Il governo accessibile

L’amico Ugo, via Facebook, mi ha fatto conoscere quest’intervista tratta da Mashable. Peccato che il mio ultimo libro sia già uscito. Anzi, meglio così, perché un esempio come questo rafforza ulteriormante le mie convinzioni e le argomentazioni che ho pubblicato.

Al netto del clima, un posto e soprattutto un presidente con due …..

Buona lettura.

Mentre stavo visitando l’Islanda in occasione di una conferenza dedicata al marketing online, mi sono ritrovata nel salotto del Presidente islandese, meravigliandomi di quanto fosse gentile e desideroso di parlare di come abbia usato la tecnologia e i social media per ricostruire la nazione.

Il fatto che Olafur Ragnar Grimsson – che ha guidato il paese per 16 anni ed ha appena annunciato che si ricandiderà per la rielezione – inviti estranei a casa sua non è l’unica cosa che sorprende, se si pensa al modo in cui governa il suo paese.

Certamente è molto raro che qualcuno nella sua posizione apra la porta a sconosciuti, ma questo è lo stesso approccio con cui Grimsson governa questo piccolo e nevoso paese nel bel mezzo dell’Oceano Atlantico.

“La società islandese è basata sul principio che si è tutti amici fino a quando non è provato il contrario,”mi dice Grimsson. “Sfortunatamente, molte società stanno andando nella direzione opposta, pensando che tutto rappresenti una possibile minaccia. Questa è una strada pericolosa da intraprendere, perché fondamentalmente distrugge la natura democratica degli incontri tra esseri umani. Questo non è il modo in cui approcciamo alle cose in Islanda.”

Il paese sta attraversando una fase di rinascita iniziata a partire dal tracollo economico del 2008. L’Islanda ha scelto di non aiutare le aziende che erano in parte responsabili della crisi del paese, ed ha dato vita ad una nuova costituzione per superarla.

Ho fatto la strada verso la casa del Presidente, una serie di bellissime case bianche sul mare fuori dalla capitale Reykjavick. Il tassista mi ha detto che ha conosciuto Grimsson una volta ad un evento artistico, per non parlare del fondatore della Nordiac eMarketing Kristjan M. Hauksson che ha guidato la Reykjavik 2012 Internet Marketing Conference ha affermato che è solito frequentare la stessa palestra del presidente. (Grimsson, alla conferenza del giorno seguente, ha anche tenuto il discorso introduttivo).

L’accessibilità del presidente dell’Islanda è unica, come la sua decisione di utilizzare Internet e la tecnologia moderna per incoraggiare l’economia. Oltre che tramite l’eccentrico Tumblr blog Iceland Wants To Be Your Friend dedicato al paese, il suo account Twitter (@thisisiceland) e la sua presenza su Facebook, l’Islanda si è data molto da fare per diffondere informazioni sulla nazione e per incrementare il turismo.

La sua campagna del 2011 Inspired by Iceland incoraggia i cittadini ad ospitare i turisti in viaggio attraverso il paese. Persino il presidente ha partecipato, invitando i turisti a casa sua per mangiare pancake con panna montata e marmellata di rabarbaro.

In generale, Internet ha giocato un ruolo rilevante nell’Islanda dei giorni nostri. Il governo recentemente ha chiesto ai cittadini di postare online i propri commenti e feedback indicando cosa pensano a proposito della nuova proposta di costituzione. E sebbene, quest’anno, di fatto, in un primo momento, il presidente avesse detto che non avrebbe corso per la rielezione, successivamente, quando gli islandesi hanno raccolto migliaia di firme online per farlo, Grimsson ha cambiato idea.

Ma di fronte a questo fenomeno una domanda sorge spontanea: tutto ciò è possibile solo perché il paese conta 300.000 abitanti, oppure questo modello di cooperazione può funzionare ovunque?

Accessibilità di governo

“Per certi versi, le dimensioni dell’Islanda permettono che ciò accada,”afferma Grimsson, appoggiandosi alla sedia. “Comunque, ci sono piccole comunità in grandi paesi che possono guardare all’Islanda come modello.”

Nonostante alcuni pensino che l’accessibilità del presidente rappresenti un rischio per la sua incolumità, Grimsson sostiene che non creare fiducia e rapporti con la gente sia un rischio molto più grande.

