tecnologie

Digital president

Avercelo.

Coding, hacking, cyber security, digitale a 360 gradi con tecnologie, nuove tendenze, opportunità. La differenza la fa la persona e la sua cultura. Per noi, ahimè, è ancora troppo presto per poter parlare di ‘svolta digitale‘.

Enjoy

Source

Opera quarta

Il quarto papello del bloggante, scritto a 4 mani con l’amico Simone Favaro è ora disponibile per l’acquisto.

Potete pensarlo come un bel regalo di Natale :)


Oltre all’editore che un’altra volta ha creduto in me/noi, un particolare ringraziamento a Mauro Lupi, prefattore e agli amici Barbara Bonaventura, Mafe De Baggis, Vincenzo Cosenza, Gianluca Diegoli, Marco Massarotto, Alberto D’Ottavi, Robin Good e Giorgio Soffiato che hanno contribuito alla parte interattiva del libro contenuta nel capitolo: ‘I protagonisti’

Opendatari

Son qui a Bruxelles con molti #opendatari piemontesi, quelli che hanno aperto la strada al movimento e fan le cose sul serio perchè diano il massimo del valore atteso.

Se passate di qua, con il mio inglese maccheronico, coordino un tavolo di lavoro su Opendata, competitività e Digital Agenda scoreboard e altri argomenti sexy :)

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La necessità di una tecnologia sostenibile

Siamo fortemente dipendenti dalla tecnologia in ogni aspetto della nostra vita, che si tratti di restare in contatto con amici e familiari in giro per il mondo, per lo shopping online, per rilassarci dopo una giornata intensa o per lavorare ecc.. I nostri smartphone, ad esempio, ci accompagnano oramai in ogni momento della giornata.

Nel mondo degli affari, la nostra tecnologia ci permette di crescere a un ritmo straordinario. Strumenti sempre più complessi ci consentono di rimanere costantemente in contatto con le nostre aziende attraverso la vasta gamma di applicazioni e funzionalità che offrono. I nostri telefoni ci forniscono gli strumenti necessari per gestire una società in movimento 24 ore su 24.

Mai prima d’ora siamo stati in grado di ottenere un così alto beneficio dalla tecnologia. Anche l’azienda più piccola può facilmente accedere ai mercati globali grazie alla facilità e alla velocità di messa in rete, attraverso i social media, i programmi di VoIP e altri canali comunicativi. Questi nuovi strumenti hanno reso più efficienti e veloci dinamiche aziendali che precedentemente richiedevano tempo, quali la ricerca e il networking. Oggigiorno gli amministratori possono concentrarsi su altri aspetti importanti del business come ad esempio lo sviluppo delle liste clienti.

Quando tali strumenti tecnologici diventano indispensabili per il mantenimento dei nostri standard di vita, risulta naturale la rincorsa al nuovo modello, nella speranza che possa offrirci caratteristiche sempre più utili e performanti.

Tuttavia, dobbiamo iniziare a riflettere sul fatto che il nostra dipendenza incondizionata per la tecnologia sta rapidamente esaurendo le risorse del  pianeta. Pensiamo a quanti gadget tecnologici giacciono inutilizzati, da mesi o anni, nel fondo di cassetti e armadi, nonostante esistano diverse soluzioni per il loro riutilizzo, dalla vendita online al recliclo delle componenti.

Questa infografica, realizzata da Fabrizio Naggia  e sviluppata da vouchercloud, evidenzia quanto lo sviluppo della tecnologia impatti sulle risorse della terra e perché sia importante cominciare a riflettere su ciò che facciamo con gli accessori in disuso.

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Feed reader, nulla sarà più come prima

img credits http://googlesystem.blogspot.it/

Pronti con i pop corn? Come promesso ieri su Twitter, post lunghissimo sul futuro dei lettori di feed.

Il 2 Luglio è più vicino di quanto sembri, dunque la settimana entrante sarà quella fondamentale per scegliere il sostituto di Google Reader, sovrano regnante e incontrastato leader dei lettori di feed RSS che, proprio quel giorno, lascerà il trono senza indicare successori.

Quali sono le funzioni che hanno reso insostituibile il re dei re dei lettori di Big G?

