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Del senso di reciprocità e dei lurker

2013-07-06 22.47.59

Non mi intrigherei di social network e dintorni se non fossi convinto della loro efficacia in diversi ambiti. Dal sociale al business, passando per il politico, l’educazionale, ecc.

Rispetto a prescindere ogni approccio a questo contesto e credo che ognuno sia libero di usare gli strumenti a disposizione come vuole.

Detto questo i miei principi sono semplici e non pretendo siano adottati o emulati , ma ci tengo a farli conoscere:

A) Twitter. Non è un social che pretende la reciprocità. Dunque se mi interessa il tuo flusso, mi aggancio. Se a te interessa il mio, fai pure. Saremo reciproci? Chissà? Forse, dipende! Sappiate che non leggo quasi mai la lista dei follower.

B) Facebook. E’ un social che uso con costanza per diversi aspetti intriganti ma, quasi tutti estranei al flusso informativo. Essendo basato sulla reciprocità aggiungo SOLO chi conosco nella real life (parentele e/o rapporti professionali) e quando mi arrivano richieste da sconosciuti o da soggetti dimenticati, mando sempre questa mail diretta: ‘Se non vi aggiungo subito sul mio profilo personale, quando mi mandate la richiesta, può essere sicuramente che non mi ricordi chi siete. Ok sto invecchiando, ed è colpa mia. Ma fate uno sforzo, accompagnate la richiesta con due righe di informazioni‘. ) Il più delle volte non c’è nessun seguito.

Uso i gruppi e le pagine perchè mi servono come strumenti di lavoro (Università e Istituzione, nonchè veicolo di marketing per i miei libri). Ho una fan page personale che rappresenta l’aggregazione del mio flusso informativo e diverse risorse chiuse (come ad esempio i corsi con i miei studenti all’Università). Sul profilo cazzeggio molto. Pubblico foto a manetta, status update di luoghi, momenti e crossposting con Twitter. Lo faccio perchè le persone con le quali quali condivido la reciprocità sanno perfettamente che non ho problemi di privacy e il mio ego sociale è un di cui della mia stessa vita. Dunque se lurkate quel profilo e vi infastidisce la foto del mio piatto di pasta e fagioli, lasciate stare, non è roba per voi. Inutile che vi spieghi e mi giustifichi con i miei studi sulla gamification, sui big data e altre amenità sul ‘social netwok environment’, se poi vi irretisce ogni dato sociale che alimenta la in modo compulsivo la mia time line.

C) Linkedin. E’ professionale più o meno come gli altri in quanto ormai emula gran parte delle dinamiche di su menzionati. Detto questo sono particolarmente irretito dall’incapacità di stabilire una relazione professionale reciproca basata su una presentazione priva di efficacia.

Su questo argomento ho dissertato a lungo nel nuovo libro di imminente pubblicazione e davvero non me ne capacito.

Altri network? Si certo, ovviamente quasi tutti per professione, per curiosità per mantenere e saldare relazioni. Detto questo avete capito che non c’è trippa per i lurker. Vi piace la mia modalità di approccio? Dipende, lo so, ma è basata sul dono, sulla stima e sul rispetto.

Dono significa che ognuno può dare qualcosa agli altri anche in termini ‘social’. Non mi doni nulla? #defollow

Stima significa che non ti incazzi per ogni foto, ogni battuta, ogni status update che non condividi, perchè se conosci la persona che c’è dietro la stimi per la sua complessità, non certo per le sue sfumature. Non ti ho convinto? #defollow

Rispetto significa che le mie opinioni non devono collimare obbligatoriamente con le tue, altrimenti sarebbe piaggeria e omologazione. Non sei d’accordo? #……..

Social-Media-Explained-with-Beer1

 

Bella notizia: Linkedin acquista Slideshare

Professionalmente questa acquisizione mi intriga molto, ma molto molto di più di quella di Facebook nei confronti di Instagram.

Sono un utente entusiasta di Slideshare dalla prima ora, speriamo che l’integrazione favorisca anche lo sviluppo di alcune funzionalità avanzate, alla Prezi, tanto per capirsi :-)

Celopiùlunghismo

Giornalmente ricevo diverse richieste di collegamento sul SN professionale: LinkedIn.
La maggior parte delle persone che mi chiede il collegamento è a me sconosciuta. Per mia fortuna ho disabilitato l’alert sulle nuove richieste e consulto solo il digest settimanale.

