Più dubbi che certezze

Luigi ha la capacità di riportarmi sempre con i piedi per terra. Grazie alla sua esperienza pluriennale nel campo dell’ICT, ma soprattutto grazie alle sue conoscenze di continenti e popoli, mi offre spesso l’opportunità di ripensare assieme alle metriche con le quali parametrizziamo l’ecosistema del web e le sue dinamiche.

20090117__0374

Sia chiaro, sono un seguace della teoria degli “universi paralleli” e sono convintissimo che non esiste un solo universo del web popolato dalla parte “abitata”, con la quale mi confronto giornalmente. Infatti questo ecosistema mi appare sempre più spesso come una nicchia che, vista dall’esterno, non assume certo i connotati di una nuova frontiera ma, purtroppo, rappresenta qualcosa di incomprensibile per la maggioranza dei mortali.

Sabato scorso, Luigi mi ha coinvolto nuovamente in un progetto di conversazione “dal basso” con il preciso intento di “……L’iniziativa Ciaspole e Web è un primo tentativo di organizzare incontri tra persone rappresentative di culture diverse, raggiungibili sia come abitanti di specifici territori, sia come “abitanti della rete ……”. E’ il secondo anno che salgo nella vallata agordina per incontrare abitanti, imprenditori e rappresentanti delle istituzioni. Tutti ben disponibili ad ascoltare e osservare le mirabolanti prospettive del web 2.0 ma, ovviamente, tormentati da mille dubbi e pochissime certezze.

20090117__0354 20090117__0352

Già l’anno scorso, in un primo incontro, abbiamo analizzato le peculiarità del territorio, della sua economia, delle sue tradizioni e della sua cultura e abbiamo provato a contaminarci a vicenda. Eravamo in pochi ma buoni. Quest’anno ci siamo ritrovati ancora nella splendida cornice della conca Agordina (presso l’Hotel Stella Alpina ospiti di Duilio) e l’iniziativa, grazie alla passione di Luigi, è riuscita ad attrarre un maggior numero di rappresentanze. Per lo scopo assertivo che mi ero prefissato valeva davvero la pena ascoltare i fabbisogni e le esigenze degli altri.

20090117__0360

Infatti, è pur vero che il web permette di fare quasi tutto ma, per le rappresentanze di Voltago Agordino, questo paradigma non è concretizzabile se non attraverso l’opera di un “gateway”, come ama definirlo Luigi.
E il gateway, oltre a  noi due, era rappresentato da Nicola Bandoni e Stefano Bellanda ma anche da alcuni nativi digitali del posto che hanno smanettato con l’access point, i portatili e il proiettore dove le mirabolanti performance del web venivano rappresentate.

Detto questo, l’immersione assertiva è stata utile. Anzi utilissima. Ho potuto capire e carpire alcuni approcci al web legati ai fabbisogni di quella comunità. I primi, ovviamente, economici: il web per dare valore deve portare affari. Poi quelli sociali: il web potrebbe avvicinare culture diverse e persone lontane. E infine quelle creative: in un distretto dove il principe (Del Vecchio/Luxottica) ha canibalizzato la creatività, specialmente in un momento di crisi come l’attuale, il web potrebbe essere la nuova frontiera per i creativi.

Se non sbaglio, visto che ho dovuto abbandonare le conversazioni a metà serata per tornare a casa, ci dovremmo rivedere a Luglio! Vero Luigi?

25 Comments

  1. Da oggi prende il via l’attività gestionale (lato Web) di una nuova iniziativa: Collegare territori e culture, prendendo esempio dal Blues abruzzese dei Dago Red.In attesa di sapere se ci sarà anche un’attività (lato Territorio) ho messo in cantiere la possibilità di rendere accessibile l’iniziativa in Inglese: Linking territories and cultures, after Dago Red’s blues’n’roots from Abruzzo.Si tratta comunque di un esperimento in fase di avviamento, la cui portata va molto oltre le mie personali capacità.Un primo incontro sul territorio Agordino potrebbe avvenire tra il 9 e il 13 Aprile prossimi. I particolari si troveranno nelle prossime revisiono delle informazioni già pubblicate.

