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Fenomenologia di un tweet

Hai voglia a dire che i blog son morti e che i social fanno terra bruciata.

Io non mollo. Il mio blogghino ormai anziano e sempre meno curato è uno sfogatoio, spesso anche un pensatoio o un luogo della memoria, dove mettere alla rinfusa roba che prima o poi ti riproponi di ritirar fuori.

Però se vogliamo misurarcelo, forse il blog non tira più come una volta. Hai voja a far numeri, far visite, misurar statistiche. Con Twitter e Facebook tutto è più facile anche se molti affermano che è troppo veloce, fugace, etereo. Si perde la memoria. Si rischia l’oblio nel mare magnum di quel rumore sociale che tutto avvolge e tutti esalta.

Infatti è per puro caso che mi imbatto sulla bacheca di Giovanni che proprio sul faccialibro rilancia una foto sul tema #cookielaw. Insomma un contenuto. Giovanni rilancia un contenuto sui social, così come deve essere, anche con il pericolo che nessuno se lo fili.

Non faccio molto caso al link della foto e commento il post di Giovanni con un semplice: ‘geni‘.
In effetti il post muore li, con un altro commento e nessuno che se lo fila.
Poi prendo la foto e la rilancio su Twitter. Tanto per far casino, incrociare i flussi e spammare un po’ perchè il contenuto mi sembra carino e assolutamente di attualità.

 

Nelle prime ore succede poco o niente. Qualche like, qualche retweet. Poi nel weekend passano un po’ di amici influenti (quelli che io chiamo ‘hub-forti’) e lo rilanciano contribuendo a un lento ma inesorabile crescendo di citazioni, retweet, like e visualizzazioni che, al momento in cui scrivo, son già arrivate a 20.000.

Numeri da capogiro che un post sul blog mai e poi mai avrebbe raggiunto.

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Tanta roba insomma, tantissima che dimostra come non è del tutto vero che Twitter, in particolare, sia poco adatto ai contenuti.

A questo punto, e solo oggi, sono andato a guardare il blog di partenza, tanto per capire chi fossero i macellai geni assoluti di questo thread. Mica l’ho capito ancora :)

Purtroppo non c’è modo di commentare e mi sembra strano e assolutamente ingiusto che quel post abbia solo 18 condivisioni su Twitter. Il merito è suo, solo suo.

O forse no, lo è anche delle dinamiche di Twitter.

Geni del marketing

Al momento in cui scrivo ha superato i 38000 re-tweet. #geniale

L’uccellino

Non fu amore a prima vista, perchè non capivo se era più utile a spammare o, piuttosto, a chattare.

Ci vollero un paio di mesi e un po’ di blogger/follower per capirne il meccanismo. Poi arrivai persino a scriverne un libro.

Anch’io, curioso e narciso, sono andato a ritroso per ravanare nel tempo fino al mio primo tweet del 2007: insulso e insignificante, nonchè condito da una forte componente spammatoria per pubblicizzare un progetto collettivo.

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Oggi, come sono solito sostenere e confutare con i miei studenti, Twitter è a buon titolo il quarto componente della famiglia MAINSTREAM. Provate a convincermi del contrario.

Da grande voglio fare la twitterstar

10 regole per atteggiarsi twitterstar:

1) Non postare più di uno o due tweet al giorno (questo fa intendere che sei proprio tu a twittare e che non hai bisogno di un social media team)
2) Segui meno dell’1% dei profili che ti seguono (una vera twitterstar detiene minimo 100.000 follower e segue al massimo 100 profili di cui almeno 10 devono essere sconosciuti alle masse)
3) Non replicare mai se non a quell’1% che segui (però una volta al mese soddisfa con un replay a sorte un perfetto sconosciuto che ha pochissimi follower, questo fa rosicare tutti gli altri)
4) Non mettere MAI dei link nei tuoi tweet (devono seguirti e adorarti per quello che dici, non per quello che condividi)
5) Posta pochissime foto e MAI foto scattate in momenti pubblici (i tuoi follower si aspettano solo foto improbabili, meglio se del tuo cane, gatto o pappagallo)
6) Cerca di essere criptico e banale, servirà a stimolare flame infiniti e twitta solo dall’iphone, mi raccomando!
7) Cambia spesso l’avatar (una volta ogni 15 giorni va benissimo) e usa lo sfondo e la testata di default che fa molto snob
8) Nella bio non devi mettere assolutamente nulla
9) Una volta all’anno insulta qualcuno di famoso (serve a fare in modo che il mainstream si occupi di te e comunque per dimostrare che puoi farlo e non hai paura delle conseguenze)
10) Ogni tanto twitta alle 3 o alle 4 del mattino, mica hai una vita banale come i tuoi follower!

