Buoni ordinari del tesoro

Nella vulgata più diffusa i Bot sono i titoli di stato ma, ultimamente, nella mia filter bubble si è imposto il termine Bot (sarebbe meglio definirlo chatbot) come piccolo strumento di interazione uomo macchina. Un facilitatore (strumento software) che usa i sistemi di chat (Telegram in primis, ma non solo) per diffondere notizie, informazioni, dati, media, ecc.

Non tutti i Bot sono utili. Alcuni sono curiosi, altri vere cretinate. C’è persino uno store in piena regola: https://storebot.me/

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Ora se ne parla molto anche come ulteriore sviluppo e tendenza dell’ecosistema di Facebook (l’ultima developer conference ne è pregna) e pure Microsoft li vuol usare su Skype. Molti li definiscono una minaccia per Apple e Google, come se i Bot fossero dei veri e propri ammazza app.

Con i Bot potrai comprare la pizza, leggere il giornale, pagare Uber e informarti sul prossimo volo o semplicemente su quando arriverà l’autobus alla tua fermata.

Credo comunque che qualcosa di serio stia succedendo, o succederà, e mi riferisco a ciò guardando usi e costumi delle nuove generazioni.

Mentre noi vecchietti stiamo ancora su Facebook in un ottica di bacheca un po’ autoreferenziale e simil bloggante (molti di noi usano fan page o bacheche come i vecchi blog) i nostri figli fanno uso massiccio di chatroom su Whatsapp, Messenger e Telegram.

Qualcuno sa perfettamente che essendo loro i consumatori di domani, forse sarà necessario spostare su qui canali anche le offerte di contenuti e/o di merci.

Devo studiare meglio il fenomeno e prepararmi già una lezione supplementare per il corso di Social Media dell’anno prossimo. Sempre che di Social Media stiamo ancora parlando.

Il meno peggio

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Credo sia difficile non avere sentimenti e atteggiamenti che spesso contrastano e stridono rispetto a un valore assoluto come la libertà.

Libertà significa essere liberi di pensarla come si vuole, di scegliere o non scegliere una religione e di non finire ammazzati per mano di un invasato integralista.

Libertà significa potersi esprimere in piena tutela della privacy con chiunque si scelga come interlocutore, senza doverlo far sapere al grande fratello, alle agenzie governative e/o investigative di turno.

Libertà significa muoversi liberi e spensierati sotto l’occhio di mille telecamere che nelle grandi città tutelano anche la nostra sicurezza.

Libertà significa scegliere tutte le tecnologie possibili per stanare questi infami che minano alla nostra libertà.

Ma quando parliamo di libertà, parliamo della nostra o di quella collettiva? Perchè quando parliamo della nostra non siamo disposti a cedere nulla. Quando parliamo di quella collettiva spesso siamo anche disposti a cedere qualche pezzo importante della libertà stessa.

Ma la libertà collettiva è la somma delle libertà individuali. E spesso ce ne dimentichiamo.

Detto questo io sto con Tim Cook perchè una volta concessa una back-door sulle nostre libertà è difficile tornare indietro. E dico ancora che l’FBI ha tutti i potenti mezzi per scovare questi criminali senza mettere a repentaglio al privacy di mezzo pianeta.

 

 

 

Son tutti open con l’hardware degli altri

Quando Apple ha annunciato una soluzione proprietaria per la virtualizzazione basata su un componente hypervisor sviluppato ad hoc, Alex Fishman e Izik Eidus, fondatori di Veertu, si sono leccati letteralmente i baffi,

Mentre software già affermati come Parallels, Vmware Fusion o VirtualBox devono necessariamente mettere mano al kernel del sistema OS X sfruttando privilegi da super user (che possono rendere meno sicuro e instabile l’intero sistema di Cupertino), Veertu sfrutta le Api di OS X e mantiene piena compatibilità con l’intero ambiente nativo della mela al punto tale da conquistarsi un approvazione nell’App Store, unico nel suo genere.