A fine settimana, dunque, mi accorgo che decine e decine di sconosciuti mi hanno chiesto la reciproca relazione sfruttando la frase preconfezionata: “I’d like to add you to my professional network” oppure “Vorrei aggiungerti alla mia rete professionale“.
Nemmeno lo sforzo di personalizzarla un pochino e darmi degli elementi utili per capire di chi si tratta.

Che succede? Volete tanti amici virtuali, ma perchè? E perchè proprio me? Siete folgorati dalla teroria dei sei gradi di separazione?

Per fortuna, anche fra le persone che non conosco personalmente, ci sono quelle che si distinguono e accompagnano la richiesta con una frase del tipo: “leggo il tuo blog“, “ci siamo incrociati al convegno“, “ho letto i tuoi libri o i tuoi articoli“, ecc.

Si tratta di usare solo un po’ di educazione, buon senso, pazienza e stile. Tutto qui.
p.s. vale anche per Facebook!

 

Aggregatori personali

Riprendo da dove mi ero fermato, ovvero dagli aggregatori personali, per analizzare l’evoluzione di quelli professionali.

Credo che, alla fine, i tentativi di automatizzare degli aggregatori di notizie “ready for you”, sia funzionale alle nuove device, iPad in primis e alla capacità degli utenti di ergersi (sometimes) a veri e propri citizen journalist o semplicemnte pusher di news.

Anche l’esperimento di Linkedin Today va in questo senso e non a caso viene definito: Social Wall Street Journal

LinkedIn Mobile News Cafes from Manifold on Vimeo.

 

Resto dell’idea che il buon vecchio aggregatore di feed (Google reader in primis) con la sua capacità di categorizzare e di ricevere suggerimenti social, resti ancora il miglior strumento per aggregare news e segnalazioni (anche aggregando gli rss dei propri following).

In estrema sintesi, se seguo un professionista e voglio avvantaggiarmi dalle sue visioni, come pure dalle sue segnalazioni, continuo ad aggregare gli rss del blog e di twitter su Google Reader.


Linkedin in Italiano

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Apprendo da Luca che, finalmente, anche la rete professionale più amata dal bloggante è FINALMENTE disponibile in lingua italiana.
Dico finalmente perchè i miei sforzi di inclusione ora (spero), potranno avvalersi di questo vantaggio.
Non immaginate quanti colleghi, amici (non sto parlando di voi geek della rete :-) ) familiari, professionisti con cui sono in contatto, abbiano rigettato quest’opportunità per la loro carenza linguistica. Magari si buttano su Facebook, inevitabilmente :-(
La scelta di Linkedin di supportare la nostra lingua, potrà sopperire alla storica mediocrità, tutta italiana, di approccio sbagliato e svogliato alle lingue straniere, e all’inglese su tutte, che affligge gran parte della attuale classe dirigente.

Mi sento quindi di promuovere ancora con rinnovato entusiasmo l’ingresso in questo social network. Linkedin è ancora un territorio sociale dove la professione. e le relazioni ad essa collegate, sono il vero valore. Il cazzeggio è, per fortuna, ancora lontano dall’inquinarla.
p.s. su Linkedin sono qui: http://it.linkedin.com/in/gigicogo

Tamarriamo tutto

xbox_baby[1]

Non so se esista il verbo “tamarrare” e non so nemmeno se con quante ”r” sia corretto scriverlo.

So solo che dopo l’annuncio tamarro di Linkedin, ora si prospetta la sinergia fra Twitter e la Xbox. E non solo, vogliono infilarci dentro pure Facebook!

Ok, dovrò stare più attento ai miei figli tamarri, oppure cambiare social network al più presto.

Pulizie d’estate – Professional presence

I giorni scorsi ho messo un po’ di ordine ai servizi e alle comunità di viaggio sul mio aggregatore di socialcazzabubboli.
Ieri sera ho provato a mettere in fila anche i servizi professionali che uso più spesso per relazionarmi con i colleghi che frequentano questo social mondo digitale.

