Pubblico, Privato: Italia!

Fare l’urban hacker non è molto divertente, direi si rischia un po’. In primis il fegato, ma anche qualcos’altro.

Succede che, vista la solita situazione paradossale, selvaggia, incivile che più volte ho descritto: https://webeconoscenza.net/2012/04/29/urban-hacking/, e notando un auto dei vigili urbani che si appresta a transitare sul lato opposto della strada, mi accingo a fermarla facendo grandi gesti per richiamare l’attenzione.

L’auto, guidata da due vigilesse, si ferma. Ed è un grande evento, perchè trovare vigili in giro per la mia città è come trovare un idraulico quando hai la casa allagata. Praticamente impossibile. Sinceramente non so dove li nascondano.

Abbassano il finestrino e io subito segnalo il probema: ‘Buongiorno, avete visto la situazione sull’altro lato? Ci sono macchine parcheggiate in ogni punto del marciapiede, perchè non intervenite? Perchè stavate andando diritte e non avete tutelato i pedoni costretti a transitare sulla carreggiata?

Ed ecco che subito si palesa il grande senso della FORMA che appartiene ad ogni PUBBLICO dipendente in servizio: ‘Scusi ma è questo il modo di affrontare il problema?  Fermando un auto dei vigili in servizio?

Eggià, la FORMA, la SOSTANZA, il RISULTATO. Che domande stupide si fa il mio cervello! Risposta, comunque pronta: ‘scusate ma invece di disquisire sulla forma, perchè non intervenite? Siete o no i tutori dell’ordine?

Al chè, piuttosto seccate, le due vigilesse trovano un parcheggio e scendono a verificare la situazione. Non so se abbiano elevato delle multe, ma so che son state costrette a fare il loro dovere invece di proseguire diritte come nulla fosse successo.

Morale della favola, per il PUBBLICO ufficiale, la FORMA è più importante della sostanza.

Stamane trovo un’altro soggetto PROVVISORIAMENTE PUBBLICO (Sulla paletta c’è scritto: COMUNE DI VENEZIA). Si tratta dell’ausiliario che, in sostituzione dei vigili (quelli che non si sa dove siano spariti), effettua operazioni di regolazione del traffico davanti alle scuole.

Si tratta di un anziano, probabilmente assoldato da una cooperativa che ha vinto un appalto in Comune. Chissà, non conosco bene la FORMA, so che in SOSTANZA dovrebbe tutelare gli attraversamenti pedonali, e son convinto che lo faccia bene.

Faccio notare a questo signore, la solita situazione per la quale sono finito sui giornali, sono stato visitato presso al mia abitazione dai vigili e sulla quale pende ora un’interrogazione comunale.
Gli chiedo cortesemente perchè non intervenga anche nei confronti di quei parcheggi palesementa pericolosi per l’incolumità dei bambini e dei passanti tutti. Lui mi fa notare che ha un compito preciso e non va oltre a quello. Nel senso che, quando viene definito un PERIMETRO DI PERTINENZA, è bene non sconfinare, anche se il buon senso lo richiederebbe.
Vabbè, lui prende la sua paghetta, noi rischiamo la vita e tutto procede, as usual.

Non so se l’anziano ausiliario vada identificato come PUBBLICO o PRIVATO, e non so come abbia maturato questo senso e questo limite nell’elaborazione del suo pensiero. So che è ITALIANO.

Nel proseguire, mi trovo davanti il solito furgone del pescivendolo sul marciapiede (ho trattato ampiamente il tema, qualche settimana fa: https://webeconoscenza.net/2012/04/29/urban-hacking/)

Chiedo al pescivendolo se è intenzionato a continuare in questo modo e ad impedire il passaggio alle carozzelle, ai disabili e se ha calcolato il rischio di tale ostruzione in caso di emergenza.

Devo dire che lo stesso mi ha chiesto scusa, e ha detto che ho ragione. Vedremo nei prossimi giorni. L’urban hacker non molla facilmente!

Ma la cosa strana è l’atteggiamento della signora che acquistava il pesce e che da me non è stata interpellata . Dunque l’atteggiamento del PRIVATO che, in quel momento si è sentito in dovere di proteggere il suo fornitore. Cosa le sia scattato per la testa non lo so. Sicchè mi ha accusato di non farmi i fatti miei e poi mi ha fatto notare che si sono problemi più grandi. Già, C’E’ SEMPRE UN PROBLEMA PIU’ GRANDE DI UN PROBLEMA PIU’ PICCOLO. Vi conosco connazionali miei, vi conosco bene ITALIANI.

