Gli altri siamo noi

IMMIGRATI-ITALIANI

Oggi è riapparsa nella mia timeline di Facebook questa relazione del 1919

ITALIANI

«Generalmente sono di piccola statura e di pelle scura. 
Molti puzzano perché tengono lo stesso vestito per settimane. 
Si costruiscono baracche nelle periferie. 
Quando riescono ad avvicinarsi al centro affittano a caro prezzo appartamenti fatiscenti. Si presentano in 2 e cercano una stanza con uso cucina. Dopo pochi giorni diventano 4, 6, 10. 
Parlano lingue incomprensibili, forse dialetti. Molti bambini vengono utilizzati per chiedere l’elemosina; spesso davanti alle chiese donne e uomini anziani invocano pietà, con toni lamentosi e petulanti. 
Fanno molti figli che faticano a mantenere e sono assai uniti tra di loro. Dicono che siano dediti al furto e, se ostacolati, violenti. Le nostre donne li evitano sia perché poco attraenti e selvatici, sia perché è voce diffusa di stupri consumati quando le donne tornano dal lavoro. 
I governanti hanno aperto troppo gli ingressi alle frontiere ma, soprattutto, non hanno saputo selezionare tra coloro che entrano nel paese per lavorare e quelli che pensano di vivere di espedienti o, addirittura, di attività criminali».

Fonte: Relazione dell’Ispettorato per l’immigrazione del Congresso degli Stati Uniti sugli immigrati italiani, ottobre 1919.

Poi googlando ho trovato questa fonte svizzera degli anni ’30

Le mogli e i bambini degli immigrati? Sono braccia morte che pesano sulle nostre spalle.
Che minacciano nello spettro d’una congiuntura lo stesso benessere dei cittadini.
Dobbiamo liberarci del fardello». «Dobbiamo respingere dalla nostra comunità quegli immigrati che abbiamo chiamato per i lavori più umili e che nel giro di pochi anni, o di una generazione, dopo il primo smarrimento, si guardano attorno e migliorano la loro posizione sociale. Scalano i posti più comodi, studiano, s’ingegnano: mettono addirittura in crisi la tranquillità dell’operaio svizzero medio, che resta inchiodato al suo sgabello con davanti, magari in poltrona, l’ex guitto italiano.

Insomma, ogni tanto bisognerebbe ricordarsi da dove veniamo. Non credete?

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