Controtendenza

C’è un gran vociare in questi giorni sulle esternazioni del sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Gianni Letta.

Lo stop alla diffusione della Banda Larga e il mancato finanziamento al Piano di eGov 2012 hanno fatto trasalire e (letteralmente incazzare) moltissimi osservatori e commentatori. E spiace dirlo, molti blogger fanno gli evangelisti e i guru-giornalisti della rete, senza la minima conoscenza del contesto. Ma va bene anche questo, fa parte del gioco.

Allora vado controcorrente. Il problema esiste ed è serio. Ammetto che la competitività del sistema paese debba essere sostenuta dalle infrastrutture e dai servizi ma? C’è un dubbio fondo!

Oggi, il settore ICT è in larga parte assistito dallo Stato e dagli Enti Locali che attivano le più grandi commesse. Questo, in un momento di esaltazione del modello assistenziale (ma era così anche prima della crisi), può essere capito ma non è la soluzione definitiva.

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Avevo già espresso le mie opinioni sul “chi ciuccia la tetta” in tempi non sospetti. E non torno rinnego le mie esternazioni. Ma oggi leggo un distinguo (di Stefano Parisi AD di Fastweb) che forse fa capire meglio la mia posizione:

Sul mancato arrivo delle risorse pubbliche cominciano a farsi sentire le reazioni degli addetti ai lavori, gli operatori di Tlc. L’Ad di Fastweb Stefano Parisi non drammatizza. “I nostri investimenti non sono legati all’intervento del governo”
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Ecco, tocchiamo il tasto dolente. Perchè le aziende ICT non sono in grado di competere senza l’aiuto dello Stato?

  • Perchè non sono innovative e di fatto non producono idee. Sono in gran parte distributori di soluzioni pensate all’estero;
  • Continuano a proporre “sostituzioni” di ferro e di software, che per le imprese è insostenibile (mentre per lo Stato no);
  • Perchè gli account commerciali sono vecchi e non conoscono i nuovi paradigmi dell’ICT (Cloud, Virtualization, On demand, ecc.)

E poi c’è il problema culturale che assilla i “politici” ma anche i “fornitori”. Senza questo tassello, non si va da nessuna parte. Quindi, bene chiudere il rubinetto se prima non c’è chiarezza sulle regole del gioco. IMHO.

p.s. commenti sulla cultura dell’Innovazione anche su InnovatoriPA

5 Comments

  1. Trovo le osservazioni che fai molto interessanti e pertinenti. Il discorso si potrebbe estendendere anche ad altri investimenti che invece non vengono congelati, però, restando in tema, non capisco perché lo stato dovrebbe tirare fuori questi quattrini quando poi gli utili andrebbero alle aziende ICT di cui ben descrivi i problemi.

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    1. Diciamo che se l’Italia fosse la Silicon Valley, allora direi che si difende l’occupazione e bla, bla, bla. Ma in Italia facciamo Turismo, Artigianato, ecc.
      Allora perchè non devono essere le aziende ICT a innovare invece di farsi assistere?
      Dopo Olivetti ne hai più vista una di davvero innovativa?
      Il resto viene tutto dagli USA e dall’Oriente e lo rivendiamo come fosse innovazione.
      Lo Stato deve aiutare, questo è vero. Le infrastrutture digitali sono come le strade. Ma poi non bisogna accomodarsi, bisogna portare innovazione e valore al sistema.

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