Comunicare e innovare

Comunicare e innovare non sono la stessa cosa ma la buona comunicazione crea cultura, consapevolezza, coraggio e spirito di emulazione.

Detto questo, leggendo l’analisi di Luca De Biase sui campioni digitali, mi son soffermato sulle frasi di chiusura del pezzo che meritano un  approfondimento: ‘Forse è meglio che a comunicare si dedichi il governo e il suo capo, in modo che non escano sciocchezze. E certamente è bene che in questo campo si comunichi poco, si informi molto e si faccia ancora di più. Così, tutti coloro che in giro per l’Italia fanno innovazione con tanta fatica e sentendo il vento contrario della conservazione si riconosceranno nell’azione del governo. Perché vedranno al lavoro persone come loro. Che parlano poco, lavorano molto e nonostante tutto ce la fanno. A quel punto diranno: we are the champions‘.

Chi mi conosce sa che non sono molto tenero con i predicatori. Ma cosa intendo per ‘predicatori’?

I predicatori sono quelli molto abili a comunicare, o meglio ancora a persuadere, ma che delegano ad altri il lavoro sporco che serve a realizzare i progetti, a erogare i servizi, a gestire e migliorare i processi. Insomma, il predicatore non innova, indica piuttosto la strada, ma il processo per realizzare innovazione vera compete ad altri.

Un buon comunicatore però, si può e si dovrebbe trovare anche fra chi gestisce progetti innovativi. Mi spiego meglio.

Se hai la capacità di gestire, realizzare e mettere in opera un progetto di forte impatto innovativo e non lo comunichi, spesso le risultanze sono sottovalutate e non vengono enfatizzate al punto giusto.

Dunque è vero, chi fa spesso non comunica, o meglio: non informa! Chi non fa comunica molto ma non indica il processo realizzativo. Al massimo indica esempi, buone pratiche da emulare, ma non rappresenta quasi mai le modalità corrette di gestione di un progetto innovativo (perimetro, risorse, gestione, conflitti, opportunità, ecc.) Mi verrebbe da dire che i ‘predicatori’ non hanno rudimenti di Project Management perchè questa fase non è a loro demandata, ne richiesta.

Che sia evangelista, predicatore o ‘Digital Champion’ forse non importa. Non è l’etichetta o il profilo da aggiornare su Linkedin che fa la differenza. Chiunque esso sia, per favore, ci indichi anche la strada, i mezzi e i metodi. Altrimenti, come ben sottolinea Luca, faccia molto e informi il giusto, in modo che noi strutturati, operativi e gestori in genere di progetti, possiamo sentirci in sintonia con lui.

Detto questo ben venga il Digital Champion Italiano ma che sia uomo di trincea, perchè a comunicare le strategie ne abbiamo già molti e a livello politico, fin troppi.

 

 

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