    Mi piace

    Rispondi

  2. Ciao Luigi…il tuo supporto è sempre prezioso e la tua esperienza ci aiuta molto. Non posso che ringraziarti.Il ruolo dell’ICT è importantissimo…già…e comprendo l’operatività di un ruolo associato ad un individuo…Nicola B.p.s. scusate ma ormai uso il blogger Poddy :=)

    Mi piace

    Rispondi

  3. Nel loro insieme, questi commenti mi fanno pensare al proverbio tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare.Cerco sul Web e lo trovo su una pagina che arriva a rispolverare la saggezza di Confucio:Se ascolto dimentico, se vedo ricordo, se faccio capisco.Da questo commento in poi, cioè dal commento N. 24 .. raccontiamo cosa stiamo facendo? Io sono abbastanza impegnato dal problema di tradurre il nostro incontro a Voltago in qualcosa di operativo, con le tecnologie abilitanti delle quali parla il Blog citato da Nicola (alias Poddy).Il ruolo (abilitante) dell’ICT è scontato. Adesso sono le persone che devono darsi (o assumere) un ruolo .. per fare ciò che permette di capire come procedere.

    Mi piace

    Rispondi

  4. Ciao a tutti. Perdonate la mia assenza ma sono reduce da vari viaggi…il primo di questo proprio la comunità di Voltago dove ho potuto conoscere finalmente alcuni di voi…Nella mia piccola esperienza creativa del nostro primo progetto posso soltanto dire che noi siamo qui…sia sotto il profilo della valorizzazione locale del territorio e dei soggetti annessi che nell’accettazione di modelli di intermediazione completamente “nuovi” che possono unire le forze per un obbiettivo unico. Voglio dire una cosa che forse desterà perplessità ma dopo aver metabolizzato il tutto e dopo aver assorbito ciò che i vari territori potevano dirci voglio arrivare ad una conclusione: noi abbiamo creato uno strumento importante. Questo strumento può fare molto specialmente per le piccole comunità locali ma può fare molto anche per le grandi comunità globali. Il nostro strumento è stato creato da privati perchè “soggetti alti” non hanno voluto darci il loro appoggio sia sotto il profilo economico che sotto il profilo “sociale”. La mia non è una critica…vuole essere solo un punto importante da cui iniziare a seminare questa lingua, a tradurre ciò che è possibile fin da subito…non ce l’abbiamo con nessuno ma quando mi trovo con dei referenti di alcune zone e si organizza un meeting ci troviamo nell’impossibilità di agire perchè vengono chiamati in causa gli stessi “soggetti alti” che ci hanno negato l’aiuto iniziale..la cosa che ci lascia perplessi è il fatto che un privato titolare di una struttura turistica continua a chiedere i permessi “formali” per intraprendere politiche di miglioramento di un servizio mancante ma essenziale al turismo. Perdonate questo mio post ma se non dico qua queste cose non posso dirle in nessun altro luogo.NOI siamo pronti a “tradurre” ma adesso ci servono “fatti” e non parole…decidete voi quali mediatori dovranno esserci…decidete voi le vostre strutture ma qua se non si agisce si continua a barcamenare in “parole” senza i “fatti” necessari al miglioramento e allo scopo…Non abbiamo avuto aiuti dalla nostra Italia ma noi vogliamo migliorarne ugualmente l’aspetto turistico…l’aspetto territoriale locale…questa è la nostra traduzione…abbiamo bisogno di “mediatori” che ci localizzano le risorse, che ci indichino dove mandare i nostri team…abbiamo bisogno di “persone” che amino il proprio territorio e le proprie risorse e radici…solo loro possono mediare nel giusto modo…Al resto ci pensiamo noi…ed il resto vien da se…l’importante è crederci, fino alla fine!

