Moriremo ignoranti

Dell’Agenda Digitale del governo italiano avevo già scritto qualcosa di getto nelle scorse ore.

Dopo aver dato una rapida occhiata all’estratto di principi e di buoni propositi, mi era rimasto l’amaro in bocca e non riuscivo a digerire la pastoia di slogan.

Sia chiaro, tutto il tema delle Agende Digitali (da quella Europea a quelle locali e condominiali) mi interessa e fa parte del mio lavoro, al punto che ho sostenuto sin dalla nascita il movimento di opinione dal basso che le reclamava e ne ho sottoscritto l’appello: http://www.agendadigitale.org/sottoscrittori/

Il punto ora è un altro, e riguarda uno dei temi che mi stanno più a cuore, ovvero l’inclusione digitale e l’alfabetizzazione.

Su questo blog ne ho parlato spesso e la mia posizione è chiara a quelli che mi seguono e dunque la sintetizzo: ‘L’alfabetizzazione digitale delle famiglie e delle aziende italiane va fatta con la televisione!

Troppo sintetico?

E allora mi spiego meglio. Il Ministro Profumo che si è assunto questa delega all’interno del Ministero dell’Istruzione????????, ha definito 101 temi e 6 tavoli di lavoro. E vabbè, diamo per buono che sia stato circondato da saggi ed esperti e tutto ciò sia il risultato di un analisi condivisa con ??????

E diamo pure per assodato che le 6 teste chiamate a coordinare i 6 tavoli di lavoro, siano il meglio che il governo potesse esprimere, non possiamo mica fermarci a polemizzare sulle parocchiette più o meno sabaude o suddite dei sabaudi. Andiamo oltre.

Il tema dell’inclusione digitale che mi sta particolarmente a cuore, a mio modo di vedere, viene messo in secondo piano rispetto a quello (molto importante) della digitalizzazione dei sistemi educativi ed educazionali. Il documento che tutti abbiamo letto, parla di LIM, eBook e elearning tutti sistemi e cazzabubboli che ai nativi digitali interessano quasi zero.

Dunque dopo aver buttato milioni di euro in LIM che pochi sanno attivare (non dico usare) e altrettanti in tecnologie (portali di elearning) vuoti o al massimo riempiti con contenuti inutili, ora puntiamo nuovamente sulla scuola per gli eBook. Auguri.

Me li vedo gli insegnanti di 60 anni che dovranno essere formati per insegnare, non tanto a leggere (ripeto: NON A LEGGERE) ma a produrre e interagire con un tablet. Auguri, davvero. Auguri!

Perché allora dimenticare aziende e anziani digitali? Perché relegarli a problema di inclusione sociale e produttiva? Perché non renderli parte del processo attraverso una nuova scolarizzazione digitale di massa?

I giovani tamarri non hanno bisogno di formatori nell’ambito digitale, sono loro i formatori da eleggere a protagonisti dell’Agenda Digitale. E dunque vado a spiegarmi, anche per rispondere a una sollecitazione di Mante che già aveva posto il tema su Eraclito: ‘Dobbiamo ricordarci che gli strumenti tecnologici in sé non posseggono alcuna intrinseca funzione salvifica‘.

Infatti l’Italia di oggi ha bisogno di recuperare il ritardo attraverso un’azione rovesciata che individui i giovani ‘Technology Steward’ (tamarri digitali) proprietari di linguaggi e metodi come formatori e inclusori di anziani e di aziende. Non devono spiegare solo il funzionamento dei cazzabubboli ma devono farne capire l’utilità e i VANTAGGI!

Agli anziani devono spiegare i ritmi e i linguaggi della rete e alle aziende concetti come consumerization e gamification che sono i primi ingredienti per l’ebusiness di successo.

Dice Mante che ‘… abbiamo bisogno di una didattica quotidiana ..’ e questo ruolo lo può soddisfare solo la televisione, come ai tempi del mestro Manzi che più volte ho citato in questo blog. Quindi prendiamo Carlo Massarini e diamogli questo compito, perché nessuno meglio di lui, ad oggi, può farlo come già faceva benissimo ai tempi di Mediamente. Ovvio che andrebbe messo in prima serata e a reti unificate, per quanto mi riguarda.

