cloud computing

Il ritorno di Kim Dotcom con 50 Gb per tutti

Sto provando da pochi minuti Mega il nuovo servizio di cloud storage gestibile SOLO via browser e basato, finalmente, su HTML5 e su chiavi di cripto personali.

Quel ‘mattacchine’ di Kim Dotcom ci sta riprovando ………vi ricordate di Megaupload?

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Un paio di raccomandazioni: a) abbiate pazienza, è un po’ lento (server in Nuova Zelanada?) b) usate Chrome, lasciate stare gli altri browser.

Poi, se avete voglia, mi dite che ne pensate. 50 Gb sono un bocconcino prelibato che dovrebbe far rimodulare anche le offerte degli altri competitor…..sempre che non lo arrestino di nuovo :)

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Cloud Data Center

Lunedì e martedì mi son dedicato a un vasto programma di formazione a Perugia che, fra i vari argomenti, comprendeva anche il cloud computing.
Mi dispiace non aver proposto ai miei discenti questo video che, proprio oggi, Google ha pubblicato sul proprio canale …… nel caso passino di qua :)

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Attenti …… al cloud

La scorsa estate, durante la vacanza nel New England, ho utilizzato un tablet Samsung con l’app: PcpPlz

Oggi mi arriva l’avviso che il servizio chiude. Ormai Instagram la fa da padrone e i più piccoli son costretti a cedere.

Niente di grave, avevo postato una ventina di foto che, con l’opzione ‘salva su Dropbox’ son tutte recuperabili. Già, proprio su Dropbox, un altro cloud service.

Peccato, perderò i commenti, perderò la funzione di incorporamento (laddove avrò incorporato quelle foto, chissà dove ….), forse spariranno dalla Timeline di Facebook dove venivano condivise, ecc.

Perderò la geolocalizzazione sulle mappe, la funzione di aggregatore del provider PicPlz …. facciamocene una ragione. Si può sopravvivere no?

Ripeto, nulla di grave, dovremo abituarci. L’amico Roberto tiene traccia con dei necrologi di quanti servizi muoiono sul web. Servizi con cui ci fidelizziamo e spesso lavoriamo.

Sempre oggi, decantavo le potenzialità di un servizio per iPad che uso spesso per editare i miei documenti. Ovviamente sul cloud :-(

Insomma, ci lavoro con questi social cazzabubboli nella cloud di internet, e credo che molti di voi, ormai, lo fanno con abitudine. Proprio i giorni scorsi ho segnalato le raccomandazioni del garante. Leggetele! Ve lo consiglio caldamente.

E proprio oggi ho chiesto un sondaggio su quali usare nella PA. Veloci dai, mi raccomando, votate ….. prima che lo chiudano :-)

Proteggere i dati per non cadere dalle nuvole

E’ il titolo del Vademecum pubblicato dal Garante per la Privacy che intende offrire alcune interessanti indicazioni sull’approccio alla tecnologia del cloud computing. Il documento è indirizzato a tutti gli utenti ma, in particolare, alle imprese e alle Pubbliche Amministrazioni: Link al documento

Con un altro interessante documento: “Smartphone e tablet: scenari attuali e prospettive operative”, il Garante ci offre una serie di riflessioni e indicazioni pratiche per un uso consapevole nel trattamento dei dati personali quando si ha a che fare con smartphone e tablet

 

 

Diminuire la complessità per liberare risorse utili per l’innovazione

Un mio pezzo su eGov accompagnato dalle slides che ho proposto già in diversi ambiti, argomentando di cloud e nuove opportunità per l’IT.

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Google docs per condividere documenti, Eventbrite per organizzare eventi, Dropbox per gestire files, e mille altri social media nella cloud di internet. Se diminuisce la complessità, ovviamente aumentano efficienza e autonomia. Vediamo come

Gestione e costi della complessità
Uno dei problemi cronici della gestione dell’IT è la ‘complessità’. Negli ultimi anni, chi ha gestito l’IT in casa (on-premise) ha dedicato molta attenzione alle performance applicative, generando spesa e spesso aumentando la complessità a causa delle molteplici evoluzioni tecnologiche (SOA, virtualizzazione, web-app, ecc.). Nel contempo, però, chi ha gestito l’IT ha mantenuto l’esclusività del ruolo e tutte le strutture di un organizzazione che hanno manifestato bisogni applicativi hanno necessariamente rivolto le loro richieste alla struttura tecnologica preposta. Il CIO (Chief Information Officer), ovvero il responsabile dei servizi informativi, ha mantenuto dunque un ruolo centrale nell’organizzazione ma, dovendosi occupare quasi esclusivamente di gestione operativa, di manutenzione correttiva e di scalabilità, è diventato sinonimo di costo. In pratica ha dovuto gestire la spesa operativa: OpEx (dal termine inglese OPerating EXpenditure), distraendosi da quello che succedeva fuori dal dominio di sua pertinenza e rinunciando all’innovazione, intesa soprattutto come rimodellazione organizzativa e flessibilità operativa.

