cloud

Picturelife, ultima scoperta

Sono un fotografo per di(f)etto e sapete già che ogni tanto torno sull’argomento.

Alcuni giorni fa, con la chiusura definitiva di Snapjoy (già da dicembre scorso acquisita da Dropbox), mi son messo alla ricerca di alcune soluzioni di storage per le foto.
Qualcuno potrebbe dire che, dopo la decisione di Flickr di regalarci un Tera di spazio gratuito, quello che vi sto per descrivere è ridicolo ma l’applicazione cloud che ho scelto ha delle funzionalità davvero interessanti che potrebbero diventare killer se adottate proprio da Dropbox o Flickr.

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Parlo di Picturelife e del suo sincronizzatore desktop che permette di stoccare nel cloud anche i files di grandi dimensioni come i RAW in modalità silente. Niente upload dunque. Ovvero, volendo si può uppare come con tutti i programmi, ma il sincronizzatore selettivo è davvero semplice e risolutivo.

Va anche detto che l’applicazione web è una delle più belle e funzionali che abbia mai visto e, con un po’ di pazienza, si può scalare dai 5 Gb iniziali sino a un massimo di 32, senza sborsare un euro, come ben spiegato nel blog di supporto.

Enjoy e fatemi sapere che ne pensate.

Opex is the innovation killer!

Ieri ho clamorosamente bigiato il Barcamp degli innovatoriPA perchè impegnato a moderare un convegno che mi ha rigenerato e mi ha fatto ben sperare per il futuro del digitale in questo paese.

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A prima vista, l’argomento potrebbe sembrare troppo complesso, ostico e tecnologico ma, nella sostanza, grazie davvero alla pazienza e alla perseveranza del Direttore Ragosa, abbiamo maturato una serie di convinzioni che possono sostenere per davvero questa agognata Agenda Digitale del Paese.

In pratica, andando oltre le classiche visioni che collocano il cloud computing fra le infrastrutture strategiche e abilitanti per l’erogazioni dei servizi, ci si è soffermati su due punti chive:

A) Diminuire la complessita e dunque la spesa corrente (OPEX)

B) Riprogettare i servizi in ottica ‘mobile’! Cloud e Mobile sono il matrimonio perfetto.

C) Snellire la burocrazia per le grandi forniture e i grandi progetti. Pre-Commercial Public Procurement (PCP)?

Vi alscio dunque ai video e non posso che sottolineare il cambio di passo e di modello imposto da Ragosa. Non è piaggeria, non ho ricordo in passato di direttori generali, ministri o altri burocrati dello stesso spessore, usi ascoltare tutti, annotare ogni critica o suggerimento e rispondere a tutti, spendendo 5 ore in comunità senza la boria di chi ha la verità in tasca.

Speriamo si passi presto all’azione.

p.s. per fine settimana scriverò più approfonditamente di questo argomento su Pionero. nel contempo godetevi una decina di video!

Poster session a ForumPA 2013

Fra gli eventi a cui parteciperò a ForumPA 2013 mi preme sottolineare quello relativo alla poster session di martedì 28, dove presenterò il progetto #pmicloud di Regione Veneto: http://pmicloud.regione.veneto.it

Ecco le slides che mi accompagneranno

e il video con le interviste ai protagonisti che presenterà Lorenzo Amadei.

Sarà ospite con una sua presentazione una delle aziende vincitrici del bando: http://www.dbalab.it/

Ovviamente ci si vede anche per gli altri appuntamenti e, soprattutto, alla cena del 28 sera presso La.Vi. Latteria & Vineria, in Via Tomacelli, 23

Cavallo di troia

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Dropbox è un formidabile cavallo di Troia. Provate a introdurlo nel desktop o nello smartphone di un manager e non potrà più farne a meno.