    Mi piace

    Rispondi

  5. Sì, partire molto dal basso significa secondo me anche fare uno screening sulle “abitudini tecnologiche” minime. Alla fine fondamentale rimane il discorso sui bisogni e se e come la tecnologia può rispondervi. Qui però il discorso tra bisogni indotti e bisogni primari (quando un paio di anni fa parlavo a una conferenza su internet come bisogno primario mi hanno preso per matto). Probabilmente, però, si tratta anche di un discorso sui desideri che sono in fondo il versante proattivo di ogni singolarità (il desiderio incarna una storia singolare, nodo territoriale di un ambiente che lo stesso internet può essere). Pardon, un po’ troppo filosofico, come da mia formazione. Ma il versante pratico della posta (qui in gioco) mi pare stia riemergendo (ieri discutevo con amici sulla simbologia di internet e l’immagine che mi è emersa non era quella di poter vedere il mondo dall’alto con gearth, ma quella dei primi cristiani nelle catacombe. Qui mi sa che siamo noi a dover risalire…). Insomma utenti, persone, singolarità, nodi puntuali (il filosofo francese Nancy usa la formula essere-singolare-plurale)

    Mi piace

    Rispondi

  6. La foto satellitare di Stefano, alias “attenzione”, per me ci vuole Filippo.Può aiutare a scegliere dove e come iniziare ad insediarsi, quindi dove e come operare dal basso.La foto satellitare della Computer Science di 40 – 50 anni fa poteva apparire come uno sterile deserto, ai potenziali colonizzatori.Oggi abbiamo la stessa situazione per i potenziali abitanti del Web.Lo sforzo che si fece ai tempi andati fu quello di “iniziare a tradurre” il linguaggio naturale dei potenziali colonizzatori (allora li chiamarono “utenti”) in linguaggio di macchina.Si svilupparono così i Compilatori e i Sistemi Operativi.Oggi il problema si ripropone: il Web e i suoi cercatori d’oro sono come la macchina di allora;le persone e le culture del territorio sono come gli utenti di allora.Adesso occorre avviare il tipo di azione che potremmo paragonare allo sviluppo dei Compilatori e dei Sistemi Operativi di allora.Non credo che si possa pianificare l’azione e anticipare il risultato; possiamo solo iniziare a .. tradurre; come credo abbia detto Stefano.

    Mi piace

    Rispondi

  7. Il quadro di Stefano è molto preciso. Si tratta, però, appunto, di un QUADRO, di una fotografia certamente attendibile che però è scattata dall’alto, da molto in alto. Ovviamente in questa fotografia noi ci muoviamo. Ma noi non siamo questa fotografia. Siamo l’intersezione cooperativa tra questa fotografia e qualcos’altro che ancora non è e non può essere del tutto definibile.Secondo me si tratta di definire modalità che siano veramente “dal basso”, forse ancora più dal basso di quanto sia avvenuto fino ad ora. Diciamocelo: questa nostra rete è fatta di nodi puntiformi, di singole personalità in fondo esse stesse limitate da rallentamenti spaziotemporali di vario genere: lontananze territoriali, disparità di intenti, discontinuità culturali, e via discorrendo. Non penso si possa fare rete mettendo tutti nello stesso calderone. Penso al contrario che la vera rete sarà sommatoria di tante, tantissime microreti formate anche da unità minime, coppie, diadi di intelletti, piuttosto che piccoli gruppi estesi anche fuori della rete.

