Buon senso e vessazione

E’ vero, siamo vessati, indifesi e poco tutelati da leggi e regolamenti borbonici che non avrebbero alcun senso in un paese civile, responsabile e basato sulla fiducia reciproca.

Come sempre, uso il blog come ‘bestiario‘ per un altro racconto di vita e di ordinaria burocrazia.

Mio figlio di 13 anni, assieme ad altri tre compagni, è chiamato all’esperienza scout dell’ ‘uscita di squadriglia‘. Questi 4 ragazzini, in modo autonomo, senza capi scout, organizzano in modo autonomo l’evento in un’altra città. In questo caso si tratta di Padova, e seguono una serie di indicazioni per passare la notte assieme con i loro sacchi a pelo per condividere alcuni rituali formativi con lo spirito scout, ecc. ecc.. Non mi dilungo.

I 4 ragazzini sono di Mestre e il mio Riccardo, che è il più piccolo del gruppo, non è mai stato a Padova da solo. Ci mancherebbe, a quell’età di solito viaggia con i genitori anche all’interno della sua regione, e non solo.

Il giorno prima acquisto due biglietti chilometrici da validare alla salita. Lui condivide l’orario con gli altri tre ragazzi e l’avventura inizia. Non hanno cellulare, vivono la loro esperienza in autonomia, secondo le indicazioni ricevute dai loro capi, durante il periodo di formazione scoutistica.

Il giorno del rientro andiamo a prenderlo all’orario convenuto alla stazione di Mestre e Riccardo, visibilmente turbato, ci racconta che ha ricevuto una multa per mancata validazione del biglietto di ritorno.

Cosa è successo? Nulla di particolarmente trascendentale ma la sua inesperienza con le macchinette obliteratrici non gli ha consentito di timbrare con tranquillità in quanto il treno era già al binario e i 4 giovani scout rischiavano di perderlo.

A Mestre abbiamo provato a validare il biglietto assieme e ho capito la sua imbranataggine. Poverino lui inseriva il biglietto al centro della fessura e non a lato. Il biglietto chilometrico è di dimensioni ridotte e la fessura, invece, è progettata anche per i biglietti emessi allo sportello.

Che ci vuoi fare, un po’ deluso mi ha anche detto che all’inizio pensava bastasse passarlo davanti al rilevatore di QRCode che, invece, è li solo per cosmetica ma non ancora funzionante.

Veniamo al dunque.

Il controllore tale XXXXXXXX  XXXXXXXXX eleva contravvenzione al  ragazzino di 13 anni con il biglietto in mano e, ovviamente, senza dare ascolto e/o senso alle scusanti addotte dallo stesso e dai suoi compagni.

Ovvio che, alla luce di quanto accaduto, ho spiegato io a Riccardo che quando succedono questi accadimenti bisogna subito rivolgersi al capo treno. Ma a 13 anni non sapeva nulla di queste liturgie. Forse è colpa mia. Anzi lo è sicuramente.

Mi arriva dunque la lettera di Trenitalia che allego a questo post, sbiancando alcuni elementi per la privacy.

Ovvio che pagherò, anche perchè la lettera è minacciosa e vessatoria. Scaduti i termini si triplica, quadrupla l’importo e non c’è verso di addurre scusanti, i termini non vengono interrotti.

Dunque paghiamo e speriamo che il sig. XXXXXXXX  XXXXXXXXX e i suoi superiori facciano un piccolo esame di coscienza (nel caso ne abbiano ancora un po’ di riserva) leggendo questo post che, ovviamente segnalerò al loro URP, se esiste e sui loro social.

Tutto qua. Intanto paghiamo, anche perchè, per incassare quei miseri 35 euro a danno di un bambino, chissà quanta carta hanno prodotto e quante persone ci avranno lavorato per protocollare, raccogliere firme, stampare bollettini, ecc.

Ovvio che un pensiero va anche al sig. XXXXXXXX  XXXXXXXXX , ma lo tengo per me.

trenitaia   I social di Trenitalia:

e mettiamoci anche il ministero dei trasporti:

15 Comments

  1. L’ha ribloggato su trenodopotrenoe ha commentato:
    ohi ohi,
    storie di ordinaria pedanteria…(o di ordinaria iniziazione a Trenitalia)
    Ci mettono gli schermi con la pubblicità ma non ci avvisano se i treni ritardano
    Un giovane scout pensa basti passarle il biglietto davanti al rilevatore di QRCode che, invece, è li solo per cosmetica ma non ancora funzionante e si becca la multa…

    Mi piace

    Rispondi

  2. Uno più “smaliziato” avrebbe fornito generalità di fantasia. Comunque è giusto il comportamento di tuo figlio: i risultati di una educazione non sono casuali.

    Mi piace

    Rispondi

  3. Sapete cos’è la cosa che più di tutte mi fa incazzare a questo proposito? Che se non timbri il biglietto vieni multato, ma se lo timbri non conta assolutamente come prova del viaggio per chiedere un rimborso o un risarcimento in caso di ritardo che può averti procurato un danno economico. È iniquo.

    Mi piace

    Rispondi

  4. Riccardo avrà anche sbagliato a non validare il biglietto ok, però almeno lo aveva! Cosa costava al capotreno timbrarlo e suggerirgli per la prossima volta di rivolgersi subito al personale a bordo del mezzo?

    Volete dirmi che 35.27 euro (prezzo più che decuplicato dal momento che 30 km sono 2.85 euro) sono per l’inchiostro e il tempo speso a scrivere data, ora e stazione? Ah già…mancava anche il consumo della perforatrice -.-

    Ma dai…ma dove andiamo a finire così? Poteva lasciare una multa indicativa da 5 euro se proprio doveva, giusto per rammentargli la prossima volta di timbrarlo. In alternativa poteva fare una multa pari al doppio dell’importo (5.70 euro) ma è assurdo in circostanze simili far pagare come se si fosse sprovvisti del titolo di viaggio.

    Addirittura la multa, che lo fa passare per un delinquente qualunque che sfrutta un mezzo pubblico senza pagarne gli oneri di utilizzo ed incurante delle autorità presenti.

    Purtroppo questa è l’ennesima conseguenza della condotta immorale nel rapporto Stato-cittadino (vedi l’utilità della PEC). Purtroppo sono troppo “bimbo” per sapere esattamente chi incolpare per primo per averci portati a tale situazione…è come domandare se è nato prima l’uovo o la gallina…

    Mi piace

    Rispondi

      1. Ok, Gigi, se sta bene a te… :)
        Il mio era un innocuo suggerimento, nulla di più. Non c’è un significato nascosto da capire, è come quando si fa una foto alla propria auto e, prima di postarla, si oscura la targa. Nulla di che, solo una precauzione.
        Come quando si insegna ai ragazzi, se l’esempio ti è più congeniale, a non postare informazioni personali, inutili ma sensibili, nei propri profili sui social network. Con nome, cognome, luogo e data di nascita, per esempio, si può ricavare un codice fiscale. Niente di trascendentale.

        Mi piace

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...