I no che aiutano a crescere

Non sono arrabbiato e nemmeno stupito. La web tax ( e gli altri provvedimenti anti-modernismo di questi giorni) stanno nella normalità delle cose in questo paese.

Da anni sono abituato (lavoro nel pubblico) a vedere gente che vive aggrappata al freno a mano.

Professionalmente mi occupo di finanziamenti ai privati e quando parlo con quest’ultimi (si badi bene, son aziende ICT) mi sento dire: ‘troppo veloce’, ‘troppo presto’, ‘non è da Italia’, ‘siamo abituati ad altro’.

Da anni sopporto una concezione di politica come salvaguardia di interessi specifici e/o personali.

Dunque non mi stupisco più, non grido allo scandalo. Sono cosciente, maturo, e disincantato.

A tutti quegli amici convinti che questo paese potrà abbracciare la internet economy e che si ostinano a battersi contro le lobby fordiste e decadenti, dico solo di valutare bene se ne vale ancora la pena.

Questo è un paese per vecchi, un paese di vecchi. Dove la vecchiaia non è anagrafica, ma è culturale. Dove il vecchiume sta nel metodo di concertazione e di gestione. Dove appena alzi la testa proponendo un cambiamento sei visto come elemento di disturbo.

Questa è semplicemente la nostra Italia, che vi aspettavate?

Son intelligenti gli articoli che leggo in queste ore, il migliore quello di Luca che cito: ‘Le microleggi che favoriscono alcuni a danno di molti fanno inquinamento‘. Ottimo anche quello di Guido che con Luca fa parte della task force che dovrebbe traghettare questo paese verso il digitale.

Che dire, si battono, si arrabbiano, continuano a lavorare con tenacia, tanto di cappello, ma nella penombra delle stanze grigie di vecchi partiti ormai ammuffiti e asserviti alle lobby, si decide tutt’altro.

Forse è il concetto stesso di democrazia che va rivisto, o meglio, l’applicazione della democrazia in salsa oligarchica che non riesce più a esprimere vantaggi collettivi.

Va ripensato prima il modello di Stato che ci hanno consegnato i padri costituenti. Forse l’equilibrio dei poteri aveva la sua logica alla fine dell’ultimo conflitto. Oggi un organo decisionale dovrebbe avere maggior poteri e potersi assumersi maggiori rischi.

Forse siamo pronti per una revisione in salsa presidenzialista e a pensarci bene, un po’ ci stiamo già abituando.

Ora io non sono un politologo e sicuramente sto scrivendo delle baggianate ma mi è piaciuto molto come Obama si è giocato le sue carte contro il congresso, rischiando anche di mettere l’America con il culo per terra per difendere i principi ispiratori del mandato che sta gestendo.

Ecco mi piacerebbe una svolta di questo tipo. Un decisionista che sappia dire no alle lobby, o che almeno inizi ad aprire una stagione nuova con meno concertazione e più rifiuti. Insomma, i famosi ‘no che aiutano a crescere

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