    Mi piace

    Rispondi

  8. ehm… Intervengo con un po’ di ritardo, anche veramente per aver dovuto metabolizzare alcuni nodi che proverò a restituire qui, in w2wai e nel gruppo internet e territorio di innovatori (oltre che a livello teorico nel mio blog e nel network intercultura).Chi lavora come mediatore culturale si trova a confrontarsi con una situazione professionale sconfortante. Nessun riconoscimento istituzionale, nessuna riflessione approfondità sulla necessità di queste figure. Dal punto di vista delle realtà giudiziarie (es. traduttore ai processi) ma soprattutto anche formative, il mediatore è richiesto solo come mediatore linguistico, cioè traduttore. La paga oraria, spesso inferiore a quella di un cameriere di un bar, è un indice importante per comprendere lo stato del “bisogno istituzionale”. Ciò non corrisponde, però, all’intuizione (che mi pare sempre più diffusa a livello consapevole negli “innovatori” quanto come rimozione un po’ in tutti) di un bisogno collettivo di mediazione.E’ certo che ho colto con grande interesse il fatto che in numerosi contesti, tra cui anche questo rapporto internet-territorio, come la mediazione culturale diventi un fattore fondamentale dell’innovazione e quindi del “miglioramento del sistema sociale”. Ciò accade in un momento di confusione sociale (ricordavo a Luigi la figura BO dell’i-ching) che però, sempre ancora in modo inconsapevole, sembra voler rimettere in discussione i modelli di sviluppo. Qui non ci sono ancora molte alternative: la finta discussione sull’energia dei server di google in contrasto con il paradigma della decrescita mostra ancora l’impostazione ideologica, o peggio semplicemente mediatica. E’ chiaro invece che le parole che usiamo diventano (ritornano a essere) fondamentali. E per l’identificazione di queste, per una nuova nominazione, si coglie come non basti la “traduzione”. Che cosa traduciamo? Possiamo, in questa globalizzazione, limitarci a constatare il ritardo italiano e quindi “tradurre” l’innovazione statunitense? O non dobbiamo forse cogliere le specificità appunto dei territori mettendo in comunicazione i mondi?Ognuno in questa breve discussione ha già fatto delle proposte importanti anche appunto nelle parole. Userei il forum di w2wai (e meglio ancora il wiki) anche per una discussione sulle parole e sui concetti chiavi che aiutano a presentare le realtà diverse.La questione degli “affari”. Se è vero che cambia il tessuto economico, è vero che si tratta ora di evitare come il babau una forbice socio-economica che renderebbe non dico vano ma realmente utopico qualsiasi discorso sul web in termini sociali. Prendete il caso delle ex-repubbliche sovietiche e della Russia stessa. Lo scollamento sociale corrisponde a un degrado etico spaventoso e inaudito. I minimi collanti sociali (anche intrafamiliari) sono dissolti. E i pochissimi ricchissimi hanno un potere assoluto sui corpi e sui territori: sul web il simbolo di ciò è il porno -2.0°.Perché dico questo: perché lo stupro ai territori è stato spesso opera degli stessi abitanti e il recupero di una percezione anche minima dell’abitare è difficile. L’esempio degli albergatori where’s the beef è sintomatico. Ma ora nel senso di una perdita forse il continuo trafficare può non apparire più come soluzione infinita, il semplice rallentare (senza arrivare all’apocalittica del giorno in cui la terra si fermò) può mostrare i “problemi essenziali” su cui lavorare collettivamente. Ciò che è ancora impossibile per una metropoli, può forse essere possibile per una piccola comunità.A quel punto si verrebbe anche a discutere sui ruoli professionali, in quanto il volontariato in questo senso è certo un valore aggiunto ma molto vicino, come pezza, a un modello di sviluppo estremamente in crisi. Se il lavoro di mediazione, in tutte le sue varianti e applicazioni, giungesse a un riconoscimento sociale, è chiaro che si sarebbe fatto un passo molto in avanti. Si parte come libero professionista e già questo è proporre un modello di business, o come preferirei dire un modello innovativo di intermediazione socio-economica.

    Mi piace

    Rispondi

  9. Stefano e Nicola sono sintonizzati; abbiamo avuto bisogno di una settimana per lasciare depositare il brainstorming che ci siamo fatti ciaspolando la Domenica nei boschi, tra l’Agner e i Monti del Sole :-)Peccato che non hai potuto esserci … Ci rifaremo!

    Mi piace

    Rispondi

  10. In effetti il titolo del post di Gigi è perfetto; sto smanettando con la possibile struttura del Forum e .. i dubbi son tanti! Certezze, per ora, neanche una.Parti con “Eventi” Filippo .. poi vediamo come aggiustare il tiro.Naturalmente continueremo a parlarne nel Forum. Ok?