Tutti i servizi di ‘cloud storage’ sono propedeutici a fidelizzare gli utenti consumer al modello cloud, o meglio ‘cloud first’ ma, poi, subentrano grosse remore quando archivi, servizi o applicazioni aziendali devono scontrarsi con immaturità contrattuali, problemi di privacy e/o di sicurezza.

Sicuramente, rispetto a diversi anni fa, le cose ora vanno meglio ma, se dovessimo utilizzare un cloud storage anche per la nostra organizzazione…… siamo psicologicamente pronti?

Dropbox ora ci prova e lo fa con una serie di servizi aggiuntivi (su tutti l’utilizzo delle credenziali aziendali con i directory services, Single Sign On, consolle dedicata, ecc.)

Se sfonda sarà un cavallo di troia che sfida colossi come Amazon, Microsoft o Google che, dalla loro avevano soluzioni business più mature e/o fidelizzate.

Enjoy

 

 

 

Socialcosi

Chi abita la rete sa che i ‘socialcosi‘ a cui mi riferisco, sono quell’insieme di servizi ai quali ci siamo affezionati negli ultimi anni grazie all’esplosione del web 2.0 o, come amo definirlo ‘web in salsa social‘: Social Media, Servizi Cloud, Apps, Social Network, ecc.

Con questi ‘socialcosi‘ ci gioco, studio, lavoro, ricerco e persino elucubro in libri e docenze.

Son sempre partito da un sano principio prima di fare considerazioni: Che vantaggio mi danno?

Ergo non capisco le alzate di scudi sulla vera o presunta (dipende molto dalla capacità di interpretazione della lingua inglese) scelta di Instagram di vendere le nostre foto.

Forse non è chiaro a tutti che dietro a questa cosmetica social, ci sono aziende ICT, vere e proprie multinazionali con piani di business che hanno regole ferree.

Avete presente cosa sono quei nomi sulla mappa qui sotto?

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Molte sono multinazionali che hanno superato la bolla del 2001 e che devono ora riposizionarsi colorando di social i loro investimenti e i loro servizi. Ma per fare cosa? PER FARE PROFITTO OVVIAMENTE!

Sta a noi scegliere se usare questi servizi, capire se ci danno dei vantaggi reali e scegliere quello che impatta meglio con la nostra etica e il nostro sistema relazionale.

Credere di vivere in un mondo ideale dove tutto ti è concesso gratuitamente per sempre, mi sembra un atteggiamento un po’ infantile.

Porto un esempio, l’ultimo che mi è capitato. Questa che vi indico è una delle centinaia di aziende ICT che operano nel campo del cloud storage. L’ho sperimentata, mi dava dei vantaggi, ora ha cambiato le regole. Proprio 2 giorni fa.

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Che si fa in questi casi? Come si reagisce se non ci sono più vantaggi reali? Semplicemente si cambia e, per fortuna possiamo farlo. Ciò si chiama EMPOWERMENT o più semplicemente: ‘potere del consumatore‘.

My 2 cents

Fuga dal cloud storage?

Il campo del cloud storage (per lo meno quello consumer) è ormai affollatissimo e le nuove proposte fioccano a colpi di offertissime: spazio sempre maggiore sulla nuvola, app per apparati mobili che sincronizzano, condividono, riproducono, ecc.

I grandi player sono tutti sul campo da Apple con iCloud, a Google con Gdrive, Microsoft con SkyDrive e Amazon con il suo Cloud Drive.

La parte del leone, però, la fanno aziende specializzate come Dropbox, SugarSync e Box, tralasciando un centinaio di aziende minori che stanno sgomitando, alcune delle quali riusciranno a sopravvivere grazie ad accordi con i produttori di servizi e di apparati di storage esterni (Lacie, Seagate, Western Digital, ecc.).

Qui infatti sta un po’ il paradosso visibile nei comportamenti della gran massa degli utenti. Sembra non esserci cloud storage senza una ulteriore sicurezza (visibile, tangibile e di prossimità) rappresentata da NAS, DAS e varie tecnologie di storage personale da gestire a casa o in ufficio (Tonido e Pogoplug fra tutti).