“Molti sostengono che dovrebbero esserci molte più barriere per il presidente quando interagisce con i cittadini, ma questo va contro la nostra filosofia di vita,”afferma Grimsson. “Esiste un rischio anche nel dare la patente ai teenager ma noi ci assumiamo questo rischio e li lasciamo guidare lo stesso.”
Il progresso nel campo dell’utilizzo delle nuove tecnologie in atto in Islanda è stupefacente. Infatti, il Concilio Costituzionale dell’Islanda del 2011 ha messo in “crowdsourcing” la costituzione, pubblicandola sui social media per rendere trasparente il processo e per ricevere input dal pubblico.

“In seguito alla crisi, abbiamo realizzato che questa non era solo una crisi economica e finanziaria, ma anche una crisi sociale, politica e giudiziaria,” dice Grimsson. “Se noi vogliamo far riacquistare alla nazione la sua forza e posizione , non sarà sufficiente gestirla attraverso il tradizionale approccio economico e finanziario. Abbiamo bisogno di un approccio democratico differente.”

Una bozza del documento, che incoraggia i cittadini a dare consigli e a commentare la costituzione per migliorarla, è stata messa online. “Si può pensare ad essa come ad una pratica innovativa, in termini di moderna tecnologia , ma in verità si tratta della moderna espressione di un’antica tradizione islandese,” afferma Grimsson.

In seguito alla colonizzazione del paese da parte dei Vichinghi, gli abitanti crearono un parlamento, un’assemblea aperta e un tribunale pubblico. Era basato su un corpo di leggi e non sul potere esecutivo.
“La tradizione di gestire tutto, di modo che ogni cittadino possa seguire e avere accesso ad ogni cosa, fa parte della nostra storia,”afferma Grimsson. “E’ diventata una parte rilevante dell’identità dell’Islanda.”

“Dal momento che l’Islanda è una piccola società, la trasparenza qui probabilmente ha un significato diverso che nelle grandi società in esse domina la burocrazia.” “Non era mai accaduto in Islanda, ma come in molti altri paesi, oggi, con l’aiuto di Internet e dei social media, si è scatenata un’ondata di attivismo.”

Il potere di Internet

Quando Grimsson ha annunciato che non si sarebbe candidato per le elezioni del 2012 – scelta che gli avrebbe fruttato il titolo di presidente che ha governato più a lungo nella storia del paese – gli abitanti dell’Islanda hanno dato il via ad una petizione online , esortandolo a rimanere in carica.

“Avevo deciso di non offrire più servizio alla presidenza ed ho pensato che avrei potuto fare altre cose,” dice Grimsson. Comunque, molte persone volevano che io continuassi e non volevano aprirsi ad una presidenza nuova in tempi di incertezza.”

Grimsson ha deciso di ricandidarsi a condizione che una volta che le incertezze relative alla situazione economica e le altre problematiche fossero decadute, si sarebbe riservato il diritto di non rispettare la scadenza del mandato.

“Questo dimostra che si può ottenere molto con l’aiuto di Internet in modo molto più rapido di un tempo,” aggiunge Grimsson.

Grimsson sta ancora soppesando le opzioni su come pianificare la campagna.

“C’è un pericolo in agguato per chi è troppo affascinato dalle tecnologie e dalla comunicazione digitale, si riducono gli incontri di persona,” afferma Grimsson. “C’è anche il rischio che la tecnologia possa diventare il principale settore della comunicazione, e che ciò possa avere delle ripercussioni sulla trasparenza e sulla fiducia. Io non voglio che ciò accada in Islanda.”

Ispirati dall’Islanda

Il paese ha utilizzato internet per dare nuovo impulso al turismo, e sembrerebbe funzionare. Hauksson of Nordiac eMarketing afferma che l’Islanda ha registrato nel 2011 un aumento di circa il 20% nel settore turistico. Le campagne hanno certamente aiutato ma l’attenzione del pubblico è cresciuta anche quando il mondo ha saputo della crisi economica e dell’eruzione del vulcano. Inoltre, compagnie aeree come EasyJet hanno espresso interesse a volare in Islanda.

Andando su Inspiredbyiceland.com, i turisti possono iscriversi a tour gratis, conoscere gli abitanti locali e, ovviamente, visitare la casa del presidente.

