Digital agenda (versione lunga)

Ogni tanto mi esercito a scrivere qualche paragrafo per il bignami dei Digital Champions.

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Per i più curiosi, c’è anche una versione più lunga e noiosa:

Cos’è l’Agenda Digitale?

Il termine ‘agenda’ si associa facilmente a uno strumento di uso quotidiano, ovvero il calendario.

Oggi appuntiamo i nostri impegni in un calendario elettronico (molto spesso già presente nello smartphone), ma l’obbiettivo e il metodo sono gli stessi di quando appuntavamo scadenze, impegni e appuntamenti con la matita sul calendario cartaceo appeso al muro.

Gestire un agenda, infatti, significa semplicemente fissare degli impegni e inserirli in calendario per ricordarsi che, entro quella scadenza, quest’ultimi vanno assolutamente soddisfatti.

Quando parliamo di AGENDA DIGITALE, in pratica, stiamo parlando di una serie di impegni nell’ambito di un tema molto affascinante come quello del digitale che, a prescindere dalle sue molteplici declinazioni (economiche, strutturali, sociali, professionali, ecc.) rappresenta una grande opportunità di sviluppo e di miglioramento. Proprio per questo qualcuno si è prefissato di organizzare al meglio, dentro uno o più documenti di programmazione, l’elenco di scadenze, impegni e compiti in ambito digitale.

Ma cos’è esattamente questo digitale? Di cosa si occupa e perchè dovrebbe interessarci?

La risposta è molto semplice, perchè il digitale non è nient’altro che il progresso, l’evoluzione dei mestieri, della cultura e della società con l’ausilio delle tecnologie di internet e dell’informatica che, ormai, sono presenti ovunque e ci accompagnano giornalmente nel lavoro, in famiglia, a scuola, nel rapporto con le istituzioni, così come nel commercio o nell’intrattenimento.

Purtroppo questa consapevolezza non è condivisa da tutti, un po’ per scarsa conoscenza e un po’ per scarsa lungimiranza. Ecco perchè qualcuno prova a farsi carico di un ‘programma di impegni’ (agenda) al fine che in tutti gli stati d’europa, i cittadini, le imprese e le istituzioni beneficino delle stesse opportunità indotte dal digitale.

Ma chi si occupa di predisporre queste agende?

In primis l’Europa, poi gli Stati sovrani e infine le Regioni che, a vario titolo, hanno specifici interessi, precisi obblighi e infinite opportunità derivanti dalla piena attuazione di queste agende. Prima fra tutte la crescita e la competitività dei loro territori.

Ciò non toglie che un Comune, una scuola o un azienda non possano organizzare una loro lista di obiettivi e chiamarla Agenda Digitale. Ad esempio una scuola può decidere quando e come cambiare l’approccio ai materiali di supporto (ad esempio gli ebook), quando scegliere definitivamente una modalità di registro elettronico, piuttosto che a un sistema di comunicazione scuola/famiglia totalmente digitale.

Darsi un agenda significa dunque sottoscrivere e credere in un programma di impegni che poi devono essere portati a compimento.

Che impegni si è data l’Europa in ambito di Agenda Digitale?

L’Europa, dopo aver analizzato per bene la situazione e le differenze fra i vari stati dell’unione, ha elencato una serie di obbiettivi strategici utili, anzi imprescindibili, per lo sviluppo, la competitività e la crescita del vecchio continente e per attuarli si è concentrata su sette pilastri che rappresentano altrettanti impegni:

