Cosa c’è sotto l’asfalto?

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Renzi sta asfaltando tutto e tutti. Questo è un fatto.

Leggendo i risultati delle elezioni a Reggio Calabria si desume che la destra è ai minimi storici anche nelle sue roccaforti. Si desume anche che il M5S è letteralmente evaporato a causa dell’incapacità di affrancarsi dal suo leader. Si desume ancora anche la diaspora a sinistra non attrae poi così tanti seguaci dalle parti di Landini & C.

Non è facile capire perchè ma, per la prima volta dopo la seconda guerra mondiale, la maggior parte di chi va al voto, discute di politica o semplicemente si intriga di ciò alla macchinetta del caffè, è unanimemente concorde nella considerazione più diffusa: NON C’E’ ALTERNATIVA A MATTEO.

E’ un bene o è un male?

Per certi versi è un bene. Nel senso che avendo una sforza schiacciante (anzi asfaltante) il nostro amato premier non può far altro che fare. Scusate il giro di parole ma questa è l’unica considerazione ovvia. Se nessuno osa fermarlo, non può far altro che andare avanti.

Per certi versi è un male, perchè tende a prevale il pensiero unico e l’incitamento a prescindere. Ignorando spesso il senso critico che è frutto anche dello scontro con gli avversari ma pure conseguenza del contrapporsi fra maggioranza e minoranza di una stessa componente.

C’è chi lo chiama ‘Partito della Nazione’. Non so se sia corretto ma questo nuovo soggetto politico che va oltre il PD e si sostanzia in un qualcosa di più ampio e più liquido, sta affascinando gli elettori che rispondono con suffragi bulgari (per lo meno quelli che vanno a votare).

E non è solo comunicazione. Non facciamo l’errore di definire Matteo Renzi solo un ottimo comunicatore.

Ma dunque, cosa c’è sotto l’asfalto?

Secondo me c’è una classe dirigente mediocre, fatta da politici e burocrati vecchi che ormai suona come un disco rotto.

Poi c’è un idea di società che non può più reggersi su pilastri secolari come per esempio l’eccesso di welfare.

Poi ancora c’è l’accettazione dell’incertezza che ha spaccato le generazioni. Provate a chiedere a un neo-diplomato o a un Co.co.pro cosa siano pensione e/o liquidazione.

E infine c’è la morte delle ideologie. Sinistra e destra sono concetti minoritari, e questo è un fatto non trascurabile che crea spostamenti di voto una volta (ai tempi delle certezze ideologiche) pressochè  impossibili.

Insomma sotto l’asfalto c’è un paese stanco, sfinito e svuotato di ideali che rende facile il compito per a chi vuol dare qualsiasi spintone o accelerata.

Ce la farà?

Non lo so, ma lo vedo ogni giorno più forte e baldanzoso. E all’orizzonte non c’è nessuno in vista che proponga alternative credibili e praticabili.

Detto ciò, è chiaro che non può sbagliare. Sarebbe diabolico. Perchè non siamo mai stati così vicini alla seconda decade del secolo in corso, con la memoria rivolta a quello precedente, ancora intatta e allarmata.

Tornando alla metafora dell’asfalto, pronunciata all’indomani della vittoria alle europee: ‘Abbiamo una responsabilità enorme. Ora si deve correre. Non ci sono più alibi. Ma con questo risultato, voglio vedere chi proverà a frenare. Da oggi saranno tutti terrorizzati. Devono rigare dritto, se no li asfaltiamo‘.

Di per se ha una logica, una forza comunicativa e un obbiettivo chiaro, ovvero cambiare per davvero il paese. L’unico problema serio è il tempo. Questa frase è stata pronunciata il 27 Maggio scorso e il tempo corre, corre, implacabile come sempre.

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