A) Gestione cloud e indipendenza dai client.
Questo è ciò che ormai viene riconosciuto come valore assoluto per poter gestire le proprie sottoscrizioni senza dover riempire la cache di un software, di un client di posta o peggio ancora di una cartella del proprio disco fisso.

B) Single Sign On
Chi non ha un account Google? Quanto è semplice accedere a Google Reader senza dover digitare login e password?

C) Organizzazione in cartelle
La vera forza di Google Reader è la tassonomia personalizzabile. Ognuno di noi negli anni ha taggato le proprie fonti per organizzare al meglio il proprio lavoro e questo ha creato una gestione molto comoda delle proprie sottoscrizioni a cui è difficile rinunciare

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D) Condivisione sociale
Molte funzioni già embedded e selezionabili, nonchè un linguaggio di scripting per aggiungere ulteriori condivisioni personalizzate

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E) Funzioni di publishing
Con possibilità di visualizzare pagine web o i widget o ancora blogroll personalizzati.

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F) Moltissime modalità di visualizzazione
Compatta, estesa, media, ecc.

G) Supporto di API per sviluppatori
Anche se mai sistematizzate, collezionate ed esposte per bene, le API di Google hanno permesso a migliaia di sviluppatori di creare applicazioni basate su Google Reader. (Vedi unofficial site: http://undoc.in/)

H) Notevole velocità
Il rendering sul browser (specialmente Chrome) è davvero performante al punto che, personalmente, leggo sempre i feed in visualizzazione estesa, immagini comprese.

I) Integrazione con Feedburner
e grande capacità di accettare tutti i vari protocolli con i quali vengono esposti i feed

L) Funzionalità statistiche

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M) Scorciatoie da tastiera per la lettura veloce.

e mille altre funzionalità che sarebbe paradossale elencare tutte ora che il servizio chiude ma che, nel tempo, ci hanno fatto amare questo servizio nei tempi in cui i tablet e i palmari non la facevano da padrone.

Perchè aggiungo questa considerazione? Perchè la variabile fondamentale per la decisione da intraprendere viene influenzata molto dalla predisposizione e dall’attenzione che dedichiamo alla ‘mobilità’ quando decidiamo di leggere, di diffondere o, meglio ancora, di curare i contenuti.

Dunque, in attesa del 2 Luglio abbiamo due alternative:

  • La prima è abbandonare il metodo pregresso basato sull’uso del browser desktop e accettare nuovi paradigmi e nuovi servizi (tornerò su questo argomento ma vi invito a leggere quello che scrivevo a Settembre dello scorso anno quando ancora non era stata annunciata la chiusura di Google Reader)
  • La seconda è cercare un clone di Google Reader per ritrovare tutte queste funzionalità, aggiungendo anche quelle mobili.

E partiamo dalla seconda. La guerra dei cloni che è appena cominciata, rilevando come molti di questi siano ‘browser centrici’ e pochi abbiano predisposto ANCHE una soluzione mobile come evoluzione del vecchio e morente Google Reader.

Ad oggi abbiamo una serie di competitor minori e alcuni Big che stanno scaldando i motori in attesa del 2 Luglio. Prenderò in esame solo quelli che permettono di importare le nostre precedenti iscrizioni su Google Reader, non potrebbe essere altrimenti. Non prendo nemmeno in considerazione il dover ricominciare tutto da capo riselezionando le fonti e censirò solo quelli che mantengono inalterate tutte, o quasi, le caratteristiche del vecchio Google Reader.

1) Inoreader https://inoreader.com/

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Un po’ lento nel refresh delle sottoscrizioni, spesso perde la sessione e si è costretti a reinserire le credenziali di accesso.
Ha un ottimo look and feel e permette di scegliere anche ‘themes’ diversi per una miglior personalizzazione. Dispone di un’ampia scelta di bottoni sociali per la condivisione e questo favorisce sicuramente chi fa attività di ‘link spraying‘.

