La Smart Tv sta morendo. O forse è già morta.

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Nel 2015 ho comprato per la prima volta una Smart Tv. Persuaso un po’ dall’offerta economica conveniente e dal fatto che le caratteristiche di base fossero quelle che cercavo (dimensioni, connettività, risoluzione, ecc.) ho voluto levarmi lo sfizio e dunque, anche informandomi parecchio in rete, son caduto su un modello Samsung che molti consigliavano e che offriva tante funzionalità Smart.

Dopo poco meno di 6 mesi più del 50% delle funzionalità smart vengono di colpo abbandonate da Samsung che, con un comunicato a video molto sintetico, annuncia ridimensionamento dei servizi: prendere o lasciare.

Facciamocene una ragione, quelli erano servizi Samsung e dunque concentriamoci sulle app.

Dopo quasi un anno di esperienza posso dire che le uniche decenti e utili restano quelle di base: youtube, netflix, plex, infinity, e poche altre.

Il browser integrato è una cosa indecente. Le app di streaming musicale son tutte limitate e possono offrire la stessa esperienza dello smartphone o del desktop solo con account premium.

Il mirroring delle foto è a dir poco scandaloso. Ho cercato invano l’app di Flickr ma non esiste.

Insomma roba che la mia piccola Apple Tv 3g da 60 euro o il Roku che uso con un altra tv pagato 25 euro, al confronto fanno un figurone.

Oggi leggo che Microsoft abbandono il supporto a Skype sulle Smart TV. Per carità, l’ho solo provato un paio di volte, ma mi sembrava utile.

Vabbè, i soliti visionari dicono che le Smart Tv si converteranno in hub domotici, ma allo stato attuale se dovessi cambiare firmware Samsung la sola espansione mi costerebbe circa 300 Euro. Follia pura.

Insomma lunga vita ai SetTopBox e arrivederci Samsung, non mi varai mai più fra i tuoi clienti.

Social mainstream

Chi si intriga di Social Media e della loro evoluzione non può sottovalutare la portata di quello che è successo ieri durante la trasmissione Report di Rai 3.

I fatti:

Report ieri sera ha mandato in onda un indagine sulla trattativa e sugli affari (o supposti affari) di Eni con la Nigeria per la ricerca del petrolio nei fondali marini del paese africano. Roba, o affare o comunque processi e situazioni torbide da un miliardo di dollari.
Insomma, inchiesta giornalistica alla Report nei modi che già conosciamo.

Eni in diretta social su Twitter inizia un contraddittorio che nel corso della trasmissione coinvolge, oltre agli account/profili ufficiali di Eni e Report, anche Andrea Vianello che è il direttore di Rai3 e  Marco Bardazzi direttore della comunicazione del gruppo Eni.

 

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Il siparietto rappresenta un vero e proprio spartiacque nel campo della social/comunicazione interattiva dell’amato stivale che, per la prima volta, estende le capacità della social tv inserendo elementi forti e per certi versi sconvolgenti come il fact-checking la rappresentazione di infografiche e persino la messa in discussione del palinsesto, fino a sconvolgerlo.

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Una maturazione e una accelerazione che solo Twitter con le sue specifiche caratteristiche riesce per ora a determinare. Una evoluzione del concetto di social tv che pone lo strumento social in posizione paritaria se non prevalente. Una scelta del campo di gioco che, in tempi recenti avrebbe privilegiato quello della stampa o dei comunicati stampa, finalmente messi all’angolo dalla freschezza, tempestività e facilità d’uso di Twitter.

Quando provoco i miei studenti eleggendo Twitter a canale mainstream, spesso vengo criticato. Magari ora una riflessione in più andrebbe fatta su questa provocazione e sulle prospettive che si aprono da qui in avanti.

Update: Stamane Eni pubblica il suo punto di vista: http://www.eni.com/it_IT/media/dossier/dossier-report-13-12-2015.html e Report il suo: http://www.report.rai.it/dl/Report/extra/ContentItem-525c0e86-598b-42fb-bda6-7c5df44f3e5b.html

 

La mediocrità

Il mantenimento e il consolidamento della mediocrità! Forse è questa l’unica ragione per cui ieri al Senato:

la relatrice VICARI (PdL) esprime un parere favorevole alle proposte 014.1, 14.1, 14.5, 14.6, 14.11, 14.13, 14.31 e 14.32, mentre chiede l’accantonamento dell’emendamento 14.0.1, in attesa del parere della Commissione bilancio. Sui restanti emendamenti, il parere è contrario.