Oggi l’ho scaricato (pesa una sciocchezza) e mi son divertito a giocare con Ubuntu sul mio Macbook Pro. Una favola. Leggero, perfettamente stabile. Divertente.

Certo il sw è giovane, manca il parallelismo delle app far i sistemi host e guest, ma intanto c’è, gira, insomma funziona e apre uno scenario nuovo, stabile e sempre più aperto.

Enjoy

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Crescono

Chi mi ha conosciuto nelle aule di formazione sa che negli anni trascorsi ho usato spesso questa foto.

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Spesso mi succedeva che i discenti polemizzassero sulla densità di computer Apple. Credo che la foto sia del 2008, ma potrei sbagliarmi.

Chissà magari quegli studenti nella foto son cresciuti e ora son diventati giornalisti. Oppure è cresciuta la diffusione di computer Apple?

Se lo sarà chiesto anche Michael McAuliff dell’Huffington Post durante il discorso di Obama sullo stato dell’Unione:

 

p.s. guardate sopra la testa del Presidente, sul loggione. Vedete nulla di strano? Ok, se proprio siete curiosi qui c’è il video: http://www.whitehouse.gov/sotu

PostPc

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I due più grandi nemici di Apple erano Ibm e Microsoft. Ovvero erano i due più grandi nemici di Steve Jobs.

Ibm era leader anche nel settore dell’hardware, produceva pc.

Microsoft è ancora leader nel software, sicuramente lo è ancora per il software di produttività, molto meno per i sistemi operativi.

Oggi è un giorno un po’ particolare. Forse insulso per essere un grigio 7 di Novembre ma, a volerlo vedere sotto un’altra luce è il primo giorno del postpc.

Microsoft ha rilasciato proprio oggi le versioni gratuite di Office per iPad e iPhone con piena integrazione al cloud di Dropbox. Come dire: ‘cara Apple i leader sul cloud e sulla produttività siamo noi di Redmond‘. E forse è vero.

Dall’altra Ibm dopo aver annunciato a Luglio l’accordo con Apple, precisa proprio oggi che fornirà ad Apple l’assistenza per il mondo enterprise. Come dire: ‘cara Apple, io smetto di fare hardware e software per pc, adotto il tuo, e ti aiuto nell’assistenza agli utenti professional‘.

Dunque facendo la somma delle varie novità avremo una situazione di questo tipo:

Apple leader nelle device mobili e scalata al mondo professional grazie all’accordo con IBM.

Microsoft leader nel software di produttività per dispositivi mobili (e non solo) e nel soprattutto nel cloud grazie anche all’accordo con Dropbox.

E i pc?

#ciao

p.s. se qualcuno pensasse che ho dimenticato Google, non si sta sbagliando. Però, avendo ascoltato l’ultima intervista di Page credo che Google abbia altri interessi, dalla robotica, alla meccanica e oltre.

 

 

Sexiness

(credits: http://www.forbes.com/fdc/welcome_mjx.shtml)

Un analisi di Marcus Wohlsen su Wired analizza il concetto di appeal che io amo definire con maggior enfasi: sexiness.

….. a mix of design and marketing smarts ….. aggiungendo anche che, l’approccio nerdistico: ‘my headphones sound better than yours‘, è decisamente perdente.

In questo caso il concetto è applicato alle cuffie Beats che, non saranno le migliori, ma vendono maledettamente di più delle concorrenti …. perchè piacciono e ti fan sentire bene.

Questo concetto è applicabile ovunque. Non me ne vogliano i nerd (sarebbe fin troppo facile scatenare un flame) ma spesso ciò che funziona meglio non è quello che vende di più.

Spesso ne parlo in aula con i miei studenti ed è difficile far capire loro come questo concetto sia ormai imprescindibile e spesso trainante. Un prodotto tecnologico, un servizio digitale, una soluzione software è tanto smart quanto è ruffiana. Poi facciamola anche funzionare bene, ci mancherebbe, ma prima accertiamoci che abbia mercato.