2) The old reader http://theoldreader.com/

Old reader team

Localizzato in italiano, semplice ed intuitivo, integra la funzione ‘read it later’ con Pocket ma permette di condivider solo su Facebook. Per ovviare a ciò (come nel mio caso che indirizzo sempre il flusso di condivisione prima su Twitter) è necessario utilizzare un bookmarklet specifico. Resta comunque uno dei cloni migliori, dai quali non aspettarsi grandi evoluzioni perchè, come sottolineano i ragazzi che lo gestiscono: ‘As all of you probably know, The Old Reader is something that we do in our spare time, and obviously the amount of work we can do is heavily influenced by our day jobs, personal life, and air dates of our favorite TV shows. So while we usually are quite open about our plans, we prefer not to promise any release dates

3) Commafeed https://www.commafeed.com

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E’ quello che ad oggi preferisco. Fosse non altro per la sua interfaccia pulita e minimalista che mi ricorda il vecchio reader di Big G.
E’ un progetto open source ospitato su on GitHub. Espone in modo chiaro le API e la documentazione relativa e, se volete dare una mano per la traduzione, basta che vi tiriate su le maniche.

4) FeedBooster http://feeds.qsensei.com/

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Social login (anche OpenId), immediata importazione delle sottoscrizioni di Google Reader via ‘remote-login’ protetta SSL al proprio account di Google (attenzione se avete attivato la verifica in due passaggi su Google, dovete creare password specifica) o in alternativa con l’importazione del file OPML.

Molto veloce, visualizzazioni e filtri personalizzabili, social sharing e, soprattutto, la funzione molto comoda di ‘similar article search’.
Lo sto usando da un po’ ancora non mi convince del tutto ma è indubbiamente il migliore dal punto di vista dei filtri. Inoltre non ha nessuna pubblicità di disturbo che spesso intriga negli altri lettori con vista a ‘pannelli’.

Ammetto di averne provati anche altri, ma non mi dilungo nella lista dei cloni perchè vorrei approcciare anche altre analisi sul contesto prima di suggerire una scelta. Dunque, per i più curiosi, ci sono delle liste che girano in rete, una delle più curate sulle varie alternative a Google Reader è questa: http://t.co/omAAsMYhkB gestita in modalità crowd.

E ora veniamo a quelli che stanno scaldando i muscoli.

Digg ha promesso, già dal giorno dopo l’annuncio della chiusura di Google Reader, che avrebbe messo le sue truppe al lavoro. Per la precisione 5 dei suoi ingegneri che, con tanto di foto, ci stanno raccontando sul blog come va la vitaccia da quelle parti ma, ad oggi, non c’è nemmeno lo straccio di una beta.

Certo se si muove un colosso come Digg l’aspettativa è alta, anche se nelle ultime ore son stati bruciati dalla velocità di un altro big, ovvero AOL.

Il big dei big degli internet service and content provider, avrà pensato ai suoi 30 milioni di utenti orfani di un servizio ad alta fidelizzazione come Google Reader e dunque ha immediatamente lanciato la beta privata del suo reader: http://favorites.my.aol.com/ e domani la renderà disponibile al grande pubblico, comprese le API per gli sviluppatori.

Certo, i più attenti ricorderanno che ci provò anche 8 anni fa con esiti infausti, ma val la pena offrirgli un altra chance se questa addolcirà i nostri palati di consumatori di notizie in rete.

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Accertato ora che Facebook non si getterà nella mischia, l’altro grande competitor, cresciuto notevolmente approfittando degli spazi lasciati liberi proprio da Google Reader è Feedly che dopo aver vissuto sugli allori come estensione per i browser e applicazione mobile molto apprezzata, ha deciso di approfittare della chiusura di Google Reader per lanciare il suo servizio in cloud.

Qui siamo di fronte a un sistema ibrido e al tempo stesso complesso che, secondo me, non ha ancora raggiunto la maturità e rischia grosso proprio a ridosso dell’uscita annunciata dei due Big di cui sopra.

Ammetto che l’integrazione con le app mobile, la scelta di andare sul cloud e l’ibridazione fra il concetto di feed reader e digital magazine ha molte carte in regola per assicurarsi un ruolo nel mercato della content curation ma, ad oggi, mi sembra che ancora non si sia fissato uno schema maturo e originale tale da convogliare la maggior parte degli utenti verso questo mini ecosistema.

Mi lascia ancora perplesso la mancata sincronizzazione fra le letture cloud sul browser e quelle mobile. Non son mai riuscito ad ottenere la perfetta sincronizzazione e, in pratica, mi ritrovo a rileggere su mobile quello che ho già letto sul desktop.

