Un passo indietro

Quello che dico ai seminari e ai convegni, ma anche quello che scrivo nei miei libri (il prossimo di imminente uscita tratterà molto di ‘passi indietro‘….) non è, ovviamente, ben visto dentro i domini della cosa pubblica con la P maiuscola.

Eppure sono convinto sia necessario un passo indietro e NON FARE o FARE MENO tutta una serie di cose, a cominciare dall’informatica, passando per i servizi on-line, per finire ai siti web, solo per elencarne alcune. C’è chi lo fa meglio e più a basso costo.

Ho citato mille esempi (http://data.gov.uk/ideas tanto per elencarne uno) e ora ne propongo un’altro molto sintetico ma efficace: https://www.gov.uk/designprinciples

Su questo tema fa un ragionamento parzialmente condivisibile anche Simone Brunozzi, rilanciato da Mante. Per contribuire al dibattito, direi che condivido il concetto che gira attorno al ‘meglio concentrarsi sulle cose che si sanno fare bene e sfruttare le risorse più prossime e disponibili‘, ma è anche vero (in senso assoluto) che innovazione significa anche cambiamento, pur che sia a vantaggio di tutti e che non significhi sperpero di risorse. E qui mi riallaccio nuovamente alle mie riflessioni sul passo indietro del pubblico con la P maiuscola. Così, tanto per contribuire un po’ a superare la crisi.

Ad maiora

12 Comments

  1. Assolutamente d’accordo, bisogna avere il coraggio di fare un passo indietro, o meglio seguire le orme di altri che hanno già realizzato strumenti, iniziative, progetti… del resto questa è la logica del “riuso” (tra l’altro uno dei punti cardine degli open data), e che dovrebbe essere la base di ogni azione nella PA e non solo.

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  2. Dunque, cominciamo a dare valore alle parole: qualche “migliaio” di esempi mi sembra eccessivo. In Italia ci sono, direi, una grande moltitudine di esempi di spreco di denaro pubblico. Enti inutili che nessuno usa e che costano milioni di euro. Un articolo un poco (ma non troppo) dettagliato sul bilancio di stato lo trovi a questo indirizzo:

    http://www.vanillamagazine.it/dove-vanno-a-finire-le-tasse/

    Ma non è questo il punto. “Fare un passo indietro”, nella dialettica comune non significa tagliare spese inutili, ma rivedere cariche e ruoli della PA (almeno così lo intendo quando si parla di pubblica amministrazione).
    Questo non è certo ciò che serve all’Italia. Tagliare costi e sprechi non è un “passo indietro”, ma un DOVERE che questo governo di tecnici non eletti dal popolo si è preso il carico di svolgere, e che poco ha a che vedere con passi indietro nella gestione della PA.
    Ottimizzare la Res Publica italiana è un altro dovere che questo governo dovrebbe prendere in seria considerazione, ed invece non mi sembra stia facendo, vedi la solerzia con cui è stato cambiato l’articolo 18 e invece quanto ci metteranno a cambiare le virgole del rimborso ai partiti, nonostante i (soli) due scandali venuti fuori in queste settimane.
    Siamo tutti d’accordo che tagliare sia giusto, ma far dei passi indietro vuol dire altro..

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    1. Rispetto i pareri di tutti, ma io credo che passo indietro vuol proprio dire quello che dicono gli inglesi: GOVERNMENT SHOULD ONLY DO WHAT ONLY GOVERNMENT CAN DO.

      Quindi, se gli altri (il mercato davvero competitivo e non assistito) sa fare meglio, sarebbe giusto fre un passo indietro per non ingombrare con la presenza pubblica un mercato già saturo.

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      1. Messa in questo modo ha più senso, e personalmente a me piace il governo all’americana, cioè presenza statale ridotta all’osso. In Italia c’è necessità di mangiare a destra e a manca con una voracità sconosciuta agli altri paesi, questo è un dato di fatto. Per questo parlo di impossibilità di fare “passi indietro” da tutte le parti, ma di ottimizzare le risorse che ci troviamo sul groppone e che nessun governo toglierà mai..
        Comunque hai fornito uno spunto di riflessione, grazie per la discussione!

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      2. Condivido il “macro-tema”, sicuramente meglio che il Pubblico faccia solo quello che sa fare, dobbiamo però stare attenti a individuare bene cosa fare e cosa no (servizi, progetti ICT di back-office, change management, ecc.?)…per usare una metafora (con tutte le attenzioni del caso), se il “servizio scuola pubblica” viene sostituito dal “servizio scuola privata”, preferisco, anche se in difficoltà, la prima opzione…Gigi, a mio parere, il guaio sta proprio nell’assenza/carenza di “mercato realmente concorrenziale” nel bel paese…dunque, forzando, meglio essere autonomi nella gestione di certi processi che essere impiccati al vendor di turno…è cmq un argomento molto stimolante

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  3. E allora buttiamo via milioni di euro in cose che nessuno usa. Vuoi qualche migliaio di esempi?
    Come mai Obama dopo aver aperto all’Open Data ha chiesto di chiudere i siti governativi? lasciamo ancora che la PA giochi a fare i siti web o i servizi on line che nessuno usa. Se a te va bene, no problem. Poi non lamentarti se solo poche aziende (sempre le solite) lavorano.

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  4. Scusa ma che significato ha un post del genere? relegare il governo a fare un “passo indietro”? a limitare la propria influenza su determinate aree? non sarebbe meglio parlare di maggiore produttività e trasparenza? non sottostare ai dipendenti assunti a calci in culo ma promuovere una cultura del perfezionamento continuo?
    Non son d’accordo con l’italica usanza di dire: se una cosa non viene non la faccio.

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