Società

Tante chiacchiere

Non sono un disfattista a prescindere ma Renzi e i suoi non riescono a convincermi sulla scuola.

Primo perchè hanno maledettamente rallentato il processo di trasformazione (odio il termine ‘riforma’ che porta anche sfiga), secondo perchè al centro sembra esserci il ‘modello’ e non i ‘contenuti’ (musica e sport vanno bene, ma il resto dei programmi è fermo al ‘900).

Per cambiare e far evolvere una società bisogna partire dall’educazione e dalla formazione delle sue classi dirigenti. Ovvio, vero? Certo, talmente ovvio che la spesa per questo settore ci vede ultimi nella UE.

Dunque cosa dovrebbe fare il governo? Semplicemente rifondarla, non riformarla o adeguarla ad altri modelli.

Ciò non presuppone sforzi incredibili, ma solamente intelligenza e osservazione. Vogliamo continuare nel processo idiota e autolesionista che continua ad alimentare specializzazioni inutili? Vogliamo continuare a raccontare ai nostri figli che solo attraverso un buon liceo e poi un indirizzo universitario orientato alle professioni tradizionali (avvocato, medico, ingegnere, architetto, ecc.) possono entrare nella buona società e rendere le loro professioni profittevoli per se stessi e utili al paese in cui vivono?

Ci siam cascati tutti e continuiamo a cascarci ancora, pensando, come il governo, che il problema sia il modello e non i contenuti.

Eppure ci sarebbero indirizzi didattici nuovi e coerenti con i tempi che viviamo e che pochi o nessuno considera.

Per ciò va ripensato tutto. Perchè la società è cambiata e ha bisogno di nuove specializzazioni più adeguate ai tempi, ai prodotti e servizi innovativi, nonchè agli stili di vita conseguenti.

Le sperimentazioni non mancano, peccato che rimangano isolate, non riescano a far rete e dunque ad incidere sulla programmazione che va rivista proprio in funzione delle sperimentazioni di successo.

L’altro giorno son capitato quasi per caso su un articolo che illustrava nuovi mestieri, quali il Consulente per il benessere degli anziani o lo Sviluppatori di avatar piuttosto che il Guardiano della privacy. Fantascienza? No, lungimiranza e intelligenza. Prima che sia troppo tardi.

Digital president

Avercelo.

Coding, hacking, cyber security, digitale a 360 gradi con tecnologie, nuove tendenze, opportunità. La differenza la fa la persona e la sua cultura. Per noi, ahimè, è ancora troppo presto per poter parlare di ‘svolta digitale‘.

Enjoy

Source

La verità sta nel mezzo

Ieri sera mi viene spontaneo twittare quello che vedo in cameretta di mio figlio:

Insomma lo stavo semplicemente osservando mentre sfruttava il WiFi casalingo per gestire le sue relazioni con i compagni di classe.

Gli altri mezzi che lui e i suoi compagni utilizzavano erano forse Hangout o Skype o Viber (il primo che trovano utile e vantaggioso a loro sta bene) per vedersi, mostrare i quaderni e i libri sul loro tablet. La scenetta era divertente, tablet in multi-conference, si vedeva un compagno di classe che scriveva sul quaderno mentre la nonna gli massaggiava le spalle. Sulla scrivania un altro mezzo, ovvero il palmare con Whatsapp che gracchiava e distribuiva, le correzioni, le foto delle pagine del quaderno, in una sorta di mega chat di gruppo.

Il computer fisso, ieri sera, era il mezzo con il quale stavano correggendo testi e formule, chissà con quali strumenti. Irrilevante per quanto mi riguarda.

Tutto qui, usavano i mezzi e i servizi a disposizione. Come fanno gli studenti che seguono il mio corso universitario. Loro stanno dentro un gruppo chiuso di Facebook, dove condividono materiali, appuntamenti. Poi usano un’altro mezzo, che è WordPress, per un blog collettivo dove convergono poi con i loro i project work.

Insomma nessuno vuol significare nulla di strano, i mezzi ci sono per sviluppare collaborazione e conoscenza collettiva. Non serve reinventare la scuola o fare grandi piani per rivedere l’intero impianto del sistema formativo. Basta usare quello che c’è. Usare mezzi e servizi disponibili e gratuiti.

C’è un solo particolare, la maggior parte dei loro insegnanti è all’oscuro di tutto e non vogliono nemmeno provare a capire quello che sta succedendo.

Progressisti

Alcuni mesi fa partecipai a un incontro con alcuni dirigenti locali del PD. Ero stato invitato a illustrare loro le mirabolanti e fantascientifiche opportunità offerte dal web sociale :)

Ovviamente, durante l’esposizione e l’interazione, mi sbilanciai su alcune mie personali convinzioni che provai ad esternare con garbo: ‘Come mai voi del PD siete visti come conservatori? Proviamo ad analizzare questo sentimento e le motivazioni che lo favoriscono e lo diffondono?