    Mi piace

    Rispondi

  11. Mi sono aggiunto al forum, Luigi. Non so in quale ambito appendere queste considerazioni: si parlava di un incontro sul web da portare nel territorio, quindi “eventi” mi pare la collocazione più esatta.

    Mi piace

    Rispondi

  12. Bene Flippo: io intanto provo ad attivare un Forum.Questa conversazione si è riferita a un incontro Web – Territorio con una buona, anzi qualitativamente ottima, partecipazione dal lato Web.Adesso si tratta di iniziare a raccogliere una partecipazione dal lato Territorio.Ti ringrazio, insieme a Gigi e a chi è venuto a Voltago, o ha contribuito a questi commenti.:-)

    Mi piace

    Rispondi

  13. Coraggio e pazienza sono certamente ottimi strumenti di supporto. Tuttavia ho notato che, attraverso tecniche più mirate, è possibile sfrondare gli sprechi di tempo ed energie per accelerare i processi di condivisione.Nota: Ricordo che una definizione alternativa di Lateral Thinking che circolava tempo addietro era Accelerated Thinking. La cosa mi appare molto interessante soprattutto adesso.Rifletterò. Magari dando una forma fruibile.

    Mi piace

    Rispondi

  14. La spiegazione di Filippo a me suona come un piccolo capolavoro di chiarezza; ha un solo neo: non ci vuole un genio per fare incontrare culture diverse; ci vuole solo pazienza e coraggio.Nel mio caso la pazienza ha permesso di interpretare un’evoluzione, che sul piano tecnologico direi “progressiva” .. e che sul piano sociale (per gli aspetti connessi all’uso della tecnologia) direi “regressiva”.Se, personalmente, sono arrivato a contribuire al verificarsi di un incontro tra una “cultura locale” e una “cultura di rete” .. la pazienza e il coraggio che mi hanno permesso di arrivarci si riferiscono alla mia personale interpretazione di aspetti del nostro passato vissuti in prima persona.Adesso ci vorranno pazienza e coraggio collettivi per realizzare ciò che Filippo definisce “infrastruttura creativa”, cercando di recuperare “il potenziale” del nostro rapporto con la tecnologia, senza sacrificarlo troppo al “materiale”.

    Mi piace

    Rispondi

  15. Parlo per quello che intendo io con il termine, supergenerico, di “infrastruttura creativa”: qualsiasi insieme sistemico oggettivo (cioè funzionante nel reale) di strumenti e soggetti che permettono a determinati soggetti di utilizzare determinati strumenti a scopo di innovazione. Cioè: un’infrastruttura è un qualcosa “di più alto livello” che permette a un’altra cosa (che a sua volta può essere infrastruttura di qualcosa d’altro, e via così) di funzionare. L’apporto della creatività ha solo a che fare con l’innovazione che dovrebbe “colorare” questi insiemi sistemici di soggetti e strumenti, ma a livello tecnico è la stessa cosa.Il mondo è stracolmo di infrastrutture. L’autostrada è un’infrastruttura che permette ai soggetti di usare lo strumento automobile per coprire lunghe distanze, per esempio. L’autostrada non è un’infrastruttura creativa, per il semplice fatto che (almeno oggi) non ingloba innovatività. Ma questo non vuol dire che l’autostrada sia una cattiva infrastruttura.Ad essere cattive infrastrutture sono secondo me quelle che ho chiamato “controstrutture”, cioè infrastrutture che indirettamente impediscono di usare strumenti creativi, piuttosto che potenzialmente creativi.Come vedi/vedete, io non parlo mai di tecnologia e web come sinonimi automatici di innovazione, tanto meno di creatività. Tecnologia e web sono, nella lettura che ho fatto con questo breve trattatello, STRUMENTI, che determinati soggetti POSSONO usare per generare soluzioni innovative e migliorare sé stessi e gli altri. Da questo punto di vista l’idea della ciaspolata, dell’incontro con A tramite B con B diversissimo da A, è geniale. Penso che stia qui la creatività. Penso che però bisognerebbe approfondire, ampliare, generare salti percettivi in chi decide (pubbliche amministrazioni, aziende, enti…), per creare usi paralleli, piuttosto che alternativi, di infrastrutture (neutre) esistenti, limitando l’effetto di varie controstrutture.Si è detto che “cose di questo genere” devono portare affari. Sì e no. Cioè: tutto porta potenzialmente affari. Anche andarmi a prendere uno spritz porta affari, eppure sto spendendo tre euro; porta affari nel senso che scambio una cosa che ha un certo valore con un’altra che per me, nel complesso, ha un valore leggermente superiore.Si tratta di stimolare e farsi stimolare. Tutto qui.

