Campioni nell’impegno e nei risultati

Domani scendo a Roma per rispondere alla chiamata di Riccardo Luna che, come molti sapranno, ha ricevuto la nomina di Digital Champion italiano dal governo in carica.
Cos’è e cosa fa il Digital Champion, lo spiega lo stesso Riccardo qui.

Andiamo con ordine e vediamo di costruire un ragionamento positivo su questa occasione irripetibile.
Parto ovviamente da me, visto che questo è il mio blog e qui tratto le mie cose, elucubrando, delirando e appassionandomi sulle cose a cui tengo.

Molti amici e lettori sanno che alcuni anni orsono sono uscito da tutte le associazioni che avevano a che fare con i temi del digitale e mi son concentrato sul mio ruolo strutturato. Quello che mi da da mangiare, per capirsi.

Ora è evidente che qualcuno potrebbe chiedersi: ‘ma perchè stavolta vuoi impegnarti, cosa hai visto di diverso che ti attrae e ti ha condotto a ripensamento?

Ciò che mi attrae è la mission che mai come questa volta punta dritta all’acculturamento, alla persuasione sentimentale, alla logica che sta alla base del ricercare un modo migliore per vivere come obbiettivo sociale e non individuale.

Troppo alto? Direi di no. Per anni ho sostenuto che il problema del digitale in Italia non fosse l’infrastruttura o la tecnologia, bensì la cultura e la propensione ad acculturarsi su temi e paradigmi che non sono legati al mondo dell’Information Technology, bensì a nuovi stili di vita, di lavoro e dunque a una nuova idea di società.

Riccardo ha capito che da solo non poteva vincere questa sfida e ha cercato di declinare il suo ruolo in forma collettiva. Potremmo affermare che il Digital Champion può essere un movimento più che un riferimento.

Dunque i tre obbiettivi dichiarati per gli aderenti a questo movimento sono:

  1. dovranno essere una sorta di help desk per gli amministratori pubblici sui temi del digitale
  2. dovranno muoversi come difensori del cittadino in caso di assenza di banda larga, wifi ed altri dirititti negati
  3. dovranno promuovere, anche con il ricorso al crowdfunding, progetti di alfabetizzazione digitale, dai bambini ai nonni

E io qui non mi ci potevo che ritrovare. Chi mi legge qui o sui miei libri. Chi frequenta le mie lezioni o semplicemente mi snobba e a volte mi deride per questa mia insistenza nel mettere la cultura digitale al centro della missione di vita, lavoro e relazione, avrà capito che non potevo non essere della partita.

Cosa mi aspetto da questa chiamata e alcuni paletti che pianto subito, così sgombriamo il campo da supposte prese di posizione autoreferenziali o dal sapore narcisistico:

  • Non credo nella fuffa e nella celebrazione. Non mi interessano le liste di progetti fighi da emulare. Mi interessano solo le esperienze che abbiano ottenuto risultati misurabili e che possano essere replicate.
  • Se domani avrò modo di prendere la parola alla convention, metterò al centro il tema delle misurazioni. Ogni progetto deve avere un indicatore di partenza (analisi di contesto, risultati attesi, ecc.) e un indicatore di arrivo (possibilmente quantitativo).
  • Come già avevo indicato alla convention di Spaghetti Open Data credo che il ‘movimento’ digitale italiano debba fare un salto di qualità. Dunque mi ripeto qui: ‘E’ necessario ridurre la frammentazione di movimenti, associazioni, gruppi che si impegnano su questi temi e convergere in un grande progetto unitario. Un progetto chiaro, trasparente e qualificante che permetta alla cosiddetta ‘società civile’ di sedere a un tavolo negoziale per condizionare il governo e le istituzioni locali su questi temi’.

L’occasione è ghiotta. Per anni abbiamo denunciato che i governi trattavano su questi temi con soggetti non qualificati e, soprattutto, non competenti. Ora abbiamo la fortuna che molti della nostra stoffa (amici che conoscono bene la rete, il digitale e i suoi paradigmi) sono chiamati dal governo in carica con diversi ruoli.

Uno di questi è proprio Riccardo Luna al quale ve riconosciuta la costante spinta acceleratrice e la potenza divulgativa. Rispondere alla sua chiamata che molti definiscono ‘nomina’ lo sento come un obbligo. Poi, ovviamente, rifletterò su quello che ci diremo a Roma e sul percorso che verrà tracciato per raggiungere i risultati ambiziosi a cui questo paese deve assolutamente tendere.

Mi aspetto e oserei dire pretendo che i tanti amici veneziani mi aiutino in questo compito. Primo perchè non mi considero depositario di conoscenza esclusiva e nemmeno di capacità soprannaturali per svolgere al meglio questo compito.

Riccardo stesso ha dichiarato di puntare a 8000 champions. Essere il digital champion di Venezia deve essere visto come un onere, non un onore. E per ottemperare a un onere è necessario che ci sia anche collaborazione, adesione e ascolto. Su questo mi impegnerò.

Ultima annotazione per spezzare le polemiche. La scelta che mi vede fra i primi 100 collaboratori di Riccardo mi creerà enormi problemi relazionali nel luogo di lavoro. E’ già successo in altre occasioni (primo fra i 100 non-fannulloni del PA, firmatario fra i primi 100 dell’Agenda Digitale, ecc.) dunque, come sempre ho la scorza dura e vado avanti. Lavorare nella PA ha i suoi pregi ma, diversamente da chi lavora come free-lance, consulente o imprenditore, ha anche i suoi risvolti negativi che sono spesso dettati, anche qui, dalla scarsa cultura che non riesce a vedere le missioni oltre alle persone che le guidano.

Ad maiora

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