Delle varie modalità di lettura sulla versione browser, sono obbligato ad utilizzare solo quella ‘full article’ per poter accedere ai bottoni sociali per la mia attività di spraying compulsivo :)

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Feedly resta comunque un servizio importante che sta occupando spazi interessanti in questo scenario ed è sicuramente un precursore nell’ibridazione fra i mondi desktop e mobile.

Dunque affrontiamo la seconda parte dell’analisi, quella che si svincola quasi totalmente dal browser e prende in considerazione un dato assoluto: oggi leggiamo molto di più in mobilità, curiamo le notizie in mobilità e spesso editiamo pure, sempre in condizioni di estrema mobilità.

Come dicevo, ne scrissi abbondantemente a Settembre dello scorso anno, per cui invito a rileggere quel post  integralmente per convenire o criticare (a seconda delle opinioni) sulle nuove modalità che, negli ultimi mesi, mi hanno spinto ad abbandonare sempre di più la curation via desktop e dunque via browser.

In questo panorama è indubbia la presenza ingombrante ma di enorme spessore di Flipboard che nella sua evoluzione ci ha consentito di diventare tutti ‘editor da divano’. Mi spiego meglio. Flipboard è nato come aggregatore visual e social per dispositivi mobili. Ha vissuto di gloria grazie alle inserzioni native che i provider di news precaricavano nel suo directory ma non ha mai nascosto di sfidare apertamente Google Reader usando le sue API e favorendo la cross authentication alle sottoscrizioni del lettore di reader.

All’inizio anch’io non ho dato peso a questa funzione perchè preferivo sfruttare nativamente le funzionalità e, soprattutto, le metodologie implicite di Flipboard che mi permettevano di agire secondo la logica ‘SOCIAL FIRST’. Ovvero, seguivo le fonti e le condivisioni dei miei social friend, dando grande spazio a ciò che proveniva da Twitter, Linkedin, ecc.

Poi mi son concentrato sulla nuova funzionalità riviste che considero una delle più entusiasmanti evoluzioni della Content Curation di sempre e ho fatto anch’io l’editore dal divano, attività che mi piace un sacco e che cercherò di espandere in futuro.

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Ma in questi giorni ho ripreso in considerazione l’offerta di Flipboard a migrare dentro il suo ecosistema le mie sottoscrizioni di Google Reeder.

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Dunque, ho reinserito le mie credenziali di Google Reader sugli account collegati a Flipboard e ho reimportato tutto li dentro.

Cosa farò ora? Non lo so, per un po’ manterrò la vecchia sottoscrizione nativa di Google Reader come un ‘pannello’ di Flipboard, poi è altamente probabile che sposterò le letture su riviste dedicate o semplicemente sui pannelli dei miei ‘social friends’, lasciandomi guidare dal solo flusso che ha ormai senso in questi ambiti: Io leggo quello che tu consigli, lo aggrego e lo condivido su altri canali o su riviste dedicate. That’s all!

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Se non vi piace Flipboard le stesse funzionalità è possibile attivarle, prima del 30 Giugno, anche su Pulse o Zite, due aggregatori mobili che ho citato nel più volte menzionato post  di Settembre scorso.

Alla fine di tutta questa disquisizione, nel caso vogliate tenervi ancora qualche giorno a disposizione per riflettere,  non dimenticate di salvare i vostri dati di Google Reader al sicuro. La procedura è molto semplice:  https://support.google.com/reader/answer/3028851

Prima di salutarvi, vi chiedo di non esitare a mandarmi altri link di lettori rss che non ho menzionato Se li scovate e si li ritenete utili, basta aggiungerli ai commenti.

Buona content curation a tutti e, come hanno ben enfatizzato sul blog di GOS, ricordatevi che ora ….. ‘ the playground is now open‘ …… potete giocarci tutti!

p.s. mentre chiudevo il post ho provato anche http://app.swayy.co/ una nuova applicazione desktop che misura la popolarità dei contenuti aggregati dalle fonti sociali. Enjoy.

Quella passione artigiana che non piace al potere

Aaron Swartz

La morte, per suicidio, di Aaron Swartz viene ‘celebrata’ da molti blogger e giornalisti come una sfida al sistema e al potere. Dai più viene definito come ‘attivista informatico’ …. termine un po’ strano, connotato da fascino hacker.

