Multidisciplinarietà

Oggi in aula abbiamo parlato anche di multidisciplinarietà, aiutati dalla testimonianza di Giorgio Soffiato che, nel contesto del Social Media Marketing, ha proposto la sua visione sulle nuove sfide professionali che attendono i giovani studenti.

Per trovare lavoro in questi nuovi ambiti, una studentessa del mio corso, ci chiede se sia meglio acquisire uno skill tecnologico (informatica) o economico (marketing). Al di là del fatto che ulteriori skill di tipo, sociologico, comunicativo, ecc. non sono da scartare, mi chiedevo quanto sia utile spingere, e persuadere, verso l’approccio multisciplinare a discapito della specializzazione.

Per definire meglio il contesto delle mie riflessioni, devo ammettere che l’altro giorno mi sono imbattuto in questo post che riassumeva l’evoluzione del pensiero di Ernesto De Martino che, oggi, mi sembra ancora molto attuale: ‘La multidisciplinarietà è una delle sfide con cui la ricerca accademica dovrà prima o poi confrontarsi. A causa dell’elevato grado di specializzazione del sapere odierno, la possibilità che un solo campo del sapere si consideri preminente è ormai sempre meno credibile. L’interdisciplinarietà si pone così come possibilità per far comunicare, ed a un tempo progredire, i numerosi punti di vista che si sono aperti sul mondo e lo studio dell’uomo’.

Inoltre, una serie di letture fugaci sui blog specializzati, ultimamente mi proponevano i risultati di ricerche statunitensi che evidenziavano un fatto inconfutabile, ovvero: le aziende cercano figure poliedriche.
Dunque la multidisciplinarietà non va sollecitata solo a livello accademico ma, soprattutto a livello applicativo, nell’ambito professionale/lavorativo.

Se da un lato queste figure aiutano ad abbattere il ‘time to market’, dall’altro non riescono mai a connotare i progetti complessi della scientificità e della metodica necessarie per renderli sempre e comunque sostenibili, anche con il variare degli eventi.

Truppe di consulenti generalisti ma ‘strategici’ (come amano definirsi) si stanno affacciando sul mercato dell’economia immateriale e cercano di offrirsi alle aziende come analisti (di cosa? con che strumenti?) ed esperti di ogni progettualità legata al mondo del digitale.

La maggior parte sono venditori di fuffa che praticano seminari e convegni ma che non hanno quasi mai affrontato un processo complesso e credono che tutto si possa risolvere con un ‘socialqualcosa’.

Oggi Giorgio ha detto una cosa inconfutabile: ‘mica tutto si deve fare con il web e con il digitale’. Ecco, appunto e, fra l’altro, citando l’esempio di http://www.trotevive.it/ ci raccontava di come il suo committente si rapportava con il vecchio telefono, la carta e la penna, a discapito di Twitter e Facebook che, per le trote vive, ben poco posono fare.

6 Comments

  1. come fa un “specializzato” a dare soluzioni strategiche se conosce solo un processo? non possiamo metterci a fare questo tipo di valutazioni comparative perchè entreremo in polemiche sterili. si tratta di due professioni diverse e entrambe importanti. uno disegna la strada, l’altro la costruisce. la multidisciplinarietà ha comunque il vanraggio di mantenere una mente flessibile e predisposta all’apprendimento. l’approfondimento poi dipende da capacità individuali, cosi come l’astrazione per gli specialisti…

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    1. Simone io non ho la verità in tasca, anzi sono strapieno di dubbi.

      Però hanno inventato gli stack, ovvero il modo di far comunicare i vari layer con delle regole (TCP/IP)…… a volte funzionano. Quindi è soprattutto un problema di organizzazione, IMHO

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      1. nemmeno io ho la verità in tasca.
        Ma appunto stiamo parlando di due professioni diverse e parimenti importanti.
        Aziendalmente, il paragone è con un Direttore Generale che deve occuparsi di: organizzazione, risorse umane, sistemi informativi, produzione e commerciale… è chiaro che non può essere specialista in tutto, ma deve avere quel minimo di conoscenza di ciascun processo per poterlo gestire. La gestione operativa di ciascuno di essi, quindi, è demandata alle persone con le competenze specifiche.
        Una azienda non va avanti senza un DG o AD, così come non va avanti senza persone che entrino nel merito dei processi. Chi funziona bene, sa integrare queste due professionalità.

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      2. Condivido Simone, funziona chi integra bene, o comunque prova, diverse funzioni e competenze. E’ un’annosa questione questa della’iper-specializzazione versus approccio generalista. Continuo a sostenere la necessità di una formazione e competenze multidisciplinari, ma supportata da collaboratori e/o da una squadra che ti faccia vedere quelle specificità che solo uno specializzato sa darti. Davvero, se non avete certezze, personalmente ne ho ancora meno…vale comunque, su tutto questo, il gioco di squadra che si è in grado di mettere in piedi

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