I social network al tempo della retorica

Che il bloggante si sia espresso in tempi non sospetti sui fenomeni del microblogging e del lifestream è ormai scritto su Wikipedia! (la voce l’ho davvero aggiunta io con il contributo di @Catepol).

Ma più in generale è il tema del Social Networking che è stato trattato in questo spazio diverse volte, animando dibattiti e riflessioni.
L’amico Stefano (con il quale abbiamo conversato spesso in rete su questi argomenti) torna a stimolare il dibattito mettendo sul piatto una visione prospettica e geometrica di assimetria fra la dinamica del bloggare e quella del partecipare allo scorrere della vita sociale (lifestreaming?). Stefano tocca il tasto dolente dell’abbandono dei blog e punta il dito sulla mancanza di incisività delle “conversazioni liquide e frenetiche” tipiche del lifestream.

Il bloggante, ha osservato questo fenomeno con particolare attenzione nel corso degli ultimi anni e, diciamo, che la storia del lifestream che si è mangiato i blog, non lo convince del tutto.
Interessante è anche l’osservazione di Gianluca: “FF non è simmetrico, per cui, al contrario di FB (almeno in certa misura) ricrea (almeno in potenza) il fenomeno dei 1000 follower/100 following con formazione spontanea di Friendfeedstar (che in certi casi ricalcano le Blogstar, ma non sempre)“.

Su queste analisi, comunque, si gioca un po’ la credibilità del fenomeno “socialsfera” (ormai ex-blogosfera) che, diciamolo, in Italia non ha espresso mai un grande valore e nemmeno un movimento incisivo e credibile. Il blogger italico (o per lo meno quella sporca trentina che dal 2003 si è costituita in clan) ha fondato la sua esistenza su due fattori portanti e importanti: il narcisismo del consenso e le relazioni esclusive. Il narcisismo del consenso è un nettare essenziale alla sopravvivenza della specie. Il commento, il backlink, sono il riscontro ossessivo ma indispensabile al lavoro di redazione del post. Mentre la relazione esclusiva rafforza il clan, lo contestualizza e lo eleva ad elite (sarebbe banale chiamarlo blogroll, ma di fatto, tecnicamente, lo è!).

Ed era così prima che si spezzasse l’incantesimo. Prima che l’onda anomala del lifestream mettesse (o rimettesse) in discussione tutto. Quanti eravamo su Facebook fino a 2 anni fa? Pochi credo. Qualche decina di migliaia in tutta Italia e qualche centinaio fra i blogger che, in qualche modo, si relazionano attraverso gli hub forti!

6 gradi

Ed eccoli li! I 6 gradi di separazione sono scoppiati. Esplosi, implosi, frantumati in un Big Bang…….che ha generato nuove relazioni, nuovi link, nuovi piccoli e grandi attori della parte abitata della rete che non hanno mai conosciuto: il prima. Ieri ho chiesto alle mie figlie (22 e 18 anni) che cos’è OGGI il web. Mi hanno risposto senza esitazione: “E’ Facebook!”.

Questa consapevolezza ancora non è così permeata nel vecchio clan. Qualcuno ha provato a capire, a collegare, a relazionare i vari mondi con Friendfeed e altri cazzabubboli. Ma il Big Bang ha creato nuove galassie, non ha rimodulato quelle esistenti. Il Big Bang ha creato nuovi pianeti, incoscenti del prima e privi di relazioni subordinate. Un esempio su tutti (tecnico purtroppo): Ho chiesto a molti miei contatti di Facebook che si divertono a commentare i miei post direttamente da DENTRO la piattaforma di Facebook (grazie alla funzione dell’app Networkedblogs), se fossero a conoscenza che quella era una funzione che collegava il mio blog personale (L’ORIGINALE) a Facebook. Ovviamente no. Ma non gli e ne frega nulla! Il fatto che esista o non esista un blog da decenni, non gli sposta una virgola. E’ solo retorica, puro esercizio dialettico su “definizioni”. Blog, Social Network? E’ il web bellezza! Le sue sfumature sono dettagli.

Alla fine qualcuno se ne sta andando. Del vecchio clan si stan perdendo le traccie. Il Big Bang ha ucciso il loro narcisismo? Ha ucciso la loro creatività? O ha messo in discussione le relazioni esclusive? Non ho la risposta, anche perchè io stesso mi muovo con difficoltà e con una certa schizzofrenia dentro questi ambienti mutevoli e mutanti.

Twitter ad esempio. Nel 2006 ne ero un fan. Oggi che lo usa la casalinga di Voghera (e che i contenuti sono davvero discutibili) non mi attrae quasi più. Quindi il virus del clan ha colpito anche me? Forse si! E’ la solita storia, vecchia come il cucco. Si stava meglio quando si stava peggio! Si stava meglio quando eravamo 4 gatti! Cosa insegna tutto ciò? Forse che le dinamiche non si possono determinare in pochi ma, che le stesse, sono frutto di diversi e differenti approcci.

Gli stili di vita si subiscono e non si determinano. Ahimè! E forse quelle di BJ Fogg sono solo delle pie illusioni. La follia dell’uomo non ha limiti e anche il Social Networking non sa come definire se stesso, perchè chi lo anima è ancora alla ricerca di un identità che, troppo spesso, si confonde solo con la visibilità. E quando questa ne risente, tutto si rimette in discussione.