Il sottosegretario IMPROTA esprime un parere conforme a quello della Relatrice.

Il presidente CURSI accoglie la richiesta della Relatrice e dispone l’accantonamento del richiamato emendamento.

Posti separatamente ai voti, sono accolti gli emendamenti 014.1, 14.1, 14.5, 14.6, 14.11, 14.13, 14.31 e 14.32, mentre risultano respinti ovvero improponibili i restanti emendamenti.

In conclusione, decade l’unico articolo di reale alfabetizzazione digitale che conteneva tra l’altro il seguente comma 9.

9. A partire dal 1 ° gennaio 2013, in ogni nuovo contratto di servizio con la RAI – Radiotelevisione italiana Spa, il Ministero dello sviluppo economico prevede che la RAI – Radiotelevisione italiana Spa attui un piano di alfabetizzazione informatica e sulle potenzialità dell’economia digitale, utilizzando la televisione generalista, un canale digitale tematico in chiaro e un portale internet dedicato.

Roberto Scano, su Pionero, ne fa un analisi completa, Quinta si indigna e io su Twitter chiedo conto alla senatrice:

Chi segue questo blog sa che questa azione è stata sollecitata più volte e ne ho persino fatto uno Storify per enfatizzare la proposta.

L’account Twitter della senatrice è @SimonaVicari

Farfallina o Patatina?

Ieri sera sul tardi, sdivanato e mezzo rincoglionito davanti alla tele, vedo passare uno spot di pubblicità ingannevole.

Esco dal torpore e realizzo un po’ meglio il contesto.

Voi direte? Che ci facevi su Italia1? A dire il vero stavo sonnecchiando sulla replica di Witness con Herrison Ford, ma in effetti non ci son scuse.

Ora, non voglio fare il bacchettone, il moralista e l’illuso ma, al netto dei gonzi che ci cascano, la tragedia orrenda che sta desertificando il sottile e precario strato culturale sul quale si regge ancora questo paese, credo sia ormai giunta al suo epilogo.

Cos’altro di più trash potrebbero inventarsi per procedere con l’opera di lobotomizzazione di massa?

 

Però indietro non si torna

Diverse sensazioni in queste ore. Oltre le tragedie, il diritto, il dovere, la necessità di trasparenza e verità sempre.

E’ vero, come dice Sergio, facciamocene una ragione, ma ci siamo e ci stiamo muovendo per cambiare ciò che è stato sempre considerato un modello. Il mainstream (giornali, radio e tv) ha un’età quasi secolare, più o meno.

Però, certi palinsesti …..

Giornalisti e scrittori, ma direi anche editori e distributori siamo noi. Sempre meglio di questi signori che usano il ventre e i suoi istinti per dialogare su tragedie e ipotesi ancora calde.

E allora controlliamo le fonti, correggiamo le informazioni, torniamo alla verità pura perchè abbiamo i dati, come ci fa osservare GBA: ‘Le prime informazioni su epicentro e magnitudo sono comparse da chi ha twittato i dati dei sismografi, i primi consigli sono stati dati da profili di persone che si occupano di sicurezza’. L’informazione italiana sta cambiando?

Chissà! Ma intanto noi non molleremo mai, anche quando testate, singoli o organizzazioni, vorranno contaminare la rete con comportamenti scorretti, come quello che Luca ci segnala a urne aperte.

Dunque è sancito: INDIETRO NON SI TORNA!

Io sono fesso

Ieri Luca Telese su La7 (le registrazioni saranno disponibili a breve qui: (http://www.la7.it/inonda/) ha fatto del pessimo giornalismo, quello delle ipotesi puriginose e sensazionalistiche. Oserei anche dire, in pessimo gergo, a corpo ancor caldo e ad animi surriscaldati.

