Tu chiamali come vuoi ma l’importante è comunicare

di Caterina Policaro

Un’idea per un post scaturisce spesso da sinapsi che si attivano quando ragionando su qualcosa ti vengono in mente degli esempi e dei parallelismi. Ragionavo infatti sul discorso intrapreso (qui e ) della collaborazione e della condivisione della conoscenza utilizzando gli strumenti che, mediante la rete, ci permettono di allargare in maniera esponenziale questi processi in maniera immediata e che non può e non deve essere chiusa in gabbie o cluster di nessun tipo.

E ragionavo su concetti sentiti, studiati e fatti miei già molto tempo fa. Quando non si parlava di social network ma di community online. Quando il web 2.0 non c’era e si parlava di CMC (computer mediated communication). Ma cambiando l’ordine degli addendi, il risultato non cambia.

Ecco la mia idea di post partiva dal presupposto che avevo letto da qualche parte in altri momenti della vita qualcosa di Wenger sulle comunità di pratica e stavo cercando in rete i riferimenti ai concetti che volevo utilizzare per fare un parallelismo con i social networking (che altro non sono IMHO che una estensione e un aggiornamento alla modalità 2.0 del web del concetto di online community of practice).

E, corsi e ricorsi storici, partiamo proprio da una frase di Trentin:

Ora prendiamo un qualsiasi numero di persone, maggiore di 3, che svolgono online una qualsiasi attività affine e di conseguenza si relazionano e interagiscono tra loro in modo soprattutto informale. La rete infatti annulla le differenze di ceto, genere, importanza sociale. Non c’è bisogno di formalità.

La forte coesione che viene a crearsi per motivi i più disparati (da situazioni di apprendimento alla condivisione di video, dal Blog a Twitter passando da ogni altro social network che ci viene in mente) e una sorta di spirito di gruppo che viene a crearsi e che ha come collante uno strumento di comunicazione aggregante e online, sono il sottile filo rosso che tiene insieme questo tipo di aggregazioni sociali.

Le relazioni sociali online e i gruppi (di solito sempre allargati) nascono e si sviluppano spesso e volentieri come accade in qualunque organizzazione di persone, per affinità di qualunque tipo.

E come in tutte le organizzazioni di persone, non detto che si vada sempre d’amore e daccordo con tutti, anzi è proprio la diversità di teste la linfa vitale dei contraddittori e degli scambi.

Il processo di socializzazione online è in generale finalizzato alla condivisione di esperienze quotidiane e allo scambio di conoscenze e di pratiche (lavorative, tecniche, settoriali e non) comuni. Non è e non può essere “Io uso questo strumento cool, io sono the best, io sono il più cool”. Questi atteggiamenti hanno vita breve in un social network.

Caratteristiche dei gruppi sociali che si relazionano online sono:
– un impegno in una qualsiasi attività che accomuna
– una coesione sociale che in qualche modo unisce
– la condivisione di un tipo di cultura specifica che mantiene questi network attivi.

Cosa accade quando un gruppo, un network si aggrega in rete per un qualche motivo (utilizzando uno strumento di comunicazione online)?

Accade che i partecipanti al network definiscono e attuano comportamenti di vario genere ma che possono essere facilmente generalizzati come segue (anche se poi la casistica varia di strumento in strumento e potrei scriverci un libro, non un post):

– C’è chi comincia a condividere il suo expertise (quanto è, quanto sa, quanto sa fare) volontariamente o su richiesta di aiuto di altri
– Si crea con gli altri partecipanti (chiamiamoli followers, friends o come vogliamo) una doppia dimensione: partecipativa e informativa (che va dal personale al tecnico passando per tante altre cose)
– Ci si organizza in qualche modo attorno ad attività, idee o compiti condivisi in cui ognuno assume il suo ruolo. Bastano poche idee, non ci vuole certo un piano industriale e uno staff management per fare network. Basta poco anche solo per far casino.
– I ruoli dei membri vanno dal novizio del gruppo all’esperto o decano che per vari motivi viene riconosciuto come tale e si guadagna una stima imperitura nei secoli dei secoli
– Si usano soprattutto le tecnologie per comunicare (dalla mail a Twitter passando per i blog, Facebook, Plurk o quello che si vuole, basta che si poss ain qualche modo interagire)
– Si apprende sempre qualcosa (volenti o nolenti)
– I ruoli ricoperti di volta in volta dai partecipanti non sono statici ma legati ad un grado di autorevolezza che si guadagna sul campo delle relazioni e delle interrelazioni e che si mantiene nel tempo. e passare di ruolo in ruolo può essere anche un bel gioco.
– Si comunica in sincrono o in asincrono utilizzando la rete e i suoi strumenti, si aboliscono le distanze.
– Si cerca di essere presenti ed essere riconosciuti per la propria presenza online e ci si inventa la propria identità online che per quanto si possa essere creativi, rispecchierà sempre quello che si è nella vita reale. Chi nasce tondo nella real life non muore quadrato nella digital life.

Il valore intrinseco di un network sociale di persone che si interrelazionano online per qualche motivo è lo scambio e la creazione di conoscenza. E non importa dove e come ciò avvenga. Comunque avviene.

Ci son pratiche che diventano socialmente strutturate ed accettate. Al suo ingresso in un social network o in una community online una persona possiede poche conoscenze, ha timore ed osserva. Ma conquisterà man mano sempre più conoscenze e sicurezze anche grazie agli utenti esperti in un processo che vedrà lo spostamento dell’utente dalla periferia al centro del network stesso contibuendo alla vivacità della community stessa.

Torniamo un attimo a Wenger e al ciclo di vita delle community online, leggendo penserete al ciclo di vita di uno qualunque dei social network conosciuti, dalla sua scoperta, al buzz che vi si crea intorno, all’uso o alla decisione di non uso, fino alla sua sparizione perchè soppiantato da uno più nuovo e più cool:

Nei network sociali online sempre secondo Wenger esistono dei ruoli di leadership del gruppo ben riconosciuti, tipo
Gli esperti (riconosciuti da tutti, anche dalle periferie e dai nuovi arrivati)
Gli organizzatori
I comunicatori coloro che intessono relazioni e cercano di mantenere i contatti e di coinvolgere.

Cioè (e concludo il post ma magari tornerò su questi argomenti) la serendipity da cui sono partita per scrivere questo post mi ha portato alle slides di una mia lezione di tempo fa.
Toh, mi son detta, queste slides non mi son nuove. E infatti i concetti di Wenger che cercavo erano proprio qui. Nella mia mente e nelle mie slides.

Comunità di pratica o social network?

Tu chiamali come vuoi, l’importante son le persone dietro che hanno voglia di comunicare e condividere qualcosa IMHO, che siano le foto della comunione o un video in cui si discetta dei massimi sistemi, che sia cazzeggio tra amici o un progetto molto più grande.

Il valore del networking online sta sempre nelle persone.

6 Comments

  1. ciao salvatore e ti cito come dici nell’altro commento…la prima regola dei gruppi è che i simili si attraggono e fanno gruppo:-)bel gruppetto che siamo qui

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