Ancora non è chiaro se sia il cloud storage un add-on per lo storage esterno o lo storage esterno un add-on per il cloud storage.

Ma andiamo con ordine. Cosa succede quando salviamo un file su un disco esterno? Semplicemente ne facciamo una copia. E cosa succede quando sincronizziamo i nostri files, per esempio, su Dropbox? Semplicemente ne facciamo più copie sui vari apparati e concediamo ai signori di Dropbox di tenere una copia nel loro Datacenter (di solito pezzi di Data Center che Dropbox affitta da fornitori di infrastruttura cloud).

Quindi tante, tantissime copie dello stesso file che, alla bisogna sincronizziamo con dei servizi di back-up personali oppure on line.

Tempo fa, sempre per restare nel campo  del mondo consumer, Microsoft proponeva un servizio che si chiamava Live Sync diventato poi Live Mesh e, recentemente scomparso per scelta aziendale di spostare tutte le energie su Skydrive).

Di quel progetto (e di  altri analoghi) rimaneva l’idea di fondo di non copiare files sulla nuvola e dunque di non concedere copie dei nostri documenti al fornitore di servizio, ma di sfruttare solo le capacità P2P a livello personale, attraverso un gestore che curava il servizio di puntamento, di condivisione e di streaming.

Oggi un bel progetto che parte da Mountain View (CA) e che ha già raccolto 1.28 Milioni di dollari di finanziamenti (c’è anche il colosso Cisco fra questi), sembra andare nella giusta direzione e raccoglie l’eredità lasciata da Microsoft.

quik

Si tratta di http://quik.io che, come ben esplicitato nelle Faq: ‘ … does not require you to upload files to a cloud storage services. This means that there is no wait whey streaming and downloading files with Quik.io, we give you instant access. Because we do not store your files, they are always under your direct control for complete privacy. Think of Quik.io as a smart, virtual thumb drive, for getting at PC/Mac files from an Ipad – no thumbs required

Unico svantaggio? I computer che espongono le cartelle da sincronizzare, o dove sono attaccati i dischi esterni, devono essere sempre on-line.

Ma per me questo non è un problema, in quanto il computer è come il frigorifero. Perchè dovrei spegnerlo?

Attenti …… al cloud

La scorsa estate, durante la vacanza nel New England, ho utilizzato un tablet Samsung con l’app: PcpPlz

Oggi mi arriva l’avviso che il servizio chiude. Ormai Instagram la fa da padrone e i più piccoli son costretti a cedere.

Niente di grave, avevo postato una ventina di foto che, con l’opzione ‘salva su Dropbox’ son tutte recuperabili. Già, proprio su Dropbox, un altro cloud service.

Peccato, perderò i commenti, perderò la funzione di incorporamento (laddove avrò incorporato quelle foto, chissà dove ….), forse spariranno dalla Timeline di Facebook dove venivano condivise, ecc.

Perderò la geolocalizzazione sulle mappe, la funzione di aggregatore del provider PicPlz …. facciamocene una ragione. Si può sopravvivere no?

Ripeto, nulla di grave, dovremo abituarci. L’amico Roberto tiene traccia con dei necrologi di quanti servizi muoiono sul web. Servizi con cui ci fidelizziamo e spesso lavoriamo.

Sempre oggi, decantavo le potenzialità di un servizio per iPad che uso spesso per editare i miei documenti. Ovviamente sul cloud :-(

Insomma, ci lavoro con questi social cazzabubboli nella cloud di internet, e credo che molti di voi, ormai, lo fanno con abitudine. Proprio i giorni scorsi ho segnalato le raccomandazioni del garante. Leggetele! Ve lo consiglio caldamente.

E proprio oggi ho chiesto un sondaggio su quali usare nella PA. Veloci dai, mi raccomando, votate ….. prima che lo chiudano :-)