    Mi piace

    Rispondi

  16. Ciao a tutti. Piacere di conoscervi.:”Detto questo, l’immersione assertiva è stata utile. Anzi utilissima. Ho potuto capire e carpire alcuni approcci al web legati ai fabbisogni di quella comunità. I primi, ovviamente, economici: il web per dare valore deve portare affari. Poi quelli sociali: il web potrebbe avvicinare culture diverse e persone lontane. E infine quelle creative: in un distretto dove il principe (Del Vecchio/Luxottica) ha canibalizzato la creatività, specialmente in un momento di crisi come l’attuale, il web potrebbe essere la nuova frontiera per i creativi.”Il web deve portare conoscenza, condivisione di esperienze, valore aggiunto, valorizzazione del territorio e delle risorse e per ultimo un opportunità reale di business relazionato agli elementi sopra citati…

    Mi piace

    Rispondi

  17. @Filippo:i tuoi commenti mi provocano sempre una prima sensazione di sconcerto … più che positiva :) Lo sconcerto può avere effetti affascinanti.Mi rendo conto infatti, grazie al tuo commento, di usare la parola utente come un appiglio (concettuale), per arrivare a sostituirla con una nuova parola, a un livello superiore di discorso.Credo, ma aspetto di sentire cosa ne pensi, che anche il tuo uso della parola infrastruttra si possa interpretare in questo senso.Prima di arrischiare la percezione di un’intercapedine logistica e motivazionale, nelle iniziative che il Web rende possibili, mi sembra che l’approfondimento debba coinvolgere persone rappresentative di modi di pensare e di sentire, quanto più possibile diversi.Aggancerei questa conversazione al commento di Gino Tocchetti sul tema Culture tradizionali locali e Internet, avviato da Stefano Bellanda su Innovatori.Aggiungo solo una considerazione: se leggiamo il passato come un’evoluzione di quella che è stata chiamata “interfaccia persona-macchina” (in realtà si diceva “uomo-macchina”), allora sarei personalmente tentato a pensare che oggi potremmo sostituire “macchina” con “Web” e “persona” con “Applicazione”.Quanto a “infrastruttura”, sarei tentato di sostituirla con “dialogo strutturato” o con “problema condiviso”. @Gigi:ci son voluti una cinquantina d’anni a Seymour Cray per andare su Wikipedia … se a Gigi Cogo ce ne saranno voluti solo una decina, non è male, no???

    Mi piace

    Rispondi

  18. Interessante, Luigi. Interessante, ma secondo me manca qualcosa: la parte infrastrutturale (in senso lato). Cioè: a livello strumentale le “cose” che tu organizzi hanno, veramente, del geniale. Le si potrebbe ampliare ulteriormente ad eventi di più ampio respiro. Tuttavia mi sfugge l’intercapedine logistica e contemporaneamente motivazionale che possa, di volta in volta, estendere tale idea da una sperimentazione isolata a qualcosa di più vasto, oltre che, di volta in volta, più rappresentativo a livello generazionale. Tu parli di utenti. Ma quali utenti? Chi è l’utente del web attuale e del web possibile? Una blogstar aspirante è utente paragonabile a una docente di letteratura inglese? Non penso. Ciò che penso è che in altri paesi ci sia, banalmente, un’alfabetizzazione incredibilmente più alta in termini di informatica di consumo oggi ampliata alla rete globale. Tutto qui. Loro conoscono la lingua e possono scrivere. In Italia non è così, e non penso che queste sperimentazioni, così come sono, possano “da sole” creare quel gap qualitativo verso la definizione di un “ambiente utente”.Insomma, approfondiamo…