Forse, il senso del clan, e la fidelizzazione consolidata con il fornitore le avranno fatto palesare uno probabile sconto, o il miraggio di qualche sardina in regalo da portare a casa come trofeo per aver difeso quel perimetro e quello status quo. Nulla deve cambiare, come IL GATTOPARDO insegna.

Salgo sull’autobus e noto (osservazione che faccio spesso) come ormai sia consuetudine consolidata, salire dalle porte dedicate alla discesa anche se quelle dedicate alla salita sono sgombre da ostacoli. Chiedo all’autista come mai non redarguisca questo comportamento, e anche lui mi dice che preferisce stare nel suo perimetro e non occuparsi di questi piccoli problemi.

Già, anche questo è un piccolo problema. La mia anzianità mi consente di ricordare che mai, negli anni ’70 o ’80, con il bigliettaio a bordo avremmo assunto un atteggiamento del genere. Un paio di fermate dopo, noto un vecchio amico salire dalla porta di discesa e nel salutarlo non riesco a trattenermi: ‘Perchè lo fai, se l’altra porta è sgombra ed accessibile?‘ Mi risponde che non lo sa, ma che si rende conto che …COSI’ FAN TUTTI!

Già, COSI’ FAN TUTTI. Andare contro le regole, è una picola soddisfazione un godimento dell’anima. Mentre il PUBLIC SERVANT si attiene solo alle regole che gli son state consegnate e non va oltre, noi godiamo nell’andare oltre o congtro le regole. Ma perchè mi riempio al testa di questi pensieri, perchè sfido le contraddizioni e i paradossi?

Dunque non so più se il SENSO CIVICO sia PUBBLICO o PRIVATO, se sia di destra o di sinistra, se sia personale o globale. So che lo stiamo smarrendo trincerati nei nostri perimetri di pertinenza, nei nostri egoismi e credo che questo sia un grosso problema anche se tutti lo definiscono PICCOLO.

Questo post è dedicato anche ai miei amichetti con i quali domani apriremo le danze sull’Open Data e sulla Trasparenza in Comune di Venezia. Trasparenza che rischia di diventare solo uno slogan se non è propedeutica al senso civico, all’educazione di una collettività che deve dimostrarsi intelligente e solidale.

Trasparenza e senso civico sono i primi elementi di una città intelligente. Poi ci mettiamo sopra i paradigmi emergenti e le tecnologie. Che ne dite?

4 Comments

  1. Ti capisco. Anche io mi comporto così. L’ultima volta che ho fatto notare a un automobilista che stava sfilando un paletto (già reso sfilabile da qualche vettura che gli era andata addosso) per poter parcheggiare comunque su un marciapiedi (avrebbe potuto comunque farlo, se proprio non poteva farne a meno, entrando da un altro lato), che se quel paletto era stato collocato un motivo ci sarà, mi son sentito rispondere: “Chi sei? Cosa vuoi? Come ti permetti di rivolgerti a me? Se vuoi, chiama la polizia”. Quando poi non me ne andavo e continuavo a fissarlo esterrefatto, mi ha aggredito verbalmente: “Ma allora la vuoi proprio un coltellata?”. Nota di colore: maschio, pressappoco trentenne, fighetto e con Bmw. L’abito non fa il monaco (oppure sì?). Per fortuna posso permettermi di uscire poco di casa, così il mio fegato ne guadagna.

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      1. Sì, sì, parlava italiano (lo era anche in quanto stereotipo). In quanto a strafottenza alcuni (molti?) dei paesi dell’est ci battono. Ho avuto diversi “scambi di opinione” con loro (anche giovanissimi) e arrivano subito alle minacce, anche fisiche. Ci sarebbe da fare una ricerca sociologica su ciò (e anche su quanti di loro sono coinvolti in episodi di cosiddetta microcriminalità): sono tutti così oppure sono venuti da noi i peggiori? E’ solo una reazione iperlibertaria ad anni di repressione? Mah? E’ mancanza del senso di “pubblico” dopo ani di troppo “statale”? Boh?

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      2. La seconda che hai detto. All’est i migliori se li tengono stretti. E’ solo da noi che i migliori se ne vanno. Dunque abbiamo il peggio che si mischia col peggio. Bella pozione chimica vero?

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