Araba fenice

Ci son, come sempre, passaggi e riflessioni interessanti sul post di Luca De Biase che prova ad aggredire il tema dell’innovazione mancata con un analisi sui finanziamenti e sui modelli.

Luca invoca finanziamenti che vadano oltre le idee originali e visionarie tipiche delle start-up e auspica che si sostanzino come acceleratori di modernizzazione delle infrastrutture del nostro paese.

Tutto condivisibile, anzi auspicabile. E’ un po’ anche il mio mantra, infatti è ben noto che non credo al motto: ‘innovazione a costo zero‘.

Ma andiamo con ordine. Ammesso e non concesso che davvero in questa tornata, con grandi iniezioni di fondi strutturali messi a disposizione dalla UE (ci sono, eccome se ci sono) e con agevolazioni per i privati che vogliano entrare a giusto titolo nella partita, si possa immaginare una grande PPP (Private/Public Partnership) per far decollare il paese, chi gestirà la governance? E chi gestirà gli appalti? Perchè è di appalti che si parla, vero?

Dunque, c’è un piccolissimo problema, che si chiama PA, in tutte le sue forme.

Ammetto che mi tormentano ancora le parole di Carlo Mochi Sismondi, che di queste cose ne capisce. Un paio di mesi fa, durante un seminario sulle Agende Digitali con le Regioni, lo stato, Agid, la politica e chi più ne ha più ne metta, spense i nostri entusiasmi sul tema.

Carlo, che prese la parola per ultimo, ci disse: ‘Avete letto bene il codice degli appalti e la riforma dello stesso? Pensate davvero di riuscire a spendere i soldi che avete a disposizione per gli investimenti in innovazione?

Ecco, il tasto dolente è questo. Forse solo questo. Con l’attuale PA, che non è riformabile, tutto ciò diventa maledettamente arduo.

E aggiungo, le aziende che dovrebbero entrare in PPP o partecipare al modello PCPP (Pre Commercial Public Procurement) son le stesse multinazionali che da anni gestiscono i servizi ICT della PA e che spesso sono i principali beneficiari degli appalti pubblici o del procurement delle inHouse tecnologiche. Insomma son gli stessi attori che hanno frenato l’innovazione nel nostro paese benefiando, comunque, di ingenti finanziamenti pubblici.

Forse un araba fenice …….

 

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