Non è un paese per nerd

Per come la vedo io, i nerd lavorano a Guantanamo (così definisco lo stanzone dove vengono ammassati sistemisti e programmatori in un grosso centro di calcolo).

Appartengono alla categoria dei metalmeccanici. Si, avete letto bene :(

Le multinazionali li ‘comprano’ con gare al ribasso. Le PMI li sfruttano facendoli lavorare 14/15 ore e spesso non li pagano. Meglio ancora se si possono prendere in stage o con qualche bando comunitario.

Ah, le start-up. Ok, cosa sono le start-up? Chiedetelo a un commercialista o a un notaio e poi loro vi daranno l’interpretazione autentica. Quella opportunistica, insomma.

Ora la CGIA di Mestre ci fa sapere che nei prossimi due anni un ‘campione qualificato di imprenditori italiani’ (poi mi piacerebbe sapere come viene selezionato e magari capire come vengono fatte queste indagini) metterà a disposizione ben 29.000 nuovi posti di lavoro dei quali quasi il 60% dovrebbe essere prelevato dalle professioni informatiche. Insomma, metalmeccanici.

Essendo un credulone buonista, spero che tutto ciò sia vero e scientificamente provabile e correrò subito a dirlo ai miei studenti che negli ultimi anni stentano anche a trovare un banalissimo stage dove poter praticantare un po’ e dimostrare le loro qualità.

Detto questo mi preme evidenziare un aspetto sul quale mi soffermo spesso. Per virare al ‘digitale’ è necessario che tutto il piano industriale del paese sia digitale e che questa economia diventi l’Economia con la E maiuscola, non l’ennesima sperimentazione e/o bandistica per progetti ‘innovativi’ che poi vengono abbandonati, as usual.

Ricordo solo che sto acquistando i libri di carta per mio figlio proprio in queste ore e che ieri ho tentato di far passare il barcode della fidelity card di Auchan memorizzato nell’apposita app del mio iPhone, ricevendo come risposta della cassiera: ‘dalla Direzione ci hanno vietato di far scansioni degli smartphone‘.

4 Comments

  1. Che ci sia questa necessità di lavoratori non è niente di nuovo… è che quanto viene offerto è ridicolo e con prospettive di costruirsi una professionalità o almeno una vita tendenti allo zero. Le aziende italiane, soprattutto le PMI, non sono in grado minimamente di competere con la quantità di denaro e competenze che circolano al di là del confine nazionale… parlo di stipendi ma anche della qualità del posto di lavoro, organizzazione e comfort lavorativo. Aggiungi la grande refrattarietà al cambiamento, per cui “la direzione vieta le scansioni dagli smartphone”, non c’è paragone… certo abbiamo qualche tentativo di startup, ma in un certo senso ha ragione Briatore, le startup in Italia sono una follia… questo perché i finanziamenti non sono assolutamente paragonabili rispetto alle startup di Londra o Berlino (per stare vicini a casa), e perché ancora una volta siamo carenti di persone competenti, non solo dal lato tecnico ma anche di gestione aziendale – alla quale va aggiunta la difficoltà di operare una azienda in Italia, una startup italiana parte con uno svantaggio competitivo molto alto. Il “nerd” italiano ha pochissime chance di esprimere il proprio pieno potenziale… non ha posti dove migliorarsi e acquisire esperienza… Io, che non sono sta grande cima, adesso lavoro a Londra, che non è il paese dei balocchi, ma a differenza della stragrande maggioranza dei miei coetanei, non solo ho un lavoro, ma ho uno stipendio che al netto del costo (alto) della vita mi permettere di mettere via dei soldi… e il mio stipendio per un programmatore è considerato ben al di sotto della media. Per chi ha uno straccio di capacità, chi ce lo fa fare a rimanere in Italia a lottare contro i mulini a vento?
    PS: l’unica via di uscita che vedo, è una Europa più unita non solo economicamente, ma politicamente ed economicamente, che sia così pazza da investire nel nostro paese, ma bisogna essere ricettivi…

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