Punto e a capo

Non voglio entrare minimamente nella polemica della settimana. Son già stati scritti fiumi di inchiostro e spese tonnellate di bit.

A Michele Serra vorrei ricordare qualcosa più ascrivibile all’educazione e allo stile. Anche a me, come credo a molti altri, è capitato durante un pranzo o una cena in famiglia che uno dei miei figli se ne uscisse con un esclamazione del tipo: ‘questa minestra mi fa schifo!‘.  Bene, la prima cosa che ho fatto è stata redarguirlo e consigliargli di usare un termine più appropiato: QUESTA MINESTRA NON MI PIACE.

Credo sia meno offensivo per chi ci ha messo impegno nella preparazione della pietanza e per i commensali che amano relazionarsi a tavola con educazione e sobrietà. Poi, è chiaro che ci son giornalisti che non riesci a digerire, ma non puoi dar la colpa solo agli ingredienti che usano, perchè spesso è proprio il cuoco che non ci azzecca.

Punto e a capo.

Ma quale smart?

smartSia chiaro, non sono in polemica sul tema delle smart city spesso ho argomentato in questo blog. Sono convinto che una città “more citizen-centric, user-friendly and cost efficient“, sia oggi alla portata e mi sembra banale, anzi fuorviante, parlarne solo in termini tecnologici e digitali.

Spesso si parla di città intelligenti associando innovazione e tecnologia, internet delle cose e domotica, interoperabilità e robotica, nonchè altri ingredienti alla bisogna.
Tutte belle cose, belle applicazioni, bei casi di studio ma, il vantaggio?

Come sempre tendo a considerare il vantaggio personale e collettivo come l’unico elemento di misura dell’innovazione. Soprattutto quello collettivo, sia chiaro e, per dirla alla Ford: “C’è vero progresso solo quando i vantaggi di una nuova tecnologia diventano per tutti“.

Ma veniamo al dunque e lasciamo la tecnologia e il digitale fare il suo corso. La scorsa settimana stavo in vacanza in Francia e notavo, ovunque, la particolare cura degli arredi urbani (beni e servizi della collettività). Fioriere favolose, marciapiedi ben curati, piste ciclabili, lampioni, panchine bellissime, segnaletica ecc. ecc. Entrando a Hyères, una cittadina vicino a Tolone, noto un lunghissimo vialone urbano, che dalla periferia porta al centro, curato come un salotto di casa e, soprattutto, mantenuto in ordine e pulito in tempo reale. Ho notato personale municipale ovunque curare i prati, le siepi e i fiori decorativi, netturbini al lavoro con le pinze per asportare i rifiuti, diversi operatori che annaffiavano e tutto questo per diversi chilometri. Mi ha colpito molto, lo ammetto.

Mi domandavo quanto costa ma, soprattutto quanto incide nella sensazione di benessere, di valore e, soprattutto, coscienza di un patrimonio collettivo da godere. Ho provato a guardare meglio anche le città più grandi. Le piste ciclabili sempre ben curate e divise nettamente con diversi sistemi di sbarramento dalla carreggiata, sitemi navetta da e per, illuminazione e segnaletica davvero efficienti…… insomma basta prestare attenzione per capire come nulla di tecnologico incida in tutto questo. Non c’è digitale, non ci sono cazzabubboli robotici o altre diavolerie. Si tratta di coscienza collettiva, educazione, senso civico, cura del bene comune.

Arrivato ieri sera a Mestre, la prima cosa che ho notato son state le auto parcheggiate sulle piste ciclabili a raso (senza divisore) e gli arredi urbani fatiscenti.

Ecco una città intelligente, credo, sia quella dove l’intelligenza individuale prende coscienza del bene collettivo e lo rispetta.  Una città è intelligente quando lo sono anche i cittadini. Certo, smart city significa risparmio energetico, riduzione delle emissioni, ecc.

E non è dunque intelligenza? La tecnologia viene dopo e, come sempre, è al servizio.