Io voto

 

Premetto che non credo più nell’efficacia del referendum su temi particolarmente complessi come quelli proposti per domenica e lunedì prossimi.
Mi è pur vero e lampante che chi legge e scrive in rete è abituato ad informarsi, a discutere, a farsi un idea e a confrontarsi, mentre è altrettanto chiaro (discutendo fra la gente e leggendo gli ultimi editoriali) che la maggior parte degli elettori del nostro paese non sa nemmeno su cosa si va a votare domenica.

E questa premessa è d’obbligo per chiarire subito che i grandi momenti referendari degli anni ’70, tanto cari a Marco Pannella, hanno vissuto e vinto battaglie su temi specifici ma soprattutto semplici: divorzio si o no, finanziamento ai partiti si o no, ecc.

Ora i temi sono complessi e quindi diventano complicati per la maggior parte degli elettori, escluso il popolo della rete che continua a discutere e confrontarsi.

Va inoltre detto che lo strumento stesso del referendum non ha più l’appeal che aveva negli ultimi anni del ‘900, quando veniva vissuto ancora come battaglia ideale. Oggi, mentre si celebra il funerale degli ideali e si esalta la praticità e la semplicità dell’emulazione dei “migliori”, non c’è tempo per riflessioni referendarie. Il popolo è ben guidato da un imperatore e quindi non serve perder tempo con strumenti democratici un po’ vintage.

In 30 anni, si è passati, infatti, da un esaltante affluenza all’ 87,7% ad una misera e deludente affluenza del 25,5% che annulla e vanifica lo strumento referendario, rendendolo persino non conveniente e non opportuno da un punto di vista economico.

Ma veniamo a domenica e lunedì. Innanzitutto deve essere chiaro e diffuso a tutti i livelli (anche se tv e giornali non lo sottolineano) che si può votare anche per uno o due soli referendum su tre. Deve essere diffuso e compreso che anche un solo referendum può raggiungere il quorum, disgiuntamente dagli altri due.

Ma c’è la complicazione Lega. Infatti l’atteggiamento di molti italiani difronte alla scelta di rifiutare una o più schede potrebbe essere visto come una palese dichiarazione di appartenenza e, quindi, un vantaggio per i referendari. Non so a chi farà gioco tutto ciò, e se lo farà, ma è un ulteriore variabile.

Io voto! 2 NO e un SI!

Partiamo dal SI. Un SI secco per l’abolizione della candidatura plurima (scheda verde). Uno schifo vero e proprio usato a destra come a sinistra. Una vera mortificazione per l’elettore che pensa di votare per una persona che, poi, vede rimpiazzata spesso da uno sconosciuto. Una prassi che ha portato in parlamento quasi il 20% di persone non premiate dal voto diretto ma insediate per successione.

Un NO all’abolizione del premio di maggioranza (scheda viola e scheda gialla). Sarebbe un disastro per la stabilità.
Qui è necessario provare a fare un po’ di chiarezza, perchè il quesito, di fatto, non chiede l’abolizione del sacrosanto premio di maggioranza, ma chiede l’abolizione del premio alla “coalizione di liste“, lasciando il premio inalterato per le singole liste.
Cosa succederebbe se vincesse il SI? Nel centro destra, ad esempio, la Lega potrebbe non governare perchè la PDL da sola avrebbe il premio che, ricordo sarebbe del 54/55% circa a seconda che si tratti di Camera o Senato.

Nel caso del centrosinistra, è chiarissimo e condivisibile che i referendari del 2007 avessero in mente quell’accozzaglia di 11 partiti che sosteneva Prodi e che non aveva nessuna speranza di reggersi ma, ora, gli elettori hanno già semplificato il sistema parlamentare con le elezioni del 2008 e con la scelta del PD (e di Veltroni) di semplificare almeno il quadro a sinistra. Cosa che poi, per emulazione, è successa anche a destra con l’avvento della PDL. Quindi semplicemente non serve portare il premio alla lista perchè anche qui costringerebbe l’IDV a non apparentarsi.

Certo mi lascia perplesso uno scenario all’inglese fotografato in un ipotetica (e non improbabile) semplificazione italiana dei prossimi anni: Sinistra 30%, Centro 31%, Destra 30%, altri 9%.
In questo caso con il premio alla sola lista di un ipotetico vincitore con il 31% (magari relativo a un affluenza del 42% come quella delle ultime europee) si troverebbe ad avere il 55% dei parlamentari. Assurdo! Ma è fantapolitica?

Che vogliamo fare?
Se siamo pieni di acredine verso la casta: 3 SI secchi;
Se siamo sudditi consapevoli: Astensione;
Se siamo sensibili al tema e appassionati di fantapolitica: 3 NO secchi;
Se siamo realisti e vogliamo mettere i politici di fronte alle loro responsabilità: 2 NO e un SI!

10 Comments

  1. io voto tre si con convinzione e senza calcoli miopi

    non mi piace che il popolo non debba sapere che chi lo rappresenta non è stato votato ma mandato

    per tutti gli altri calcoli e ragionamenti fatti
    vi dico subito che sono tutti sbagliati
    sono ragionamenti fatti pensando che
    le persone e le forze politiche attualmente in campo debbano
    durare per sempre. secula seculorum.
    quello che dura per sempre è il popolo non i partiti

    si va a votare il referendum con la convinione (ogni votante, ogni singolo elemento del popolo)
    di essere un costituzionalista
    di scrivere una pagina della Costituzione
    (Costituzione la legge fondamentale comune a tutti che a tutti permette una convivenza civile)

    per l'inciso
    io credo che la corte costituzionale quando la legge "porcata" è stata presentata, votata
    abbia fatto male a farla passare perchè
    a mio parere è anticostituzionale
    perchè all'articolo 1 recita "tutto il potere appartiene al popolo"
    da questo molto semplicemente discende che
    "la nomina" dei suoi rappresentanti appartiene in un sistema democratico "solo al popolo"
    a nessun segretario di partito ma solo al popolo

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