Tu non sai niente Jon Snow

Che internet sia un diritto è ormai fuor di dubbio. Che l’Europa punti all’alta velocità delle reti per rendere competitivo il vecchio continente, è altrettanto palese. Che la velocità della rete sia la variabile in gioco più importante è altrettanto ovvio e scontato.

Che poi uno si chieda perchè debba essere tutto così complicato e maledettamente falso, e quell’uno sono io che non son certo di primo pelo sui temi del digitale, ha comunque il suo senso. Dunque si, voglio anch’io internet veloce e vorrei capirci un po’ di più perchè, come vedrete, non so proprio niente. Non sappiamo proprio niente.

E allora prendete i pop corn che vi racconto una storia lunga.

Sono abbonato Fastweb da ormai diversi anni. Mi trovo abbastanza bene e, a parte qualche chiamata al Call Center dislocato in Albania che risponde secondo rigidi protocolli, le cose son sempre andate bene.

Abito in città e dunque sono un privilegiato perchè la mia linea ADSL tutto sommato si comporta bene. Secondo il rilevamento del router in comodato di Fastweb la velocità nominale in downstream è di circa 14 Mb, a volte 13, ma mai più bassa. In realtà i valori reali son sui 10 Mb, misurati con i vari tester che si trovano in rete.

Certo, direte voi, e di che ti lamenti visto che nelle piccole città, nei paesotti e nelle zone rurali certe velocità son pura fantascienza. Avete ragione, ma abitando in città ho diritto a molto ma molto di più. Se vogliamo ragionare in termini di piano nazionale del governo, la mia città è bella e pronta per ricevere i 100 e anche i 300 Mb, quelli che già alcuni operatori pubblicizzano in televisione, sui giornali e sulle newsletter spam che invadono le nostre caselle di email.

Insomma a Venezia siam Cluster A o al massimo B. E allora datemi questi 100 Mb, cribbio :)

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La verità, però, è che le cose non stanno proprio così e devi prodigarti per capire altre cose, raccogliere informazioni, elementi tecnici e spesso elementi tangibili, visivi e reali.

La prosa direbbe che la mia città ha già una copertura per l’84% distribuita su più tecnologie FTTx (seguite qui il link per capire meglio di che si tratta). Questi dati son supportati dall’ultima consultazione effettuata da Infratel fra gli operatori (qui il link) e ciò mi rende particolarmente gaudioso. Dunque ci siamo, vuoi che io non possa beneficiarne? Eddai, andiamo.

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Ma la realtà dei fatti è molto, ma molto amara.

Torniamo per un attimo a Fastweb che ben un anno fa (Ottobre 2014), senza alcuna sollecitazione da parte mia, mi comunica che riceverò presto a casa un nuovo modem abilitato per la fibra. Modem che puntualmente arriva e che tutt’ora alloggia a casa mia.

Sempre Fastweb, qualche settimana dopo mi manda un SMS informandomi che nel giro di pochi giorni la mia ADSL da 14 Mb sarebbe stata elevata ad accesso fibra FTTS con prestazioni fino a 100 Mb che loro chiamano Ultra Fibra.

In effetti tale comunicazione è supportata anche dalle informazioni che espongono sul sito web (qui il link) relative alla copertura del mio comune e in particolare di Mestre e della via dove abito.

Però, a guardar bene quella mappa e la legenda in verde, ci si rende conto che la stima reale è 76-100%, il che lascia presumere che dentro quell’area ci siano dei buchi.

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La domanda che sorge spontanea però è la seguente: ‘Cara Fastweb, nel caso io rientrassi in quel 14% mi spieghi perchè mi mandi il modem e mi preannunci il passaggio, creandomi quest’ansia prestazionale che ancora non è placata‘?

Già, perchè Fastweb l’ho chiamata diverse volte e mi ha sempre detto (da un anno a questa parte) che è questione di tempo.

Però, però vedi un po’ che il curiosone, l’ostinato, il rompiballe che non sa niente vuole informarsi, capire e andare oltre. Non mi fido degli albanesi al centralino, scalo, vado oltre, faccio il prepotente e contatto una manager di Fastweb che, per fortuna conosco.

Inizia uno scambio di telefonate e di mail: Dove abiti? Fammi controllare? Credo sia colpa del Comune che non ci fa scavare. Mi informo meglio. No, non è colpa del Comune. Aspetta ancora, mi informo meglio. La verità è che non è conveniente per noi. 

O santa vergine, santissima, che vuol dire? Comincio a girare in lungo e in largo il mio quartiere, seguo tutte le capocchie rosse degli armadi di Telecom per vedere se gli altri competitor si son affiancati.

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Mia moglie crede sia impazzito. Ogni volta che trovo la situazione ideale mi gonfio come un pesce palla: ‘Vedi, vedi, vedi che qui è tutto ok, perchè noi no? Dov’è la nostra armadiatura cribbio?‘. Arrivo quasi ad ammalarmi, non è possibile. Che faccio?

L’amico di Fastweb candidamente mi fa capire che forse dovrei tornare in Telecom. Ma ovviamente non me lo dice. E intanto arriva Netflix, ho una tv 4k e l’appetito sale. E inoltre, ironia della sorte, mia suocera che praticamente usa internet solo per leggere il quotidiano on line, ha a disposizione 70 Mb reali che non usa. E io comincio a dare di matto.

Eppoi diciamo la verità, tornare in Telecom? Con un offerta fibra da 44,90 Euro mi sembra un insulto. Con Fastweb l’ADSL mi costa 32 euro. Che rabbia. Che voglia di spaccare tutto.

