Open Data oltre la trasparenza: come misurare profitto e benefici?

Condivido la recente intervista su eGov

Riuso e taglio dei costi: il Veneto lo fa Un riconoscimento alla migliore innovazione nella Pubblica Amministrazione: si svolgerà a Riccione, il prossimo 20 settembre, l’ottava edizione del Premio E-GOV dedicato alle eccellenze italiane nella PA. Un’occasione per fare il punto sulla situazione e scoprire la via italiana all’e-government: una via certo non sempre facile, ricca di casi di successo ma anche di molte ombre. È il caso dell’Open Data: la strada verso la trasparenza dei dati della Pubblica Amministrazione sembra ancora lungi dall’arrivare a destinazione. Le problematiche di natura strutturale, dovute alla mancanza degli strumenti di base e alla scarsa digitalizzazione, sono soltanto alcuni degli ostacoli: ben più pesanti sono la mancanza di linguaggio e strumenti comuni, che consentano una reale e fattiva collaborazione tra gli enti. Eppure la soluzione potrebbe essere più semplice di quanto si pensi: in questo caso il Veneto è un esempio con il sito dati.veneto.it, che permette a cittadini, imprese e alle altre pubbliche amministrazioni di fruire del patrimonio informativo dell’Amministrazione, degli Enti e delle Agenzie strumentali della Regione. “Abbiamo realizzato il sito open data della nostra Regione sfruttando una risorsa già esistente, il portale del Governo – spiega Gianluigi Cogo, responsabile del progetto Open data della Regione Veneto -. In maniera completamente gratuita, fatta eccezione per la manodopera di chi ha materialmente caricato i dati, abbiamo riutilizzato una piattaforma già esistente, che ora stiamo sistemando e ottimizzando, lavorando in un’ottica di riuso della tecnologia e di abbattimento dei costi”. La stessa cosa sarà fatta, a breve, anche per il Comune di Venezia. I benefici sono evidenti: non soltanto per quel che riguarda il risparmio economico, ma anche perché questo meccanismo permette di “fotografare” quotidianamente la crescita di dataset, nello scambio tra un ente e l’altro.

Risparmi, lavoro, start up: dove vanno gli open data? Un caso di successo che purtroppo non è ancora la prassi. Non mancano le eccellenze, come l’Open Data della Regione Piemonte (l’unico in Italia uniformato al CKAN, il motore che funziona come un ‘indice’ di tutti i dataset conformi agli standard internazionali), o le realtà in fermento, come ad esempio la Regione Sicilia: strutture e servizi open di default dovrebbero essere la normalità, ma così non è. Senza contare come ancora oggi la liberazione dei dati venga fatta senza un reale studio dell’impatto e dei risvolti di quest’operazione. “Aprire i dati è sicuramente un bene, ma non basta: bisogna avere un ritorno. Dopo una prima fase che io chiamo evangelica, dove l’imperativo era di aprire e rendere pubblici in maniera indiscriminata i dati, oggi è necessario passare a un altro livello, che misuri il ROI, il ritorno dell’investimento. Non si può continuare a parlare per slogan di open data e trasparenza, bisogna capirne l’utilità e i benefici che ne derivano, calcolando sia il ROI interno, ossia i vantaggi per l’ente, sia il ROI esterno”. Dati pubblici come propulsori per la creazione e nascita di start up, che possano aumentare i posti di lavoro e funzionare da volano dell’economia. L’Italia fa ancora fatica a comprendere la grande spinta che può derivare dalla liberazione dei dati pubblici: il rischio è che, nonostante l’euforia generale, le singole iniziative possano rimanere fini a se stesse. “Partiamo da un assunto: l’entusiasmo intorno all’Open data è un bene, perché vuol dire che c’è una voglia reale di mettere a disposizione i dati. Da solo, però, non basta. C’è bisogno di collaborazione e per farlo occorre avere linguaggio comune, una semantica con dati strutturati e chiavi di lettura univoche. Un altro elemento di estremo valore, ma per realizzarlo ci vorranno anni, è quello di rendere gli stessi dataset linkabili tra loro: per fare questo, tuttavia, è necessario utilizzare una semantica condivisa e questo è realizzabile solo stringendo accordi tra gli enti. La trasparenza, da sola, non basta”. Il caso della Regione Veneto sarà oggetto di una conferenza in programma il prossimo 15 giugno al VEGA Parco Scientifico e Tecnologico. Per informazioni: http://venetobigdata.eventbrite.com/

Simona Silvestri

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