Il Valentino

Quando si parla di corsi e ricorsi storici sarebbe forse il caso di guardare meglio al passato per capire di che stoffa siamo fatti noi italiani.

Il duca del Valentinois, al secolo Cesare Borgia, era uomo spietato nel disegnare congiure e nel tessere alleanze che disfaceva e ricuciva a piacimento. Aveva l’abilità di attrarre a se i poteri forti e di servirli e, ovviamente, era benedetto dal papa che, per puro caso, era suo padre.

Alcune tratti distintivi: cattolico, si dice che fece fuori il fratello (per i maliziosi che chissà cosa vogliono leggere fra le mie righe, assicuro che il fratello non si chiamava Enrico). Si dice fosse molto fortunato e che amasse il modernismo in modo esagerato al punto di servirsi di Leonardo Da Vinci per le sue macchine da guerra (il meglio della ricerca e innovazione di allora). Visse e studiò in Toscana, ma il suo potere e la sua grandezza si affermarono a Roma.

In Toscana il trattato di Machiavelli, il Principe, è molto letto dai politici, di destra e di sinistra. E’ una specie di compendio, di iniziazione, di riferimento costante per chi vuol governare. Ovviamente sapete già tutti chi ispirò Macchiavelli, vero?

Secondo Machiavelli, il Principe deve usare tutte le astuzie volte al raggiungimento e al mantenimento del potere, adottando anche atteggiamenti che si discostano dalla giusta morale/etica.  Il principe, quindi, può comportarsi anche con aggressività e crudeltà.

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