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Digital president

Avercelo.

Coding, hacking, cyber security, digitale a 360 gradi con tecnologie, nuove tendenze, opportunità. La differenza la fa la persona e la sua cultura. Per noi, ahimè, è ancora troppo presto per poter parlare di ‘svolta digitale‘.

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Il web è cattivo

E’ il web bellezza! E non puoi farci niente.

Ne parlavo in una riunione di lavoro solo pochi giorni fa. Dobbiamo farcene una ragione, il megafono del web in mano a personaggi influenti (conosciuti o sconosciuti non importa) può fare tanto male.

Eppure c’è ancora chi va avanti per la sua strada e non considera che un tizio sconosciuto nel proprio condominio può avere centinaia di migliaia di follower sui social network e il suo messaggio (giusto, sbagliato, banale o straordinario che sia) può diventare dirompente. E lo diventerà ancor di più quando un giornalista a corto di idee non farà altro che scrivere minchiate colossali sul fantomatico ‘popolo del web’ riportando e ripubblicando tweet a manetta anche sulla carta stampata.

Detto questo io non so nulla sul back-office, sulla composizione del team, sulle aziende coinvolte, sul processo, sul progetto e sull’ideatore primo di #verybello. So solo che per l’ennesima volta han combinato un gran casino.

Ho la fortuna di conoscere questo mondo da molto tempo. So perfettamente dell’abisso di ignoranza dei decisori sul tema specifico. So perfettamente tutto anche relativamente alla sovrastima di se stessi che hanno i consulenti. So anche che le aziende pur di beccarsi un appalto pubblicherebbero sul web qualsiasi schifezza ma, santoiddio il web non perdona, lo sapete o no?

Le sue regole SCRITTE O NON SCRITTE vanno rispettate. La sua evoluzione va accettata a prescindere, sempre e ovunque.

Ma il segreto di pulcinella, il più semplice di tutti è questo: copiate, copiate copiate! Copiate bene, perchè da un’altra parte han già fatto quello che state progettando. Non dovete vergognarvi di copiare. Copiare è sinonimo di intelligenza. Non copiare è sinonimo di stupidità.

E poi cambiate, correggete, ricambiate, evolvete perchè il web è una grande beta. Vivere in beta permanente è bello, è saggio, è conveniente, perchè permette di adeguarsi pur mantenendo l’originalità dei contenuti.

Ecco, caro Franceschini, se ti fossi concentrato sui contenuti, tutto il resto era già stato fatto. Bastava copiare.

Quella passione artigiana che non piace al potere

Aaron Swartz

La morte, per suicidio, di Aaron Swartz viene ‘celebrata’ da molti blogger e giornalisti come una sfida al sistema e al potere. Dai più viene definito come ‘attivista informatico’ …. termine un po’ strano, connotato da fascino hacker.

Leggo in queste celebrazioni il desiderio di testimoniare la passione e forse la ‘religione’ che pervade ancora alcuni dei grandi talenti e protagonisti, nonchè virtuosi dell’algoritmo informatico.

Se da un lato la cosiddetta ‘consumerization‘ e il pervasivo controllo del settore da parte delle grosse multinazionali ha omologato questo mestiere a quelli più antichi e tradizionali (oggi fare il sistemista o il programmatore equivale ormai al lavorare in fabbrica) resistono  ancora approcci e metodologie artigianali che non nascondono motivazioni più profonde e una notevole dote di passione.

L’hacking è un approccio (erroneamente connotato da valenza negativa) molto passionale e val la pena citare il passaggio tratto da Wikipedia: …. ‘si riferisce più genericamente ad ogni situazione in cui si faccia uso di creatività e immaginazione nella ricerca della conoscenza.’

Ogni volta che questo approccio creativo necessita di conoscenza più profonda e di accesso alle fonti primarie del sapere e del ‘potere’, avviene il cortocicuito. Aaron Swartz lo sapeva bene e sapeva anche a cosa andasse in contro se il processo che lo attendeva si fosse risolto con una condanna a suo sfavore.

Quel suo fare da alternativo, anarchico e ‘fricchettone del codice’, non era frutto di qualche inseminazione ideologica distorta, era solo una forsennata sete di conoscenza.

