Ho un cerchio alla testa

 

As usual (così fan tutti quelli che hanno un blog), bisogna dire qualcosa sul nuovo giocattolo, per cui mi accingo a fare delle considerazioni alquanto banali ma personalissime.

Google Plus sfrutta al meglio gli errori di Wave e di Buzz (fino a che punto si possa parlare di errori e non di esperimenti, non lo so) e finalmente sfonda.

Espertoni, studiosi e guru di ogni genere stanno elucubrando su similitudini e differenze con Facebook e altri socialnetwork. Io non ho tutti gli strumenti per farlo, bisognerebbe analizzare i trend di crescita degli utenti, il tempo di permamenza sul sito, il tracking dei percorsi all’interno, la raccolta pubblicitaria, e mille altri fattori e parametri. Ci sarà tempo.

Di una cosa son certo, la persona (QUELLA DIGITALE) è sempre più importante. Le sue relazioni (link) sono la base di tutto il web sociale.

Sono altrettanto certo che, rimbalzando da un SN all’altro, c’è sempre meno tempo per creare contenuti, dunque, la quantità prevale sulla qualità. L’osservazione, veloce, fugace, forse inutile, prevale sulla riflessione.
Stiamo passando il tempo a definire liste (cerchie), a bannare troll e a ricondividere all’infinito cose già viste, già dette e già discusse, a suggerire amici e ad accettare amici. Amici? Come ha perso valore questo termine.

Dov’è dunque il valore complessivo?
Certo sta negli strumenti e nella capacità di dominarli e renderli vantaggiosi ma, oggi, non vedo nessun vantaggio nel saltare da un palinsesto all’altro.

Fermiamoci un attimo, e pensiamo a cosa mettere al centro: La relazione, il contenuto o entrambi?

Non è una riflessione da poco ma, se non ne usciamo presto, sarà solo overload e consumismo.

7 Comments

  1. Ciao Gigi, ottimo post. Devo dire che la sensazione che ho avuto io, e che tuttora ho quando penso a Google+ è proprio quella che descrivi tu, un cerchio alla testa. Sto ricevendo in questi giorni un fracasso di alert, di gente che mi ha aggiunto a Google+. Molti li conosco, altri mai sentiti. E mi dico: “Perchè devo perdere delle ore a stare dietro a questa gente completamente ignota?” L’approccio di Facebook, con l’accettazione da parte di chi viene “aggiunto” mi sembra ancora la soluzione migliore per controllare la propria lista di amici. In Google+, invece, succede il contrario. Io ti aggiungo, ti seguo, se poi vuoi seguire anche me, bene. Il rischio è di avere un sacco di persone che mi hanno aggiunto, e che non conosco nemmeno. Cosa faccio? Li aggiungo? Non li aggiungo? Li blocco? Boh… e il cerchio, quello alla testa, aumenta. Poi magari la gente che mi aggiunge non vede niente di me, sono io che posto qualcosa nelle varie cerchie, ma intanto questa cosa mi fa pensare… Provate a dare una occhiata alla home page del vostro stream… vi interessa davvero tutto quello che vedete lì sopra? Mah…

    Altra cosa su cui riflettere è: che cosa ha davvero di nuovo Google+, a parte le cerchie (tra l’altro c’è una app su FB che fa già la stessa cosa)? Guardo i bottoni grossi sopra e:

    Casetta – vedo lo stream, ok, ce l’avevo già in FB
    Foto – ce le avevo già, con Picasa Web Albums
    Profilo – ce l’avevo già, con Google Profile
    Cerchia di amici – ok, questa è una piccola novità

    L’unica cosa un po’ carina è il famoso Google Hangout (bottone verde a dx) ovvero la multi chat video di gruppo, con le finestre sempre attive (non con il caller singolo attivo, come alcune fanno già, vedi Microsoft Lync). Questa è un po’ una novità che vedremo presto su molti client di video chat. Già domani, 6 Luglio, il buon Mark dovrebbe lanciare qualcosa di “awesome”, vedremo cosa…

    http://www.huffingtonpost.com/2011/07/01/facebook-video-chat-skype-partnership_n_888982.html

    Bene. Queste sono un po’ le mie considerazioni. Su una cosa sono molto d’accordo… Fermiamoci un attimo, e pensiamo… Davvero.

    Ciao!
    C.

    PS: buon giro in Canada… :)

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    1. Fra l’altro, proprio oggi, ho notato che la nuova versione di Skype (quella per Mac) apre al controllo remoto del desktop e alla multiconference, nonchè al document sharing.
      Se, come dicono i rumors anche Facebook farà lo stesso, forse questi cazzabubboli stanno virando verso la gestione dei flussi lavorativi (work flow management) e la parte social serve solo per spostare utenti da una piattaforma all’altra…….. son sempre infrastrutture IT, nel loro DNA.

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      1. credo anch’io che la parte che chiami “social” funga da calamita per spostare utenti da una piattaforma ad un altra con i relativi servizi ;-)
        @Pezzin chiare ed ottime delucidazioni

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  2. @Ugo, i posteri siamo noi. Siam già posteri delle precedenti sperimentazioni di Big G.
    @Filippo, se Google vuol fare un sistema embedded, alla Apple per capirsi, allora i principali antagonisti di Microsoft, faranno esattamente quello che hanno sempre denigrato. Non è bello.

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    1. Gigi, infatti non a caso ha aspettato il consolidamento della sua gmail e dei suoi servizi per far decollare il suo SN….mah, vedremo, ma sarà dura scalzare il faccialibro dal dominio di tali piattaforme ;-)

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  3. L’approccio cauto è giusto, ma altrettanto giustamente tu ti riferisci ai primi prodotti “social” di Google come fasi intermedie, per mappare il territorio. A parte quel tempo dedicato a riversare contatti in cerchie e sottocerchie, penso che questo G+ abbia due meriti innegabili, e innegabilmente fertili. 1) Correggere molti difetti del supergeneralista Facebook, tra cui questa sostanziale omologazione dell’identità in amicizie tutte dello stesso peso, spesso spendibili per contenuti un po’ per tutte le stagioni (leggi “cazzeggio”). 2) Puntare all’integrazione globale tra servizi che già utilizziamo, logicamente a marchio Google. Insomma, quando fecero Chrome nessuno capì perché. Ma ora, penso, lo capiamo tutti dove BigG voglia arrivare. Il prossimo passo è trasformare i Chromebook in dispositivi che abbiano anche la possibilità di lavorare in sincronizzazione — stile Dropbox, Ubuntu One e simili — e allora sì che la conquista del mondo sarà completa. (Concludere con oscura risata in eco e otto battute di “Una Notte sul Monte Calvo”. La battuta è di Stefano Benni. Ci stava.)

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  4. Già Gigi, rischio dispersione e duplicazione di energie evidentissimo, tralasciando i contenuti e l’alimentazione “umana” delle relazioni…ai posteri l’ardua sentenza ;-)

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