Chi ciuccia la tetta?

Ho salutato con entusiasmo sincero la campagna del ministro Brunetta tesa a offrire trasparenza e a colpire le sacche di “fannullismo” nella Pubblica Amministrazione. Da subito ho chiesto al ministro di dare luce anche alle consulenze, cosa che prontamente ha fatto. E saluto, ora, con soddisfazione l’ultima iniziativa che ha pubblicizzato on-line aspettative e permessi sindacali.

L’altro giorno Paolo mi chiedeva al telefono: “Ma Brunetta ti legge?“. Non lo so se mi legge, anche se so che molti addetti della Pubblica Amministrazione mi leggono con frequenza.
Ed è per questo che non ho peli sulla lingua, perchè sono sicuro che ci sono dipendenti pubblici che hanno orgoglio, passione e senso di appartenenza. Come sono convinto che ci sono molti consulenti, e aziende private in outsourcing per la PA, che nutrono gli stessi sentimenti e la rendono efficiente.

Detto questo sono stanco, stanchissimo. Dopo gli industriali, persino i commercianti sono arrivati a dire che l’aumento dei prezzi va ricercato nell’inefficienza della Pubblica amministrazione.
Voglio dirlo forte. La Pubblica Amministrazione è una tetta dove tutta l’imprenditoria italiana grande e piccola CIUCCIA tutti i santi giorni.

L’inefficienza, la furbizia e il fannullismo sono dell’uomo, della persona, sia essa lavoratore pubblico o privato.

Traggo spunto da un convegno che, già nel 2006 trattava il tema e lo ripropongo un po sintetizzato:

Cari amici industriali e commercianti, vogliamo provare ad analizzare questi temi?

• ai volumi elevati di spesa che la PA dedica alla voce consulenza nei propri bilanci. Il taglio di questa voce di spesa è stato assunto simbolicamente come icona della “lotta agli sprechi”;

• la crescente pervasività degli Enti/Agenzie/società in house che sempre più, con il meccanismo degli affidamenti diretti, fagocitano le risorse finanziarie dedicate alla consulenza ed all’innovazione in genere, riducendo le dimensioni del mercato. Di conseguenza, l’Italia rappresenta un’anomalia nel panorama internazionale in quanto a quote di fatturato realizzate da imprese private di consulenza nei confronti del settore pubblico (5% contro il 35%);

• alle regole ed ai meccanismi di affidamento degli incarichi nelle procedure di evidenza pubblica, non sempre basati sul merito e sulla trasparenza;

• al ritorno dall’investimento che deriva dalla consulenza in termini di contributo concreto al processo di modernizzazione del settore pubblico. La attenzione è sui volumi di spesa e sui meccanismi di allocazione delle risorse, quasi mai sulla verifica dei risultati;

• alle polemiche sull’utilizzo distorto dei capitoli di spesa dedicati alla consulenza per pagare i costi della politica (collaboratori, portaborse, …) o per mimetizzare distrazioni di fondi pubblici a fini illeciti;

Ciucciate, ciucciate e non lamentatevi!

7 Comments

  1. il mio è nato da poco ;-)http://twitter.com/ibridamentie mi piacerebbe seguire il tuo. Ma non so se ho inoltrato correttamente la richiesta…(mad)

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  2. E’ vero, Montezemolo per primo e tutta la ganga di confindustria partecipa agli appalti pubblici e si ingrassano per poi sputare sul piatto dove fanno bisboccia.Per non dire che gli industriali del ricco nord offrono le tangenti alla ndrangheta e alla camorra per lavorare.Agli asili comunali, i commercianti, pagano il pizzo pur di prendere l’appalto della mensa.Francesco

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