Ovviamente erano ipotesi, ma non riusciva a non avanzarle, altrimenti come fare audience se non sparando cazzate del tipo: ogni ragazzino, oggi, grazie a internet, può costruirsi una bomba fatta in casa’ .

Ovviamente ho tweettato e lui, oggi, mi da del fesso. Perchè un vero giornalista televisivo ha il verbo assoluto dalla sua, e in rete non riesce a circonstanziare. Forse ha imparato questi modi a Libero, da dove proviene.

p.s. eravamo parecchi fessi. E mi trovo in ottima compagnia con loro

UPDATE: Ecco il video: http://www.la7.it/inonda/pvideo-stream?id=i555652 Al minuto 19 Telese chiede: ‘.. E’ possibile, un’altra cosa che si dice, ma ora con internet qualunque ragazzo può procurarsi anche un meccanismo radiocomandato e costruirsi in casa un BOMBA (pronunciata con 3 B) …’  Quel: UN ALTRA COSA CHE SI DICE, è davvero ORRIBILE, e quella furba ricerca di una risposta ovvia, ovvero il SI, strappato con soddisfazione! E’ disgustosa.

Moriremo ignoranti

Dell’Agenda Digitale del governo italiano avevo già scritto qualcosa di getto nelle scorse ore.

Dopo aver dato una rapida occhiata all’estratto di principi e di buoni propositi, mi era rimasto l’amaro in bocca e non riuscivo a digerire la pastoia di slogan.

Sia chiaro, tutto il tema delle Agende Digitali (da quella Europea a quelle locali e condominiali) mi interessa e fa parte del mio lavoro, al punto che ho sostenuto sin dalla nascita il movimento di opinione dal basso che le reclamava e ne ho sottoscritto l’appello: http://www.agendadigitale.org/sottoscrittori/

Il punto ora è un altro, e riguarda uno dei temi che mi stanno più a cuore, ovvero l’inclusione digitale e l’alfabetizzazione.

Su questo blog ne ho parlato spesso e la mia posizione è chiara a quelli che mi seguono e dunque la sintetizzo: ‘L’alfabetizzazione digitale delle famiglie e delle aziende italiane va fatta con la televisione!

Troppo sintetico?

E allora mi spiego meglio. Il Ministro Profumo che si è assunto questa delega all’interno del Ministero dell’Istruzione????????, ha definito 101 temi e 6 tavoli di lavoro. E vabbè, diamo per buono che sia stato circondato da saggi ed esperti e tutto ciò sia il risultato di un analisi condivisa con ??????

E diamo pure per assodato che le 6 teste chiamate a coordinare i 6 tavoli di lavoro, siano il meglio che il governo potesse esprimere, non possiamo mica fermarci a polemizzare sulle parocchiette più o meno sabaude o suddite dei sabaudi. Andiamo oltre.

Il tema dell’inclusione digitale che mi sta particolarmente a cuore, a mio modo di vedere, viene messo in secondo piano rispetto a quello (molto importante) della digitalizzazione dei sistemi educativi ed educazionali. Il documento che tutti abbiamo letto, parla di LIM, eBook e elearning tutti sistemi e cazzabubboli che ai nativi digitali interessano quasi zero.

Dunque dopo aver buttato milioni di euro in LIM che pochi sanno attivare (non dico usare) e altrettanti in tecnologie (portali di elearning) vuoti o al massimo riempiti con contenuti inutili, ora puntiamo nuovamente sulla scuola per gli eBook. Auguri.

Me li vedo gli insegnanti di 60 anni che dovranno essere formati per insegnare, non tanto a leggere (ripeto: NON A LEGGERE) ma a produrre e interagire con un tablet. Auguri, davvero. Auguri!

Perché allora dimenticare aziende e anziani digitali? Perché relegarli a problema di inclusione sociale e produttiva? Perché non renderli parte del processo attraverso una nuova scolarizzazione digitale di massa?

I giovani tamarri non hanno bisogno di formatori nell’ambito digitale, sono loro i formatori da eleggere a protagonisti dell’Agenda Digitale. E dunque vado a spiegarmi, anche per rispondere a una sollecitazione di Mante che già aveva posto il tema su Eraclito: ‘Dobbiamo ricordarci che gli strumenti tecnologici in sé non posseggono alcuna intrinseca funzione salvifica‘.