Twitter

Gran bel pezzo quello di Rainews24 sul debutto in borsa di Twitter. C’è ancora chi fa buona televisione, buon giornalismo a sa divulgare con semplicità ma efficacia.

A proposito di Turismo social

Ecco, quello che non avevo valutato nel mio precedente post è una deriva alla #SocialWave ovvero alla spagnola, come per il Twitter hotel di Maiorca: http://it.melia.com/hotels/spagna/maiorca/sol-wave-house/index.html

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Il Social Wave House di Majorca (@SolWaveHouse) aggrega l’esperienza utenti/ospiti attraverso un hashtag #SocialWave nonchè attraverso la connessione Wi-Fi presente ovunque e a un applicazione dedicata che abilita a una serie di servizi:

  • Twitter concierge Assistance, tramite il #, durante tutto il soggiorno incluso prima del tuo arrivo
  • Una consumazione per persona gratuita nelle #TwitterParty solo per i clienti delle Twitter Party Suite
  • #TwitterPartySuite Gift: bottiglia di spumante e attenzioni all’arrivo
  • Bevande isotoniche all’arrivo
  • 20% di sconto in bar e ristoranti nella zona di svago Wave House
  • Social WIFI gratuito
  • Amaca VIP

Si possono anche richiedere servizi come #FillMyFridge (se il frigobar è stato vuotato) twittare ordinazioni di bevande e pasti a bordo piscina ….e vabbè!

 

Twitter fridge

Nel futuro prossimo, dicono i gestori,  gli utenti/ospiti potranno ordinare via Twitter la musica preferita al Dj, nonchè le ricette allo chef.

E ancora vabbè!!!! NOn ho parole, vi lascio ai video :) http://www.youtube.com/user/SolWaveHouseMallorca

Tagboard, content curation con Twitter … e non solo

Nella mia continua ricerca di strumenti utili per la Content Curation mi sono imbattuto in Tagboard, che consiglio caldamente per chi vuol analizzare i ‘trending topic’ (temi di tendenza) in forma visuale e poi pubblicarli … al volo con un link dedicato!

Lo strumento permette di aggregare anche hashtag provenienti da altri social network, come Pinterest, Facebook, Google+ ecc. che, a dire il vero, ne fanno minor uso ma aggiungono una componente visuale massiccia.

Non dimenticate che Twitter viene considerato Link Spraying per la sua incapacità di aggiungere valore al content, ma un buon uso di Tagboard aggiunge al content una componente di appeal non banale. My two cents.

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La condivisione su Twitter è solo Link Spraying?

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La condivisione sociale è una delle dinamiche che maggiormente influiscono sull’informazione e sul marketing in questo nuovo millennio.

Non mi soffermerò sul valore della condivisione, avendo elucubrato sul tema anche troppo in questi ultimi anni, piuttosto vorrei soffermarmi sulla differenza fra Content Curation e Link Sprayng che, grazie all’impetuoso sviluppo di Twitter, obbliga a circostanziare meglio i termini e gli ambiti suddetti.

Con la CONTENT CURATION non ci si limita a diffondere contenuti che, spesso in rete sono già stati condivisi da qualcun’altro, piuttosto si tende a SELEZIONARE i contenuti più pertinenti (a mano o con sistemi automatizzati) e ad inserirli nel circuito in cui si opera, accompagnandoli con un commento o un’appendice che aggiunga valore a quello già implicito nell’origine selezionato per la diffusione.

Con il LINK SPRAYNG (letteralmente spruzzare link) e più in particolare con Twitter, è difficile aggiungere valore all’originale perchè il timing, il livello di attenzione suscitabile e soprattutto la difficoltà di elaborare commenti e contributi in appendice, genera al massimo l’effetto retweet. Detto questo Twitter può essere considerato una fonte da inserire fra i primi step del work flow di Content Curation ma non è un servizio che si predispone alla selezione, alla cura e, soprattutto, all’aggiunta di valore.

L’abilità del curatore non è solo quella di trovare ‘tanta roba’ e twittarla. La vera abilità sta nel maturare un esperienza con le informazioni trovate e contestualizzarla all’interno di uno spazio limitato che non può essere solo Twitter.

Chiunque può scagliare frecce. Per trovare la scorciatoia migliore attraverso il bosco e, soprattutto per portare a tutti noi alla radura, ci vuole grande abilità e creatività‘.

Detto questo, è evidente che dovrebbe risultare più influente, anche a livello di marketing, chi cura e arricchisce l’informazione rispetto a chi la spruzza. My 2 cents.

Questo giocattolo è mio!

