetterò con ansia l’esito di due call europee

il mondo

  • l’informazione sarà sempre più in crisi
  • i dati diverranno sempre più importanti
  • le automobili, i vestiti, l’agrifood e la medicina saranno i territori dove il digitale dimostrerà meglio i suoi benefici
  • l’Europa dovrà darsi una regolata (se passa il referendum di Cameron …)
  • il clima (atmosferico) ci farà letteralmente cagar sotto
  • i mestieri e le professioni, tranne che in Italia, saranno ancor più rivoluzionati
  • gli africani giocheranno sempre meglio a calcio
  • Adobe flash dovrebbe morire
  • potrebbe venir eletto Donald Trump

Fine del cazzeggio e buon anno.

Un po’ di tecnica per evitare #epicfail

Diversi anni fa (2008) scrissi anche un piccolo ebook sulla gestione, personalizzazione e ottimizzazione dei feed rss. Lo trovate qui: http://www.scribd.com/doc/2417501/Guida-Feedburner-2008, anche se un po’ datato.

Sicuramente quelli de Il Gazzettino on-line non l’hanno mai letto, e forse non hanno nemmeno mai approcciato il tema dei feed rss e dei lettori associati che sono uno strumento largamente usato sul web per rimanere informati e aggiornati su notizie e accadimenti.

Se lo avessero fatto, avrebbero imparato ad ottimizzare la scelta coerente delle immagini associate all’articolo ed evitato un #epicfail come quello che mi è capitato stamane aprendo Feedly.

Il web è una cosa serie e il tuo rapporto con il web lo devi approcciare in maniera molto seria, specialmente se sei fonte di informazione.

Screenshot 2015-12-16 12.38.51

 

Social mainstream

Chi si intriga di Social Media e della loro evoluzione non può sottovalutare la portata di quello che è successo ieri durante la trasmissione Report di Rai 3.

I fatti:

Report ieri sera ha mandato in onda un indagine sulla trattativa e sugli affari (o supposti affari) di Eni con la Nigeria per la ricerca del petrolio nei fondali marini del paese africano. Roba, o affare o comunque processi e situazioni torbide da un miliardo di dollari.
Insomma, inchiesta giornalistica alla Report nei modi che già conosciamo.

Eni in diretta social su Twitter inizia un contraddittorio che nel corso della trasmissione coinvolge, oltre agli account/profili ufficiali di Eni e Report, anche Andrea Vianello che è il direttore di Rai3 e  Marco Bardazzi direttore della comunicazione del gruppo Eni.

 

Immagine

 

Immagine

Il siparietto rappresenta un vero e proprio spartiacque nel campo della social/comunicazione interattiva dell’amato stivale che, per la prima volta, estende le capacità della social tv inserendo elementi forti e per certi versi sconvolgenti come il fact-checking la rappresentazione di infografiche e persino la messa in discussione del palinsesto, fino a sconvolgerlo.

Immagine

Una maturazione e una accelerazione che solo Twitter con le sue specifiche caratteristiche riesce per ora a determinare. Una evoluzione del concetto di social tv che pone lo strumento social in posizione paritaria se non prevalente. Una scelta del campo di gioco che, in tempi recenti avrebbe privilegiato quello della stampa o dei comunicati stampa, finalmente messi all’angolo dalla freschezza, tempestività e facilità d’uso di Twitter.

Quando provoco i miei studenti eleggendo Twitter a canale mainstream, spesso vengo criticato. Magari ora una riflessione in più andrebbe fatta su questa provocazione e sulle prospettive che si aprono da qui in avanti.

Update: Stamane Eni pubblica il suo punto di vista: http://www.eni.com/it_IT/media/dossier/dossier-report-13-12-2015.html e Report il suo: http://www.report.rai.it/dl/Report/extra/ContentItem-525c0e86-598b-42fb-bda6-7c5df44f3e5b.html