Quella voglia di web 3 e oltre …..

Ieri sera il servizio di Francesco Merlo sul TG1 poneva parecchia enfasi ai nuovi modelli di telefonino che dovrebbero tradurre in simultanea la voce e la messaggistica. Mia moglie ricordava ancora una vecchia traduzione con Altavista: “camera con bagno dotata di acquazzone” (shower :-) ), sorridendo e notando che, in fondo, non siamo migliorati di molto.

Oggi si parla molto del pezzo del prof. Chittaro sulla buffa esperienza con un assistente vocale dell’Ikea. Nei commenti c’è anche chi denota un certo distacco fra i teorici e i pratici. Nel senso che è facile criticare i fatti teorizzati negli atenei lasciando a chi sta nelle industrie l’onere di metterli in pratica.

ikea

Diciamo piuttosto, che ciò che sorprende è la naturale ostilità che noi umani dimostriamo nei confronti delle macchine che noi stessi creiamo. Come vivessimo costantemente il paradosso di “I robot“! La stessa antologia del grande Asimov, infatti, era basata sulle contraddizioni e sulle apparenti falle delle macchine, quasi a giustificare la superiorità dell’uomo per esorcizzare delle paure che, col passare degli anni e con lo sviluppo delle tecnologie, rischiano di diventare esse stesse ataviche.

Nel momento in cui le industrie sono lanciatissime nel definire protocolli per lo scambio di informazioni fra gli oggetti, sembra che l’uomo voglia smarcarsi da una possibile commistione con essi. Domotica, Web 3 e semantica sembrano non trovare la giusta miscela per fare un percorso comune.

Suvvia ma i benefici li vogliamo davvero o ci è sufficiente teorizzarli?

Spesso durante le mie lezioni tendo a persuadere che il web 3 offrirà molti più benefici del web 2, in quanto sarà in grado di fare proposte. Il web 2 è ancora legato alla ricerca di relazioni e di servizi ma ha in se una grande propensione ad arricchire le identità digitali dei loro significati analogici.

Mi spiego meglio. Se vogliamo dei servizi su misura, dobbiamo concedere elementi di identità certi con significati interpretabili. Se desideriamo che ci venga offerto un vestito su misura, costruito e spedito a casa, dobbiamo indicare molti elementi (la qualità del tessuto, le misure, il colore, e poi l’indirizzo, la carta di credito, ecc.) Come possiamo pensare che una macchina possa interpretare i nostri bisogni se siamo refrattari in questo? L’identità dell’interlocutore, sia esso uomo o macchina, deve essere ricca e “parlante”. Altrimenti che risposte possiamo pretendere?

Immagino ancora (ma anch’io non sono uomo del fare e non saprei quando l’industria riuscirà a realizzarlo) un web 3 molto, ma molto propositivo del tipo: “caro Gigi, le ultime analisi mediche denotano un certo stress da affaticamento, mi son permessa di verificare il tuo calendario degli impegni e ho visto che la prima settimana di Marzo non hai inserito appuntamenti importanti. Tua moglie è libera anche lei da impegni urgenti, quindi non dovrebbero esserci problemi nel prendervi una settimana di relax. Ho visto che tre anni fa siete stati in quel Resort in Toscana che vi è piaciuto molto. Avete lasciato dei giudizi molto positivi e i commenti erano davvero di gusto. Mi son permessa di controllare il conto corrente e i RID in scadenza. Tutto ok, Gigi, il budget te lo permette. L’automobile mi dice che c’è solo da registrare un po’ l’olio e aggiungere dell’acqua per i tergicristalli, mentre le gomme danno risultato ok. Il frigorifero non mi notifica nessun alimento in scadenza per i primi di Marzo e come sai la caldaia si autoregola dialogando direttamente con gli altri oggetti della casa. Basta solo che tu risponda a questa voice mail con un: “OK!” e penserò io a prenotare il tutto. A proposito mi sono anche assicurata che fra i piatti proposti dallo chef ci siano ancora i pici all’aglione che ti piacciono tanto. Ciao dalla tua assistente virtuale Lara Croft“.

lara croft

2 Comments

  1. Penso che siamo ancora lontani dal livello di integrazione necessario per arrivare ad uno scenario come quello che hai descritto.

    Per il momento il massimo che riusciamo ad archiviare con tecnologie di questo tipo è qualche suggerimento su film da vedere, libri da leggere e musica da ascoltare il tutto fatto sempre all'interno di piattaforme chiuse.

    La tua visione richiede una standardizzazione dei sistemi di scambio dati che al momento non è praticata. Gli standard tecnologici ci sarebbero anche e volendo si potrebbe anche sperimentare in tal senso, ma dal punto di vista del business ogni azienda è molto gelosa dei dati che raccoglie ed è per questa ragione che vedo complicato un livello avanzato di "macchine pensanti" a meno che naturalmente Google o Facebook riescano a raccogliere un ventaglio di dati sufficiente a prendere decisioni di quel tipo.

    E non sono certo di voler vivere in uno scenario del genere…

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    1. Sergio penso che non sia un problema tecnologico e nemmeno semantico. Come dici tu è il business che va intercettato, bisogna far capire alle aziende che è conveniente anche per loro. Ad esempio gli oggetti che autoapprendono servono per diminuire di molto i temi di deploy, di manutenzione, ecc. Se questo passasse anche con gli umani, il business ci sarebbe.

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