Ne parlammo un po’, anche facendo esempi.

Io tornai a casa convinto che avessero poca voglia di progresso, anche se da anni si sono affibbiati l’etichetta di PROGRESSISTI.

Ora veniamo alla recente notte di capodanno quando, durante il cenone, alcuni docenti (tutti ‘progressisiti’) e conosciuti per la prima volta per l’occasione, si son scagliati contro le procedure on-line: http://www.iscrizioni.istruzione.it/ che dovrebbero assicurare a noi genitori un accesso semplificato alla gestione degli obblighi scolastici.

La discussione si è un po’ animata quando si sono manifestate opposizioni di ogni tipo a qualsiasi evoluzione digitale del sistema scolastico, con una notevole dose di scuse a supporto: ‘ manca la tecnologia, non ci hanno formato, ma lo facciano fare ai più giovani, le LIM non funzionano‘ ….. e una lunga serie di luoghi comuni.

Parlavo di questo episodio proprio ieri con l’amico Michele che, come sua consuetudine, non è tenero con i conservatori. Convenivamo entrambi che l’atteggiamento conservatore è tipico di quelle professionalità che son state troppo tutelate da sindacati e corporazioni.

Ricordo ancora che la sera di capodanno feci osservare alcune banalità, forse scontate, ma sotto gli occhi di tutti. Chiesi a questi insegnanti come prenotavano un biglietto aereo per Londra o come hanno sintonizzato la televisione digitale o come si son configurati il palmare. Ovviamente la risposta fu: ‘che cosa c’entra?‘. Ma i fatti, come al solito, mi diedero ragione. Quasi un’ora dopo una di queste insegnanti era intrigata con un iPad e provava ad uscirne, da sola o con l’aiuto di una sua collega, da una impasse.

La dimostrazione è sempre la stessa, se una novità procedurale, tecnologica, ecc. può darmi dei VANTAGGI personali, la adotto e non mi faccio ‘pippe mentali’. Se invece questa stessa è tesa a dare vantaggi collettivi e richiede un mio maggiore impegno per gli altri, allora la rigetto.

E questi sono i progressisti?

Condivido quindi le preoccupazioni di Pino Bruno e la critica agli organi di stampa mainstream che, come al solito, danno risalto alle posizioni conservatrici. E faccio mia la considerazione di Tuttoscuola.com:

Ma quando le preoccupazioni sfociano in ostilità e diffidenza aperte, si rischia di sconfinare in posizioni antistoriche, già superate dalle nuove generazioni, che possono rischiare di far vivere i contesti scolastici ed educativi come presìdi di immobilismo, all’interno di un mondo che corre al galoppo, e di cui i più giovani sono pienamente coinvolti. Insomma, magari si finisce con l’essere attenti al divario digitale tra famiglie, e completamente disattenti al crescente divario digitale tra studenti e ambiti scolastici.

Ora direte voi, che ci azzeccanno la sinistra, il PD e la CGIL?

Insomma, il discorso fila e mi sbilancio interpretando le ultime uscite di Mario Monti. Quel ‘tagliare le ali estreme‘ e tacciare di ‘conservatorismo‘ CGIL, Vendola e Fassina, forse sono pronunciate con spocchia, ma hanno un grande fondamento di verità. Gran parte della sinistra italiana è conservatrice, e sta nell’evidenza dei fatti nonchè nelle parole.

cgil

Eroi e coglioni

La morte di Angelo di Carlo è destinata all’oblio, all’indifferenza. As usual.
Io non so, non posso giudicare se fosse un eroe. Ma son sicuro che verrà presto dimenticato e qualcuno lo definirà pure un coglione.

Scriveva oggi Mentana sul suo profilo Twitter: ‘Dandosi fuoco per protesta contro l’ingiustizia economica Mohamed Bouazizi incendiò il nord Africa. Di Carlo lo ha fatto da noi e è morto solo ‘.

Un mugugno che fa riflettere il suo, come tanti altri. Perchè noi italiani siamo campioni mondiali di mugugno sui social network, nel mentre aspettiamo che nascano le nostre Pussy Riot e che qualcuno ci indichi la nostra Piazza Tahrir. Nel contempo siam pronti a rientrare dalle vacanze, con un nuovo campionato di calcio in HD e la benzina a 2 euro al litro.

Buon campionato, coglioni.

p.s. se qualcuno si dovesse offendere per il termine ‘coglioni’,  me ne scuso sinceramente, ma ricordo che questo stesso termine è stato spesso usato (e dunque sdoganato) da un illustre primo ministro.

