Una bella giornata di sole

Finalmente oggi mi accoglie il sole fin dal mattino donando a tutta la giornata un senso di positività e di speranza.

Faccio colazione sfogliando il giornale e cerco invano qualcosa che si abbini a questa bella giornata e mi faccia credere in un futuro migliore. Ma non lo trovo.

Mi colpisce il distacco con il quale i preposti all’ordine rispondono alle domande dei giornalisti sugli episodi di Roma prima e dopo la disputa della finale di Coppa Italia. A sentir loro sembra tutto normale, tutto prevedibile e difficilmente arginabile.

Alla fine gli stessi considerano NORMALE mediare e negoziare con un censurato …… per scongiurare il peggio.

Poi continuo a sfogliare il tablet e leggo che i proprietari/tenutari dell’autobus precipitato dal viadotto Acqualonga dell’autostrada A16 il 28 luglio del 2013 (per chi ha rimosso, ricordo che provocò la morte di 40 persone), avevano falsificato i documenti della revisione. D’altronde in un paese senza regole tutto ciò è praticamente normale.

A proposito di regole, un indagine dell’Anamni evidenzia come ormai un condomino su quattro sia inadempiente con le rate del condominio. Ma ci sta, ci sta benissimo. D’altronde sono anni che in questo paese pagano solo i cretini. E poi perchè pagare qualcosa che riguarda il ‘bene comune’?

Il condominio, infatti, rappresenta la soglia di ingresso nel perimetro collettivo. Ci si sposta dai confini parentali e sacri della famiglia a qualcosa di più complesso che non appartiene più SOLAMENTE a me e ai miei cari, ma anche agli altri, ovvero a qualcuno che sta al di fuori del cerchio magico. Alla fine di questo percorso ci sarebbe anche lo Stato, ma si sa qui da noi lo Stato è un concetto talmente labile ed etereo che ascriverlo a ‘collettivo’ diventa quasi un gesto eroico che solo pochissimi tenaci sono ancora in grado di esercitare.

Lo Stato appartiene ad altri, è dominio e territorio di altri, e poi quanti sconosciuti ci sono in questo ipotetico Stato? Cosa avrò ma da DIVERE e CONDIVIDERE con costoro?. Ecco perchè ieri uno stadio intero ha fischiato l’inno. Dov’è sta il dramma? Dov’è la stranezza? Credo sia inevitabile che lo Stato prima o poi verrà cancellato in favore dell’opportunismo più bieco e dell’intolleranza verso chiunque osi affacciarsi al perimetro dei nostri affari personali o parentali.

Poi leggo ancora, purtroppo, dei drammi riguardanti il nostro territorio. Non ultimo quello delle Marche. Ennesima alluvione. Ancora morti. Qui la cronaca rivela, come da altre parti, l’accusa forte, decisa, quasi urlante nei confronti dello Stato. Come già successo in Sardegna, a Genova, nel Veneto, a Sarno, a Messina e ovunque: Perchè lo Stato non interviene? Perchè lo Stato ci lascia soli?

Ma quale Stato? Cos’è lo Stato? Lo Stato dovrebbe appalesarsi solo al bisogno e poi sparire quando ci fa comodo? Lo Stato deve tutelarci ma senza chiederci nulla in cambio?

Non lo so, sinceramente non vedo possibilità immediata di risolvere questo problema sociale che ha profonde radici culturali. Non credo sia possibile nei prossimi secoli (non ho scritto decenni) cambiare questo sentimento diffuso che ci sta condannando al declino. La maggior parte dei connazionali è fermamente convinta che la soluzione di ogni problema sia sempre a carico di qualcun altro! Nessuno pensa minimamente di essere in colpa o di essere parte dell’eventuale soluzione.

Questo auto assolversi continuo, accompagnato dall’accusa nei confronti di chiunque altro non appartenga alla nostra sfera è diabolico e non consente nessun miglioramento dell’assetto istituzionale. Non permette dunque di innovare il modello se non attraverso lo smantellamento dello stesso a favore di ? Alzi la mano chi ha la proposta vincente!

Ultimo, ma non ultimo nel tempo, assistiamo ora all’indebolimento di alcune categorie a discapito di altre, ma tutto ciò in forma non strutturale anzi, quasi sempre momentanea e/o sporadica. Il governo di turno colpisce gli esodati, poi gli insegnanti, ieri le partite IVA, presto gli statali, ieri, oggi e domani  i precari, dopo un altro giro le forze dell’ordine, magari fra un po’ anche le professioni ecc. ecc. ecc.

Non abbiamo più idea di cosa sia e di come si regge un Stato. Siamo in continua lotta fra l’abbraccio totale al mercato e alla competizione e il ritorno all’assistenzialismo e alla tutela. Non sappiamo qual’è il nostro modello di riferimento. Ma siamo sempre sicuri, anzi strasicuri, che tutto ciò non è mai un problema nostro.

Forse se ci guardassimo ogni mattina allo specchio e cominciassimo tutti a fare qualcosa che va oltre i nostri piccoli compiti, la soluzione uscirebbe da sola, senza teorie, modelli o rivoluzioni. Si chiama impegno! Nient’altro.

2 Comments

  1. Gli Stati nazionali ottocenteschi hanno fatto il loro tempo e devono essere cassati. La nuova Democrazia Diretta – Sovranità Popolare determinerà la nuova Europa dei Popoli con il Voto territoriale e non più politico di democrazia rappresentativa. Questa sarà la vera Rivoluzione del III Millennio !!!!

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