Leggo in queste celebrazioni il desiderio di testimoniare la passione e forse la ‘religione’ che pervade ancora alcuni dei grandi talenti e protagonisti, nonchè virtuosi dell’algoritmo informatico.

Se da un lato la cosiddetta ‘consumerization‘ e il pervasivo controllo del settore da parte delle grosse multinazionali ha omologato questo mestiere a quelli più antichi e tradizionali (oggi fare il sistemista o il programmatore equivale ormai al lavorare in fabbrica) resistono  ancora approcci e metodologie artigianali che non nascondono motivazioni più profonde e una notevole dote di passione.

L’hacking è un approccio (erroneamente connotato da valenza negativa) molto passionale e val la pena citare il passaggio tratto da Wikipedia: …. ‘si riferisce più genericamente ad ogni situazione in cui si faccia uso di creatività e immaginazione nella ricerca della conoscenza.’

Ogni volta che questo approccio creativo necessita di conoscenza più profonda e di accesso alle fonti primarie del sapere e del ‘potere’, avviene il cortocicuito. Aaron Swartz lo sapeva bene e sapeva anche a cosa andasse in contro se il processo che lo attendeva si fosse risolto con una condanna a suo sfavore.

Quel suo fare da alternativo, anarchico e ‘fricchettone del codice’, non era frutto di qualche inseminazione ideologica distorta, era solo una forsennata sete di conoscenza.

Le sue più felici intuizioni lo portarono a sviluppare il codice che sarebbe diventato poi uno standard del web, come l’RSS o a supportare la diffusione dei CC collaborando attivamente con Lawrence Lessig, nonchè a fondare la Demand Progress che lanciò la campagna mondiale contro la censura di Internet (SOPA/PIPA). Dunque pilastri del pubblico sapere, del diritto alla conoscenza e alla diffusione delle informazioni con protocolli standard e licenze libere.

Non ho nessun elemento per poter affermare (come molti stanno facendo) che l’opposizione alla sua sete di sapere lo avesse logorato e l’attesa del processo lo abbia definitivamente portato alla depressione, so di certo che al potere i creativi non piacciono, perchè la cretività mette spesso in dubbio i pilastri su cui il potere si mantiene e si perpetua.

Te lo do io il social!

Chi mi segue sa che godo a fare il guastafeste per i servizi on-line e, sopprattutto, per quelli basati e gestiti sui social media.

Oggi vi presento questo bel quadretto di Mediaworld che si dichiara ‘SOCIAL’ con i bottoncini ma, nei fatti sembra sorda a qualsiasi dialogo.

Il tema è quello delle garanzie e delle cosidette ‘esclusioni’.

Sostengono questi signori, e i produttori che rappresentano nei loro scafali (ACER), che la batteria non fa parte, o fa parte per un periodo limitato, della garanzia di legge di due anni.

Così non sembra e non sto a tediarvi con questioni legali. Al massimo vi offro un link sulle istruttorie intraprese contro questi grandi centri di distribuzione.

Vi voglio però portare a conoscenza di un paradosso che ha dell’incredibile e di come l’accoppiata ACER/MEDIAWORLD sta agendo.

Ho acquistato per mia figlia un netbook Acer a circa 180/190 Euro (ora non ho lo scontrino sottomano) e quello che segue è il loro preventivo per la sostituzione della batteria che NON RITENGONO essere parte integrante della garanzia di due anni: 114 Euro. Più della metà del costo dell’oggetto!

Ovviamente li sto massacrando sui SOCIAL NETWORK, sperando di danneggiare il più possibile la loro reputazione, se mai ne avessero una.

Non rispondono su Twitter, non risondono su Facebook, hanno un servizio di risponditore automatico per le RMA che rappresenta la schizzofrenia.

Scusate se un po’ di orgoglio da appartenenza dopo aver scritto il mio ultimo libro su questi temi: Meglio la gestione pubblica. E ho detto tutto.

The State of the Internet

Riferendosi alle statistiche di Akamai (azienda che fornisce una delle più grandi piattaforme per la distribuzione di contenuti in internet),  ecco un’altra infografica sullo stato della rete nel 2012.