Per gli amici che ci rappresentano nei gruppi di lavoro, spero che queste mie osservazioni servano a capire che è meglio lasciare che la scuola si occupi di formazione e di educazione e che il Ministro dell’Istruzione si occupi di questo suo compito (anche, ma non solo, con le nuove tecnologie). Al resto deve pensarci il Ministero per lo Sviluppo Economico (mettendoci il grano) e quello della Cultura e Spettacolo (competente per la RAI) che, come nel caso della BBC, è tenuto a cambiare e adeguare i suoi palinsesti.

Il nostro paese (al netto del problema culturale ed ideologico) è ancora un paese telecratico. Sfruttiamo questa negatività e circondiamo Massarini di giovani tamarri e mettiamoli in prima serata. Proviamo a immaginare una trasmissione che sia il 118 digitale di questo paese, in modo che la scuola torni a fare la scuola, le aziende tornino a fare business e lo spettacolo, per qualche mese, lasci il palco alla cultura, perché quella digitale è la nuova cultura che nel paese che ha dato i natali all’Umanesimo e la Rinascimento, oggi è scomparsa.

foto di Daniele Devoti

12 Comments

  1. … (e se fossero evangelizzati gli anziani dai giovani? con relativa assistenza perchè sappiamo che la tecnologia è sempre in evoluzione …) Teresita

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  2. comunque condivido al 1000% l’idea dell’evangelizzazione a mezzo TV. Sono d’accordo con te Gigi sul fatto che il canale mass mediatico possa essere lo strumento di alfabetizzazione digitale, così come lo è stato nel dopoguerra… Massarini lo vedo bene nel ruolo, ma il linguaggio dovrebbe essere diverso rispetto a quello utilizzato a Mediamente, il cui target era ben definito… una rubrica come quella di AlJazeera di cui parlavi sarebbe molto utile. Va fatta una formazione stratificata e allo stesso tempo integrata… impariamo un po’ dal metodo di Goebbels: infondiamo la verità attraverso la ripetizione del messaggio. Questa volta, però, con uno scopo buono e in modo positivo…

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      1. Ho letto sul wall di Roberto… :) L’importante sarebbe arrivare in Audizione già con proposte concrete per evitare di arrivare alla fine con il classico “ci aggiorniamo al prossimo appuntamento” (tipico stile delle riunioni all’italiana:-))

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  3. Gigi, tu mi provochi! Lo sai bene che da sempre non considero le tecnologie la soluzione ed in qualche caso come parte del problema.
    Che mi si parli di “strategia” e si faccia riferimento ad e-learning, lim, tablet, vuol dire che non si imparato nulla dagli errori del passato.
    In breve: che fare per il mondo della scuola se proioprio vogliamo parlare di “strumenti”: un pc per tutti (di proprietà dello studente/famiglia), connettività a cura delle scuola. Cosa che dico da una vita.
    Per gli insegnanti: una buona dose di formazione digitale universale e di base.
    Poi parleremo di quale usi fare a scuola di tutto questo ben di dio. Anche qua la mia l’ho già detta e la ri-dirò dove e quando serve .
    Per la digitalizzazione della socità, lasciamo pur stare gli “anziani” e pensiamo ad una cutura per un uso ricco delle tecnologie da parte dei tamarri digitali, che a dispetto di tanta propaganda attorno ai “nativi” sono super ruspanti: pochi usi, superficiali, poco ricchi.

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    1. Caro Gianni, fra i tamarri ci son pochi ‘champions’, questo è vero, ma le dinamiche naturali dell’universo digitale le hanno già nel DNA (consumerization, gamification, ecc.). Volenti o no, saranno loro classe dirigente e forse hai ragione tu, meglio lasciar perdere il reparto geriatria :-)

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      1. Lasciando da parte ogni forma ideologica, il così detto reparto geriatria costituisce ancora oggi la più ampia fetta di bacino elettorale. Se si vuole scatenare l’interesse della politica, purtroppo bisogna fare i conti con questo aspetto. Il contrario rischierebbe di richiedere tempi molto più lunghi, senza garantire un risultato. Purtroppo, e sottolineo purtroppo, non siamo di fronte ad una classe dirigente che guarda al futuro, ma solo al presente…

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