    Mi piace

    Rispondi

  19. Vero Gigi. Comincio da questo commento a preparare il terreno per il prossimo incontro. Concordo con Micaela, il post non è di facile lettura; non può essere altrimenti e vorrei dire perché.Gigi, secondo me, quando espone la sua visione del Web, è paragonabile a un signore che si chiamava Seymour Cray. Seymour poteva progettare calcolatori; Gigi può amministrare reti. Il modo di esprimersi di un progettista di calcolatori e di un amministratore di reti hanno una cosa in comune: non possono essere facili da capire per chi vuole solo usare il prodotto del loro lavoro.Se Mr Cray fosse andato a Casalecchio sul Reno (BO), nel 1969, e avesse parlato ai primi utilizzatori di un CDC 6600, le sue parole e le sue impressioni sull’evoluzione di quel tipo di calcolatore, sarebbero state molto difficili da capire.Fu per questo motivo che, a quei tempi, ci si organizzò in modo da interporre una funzione sociale, comunicativa ed interpretativa (un supporto) tra:1) chi avrebbe usato il calcolatore per iniziare un proprio percorso di avvicinamento ai risultati sperati2) chi avrebbe gestito e fatto evolvere gli strumenti a disposizione per facilitare l’avvicinamento ai risultati sperati.La funzione organizzativa di supporto (agli utilizzatori del calcolatore e del suo sistema operativo) fu, inoltre, fornita dall’acquirente del computer (non dal fabbricante), permettendo di capitalizzare dal lato utente le conoscenze sviluppate con il suo impiego.L’argomento “opportunità economica” a quei tempi non esisteva; la situazione era semplice e lineare; come ho detto e ridetto in tante occasioni: non c’erano secondi fini e interessi precostituiti.Il primo fabbisogno che i calcolatori iniziarono a soddisfare fu quello creativo.Da quel fabbisogno ne nacque uno nuovo: quello di ambienti sociali culturalmente eterogenei.Dalle conoscenze accumulate soddisfacendo quei due primi fabbisogni si sviluppò la possibilità di soddisfare anche fabbisogni economici.Con la progressiva concretizzazione di quest’ultima possibilità si iniziò però a perdere la conoscenza dell’assetto organizzativo che aveva permesso di arrivare alla soddisfazione dei fabbisogno economici.Per riscoprire quell’assetto e riproporlo, in modo adeguato a una realtà in cui il WEB svolge il ruolo che una volta era del calcolatore, potrebbe essere utile assegnare a persone come Nicola e Stefano la funzione di gateway (un’interfaccia sociale) tra una funzione amministrativa (Gigi per ora) e una funzione utente (Luigi per ora) di reti. Darò un seguito a questo commento su http://www.w2wai.net .. se lo si può revisionare ed ampliare.

    Mi piace

    Rispondi

  20. Non so se ho cpaito bene il post, ma si tratta di capire le poteinzialità del web per comunità lontane dai grandi centri… ho dei dubbi però… pensare al web come un'opportunità economica è sempre un rischio…. più facile creare rete, innescare conversazioni, farsi conoscere e avvicinarsi ad altri.. Istruire cittadini digitali… e poi pensare a come promuovere il territorio per uno sviluppo locale..

    Mi piace

    Rispondi

  21. @micaelahai capito benissimo :-)Proprio per questo ho più dubbi che certezze.Comunque contiamo di andare avanti e vediamo se quella comunità riesce a far qualcosa dal basso!

    Mi piace

    Rispondi

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...