Infatti l’Italia di oggi ha bisogno di recuperare il ritardo attraverso un’azione rovesciata che individui i giovani ‘Technology Steward’ (tamarri digitali) proprietari di linguaggi e metodi come formatori e inclusori di anziani e di aziende. Non devono spiegare solo il funzionamento dei cazzabubboli ma devono farne capire l’utilità e i VANTAGGI!

Agli anziani devono spiegare i ritmi e i linguaggi della rete e alle aziende concetti come consumerization e gamification che sono i primi ingredienti per l’ebusiness di successo.

Dice Mante che ‘… abbiamo bisogno di una didattica quotidiana ..’ e questo ruolo lo può soddisfare solo la televisione, come ai tempi del mestro Manzi che più volte ho citato in questo blog. Quindi prendiamo Carlo Massarini e diamogli questo compito, perché nessuno meglio di lui, ad oggi, può farlo come già faceva benissimo ai tempi di Mediamente. Ovvio che andrebbe messo in prima serata e a reti unificate, per quanto mi riguarda.

Per gli amici che ci rappresentano nei gruppi di lavoro, spero che queste mie osservazioni servano a capire che è meglio lasciare che la scuola si occupi di formazione e di educazione e che il Ministro dell’Istruzione si occupi di questo suo compito (anche, ma non solo, con le nuove tecnologie). Al resto deve pensarci il Ministero per lo Sviluppo Economico (mettendoci il grano) e quello della Cultura e Spettacolo (competente per la RAI) che, come nel caso della BBC, è tenuto a cambiare e adeguare i suoi palinsesti.

Il nostro paese (al netto del problema culturale ed ideologico) è ancora un paese telecratico. Sfruttiamo questa negatività e circondiamo Massarini di giovani tamarri e mettiamoli in prima serata. Proviamo a immaginare una trasmissione che sia il 118 digitale di questo paese, in modo che la scuola torni a fare la scuola, le aziende tornino a fare business e lo spettacolo, per qualche mese, lasci il palco alla cultura, perché quella digitale è la nuova cultura che nel paese che ha dato i natali all’Umanesimo e la Rinascimento, oggi è scomparsa.

foto di Daniele Devoti

Digital literacy

Forse vi ho annoiato con questa storia dell’alfabetizzazione digitale, lo so.

E’ che non riesco proprio a farne a meno, è più forte di me, ogni volta che trovo una buona pratica mi vien voglia di condividerla. Mah, che brutto vizio!

Il tema lo so è noiso. Oggi tutti parlano di Banda Larga, di Open di quà e Open di là, di più o meno Smart qualcosa, di Internet degli oggetti e di Semantic web e di mille altre cose che sono il futuro tracciato, sicuro, palpabile a portata di mano.

Poi, un amico mi segnala che stanno cercando qualche volonteroso per un progetto un po’ strano. Si tratta di creare dei corsi ad hoc per usare le apps sugli smartphone. Sembra che una ricerca fatta anche benino, abbia dimostrato che la maggior parte dei manager usino questi favolosi strumenti solo per farsi bulli ma non sappano nemmeno scaricare o usare le apps.

E’ il tema del ‘divide-culturale’ che continua a preoccuparmi e, ogni volta che cerco di porre l’attenzione sulla mancanza di strategie, vengo ignorato, perchè tutti mi dicono: ‘prima la rete, prima la banda larga, prima…..’. Ma prima cosa?

Le uniche strategie davvero efficienti che ricordo, le ho già citate mille vote (maestro Manzi, Bbc, il buon Carlo Massarini, ecc.).

Oggi, mentre leggo i miei feed, trovo una bella pratica da emulare che nel campo giornalistico fa sicuramente scuola, ma può essere emulata ovunque. E’ l’emittente Al Jazeera (già apripista nel campo del citizen journalism) che incita i suoi utenti a usare Twitter e a contribuire con contenuti e conversazioni.

Lo fa con questo video che gira sulle sue reti con una certa frequenza.

E’ che un giorno mi piacerebbe vederlo prima del TG1 o al posto di Porta a porta. Ma sogno e son rompiballe.