Servono ancora le piattaforme di eDemocracy?

Sabato scorso, in occasione della Festa Democratica di Bassano del Grappa, sono stato invitato a partecipare a un dibattito con la senatrice Laura Puppato sul tema: ‘Politica e rete’.

Nulla di trascendentale, tutto già noto e stranoto e, da parte mia, un po’ di considerazioni, raccomandazioni e sottolineature su luoghi comuni e falsi miti.

La senatrice ha proposto ed evangelizzato la piattaforma (basata sul framework di Liquidfeeback): http://tuparlamento.it/ di cui è fondatrice assieme a Pippo Civati, Corradino Mineo e una piccola truppa di 15 parlamentari. Su questo specifico argomento abbiamo dimostrato divergenza quasi totale.

Non credo che in un paese dal braccino corto e con una cultura digitale da terzo mondo servano nuove piattaforme, piuttosto servono contenuti politici in grado di attirare l’interesse al dibattito e alla partecipazione.

Ovviamente Laura Puppato ha sostenuto che la piattaforma, ovvero il mezzo, è straordinaria, potente ed efficace. A me sembra, dopo il flop dei 5 stelle (ancora dibattono dopo diversi anni se usarla o no) ed allo scarso appeal dimostrato da Servizio Pubblico (ero fra i testimonial dell’esperimento), che non ci sia proprio bisogno di altri luoghi da sperimentare, perchè il luogo è già la rete stessa, con le sue tendenze, i suoi ritmi e i suoi servizi che, di volta in volta cambiano e si adeguano. La gente è già li ed ho consigliato alla senatrice Puppato di far suo lo slogan di Obama: ‘Go where clients are‘ e non di chiamare a raccolta le persone su un’altra piattaforma digitale creata ad hoc.

Credo che la piattaforma (ovvero il mezzo) sia qualcosa di ostico e di complesso e dallo scarso appeal. Dobbiamo sempre tenere presente che ciò che fa la differenza è il contenuto: CONTENT IS KING! E su questo attrarre interesse e partecipazione, magari già nei luoghi che abitiamo come Facebook o Twitter o i nostri blog o qualsiasi altro luogo della rete, andando a incontrare gli altri proprio li, dove vivono le loro esperienze e, soprattutto, andandoli a trovare nei luoghi reali della vita, nelle piazze, nelle sezioni, nelle associazioni, per ascoltarli e dargli l’importanza che meritano.

Nel prossimo libro in uscita a giorni, ho voluto fortemente inserire nel frontespizio questa citazione di Winnie The Pooh che credo debba far riflettere non solo la Puppato, ma tutti quelli che credono nel potere effimero del mezzo:

Non puoi stare nell’angolo della foresta aspettando che gli altri vengano da te. Devi andare tu da loro qualche volta!

9 Comments

  1. Come sempre si tratta di strumenti. Prima di creare cultura “tecnologica”, andrebbe ritrovata la cultura civile e sociale. Come si può chiedere di partecipare su piattaforme quando non esiste partecipazione nemmeno off-line? A questo punto la domanda si sposta sul perchè non vi è partecipazione. La risposta banale e populista, ma a vio avviso abbastanza veritiera, è: mancanza di cultura civica e delusione da promesse non mantenute. Prima di agire su una cultura tech, andrebbe ricostruita la fiducia tra politica e cittadino, mostrando che la partecipazione serve. Significa dare ascolto ed esecuzione a iniziative popolari.se non facciamo funzionare i pochi strumenti che già ci sono, inutile proporne di nuovi. Questo è minculpopulismo.

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  2. Non credo nella democrazia liquida, ma penso che ogni cosa abbia la sua valenza nel giusto contesto: le piattaforme di e-democracy possono avere una loro specifica utilità soprattutto a livello locale e limitatamente a comunità relativamente piccole.
    Dei vantaggi ne hanno. Soprattutto consentono di accedere all’informazione in maniera organica.
    I ‘Social’, di per contro, spalmando il contenuto sulla timeline rendono sia la ricerca che la fruizione dei ‘contenuti’ molto complessa (se non, in qualche caso, impossibile)… senza dimenticare i problemi di sicurezza.
    A me sembra che, come in altri settori, la soluzione migliore sia sempre quella costituita dell’integrazione fra vari sistemi.
    Comunque si tratta di strumenti per una base già matura e preparata, non sono certo la panacea di tutti i mali.

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      1. Questo, però, è vero in tutti i contesti. Se le mie capacità non sono adeguate allo strumento, questo perde certamente d’appeal. Le piattaforme di e-democracy alzano l’asticella, e questo ne limita sicuramente l’audience, ma non la restringerei giusto a pochi nerd. D’altro canto anche l’ubiquo twitter non è propriamente uno strumento per le grandi masse.
        Di per contro, per chi ha la capacità di usarli, e io credo che non siano pochi, strumenti di questo tipo ini in grado di dare molto più valore di altri più semplici ed conosciuti.
        Il problema lo sposterei su di un altro piano: in una società come quella in cui viviamo, in cui la partecipazione politica è estremamente scarsa, sono in grado di suscitare interesse? Forse si, se solo – utilizzando la sua metafora – ci si decidesse ad uscire dalla foresta.

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      2. E questo infatti il grande limite. Io ho provato su Liquidfeedback, ma anche su Politicalpeople, il sistema di enrolling, e già questo elimina in partenza il 90% dei potenziali utenti. Purtroppo.

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  3. Eh Gigi hai ragione, concordo. L’hai vista la “gamification” (che Pierluca ha ben criticato) e la partecipazione sui referendum della giustizia?

    Ovviamente la mia è una provocazione ma ce la vedi la casalinga di Voghera andare su Twitter, fare RT o proposte in 140 caratteri? :)

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    1. Infatti, credo che dobbiamo sforzarci tutti di elevare il livello culturale dei nostri concittadini prima di pretendere che partecipino a piattaforme, palinsesti o luoghi digitali che non praticano e non praticheranno mai

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