A proposito. Che fine ha fatto Wave?

17 Comments

  1. […] Nelle community online che frequentiamo e abitiamo (che sia la blogosfera, la twittosfera, friendfeed, un gruppo su facebook ecc.) a volte capita di sentirsi proprio come il ragazzo che si alza e balla da solo senza t-shirt: SOLI, mentre gli altri apparentemente fanno gruppo fra loro per altri motivi. Soprattutto all’inizio, quando abbiamo pochi contatti, non conosciamo meccanismi e dinamiche della socialsfera, come la chiama Gigi. […]

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  2. Caro Gigi, ho letto un paio di volte il post.
    Devo dire che mi mette un po’ a disagio… e può anche darsi che abbia capito poco.. forse è un post per gente del clan.. :-)
    Sarò sincero: non mi piacciono i club, né i clan né le classifiche. Ricordo qualche discussione già ai tempi di blogbabel e dell’incurabile celolunghismo (unisex) di alcuni blogger.
    Blogger è anche colui che scrive per se o per dieci lettori e credo sia proprio questo il bello!
    Anche sul twitter che non piace più perché diventato “popolare” avrei da ridire :-): mi pare un esercizio di snobismo tecnologico che non condivido.
    Per il resto, se FB, come ama dire il nostro amico Gianni Marconato, è una piazza, allora evidentemente è più facile incontrarsi e chiacchierare nella piazza-FB che andare nelle singole case-blog…
    Che dici? Non ci ho capito niente? :-)

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    1. @Anto, il buon Gianni ci azzecca quasi sempre :-)
      In effetti hai colto (tranne celolunghismo e classifiche che non ho voglia di riesumare perchè sono discorsi vecchi e ormai interessano solo alle comari :-) ). Hai colto affermando che bloggare è un metodo, non un fine. Metodo per chi è intimista ma anche per il giornalista di successo o per il politico che cerca consenso.
      Su Twitter è solo un MIO problema. Mi piaceva quando eravamo “4 amici al bar”, ora che c’è l’assalto alla diligenza lo uso solo come sistema di “status” ….e forse nemmeno quello.
      Detto fra noi, non è che voglio ergermi a fenomeno da studiare :-) Ho anch’io le mie paranoie!

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  3. gigicogo :
    @Andrea, vai a saperlo. Troppi fattori indeterminabili e comunque credo che il web non debba contaminarsi con le logiche televisive. Staremo a vedere!
    Comunque, di quel poco che so di televisione, se non erro c’era un programma che si intitolava “meteore” :-)

    Vero :-)
    Andato in malora anche quel programma.
    Cmq se ci fai caso, così come in TV anche nella blogosfera vige una specie di “Selezione Naturale” dove pochi emergono e diventano noti, mentre la grande maggioranza non viene nemmeno letto una volta.
    In tv, probabilmente con logiche differenti (spintarella, good looking piuttosto che merito), avviene lo stesso.

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    1. Le spinterelle qui si son cercate per anni. Ed erano lo sfruttamento della visibilità dell'”hub forte”. O forse è meglio dire “hub strategico”?
      Ora le cose son cambiate e questi hub (secondo me) non sono indispensabili. Almeno nel mare magnum dei SN!

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  4. 1 – Comunque a guardar i commenti, io sono l’unico che ti ho commentato dal blog e non da un sn. Si sappia!
    2 – Riguardo chi si sente blogstar e se ne va dai sn, credo che le dinamiche che scrivi siano giuste, poi per come siamo fatti noi Italiani, il clan (come scrivi) è fondamentale per creare consenso e quando poi non si riesce più in qualche modo a controllarlo viene voglia di trovare strade diverse. Se ci sono.
    3 – concordo con michele ficara per quanto riguarda le agenzie sveglie (#27) che cercano su fb i nuovi emergenti.
    4 – È proprio un bel post. Complimenti.

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      1. Per quanto riguarda Contino hai ragione ma per Ficara i commenti li ha fatti tutti da ff. ;)
        Del resto fino al #49 tutti sono da li.

        Poi per le “guardie” “vecchie o nuove” io sono della “futura”! Nel senso che non ho un blog non faccio parte di un clan ma in compenso sto sui social e ho un tumblr. Tiè!

        Il tumblr è il presente e sarà il futuro, siiiiiiiii.
        Se vuoi a parte le battute ne possiamo fare un bel feed su ff e vedere cosa ne esce. Però scrivilo te che i contatti che tieni più autorevoli (rispetto a quello che dicevi sopra).

        Ora esco a comprarmi un gelato con i pupi poi quando ritorno vediamo cosa è successo.

        ciao Gigi

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  5. Bel post Gigi, nessun blogger (a parte Grillo ma non è blogger bensì un prodotto editoriale) è mai riuscito veramente ad uscire forte dalla socialsfera per ovvi limiti di comunicazione … Un conto è parlare tra esperti un conto è parlare ed avere il consenso delle masse, poi è arrivato facebook ed ha assestato il colpo mortale a chi già si era autonominato profeta del web italiano… Insomma la solita storia all’italiana finita a modem e tarallicci :-)

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    1. @Andrea, vai a saperlo. Troppi fattori indeterminabili e comunque credo che il web non debba contaminarsi con le logiche televisive. Staremo a vedere!
      Comunque, di quel poco che so di televisione, se non erro c’era un programma che si intitolava “meteore” :-)

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