Della cultura di programmare e progettare

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foto di Massimo Battista

Dopo il kickoff di giovedì i neo #digitalchampions si stanno organizzando sul da farsi. Fioccano idee, si confrontano esperienze, si compete in passione e visione. E tutto ciò è bellissimo.

Un paio di considerazioni sul da farsi che vorrei condividere con i miei lettori dopo un simpatico (e un po’ burlone) tweet di stamane.

Il nostro è il paese della delega, l’ho scritto, sottolineato e dibattuto sempre. Lo è perchè storicamente è sempre stato così. Il tema della partecipazione e della co-progettazione stenta a decollare perchè noi italiani, dalla notte dei tempi, abbiamo sempre delegato tutto.

Ora si tratta di scegliere cosa fare per incidere. Si tratta di portare avanti progetti convincenti che dimostrino NEI FATTI come si possa davvero cambiare in meglio la vita delle persone con il digitale.

Per fare questo la delega è il mezzo più inutile che esista.

Con questi spunti vorrei soffermarmi un po’ sulla cultura della programmazione e della progettazione che provo a riassumere in piccole E NON ESAUSTIVE pillole:

– Programmare significa analizzare dati. Dati che riassumano in modo certo fabbisogni reali e dunque fabbisogni raccolti con analisi, interviste, studi.

– Programmare significa abbandonare i sentimenti di passione e intuizione che sono assolutamente empirici. Non è provato che ciò che utile per me, o per la mia ristretta cerchia, lo sia per tutti (attenzione al ‘filter bubble‘, molto pericoloso!).

– Programmare significa dotarsi di obbiettivi e strategie. L’innovazione è come la guerra, se ti muovi in ordine sparso sarai sconfitto. Se invece ti organizzi, con tattiche, avanguardie, retroguardie, coperture, obbiettivi mirati, ecc. allora puoi pensare di vincere qualche battaglia.

– Programmare significa determinare (con i numeri) la base di partenza e l’obiettivo a medio e lungo termine. Che sempre in termine di numeri significa, incremento e/o copertura totale.

– Programmare significa monitorare. E monitorare permette di capire se servono aggiustamenti, ridimensionamenti o, in alcuni casi addirittura abbandono.

– Programmare significa stimare le risorse che non sono MAI infinite.

– Programmare significa accompagnare ogni azione con la corretta comunicazione.

– Progettare significa scegliere persone, ambiti e tecniche.

– Progettare significa dare ruoli e compiti. Significa stendere mappe e tempogrammi.

– Progettare significa affrontare le criticità avendo già a disposizione le modalità per la soluzione e non la soluzione adatta per ogni criticità.

– Progettare significa includere, ma significa anche determinare i perimetri di ciò che sta dentro e ciò che sta fuori il progetto.

Mi fermo qui, perchè bastano poche pillole a far capire che i temi sono tosti e, ovviamente, dovrebbero essere studiati e approfonditi da tutti nelle giuste sedi.

Quando i miei studenti mi chiedono la formula magica per fondare e rendere competitiva una start-up che possa sfondare con un progetto vincente, io rispondo sempre allo stesso modo: ‘Una start-up con tre nerd è destinata al fallimento. Una start-up con un solo nerd, un buon progettista e un ottimo fund-raiser, è destinata al successo‘.

Dunque non serve solo SAPER FARE, serve soprattutto SAPER VINCERE e se tutto ciò vi sembra in contrapposizione con la fantasia, l’immaginazione o l’arte di arrangiarsi, non è proprio così, perchè questi elementi complementari alla buona programmazione sono già nel DNA di ogni italiano :)

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