“La campagna porta avanti il messaggio che siamo tutti amici fino a prova contraria, e che possiamo lavorare tutti insieme per coinvolgere il pubblico,”dice Grissom. “Il progetto ha avuto grande successo e ha promosso l’Islanda senza grandi costi.”

Grimsson ha sottolineato come la tecnologia stia avendo un grande impatto sia sulla realtà politica delle piccole comunità, che su quella delle grandi.“ Ciò che un tempo si poteva realizzare nel giro di qualche mese ora si può fare in un ora, grazie ai cellulari e ai social network.”

Il presidente ha inoltre fatto riferimento ad uno dei discorsi del Presidente Obama a Washington D.C. Incredibilmente una folla al Cairo, in Egitto, ha respinto l’iniziativa di Obama via Tweet e messaggi online ben prima che avesse finito di parlare.

“La tecnologia sta diventando una proiezione parallela di qualsiasi cosa accada, sta dando alle persone l’opportunità di essere attori determinanti quasi immediatamente,”conclude Grimsson.

 

Proud to be Public Servants

Venerdì scorso Steve Ressler è stato ospite di ForumPA e del nostro Barcamp.

Qui trovate le sue riflessioni: http://www.govloop.com/profiles/blogs/5-lessons-from-italy

La sua analisi punta sui temi del ForumPA (Open Gov, Cloud, Open Data e Big Data) e su ciò che ha percepito al Barcamp:
A) Il tema/problema del ROI (ne ho parlato un paio di giorni fa)
B) Il senso di appartenenza e di orgoglio degli operatori della PA

…. ‘3) Proud to be Public Servants – One of the more refreshing things about being at public sector events in Europe is that government work is considered a good job and people are proud to be public servants. It’s still competitive to get in and countries and the EU have special schools to become public servants.’

Pensavo di commentare così nel suo blog:

The Public Servants you met last week at Barcamp are all ‘operators’, and very proud about the role, but I think you should know that the managers never come into these events. Moreover, the common sense of citizens sees the Italian public servant as a slacker. But we are stubborn :-)

Che mi dite? Lo faccio? Secondo me non capirà cosa intendo……… siamo un paese strano ai loro occhi :-(

Artigiani digitali

L’altro giorno dissertavo su vantaggi e bisogni. Ovviamente le mie riflessioni riguardavano il digitale, i suoi paradigmi e le sue presunte economie.
Per chi si fosse perso quel post straripante di dubbi, consiglio di leggerlo e di farci una riflessione.

Ora vi racconto di Sergio, un carissimo amico da lunga data che ha un laboratorio di maschere a Venezia.
Ci conosciamo da 35 anni e condividiamo la passione per gli USA, la musica country, ecc. Insomma veri amici ‘storici’ con radicate passioni analogiche :-)

La scorsa settimana, presso la sua bottega artigiana, ci raccontiamo un po’ delle nostre ultime avventure. Lui mi racconta delle sue mostre in California, della sua consolidata amicizia con Jackson Browne ed altri artisti.
E’ bello ascoltarlo, seguire le sue passioni e vederlo imbastire maschere che vende in tutto il mondo.

Poi tocca a me, gli racconto degli artigiani digitali, di Appsforitaly e della metafora delle botteghe artigiane associate ai nuovi sviluppatori del codice.

Mi sorride e mi dice che il suo sito web, nemmeno lo guarda. Sa che lo cura un amica americana. Lui non usa la posta elettronica e lascia il cellulare a casa anche nei giorni lavorativi.
Mi racconta che non ha profili sociali (Facebook, Twitter, sa a mala pensa cosa sono), che non usa l’eCommerce, e che nemmeno sa che tipo di vantaggi potrebbe avere dal digitale. Ma nemmeno li cerca.
Ecco volevo raccontarvi anche di questo. Per riflettere sulle certezze.

Nel video Sergio e suo fratello mentre costruiscono delle maschere

Nel frattempo, dopo aver salvato questo post in bozza, son passato per un panificio artigianale del mio quartiere, un bel panificio gestito da due signore, con il forno nel retrobottega. Vendono solo pane, e hanno degli scaffali in legno vecchissimi. Mi son presentato con 50 Euro e non ho nemmeno chiesto se avevano il bancomat. Nel darmi il resto, una delle signore mi ha chiesto di attendere e si è recata dall’altra parte della strada per farsi cambiare i 50 euro in moneta. Son uscito a guardare la scena della tizia con il cappello e il grembiule da fornaio che attraversava la strada con i 50 Euro in mano. Ho sorriso.
Quando è tornata, mi ha chiesto scusa per l’attesa, mi ha dato i soldi di resto e ha continuato a servire i suoi clienti.