Ci pensa la nuvola. Ma occhio al Marketplace
Grazie al cloud computing, per fortuna, le cose stanno cambiando e il CIO non sarà più distratto da un infinità di dettagli operativi i quali, molto spesso, non aiutano nel trovare le giuste soluzioni e, inevitabilmente, generano enormi frustrazioni. Egli potrà trasformarsi in un stratega dell’innovazione, nonchè elemento attivo di evoluzione e di gestione effettiva delle problematiche aziendali, affidando molti servizi al provider cloud, rinuncerà a disperdersi sui dettagli di implementazione e potrà concentrarsi nel servire al meglio i vari dipartimenti dell’organizzazione. Va posta però particolare attenzione a un fenomeno emergente, ovvero l’effetto MARKETPLACE. Con il cloud, infatti, le diverse strutture dell’organizzazione che prima si rivolgevano al dipartimento IT, assumono una maggior autonomia e possono essere messe nella posizione di scegliere e implementare servizi senza l’intermediazione della divisione IT. Gli esempi sono sotto gli occhi di tutti: Google docs per condividere documenti, Eventbrite per organizzare eventi, Dropbox per gestire files, ecc. e mille altri social media nella cloud di internet, che aiutano a risolvere i problemi dell’operatività giornaliera. Dunque perché gridare alla perdita di controllo o all’ingerenza altrui? Forse, sarebbe il caso di trarre tutti i vantaggi possibili da questa situazione e, grazie alle risorse liberate, occuparsi davvero di innovazione guardando oltre i confini del proprio CED.

Delirio cloud

L’ingresso di Apple nel Cloud Computing sta scombinando un po’ gli assetti generali e credo ne vedremo delle belle nei prossimi mesi.

I servizi di Cloud Storage, “for personal use”, stanno crescendo come i funghi ed ormai è difficile non farsi rapire dalle offerte mirabolanti. Ultima fra queste è Box.net che davvero ha lanciato una promozione incredibile.

All’inizio non ci volevo credere ma, installata l’app per iPhone, magicamente mi son comparsi 50 GB di spazio disponibile. Approfitattene!

Dunque, siamo in pieno delirio da Cloud Storage e, ad oggi, mi trovo con:

50 Gb su Box.net, 25 su Skydrive, 15 su Dropbox, 15 su Sugarsync, 10 Gb su Minus, 5 su Amazon Cloud drive e forse, ho in giro per il web qualche altro servizio dimenticato :-(

Avete notato che ho più di 100 Gb disponibili sulla nuvola? Che fare, come gestire il tutto?

Oggi Caterina mi ha condiviso un link: http://otixo.com/. Non so se sia l’unico, tempo fa ne stavo monitorando anche un altro. Comunque con questi aggeggi ora si possono copiare e spostare files da un cloud service a un altro.

Non male vero? Se ce la fate a gestire il delirio di servizi cloud in un altro modo, fatemi un fischio!

 

Cloud

Sto preparando tre blocchi di slides sul Cloud.
La prima parte, generalista, è questa:

Poi seguirà un analisi su Cloud e PA e poi ancora Cloud e professioni IT.
Se volete contribuire (errori e ommissioni sono sempre in agguato), ne ho messo una copia EDITABILE anche su GoogleDocs: https://docs.google.com/present/view?id=dc3rmdt2_604cwz9ghfc

Stay tuned

Semplicemente: infrastruttura!

FB Google

Ho sempre ritenuto, la tanto sbandierata socialità di Facebook, un semplice ed efficace pretesto per fare numeri, o meglio, utenti che, comunque, sempre numeri sono.

Dunque social network come reclutamento, come allargamento, come grande database di potenziali clienti per un business che va ben oltre il solito modello di pubblicità on-line.

L’anno scorso avevo abbozzato una riflessione sul tema, durante la Notte Bianca al Dipartimento Informatica dell’Università. Diversi astanti rimasero perplessi rispetto a una mia affermazione: FACEBOOK E’ UN INFRASTRUTTURA IT!

Ma come? Non era un social network? Non era il posto dove cazzeggiare allegramente con tag e poke? Naaaaaa. Sbagliato!

Il lento cammino del faccialibro va dritto dritto verso l’offerta di un infrastruttura di servizio IT (o Infrastructure As A Service …. volendo aderire a questa paradigmia tecnologica). Prima Facebook connect, e buona notte a tutti gli sforzi profusi per la federazione delle identità, per il Single Sign On, ecc. Poi le API per sviluppare e far girare le applicazioni dentro l’environment di Mr. Zuckerberg. Poi i Docs di Microsoft, ora la posta elettronica (si mormora già da lunedì prossimo) e domani tutto l’IT dentro una sola infrastruttura virtuale.
Vantaggi enormi per chi è obbligato a continue azioni di deploy che non debbano tener conto di nessun parametro restrittivo ma, nemmeno, di nessun dubbio sulla sostenibilità, in caso di crescita. Poi penseremo a privacy, neutrality, ecc. Intanto questa infrastruttura ora c’è, ed è talmente elastica da esaltare tutte le qualità del cloud e le sue economie di scala. Poi verranno i problemi, as usual, ma intanto gli utenti son reclutati e fidalizzati. E le aziende stanno arrivando alla spicciolata.

Ok, ok, è uscito un film, racconta di ragazzini a Harvard, di un social network che ha cambiato la storia della rete, e di altre fesserie. La storia, ora è un altra. Facebook, Microsoft e Yahoo, unite contro Google per il predominio del cloud.