Partiamo da Linkedin che, in effetti, rimane il servizio più sobrio ed elegante dal punto di vista professionale.
Descrivere cos’è Linkedin, sembra quasi un esercizio banale. Ma così non è. Spesso viene fatta una leggera confusione sulla mission di questo servizio e, quindi, sarebbe il caso di ripassarsi “le basi“.

In effetti i pilastri di questo social network dovrebbero essere:

  • Definire il proprio profilo professionale
  • Tenere sotto controllo la propria identità on-line
  • Rimanere in contatto con i propri colleghi di lavoro (ma anche amici)
  • Cercare agevolmente esperti e ideee
  • Esplorare nuove opportunità di lavoro

La prima cosa da fare appena iscritti è, indubbiamente, completare in modo esaustivo il proprio profilo e tenerlo aggiornato.

Si tratta di un vero e proprio curriculum professionale dove poter esplicitare le competenze e le esperienze lavorative, ma anche il percorso di studi e di formazione post-scolare. Se abbiamo bisogno di un po’ di accompagnamento su queste procedure, Linkedin stesso ci mette a disposizione una serie di seminari.

Una volta acquisita dimestichezza con lo strumento, inizia la caccia alle relazioni :-) Infatti, la forza del network sta nel numero di relazioni e nella loro solidità.
Il motore di ricerca interno ci permette di scovare i nostri colleghi e gli amici persi di vista, ma con i quali abbiamo intrapreso nel passato attività professionali o scolari.

Una volta popolata la propria rete è utile aggregarsi ai gruppi di Linkedin più coerenti con la propria professione.
Il bloggante consiglia di tenere sotto monitoraggio i gruppi per un periodo medio, in modo da percepire se questi gruppi sono di pura “appartenenza” (con scarsa attività) o di ricerca e studio (con molta attività nelle discussioni). Una volta capito come funzionano è importante tararli per bene per non ricevere notifiche su ogni singola attività. Molti gruppi sono chiaccheroni anche sul nulla, ma questo è un vizio della specie umana :-)

Un altro servizio utilissimo, è quello delle domande e risposte (niente a che vedere con Yahoo Answers, IMHO).

Negli ultimi tempi Linkedin ha profuso le sue energie su due scenari completamente nuovi. Il primo relativo alla presenza aziendale e il secondo relativo alle applicazioni interoperabili. Si è discusso molto, in rete, in particolare sul secondo tema che, a detta di molti, sembra un vero  inseguimento a Facebook.

Infatti, la scelta di pubblicare le applicazioni sul profilo di Linkedin (post del blog, indicazioni di viaggio, slide di presentazione, ecc.) unita alla scelta di annunciare uno “status” (attraverso i network updates)

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sembrava, di primo acchito,  più una rincorsa a Facebook e al life streaming.
Ma va bene così, anche Linkedin cerca di evolvere da una staticità “asincrona” verso una modalità tutta “sincrona” e ciò lo si evince anche dagli sforzi profusi nel dotare le applicazioni mobili di quasi tutte le funzionalità desktop.

Considerazioni finali.

Linkedin, ovviamente, non si limita solo a ciò che ho descritto e la sua configurazione va tarata sugli scopi e sul valore che vogliamo trarre dall’uso professionale di uno strumento così ricco.
Molte organizzazioni estere ne fanno un uso quasi scientifico nella ricerca e selezione di personale e questo induce a compilare e popolare per bene il proprio profilo. Inoltre, il sistema delle recommendations è un ottima opportunità per creare sinergie e occasioni che, purtroppo da noi in Italia viene assai poco sfruttata.

Dal punto di vista del bloggante, Linkedin dovrebbe essere reso quasi obbligatorio per tutti i manager ei professionisti delle aree ICT e Marcomm. Penso che questi settori siano trainanti per un consolidato paradigma di relazioni che punti, innanzitutto, al consolidamento di reti professionali e quindi di opportunità di crescita personale, professionale reciproca e di gruppo.

I prossimi giorni vedremo Plaxo e poi gli altri…per proseguire la pulizia estiva :-)