Tornando indietro mi son fermato da un artigiano riparatore di mobili. Lui non ha nemmeno la cassa, mi fa i preventivi a voce, ma mi ha detto che è pieno di lavoro. E ci credo, chi compra mobili in periodo di crisi. Io stesso devo farmi riparare due sedie impagliate.

Sempre per riflettere, perchè continuo a non aver certezze sul digitale e, pur continuando a crederci, non posso pensare che saremo tutti destinati a fare gli artigiani digitali o a vendere merci con i sistemi di eCommerce……..ricordo ancora che tutti questi pensieri partono da qui.

Buon week end

Travestire Safari da Internet Explorer

Reblogged from Certi racconti sono un tiro mancino:

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Per la serie: se scrivi, non puoi permetterti di ignorare l’informatica, ecco un post che non ci dovrebbe essere e invece.

Ancora adesso capita di incrociare dei siti Web che paiono essere stati concepiti e realizzati negli anni ’90. Perciò è possibile che siano ottimizzati solo per Internet Explorer. Se su Mac si usa Safari, si può ricorrere a “User agent” che fa parte del menu “Sviluppo”.

Continua a leggere... 118 more words

Re-bloggo questo post di Marco perché, nonostante siano ormai passati tanti anni dalla mia conversione, devo ammettere che spesso (soprattutto in presenza di componenti Flash), il buon Safari 'gnaaffà :-(

Il ROI degli Open Data

Cos’è il ROI? Proviamo a vedere che dice Wikipedia. Ok, potrebbe essere complicato e difficile e dunque, banalizzando, possiamo dire che si tratta della ‘convenienza’ nell’intraprendere un’avventura. Ok?

Troppo banale? In effetti, ho banalizzato. Ma già lo sappiamo che ‘nemmeno il cane muove la coda per niente‘, per cui in tutte le attività (soprattutto quelle che hanno un forte impatto economico) ci deve essere una convenienza. Nel caso del ROI la convenienza è il guadagno.

Insomma, mica uno si mette ad investire tempo, capitali, persone, ecc. e poi non ci guadagna nulla.

Nel caso degli Open Data, credo (ma non ho certezze) che ci sia da considerare un ROI interno ed uno esterno.
Ovvero, quanto conviene alle Amministrazioni Pubbliche liberare i dati? E questa convenienza va a vantaggio dell’Amministrazione o dei cittadini? Ecco per rispondere a queste domande bisognerebbe definire una formula per il ROI interno.

Per il ROI esterno, bisognerebbe poi misurare che impatto hanno gli Open Data con le imprese, con chi li utilizza per creare sviluppo imprenditoriale, occupazione, ecc. Anche qui serve la formula.

E poi, c’è un ROI sulla qualità della vita? Mah! Io non lo so. Proveremo a farcelo raccontare dai cittadini.

Andiamo con ordine e proviamo a fare un po’ di considerazioni da #casalingadivoghera!

Gli evangelist dell’Open Data hanno di certo un ROI, nel senso che molto spesso diventano consulenti di Amministrazioni Pubbliche le quali devono itraprendere la via all’Open Data e hanno bisogno di competenze per capire come e quando agire. Anche questa è una convenienza. Solo per loro?

Forse no. Potrebbe esserlo anche per l’Amministrazione che, liberati i dati (in teoria), dovrebbe aver meno oneri di gestione. Sarà vero?

Ma quanto costa liberare i dati? No dai, non mi dite. Qualcuno vi ha detto che non costa nulla? E ci avete creduto!
Il tempo? Le persone? Il portale? Il fornitore? L’algoritmo, lo storage, …… Ah, ecco, allora c’è un costo!