Le sue più felici intuizioni lo portarono a sviluppare il codice che sarebbe diventato poi uno standard del web, come l’RSS o a supportare la diffusione dei CC collaborando attivamente con Lawrence Lessig, nonchè a fondare la Demand Progress che lanciò la campagna mondiale contro la censura di Internet (SOPA/PIPA). Dunque pilastri del pubblico sapere, del diritto alla conoscenza e alla diffusione delle informazioni con protocolli standard e licenze libere.

Non ho nessun elemento per poter affermare (come molti stanno facendo) che l’opposizione alla sua sete di sapere lo avesse logorato e l’attesa del processo lo abbia definitivamente portato alla depressione, so di certo che al potere i creativi non piacciono, perchè la cretività mette spesso in dubbio i pilastri su cui il potere si mantiene e si perpetua.

Il web che verrà è già arrivato

Il W3C (World Wide Web Consortium) ha lanciato WebPlatform.org, il nuovo riferimento per il next web, realizzato in collaborazione con le più grandi aziende di internet (Apple, Microsoft, Adobe, Google, Facebook, HP, Nokia, Mozilla e Opera).
Sarà il punto di riferimento per gli standard a cominciare da HTML e CSS3.

People in the web community — including browser makers, authoring tool makers, and leading edge developers and designers — have tremendous experience and practical knowledge about the web,” said Tim Berners-Lee, W3C Director. “Web Platform Docs is an ambitious project where all of us who are passionate about the web can share knowledge and help one another.”

Welcome!

Agenda Digitale

Sull’Agenda Digitale del Governo tornerò con riflessioni più circonstanziate non appena avrò elementi più significativi rispetto a questo libro dei sogni.

Di primo acchito vorrei far notare un paio di cose:

A) Già dalla prima settimana (ormai conclusa) si doveva stilare il piano finanziario. Qualcuno ne sa qualcosa?

B) Chi decide quali e quanti sono gli stakeholders da convocare face-to-face?

C) I Data Center sono le nuove fabbriche del futuro e se non sono green, meglio lasciar perdere.

D) Il primo collo di bottiglia è l’alfabettizzazione digitale. Qui mi sta bene, ma la LIM no, per piacere, dategli un tablet a questi figlioli!

E) Le aziende sono più analfabete dei cittadini. Chi ha il coraggio di ammetterlo?

F) Non è tutto riconducibile a smart. Troppo comodo. Prova a rendere smart le tariffe dell’ADSL tanto per cominciare, e poi parliamo del resto.

H) Il logo è orribile! Magari bastava rivolgersi a Zooppa!

Intanto salutiamo i nativi digitali con un tweet.

User experience

Ultimamente c’è qualcosa che non mi torna. Ok, il contenitore conta sempre meno, è il contenuto che fa la differenza.

Flipboard è una specie di spartiacque in questo senso ma, pur privilegiando i contenuti, ha contribuito a definire un nuovo aspetto esperenziale tendente all’omologazione.

Ora sembra che il vecchio web si stia adeguando, o sbaglio qualcosa?
Nell’ordine: Delicious, 500px, WordPress, Pinterest e Wall Street Journal

 

Cloud storage per uso personale

Fra gli argomenti del corso che sto conducendo a Ca’Foscari, c’è anche quello del cloud computing, declinato come paradigma, tecnologia, visione, dominio enterprise o privato.

Dopo la lezione di oggi, ho promesso a eGov di scrivere qualcosa in merito, prendendo spunto da queste slides. Stasera mi metto all’opera. Se ho dimenticato qualcosa, son qui a disposizione nei commenti.

Brambillaaaaaaaaaa!

In Agosto sarò in Canada e sto programmando il viaggio sul web, as usual.
Fra i tanti BELLIZZIMI siti turistici canadesi quello del New Brunswick mi sembra straordinario. Mette al centro dell’esperienza utente la composizione del viaggio “my trip”. Ogni scheda delle strutture ricettive, attrazioni o sottoinsiemi regionali, rimanda sempre ai siti esterni originali. C’è un grande mashup con i socialmedia, insomma Brambillaaaaaaaaaaaaaa. Sveglia.

Lo so che se non fate di mestiere gli operatori turistici, difficilmente ci darete uno sguardo, ma se vi capita, immaginate Italia.it, fatto in quel modo.

Canada