Ammetto che ieri mattina ho assistito distrattamente alla diretta Twitter di Mario Monti in quanto in altre faccende affaccendato.

Sporadicamente ho ficcato il naso nella mia timeline e ho assistito a uno stillicidio di critiche, spesso del tutto infondate e prive di senso.

Concetti come ‘popolo della rete’ o ‘blogosfera’ non mi son mai piaciuti ma, se proprio dovessi assecondare queste terminologie, allora dovrei convenire nel termine ‘twittosfera’ per indicare quel segmento rappresentato dai cosiddetti ‘influencer’ di Twitter. Dunque, si tratta di praticanti del mezzo che già dal lontano 2007 seguo con costanza, per interesse e spesso per vera stima.

Alcuni di questi (una sporca dozzina) ieri mattina mollavano fendenti rabbiosi e acidi nei confronti di Monti e del suo staff e poi, non paghi, hanno iniziato a criticare lui, il suo entourage, il metodo, il ritmo, il linguaggio, la scelta degli interlocutori, e un’infinità di dettagli e sfumature relative all’evento in questione.

Sono basito da questi comportamenti, prima di tutto perchè sono da sempre favorevole all’inclusione senza condizioni. Secondo perchè ho sempre considerato il mezzo separato dalla metodologia.

Mi spiego  meglio:

Inclusione. Son convinto che il racconto e la persuasione contino poco rispetto all’esperienza provata e dunque accetto senza remore ogni tentativo di includere in una pratica chiunque, e di qualsiasi provenienza o appartenenza. L’obbiettivo è allargare la base per sostenere la buona pratica e i vantaggi indotti dalla stessa, per tutti.
Non sopporto l’emulazione forzata e le consuetudini che diventano sinonimo di metodo. Ognuno può affrontare in completa autonomia e con autodeterminazione il suo percorso di apprendimento con le tecnologie digitali.
Guardo spesso i miei figli, di età diverse, ognuno trova la sua dimensione, il suo ritmo, il suo linguaggio, e sceglie chi seguire e con chi interloquire, senza bisogno che qualche ‘influencer’ gli mostri la strada giusta.

Il mezzo. E’asettico per natura intrinseca e privo di sentimenti. La sua forza è quella di predisporsi a molteplici usi. Di sapersi migliorare per adattarsi. Non si preconfigura per alcun fine. E’ un mezzo, solo un mezzo e ognuno ne faccia l’uso che vuole. Da anni incito i miei studenti a scoprire nuovi usi e sfruttarli al massimo. Ognuno si atteggi come meglio crede e ne sfrutti ogni potenzialità, senza appiattirsi sulle dinamiche approvate dagli ‘influencer’.

Veniamo a Monti e a chi gli sta vicino. Se non mi sbaglio (correggetemi nel caso) ha scelto l’agenzia Proforma e una serie di spin doctor che lo aiutano in questa fase di apprendimento social. E forse questo ha creato parecchia acidità di stomaco in alcuni ‘influencer’ che, forse, si sentivano più legittimati di altri a svolgere queste azioni di indirizzo, probabilmente sulla base del loro nutrito numero di followers.

Non è andata così e Monti sta facendo quello che meglio crede, ispirato o supportato da chi ha scelto.

Alla fine, quello di ieri,  mi è sembrato un buon momento, come mi era sembrata ottima l’iniziativa di Casini quel 16 Marzo che mi azzardai a definire ‘spartiacque’.

Resto convinto che Twitter non sposti un voto e chi pratica questo piccolo recinto dal 2007 abbia già le sue convinzioni e sappia perfettamente come esprimerle.

Detto questo, lasciamo che veline, calciatori e politici facciano l’uso che credono delle tecnologie digitali e dei social network e che aiutino tutti, anche i non inclusi, a percepirne i vantaggi. Il resto son solo chiacchiere e distintivo (cit.).

UPDATE: @labicus mi informa che il supporto per Twitter al senatore Monti, è a carico di Hagakure, chiedo conferma anche a @marcommassarotto

Winnie the Pooh

In questi giorni sto impaginando l’ultimo sforzo che, assieme a Simone Favaro, abbiamo prodotto per la collana di Maggioli Editore.

Al netto di questa marketta che spero mi concediate, volevo attirare l’attenzione sulla frase che abbiamo scelto come slogan del libro.

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Dopo aver letto molte critiche sull’uso di Twitter da parte dello staff del senatore Monti, mi pareva giusto dare anche un piccolo contributo con una frase sintetica ma molto efficace:

Non puoi stare nell’angolo della foresta aspettando che gli altri vengano da te. Devi andare tu da loro qualche volta.

l’ha pronunciata Winnie the Pooh :)

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