Fra l’altro mi chiedo anche perchè debba pagare lo stesso canone di mia suocera, lei ha 70 Mb e io 14 Mb. Ma la risposta è semplicissima e disarmante: ‘Quando lei ha sottoscritto l’abbonamento era per una ADSL, siamo noi che le offriamo l’upgrade gratuito‘. Stop. Son morto.

Ah, gli amici. Ne ho uno anche in Vodafone: ‘Ciao amico, ho visto che state scavando anche a Mestre, quando arrivate dalle mie parti?‘. E anche qui comincia una serie di telefonate e messaggini.

Il mio amico cerca di capire dove si trova la cabina a cui sono attestato e che io non riesco a trovare e mi suggerisce di cercare non solo in strade pubbliche. Alla fine la trovo da me. E’ locata in una proprietà privata poco distante dalla mia abitazione. La individuo grazie alla capocchia rossa. Apriti cielo, che vuol dire? Vuol dire che Telecom ha un vantaggio competitivo da una vecchia concessione di quel proprietario e solo Telecom può distribuire in quella zona, anche affittando ADSL a Fastweb. Ma fibra solo ai suoi clienti. Muoio per la seconda volta. E realizzo che per avere fibra dovrò passare a Telecom e pagare 44,90.

Mia moglie mi da per spacciato, e in effetti non ho dei comportamenti normali. Scendo giù nel locale garage e controllo i numeri che sono stampati nell’armadietto di distribuzione condominiale.

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Anche qui caro Jon Snow, non sai proprio niente. Ahimè.

Seguendo quei numeri si arriva all’armadio di distribuzione in strada che quindi come un rabdomante cerco in tutti i giardini della mia via. Credo mia moglie stia per chiedere il divorzio.

E un sabato mattina, mia moglie mi trova che parlo con una vicina che nemmeno conosco. Ho trovato la cabina, la fotografo, chiacchiero con la tipa. Sono ormai spacciato.

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Dalla chiacchierata desumo che lei, subentrata ad altro proprietario 13 anni fa, non sa nulla di banda larga, non gli e ne frega nulla, quella cabina in giardino le rompe solo le scatole, non ha benefici economici e ha visto spesso tecnici Fastweb e Vodafone andarsene sconsolati, senza capire il perchè.

Il mio amico aveva ragione e in più controllando mi accorgo che, non essendo alimentata, in modo autonomo quella cabinetta può distribuire solo 30 Mb.

Che faccio allora, spendo altri 15 euro al mese per passare da 14 Mb a, forse, 30 nominali? Follia.

Ma non mi arrendo, perchè io son fatto così. Non mi arrenderò mai.

Leggo internet, confronto tariffe, chiamo i call center, incappo in quello di Vodafone che, in effetti offre banda larga per 29 schifosi euro al mese. Ma lo faccio per gioco, perchè già so che mi diranno che non c’è nulla da fare. Ma son ormai talmente instupidito che devo farmi ripetere ‘no’ 10 volte per realizzare e prendere coscienza di questa sconfitta cocente.

Ma l’operatore di Vodafone mi dice: ‘Caro amico noi le diamo 100 Mb, proprio nella sua via‘. Ma dai, mi prendono in giro. Chiamo il mio amico che cerca di informarsi con i suoi tecnici su cosa sta accadendo.

Nel contempo approfondisco con il Centro Servizi di Vodafone la faccenda. Chiedo a loro di ascoltare la mia storia, quasi non ci credo, ascoltano. Gli racconto tutto quello che sto scrivendo qui in questo post. E mi ascoltano fino alla fine.

Mi tranquillizzano, in un certo senso mi coccolano e mi danno un numero. Il numero dell’armadio Vodafone che sta a poco più di 700 metri da casa mia.

Chiamo il mio amico, urlo al telefono: ‘Ho il numero, ho il numero dell’armadio Vodafone‘. Nemmeno fosse un trofeo.

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E son loro a dirmi che tutti, ma proprio tutti possono controllare la disponibilità di copertura e individuare l’armadio di strada Vodafone, attraverso il sito: http://gea.dsl.vodafone.it/all.

Svengo, mi abbono subito e comincio a cantare da solo nella nebbia, immaginando le gioie della banda larga e la possibilità infinite di applicazioni a mio uso e consumo personale per soli 29 Euro al mese. E mica son mia suocera io!

Ovvio che ancora non mi è arrivato il modem, ancora non l’ho sperimentata e vi racconterò come andrà, ma mi interessava condividere l’esperienza che, secondo me, dimostra alcune cose:

A) L’informazione è utilissima, ma la curiosità è tutto.

B) Il catasto tecnologico del sottosuolo è un esigenza improcrastinabile per far luce sulle mezze verità delle Telco, dei Comuni e non solo.

C) Mettiamo i dati degli armadi in Open Data. Quanto ci vuole?

D) Le infrastrutture digitali a banda larga sono un diritto per tutti, cittadini e imprese, studenti e turisti, pensionati e chi più ne ha più ne metta. Non arrendiamoci.

E) Dobbiamo lottare casa per casa, condominio per condominio, quartiere per quartiere. Non credete alle mappe, non fidatevi dei piani e delle consultazioni. Dovete toccare con mano il percorso del vostro doppino di rame come fosse il filo di Arianna.

Purtroppo come Jon Snow non sappiamo niente, o meglio, non vogliono farci sapere niente.

Valar morghulis

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