  • Digital single market, come risposta alla frammentazione dei mercati digitali e dunque allo sviluppo del commercio elettronico;
  • Interoperability and standards, come risposta alla mancanza di interoperabilità, cooperazione e standardizzazione dei processi e delle applicazioni digitali pubbliche, compresi i servizi web per i cittadini dell’unione;
  • Trust and security, come risposta al problema dei crimini informatici e alla scarsa propensione dei cittadini verso i sistemi di acquisto e pagamento sul web;
  • Fast and ultra-fast internet access, come risposta all’insufficiente investimento in infrastrutture di accesso alla rete e dunque alla scarsa velocità di accesso a internet per cittadini e imprese;
  • Research and innovation, come risposta agli scarsi investimenti nella ricerca, innovazione e creatività digitale;
  • Enhancing digital literacy, skills and inclusion, come risposta all’arretratezza culturale, alla carenza di competenze e all’incapacità di offrire a tutta la società europea le opportunità indotte dal digitale;
  • Ict enabled benefits for EU society, per sfruttare il potenziale delle tecnologie informatiche nel sostenere e vincere le sfide che la società si trova ad affrontare, come il cambiamento climatico e l’invecchiamento demografico.

Ma per fare tutto ciò servono molti soldi, dove si trovano?

Le agende digitali, a qualunque livello e dimensione, si concretizzano in impegni che diventano ‘azioni’. Queste azioni richiedono impegno organizzativo ed economico. Ecco perchè a cominciare dall’Europa, ma poi come effetto domino anche a livello di Stato, Regioni, ecc. , ognuna di queste agende viene accompagnata da veri e propri ‘Piani operativi’ supportati da specifici ‘Fondi’ che permettano l’effettiva realizzazione delle azioni suddette.

L’Europa, ad esempio, dedica al digitale tutto il capitolo 2 della propria strategia per il settennato 2014-2020, e lo chiama specificatamente ‘Agenda digitale’ accompagnandolo con una dotazione di diversi miliardi di euro (i cosiddetti fondi strutturali europei) da investire in specifiche azioni tese a diffondere, implementare e utilizzare il digitale in tutte le sue forme e sostanze..

L’Italia, con il governo attuale, si è dotata di due piani strategici: Piano per la crescita digitale e Piano per la banda larga e ultra-larga. Li ha accompagnati con specifici fondi, europei e nazionali, nonchè opportunità di partnership fra istituzioni pubbliche e privati, detassazioni e altri incentivi per tutti coloro che vorranno contribuire con azioni in linea con le strategie dell’Agenda Digitale nazionale.

Cosa possiamo fare noi cittadini per l’Agenda Digitale?

Tutti questi obbiettivi, le strategie che li accompagnano e i vari piani operativi, vengono sempre redatti in modalità partecipata. Prima se ne occupano gli esperti, poi le associazioni imprenditoriali, i vari portatori di interesse e infine vengono pubblicati sul web per essere emendati e migliorati attraverso specifiche consultazioni pubbliche.

Chiunque può migliorare e influenzare le Agende Digitali durante il loro percorso di attuazione e più persone collaborano migliore sarà il risultato.

Ma poi c’è chi ne misura l’efficacia dei risultati? E con che metodo?

La stesura delle Agende digitali è accompagnata da un grande lavoro di analisi e per fare ciò si usano precisi indicatori. Ad esempio si studia quante famiglie, abitazioni e imprese hanno accesso a internet veloce in particolari zone e in un particolare momento. Insomma si fissa il dato di origine dal quale partire. Poi si calcola quanto costerebbe e quanto tempo ci vorrebbe per raggiungere il 100% del risultato, ovvero internet superveloce per tutti in quella particolare zona.

Ma non basta, si studiano le opportunità, le minacce, i punti di forza e di debolezza di ogni programma e di ogni azione prima di metterle in opera.

Tutto ciò garantisce un monitoraggio e un costante controllo per garantire l’efficacia e per non disperdere risorse importanti.

Dunque l’Agenda digitale, non è altro che il piano strategico per la crescita della nostra società in un millennio dove le tecnologie dovranno accompagnarci come amiche del progresso e facilitatrici di un benessere collettivo a cui tendere.

L’Agenda digitale è l’agenda collettiva di una comunità che vuol guardare al futuro con coraggio, determinazione e fiducia.

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