Intimo e autoreferenziale

Mercoledì, finite le ferie, rientrerò in ufficio.
Lo ammetto, mai come quest’anno mi peserà da morire.

Non è il lavoro in se, per carità mi considero fortunato in quel che faccio, è che la passione si è spenta, o almeno ridotta al lumicino.

Un po’, lo ammetto, è questa maledetta lombalgia che mi fa vedere tutto nero. Un po’ è sicuramente l’età. Con il passare degli anni si tende a diventare acidi.

Ma resta un’insoddisfazione di fondo legata al cristallizzarsi delle situazioni, alla lentezza infinita, al freno a mano tirato che impedisce a questo paese di evolvere e di migliorarsi.

Mi sento inutile e anche dannoso. Bego troppo e con tutti. La mia insofferenza sta raggiungendo livelli intollerabili.

Non accetto più scuse sull’immobilismo, il conservatorismo, l’opportunismo e la giornaliera negazione dell’evidente.

Devo cambiare aria. È chiaro.

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