Digital divide culturale

Mi fa piacere che Mante abbia riportato all’attenzione il tema del Digital Divide Culturale.
Cade a fagiolo come completamento delle mie elucubrazioni di stamane sulle strategie digitali di infrastruttura.

Il tema meriterebbe più attenzione anche da parte dei decisori che non se la possono cavare con i problemi di cassa legati alla crisi dell’economia. Anche negli anni ’60 eravamo in crisi, forse più di adesso, ma almeno avevamo una visione di futuro e, se il maestro Manzi è spesso richiamato in queste mie dissertazioni è perchè da allora non si è fatto più nulla per supportare l’alfabetizzazione con azioni di sistema e, soprattutto, di visione. Siamo un paese telecratico giusto? E allora usiamola bene questa tv….Magari, così: http://www.bbc.co.uk/webwise/ Il termine figo per queste azioni è DIGITAL LITERACY, si fanno ovunque tranne che nel bel paese.

 

Però, ribadisco e sottolineo ancora sino a sgolarmi: non basta risolvere il problema delle infrastrutture, serve una visione strategica e un substrato culturale dove svilupparla.

Allora vi racconto un po’ del mio lavoro, non lo faccio quasi mai ma stavolta ci azzecca, e come. Mi ha stimolato Marco, segnalandomi questo.

Negli ultimi anni ho abbandonato le tecnologie, e non ho più un ruolo informatico. Mi occupo infatti di eGovernment e di temi legati al digitale a 360 gradi. La Regione Veneto, che è il mio datore di lavoro, ha compiti di programmazione, dunque strategici per il territorio e per attuarli si dota di Programmi Operativi (POR). Nel campo del digitale, ha ritenuto di portare avanti 4 azioni:

  • Infrastruttura (investimenti sulla banda larga)
  • Cultura digitale (punti di accesso pubblici con assistenza)
  • Sviluppo di soluzioni innovative (contributi alle imprese che progettano soluzioni cloud)
  • Stimolo alla domanda (contributi a sostegno delle imprese che cambiano e scelgono il digitale) questo ancora in rampa di lancio.

Su questi ambiti ho i miei ruoli, come funzionario pubblico e devo dire che si mappano benissimo anche con la mia visione di strategia digitale. Dunque, qui nel Veneto, la politica regionale ha capito bene il tema e gli antidoti da mettere in campo per combattere il Digital Divide. Ovviamente hanno spinto verso queste programmazioni, le visioni e le passioni delle persone giuste, quelli più tenaci e visionarie, ma va dato atto alla politica di averlo fatto. Chapeau.

Dunque, quando leggo sull’articolo segnalatomi da Marco: “il progetto Panedigitale, ha l’obiettivo principale è fare una mappa del digital divide e trovare di volta in volta soluzioni economiche e semplici da offrire agli amministratori locali che spesso non hanno idea di cosa fare…“, o ancora leggo su Wikitalia: “wikitalia si rivolge a tutti. In prima battuta ai sindaci e alle loro amministrazioni, affinché decidano di far propri la filosofia e gli strumenti dell’Open Government…” resto un po’ così, diciamo perplesso.

Grandi iniziative territoriali sono all’ordine del giorno e, dalle mie parti, diventano sistema. Cittadinanza Digitale, voluta dall’amico Michele, al tempo Vicesindaco di Venezia, è già diventata un progetto federato e oggi stiamo tentando di proporla al riuso europeo grazie alla collaborazione fra Comune e Regione. Temi? Iris sul cloud, banda larga nelle isole, cultura digitale diffusa, ecc.

Dunque le idee ci sono, le persone appassionate pure. In questa zona del paese, ma son sicuro in mille altri territori d’Italia, abbiamo capito bene che va abbattuto il Digital Divide Culturale, con la stessa forza e la stessa enfasi di quello Infrastrutturale. Al governo, purtroppo, non hanno ancora capito niente dunque, ridatemi il maestro Manzi, in versione digitale, per favore.

 

 

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