Qui vi quoto (in forma anonima) uno scambio di mail con un amico, con il quale abbiamo disquisito di ROI degli Open Data per una serata intera e stiamo immaginando di approcciare una ricerca:

  • quali siano i flussi di attività (e i relativi centri di costo) necessari alla loro creazione e funzionamento;
  • quale sia l’entità dell’impegno di risorse necessarie all’attività di apertura dei dati (dal coordinamento, alla legal clearance, passando per la manipolazione dei dataset ai fini, ad es., di anonimizzazione o estrazione (so che lo fate in economia, ma avete comunque delle risorse allocate, che hanno un costo e anche un costo-opportunità!)
  • quali siano i benefici percepiti dalle PA, e quelli ricercati nel medio e lungo periodo (includendo anche le opportunità di efficienza interna).

Quel ‘… so che lo fate in economia ….’ si riferisce al portale del Veneto che, per scelta interna, abbiamo deciso di costruire e gestire grazie all’aiuto di una forma di riuso con il Governo  e con l’ausilio di risorse interne. Già pagate, ovvero dipendenti pubblici.

Nel prepararmi a queste analisi stavo osservando che, nemmeno il CKAN inserisce un contatore dei download per poter almeno valutare se qualcuno scarica i favolosi datasets .

Gli americani, più coerentemente, ci mettono i contatori

E altrettattanto coerentemente lo fa la Regione Piemonte sul suo portale

Credo che questo sia un indicatore minimo ma non sufficiente. Ora si tratta di capire: chi se ne fa cosa di quei dati. Dunque le organizzazioni e i singoli cittadini dovrebbero/potrebbero raccontarci gli usi, perché non basta proiettare le slides ai convegni e decantare le lodi di favolose app che nessuno ha mai usato. Io per primo (anche se non sono un indicatore sufficiente.

Cosa ci dicono le aziende? Quanto ci hanno guadagnato? Hanno assunto qualcuno? Hanno reinvestito?

Chi lo sa.

E le spese per liberare i dati, sono utili? Quali dati liberare? Quelli che decidiamo noi da dentro l’Amministrazione Pubblica o quelli che ci chiedono da fuori?

Ma da fuori, dal mercato, dall’imprenditoria, qualcuno ha mai chiesto qualcosa? Certo lo ha chiesto la società civile, o meglio: lo ha chiesto l’élite della rete. Basta questo per giustificare una spesa?

Oggi ho letto questo articolo che citava alcuni dati liberati nel mio Veneto: http://www.sivempveneto.it/leggi-tutte-le-notizie/6821-dati-razze-canine-in-veneto-pastore-tedesco-quella-piu-diffusa-ma-i-meticci-sono-quasi-10-volte-di-piu.html

Non si tratta di ROI (forse) ma di manifestazione di interesse a posteriori. E’ carina, da soddisfazione. Ma giustifica un costo?

Quante domande mi son fatto? Non lo so, ma sono solo all’inizio di un’analisi

…to be continued

Te lo do io il social!

Chi mi segue sa che godo a fare il guastafeste per i servizi on-line e, sopprattutto, per quelli basati e gestiti sui social media.

Oggi vi presento questo bel quadretto di Mediaworld che si dichiara ‘SOCIAL’ con i bottoncini ma, nei fatti sembra sorda a qualsiasi dialogo.

Il tema è quello delle garanzie e delle cosidette ‘esclusioni’.

Sostengono questi signori, e i produttori che rappresentano nei loro scafali (ACER), che la batteria non fa parte, o fa parte per un periodo limitato, della garanzia di legge di due anni.

Così non sembra e non sto a tediarvi con questioni legali. Al massimo vi offro un link sulle istruttorie intraprese contro questi grandi centri di distribuzione.

Vi voglio però portare a conoscenza di un paradosso che ha dell’incredibile e di come l’accoppiata ACER/MEDIAWORLD sta agendo.

Ho acquistato per mia figlia un netbook Acer a circa 180/190 Euro (ora non ho lo scontrino sottomano) e quello che segue è il loro preventivo per la sostituzione della batteria che NON RITENGONO essere parte integrante della garanzia di due anni: 114 Euro. Più della metà del costo dell’oggetto!

Ovviamente li sto massacrando sui SOCIAL NETWORK, sperando di danneggiare il più possibile la loro reputazione, se mai ne avessero una.

Non rispondono su Twitter, non risondono su Facebook, hanno un servizio di risponditore automatico per le RMA che rappresenta la schizzofrenia.

Scusate se un po’ di orgoglio da appartenenza dopo aver scritto il mio ultimo libro su questi temi: Meglio la gestione pubblica. E ho detto tutto.