La Corea del Sud è ancora al vertice, per quanto riguarda la velocità  (17,5 Mbps di velocità di connessione) L’Italia sembra star meglio degli USA (no, è l’Irlanda :-))

Se avete dubbi, chiedete agli autori: http://www.onlineuniversities.com/state-of-internet

http://www.akamai.com/stateoftheinternet/

The State of the Internet
Presented By: OnlineUniversities.com

Obsolescenza

L’innovazione tecnologica si evolve a ritmi impressionanti.
I vantaggi sono percepibili, ma ancora non per tutti.

Forse Telecom ha pensato di offrire vantaggi a anche a chi, oggi, non se li può permettere. E mi sembra corretto.
La cabina intelligente, tutta ergonomica, satinata e dotata di schermi touch, è affascinante.

Poi, nel mentre leggevo di questa novità, apro il cassetto per prendere il carica batterie del cellulare e, nell’osservare quanti cavi, pennine usb da pochi giga, vecchie schede sim, dischi portatili inutilizzabili, una marea di cavi, mouse, tastiere e moltissime suppellettili telefoniche, televisive, infoqualcosa, ormai buttate li e inutilizzate, mi sorge un dubbio.

In quanto tempo queste cabine saranno obsolete?

La tecnologia touch è presente o è già passato?

Dalla regia mi dicono che il futuro dei display è già ‘pieghevole’

Dunque, se il progetto andrà avanti, chi smaltirà queste nuove cabine da qui a qualche anno, visto che quelle obsolete ancora non sono state smaltite?

Lungi da me l’essere conservatore ma, la vera innovazione è:

  • wi fi libero in ogni città
  • tablet e smartphone a un costo accessibile per tutti e gratuiti nelle scuole
  • adsl in ogni casa e in ogni azienda a metà del prezzo attuale
  • una connessione dati cellulare che assomigli a una connessione dati cellulare

poi parliamo di gabine digitali. Oops!

p.s. VIVA LA RICERCA. SEMPRE!

Vendere online: Master E-Commerce a Firenze

di Mattia Farinella

Il Master E-Commerce (http://www.ecommerceacademy.it/2012/1/master.html) è un corso di formazione sul web marketing e sul commercio elettronico promosso da E-Commerce Academy. Un corso innovativo che tenta di trasmettere l’importanza di questo settore in crescita attraverso una buona dose di pratica operativa. Un corso formativo, ma anche un’opportunità per grandi aziende e PMI, per tutti coloro che desiderano conoscere una materia ed un business in grande ascesa, per gestire e sviluppare tutte le risorse che il web mette a disposizione. Il master si articola in 8 giornate, acquistabili anche singolarmente, all’interno delle quali i migliori professionisti di del settore tratteranno le strategie e le tecniche operative necessarie per progettate per gestire un negozio online in diverse piattaforme.

Durante il master verranno sviluppate tutte le tematiche relative alla progettazione alla gestione e all’ottimizzazione di un e-commerce, l’analisi del comportamento dell’utente e l’usabilità del negozio online. In particolare si cercherà di sviluppare attraverso diversi casi un piano di marketing per la propria azienda e per il proprio business. Nello specifico verranno trattate queste tematiche:

• Elementi essenziali della comunicazione online e best practices web 2.0;
• Progettazione di un’interfaccia grafica per il commercio elettronico orientata alla massimizzazione delle conversioni;
• Come scegliere un applicativo e-commerce robusto ed affidabile;
• Come redarre il business plan di un’attività e-commerce;
• I pro e contro di insourcing e outsourcing;
• Case studies e workshop.

Il corso inizierà il 13 aprile 2012 a Firenze, presso l’Hotel Rivoli in pieno centro storico, a soli 400 metri dalla Stazione Ferroviaria di Santa Maria Novella. Il Master E-Commerce mira a formare figure strategiche ed operative in grado di progettare, gestire e promuovere sistemi di e-business, info-commerce ed e-commerce.

Questo blog offre a tutti i suoi lettori uno sconto del 25% sull’iscrizione all’intero Master oppure alle singole giornate, a cui potete accedere mediante questo link: http://www.ecommerceacademy.it/webconoscenza.html.