Moriremo ignoranti

Dell’Agenda Digitale del governo italiano avevo già scritto qualcosa di getto nelle scorse ore.

Dopo aver dato una rapida occhiata all’estratto di principi e di buoni propositi, mi era rimasto l’amaro in bocca e non riuscivo a digerire la pastoia di slogan.

Sia chiaro, tutto il tema delle Agende Digitali (da quella Europea a quelle locali e condominiali) mi interessa e fa parte del mio lavoro, al punto che ho sostenuto sin dalla nascita il movimento di opinione dal basso che le reclamava e ne ho sottoscritto l’appello: http://www.agendadigitale.org/sottoscrittori/

Il punto ora è un altro, e riguarda uno dei temi che mi stanno più a cuore, ovvero l’inclusione digitale e l’alfabetizzazione.

Su questo blog ne ho parlato spesso e la mia posizione è chiara a quelli che mi seguono e dunque la sintetizzo: ‘L’alfabetizzazione digitale delle famiglie e delle aziende italiane va fatta con la televisione!

Troppo sintetico?

E allora mi spiego meglio. Il Ministro Profumo che si è assunto questa delega all’interno del Ministero dell’Istruzione????????, ha definito 101 temi e 6 tavoli di lavoro. E vabbè, diamo per buono che sia stato circondato da saggi ed esperti e tutto ciò sia il risultato di un analisi condivisa con ??????

E diamo pure per assodato che le 6 teste chiamate a coordinare i 6 tavoli di lavoro, siano il meglio che il governo potesse esprimere, non possiamo mica fermarci a polemizzare sulle parocchiette più o meno sabaude o suddite dei sabaudi. Andiamo oltre.

Il tema dell’inclusione digitale che mi sta particolarmente a cuore, a mio modo di vedere, viene messo in secondo piano rispetto a quello (molto importante) della digitalizzazione dei sistemi educativi ed educazionali. Il documento che tutti abbiamo letto, parla di LIM, eBook e elearning tutti sistemi e cazzabubboli che ai nativi digitali interessano quasi zero.

Dunque dopo aver buttato milioni di euro in LIM che pochi sanno attivare (non dico usare) e altrettanti in tecnologie (portali di elearning) vuoti o al massimo riempiti con contenuti inutili, ora puntiamo nuovamente sulla scuola per gli eBook. Auguri.

Me li vedo gli insegnanti di 60 anni che dovranno essere formati per insegnare, non tanto a leggere (ripeto: NON A LEGGERE) ma a produrre e interagire con un tablet. Auguri, davvero. Auguri!

Perché allora dimenticare aziende e anziani digitali? Perché relegarli a problema di inclusione sociale e produttiva? Perché non renderli parte del processo attraverso una nuova scolarizzazione digitale di massa?

I giovani tamarri non hanno bisogno di formatori nell’ambito digitale, sono loro i formatori da eleggere a protagonisti dell’Agenda Digitale. E dunque vado a spiegarmi, anche per rispondere a una sollecitazione di Mante che già aveva posto il tema su Eraclito: ‘Dobbiamo ricordarci che gli strumenti tecnologici in sé non posseggono alcuna intrinseca funzione salvifica‘.

Infatti l’Italia di oggi ha bisogno di recuperare il ritardo attraverso un’azione rovesciata che individui i giovani ‘Technology Steward’ (tamarri digitali) proprietari di linguaggi e metodi come formatori e inclusori di anziani e di aziende. Non devono spiegare solo il funzionamento dei cazzabubboli ma devono farne capire l’utilità e i VANTAGGI!

Agli anziani devono spiegare i ritmi e i linguaggi della rete e alle aziende concetti come consumerization e gamification che sono i primi ingredienti per l’ebusiness di successo.

Dice Mante che ‘… abbiamo bisogno di una didattica quotidiana ..’ e questo ruolo lo può soddisfare solo la televisione, come ai tempi del mestro Manzi che più volte ho citato in questo blog. Quindi prendiamo Carlo Massarini e diamogli questo compito, perché nessuno meglio di lui, ad oggi, può farlo come già faceva benissimo ai tempi di Mediamente. Ovvio che andrebbe messo in prima serata e a reti unificate, per quanto mi riguarda.

Per gli amici che ci rappresentano nei gruppi di lavoro, spero che queste mie osservazioni servano a capire che è meglio lasciare che la scuola si occupi di formazione e di educazione e che il Ministro dell’Istruzione si occupi di questo suo compito (anche, ma non solo, con le nuove tecnologie). Al resto deve pensarci il Ministero per lo Sviluppo Economico (mettendoci il grano) e quello della Cultura e Spettacolo (competente per la RAI) che, come nel caso della BBC, è tenuto a cambiare e adeguare i suoi palinsesti.

Il nostro paese (al netto del problema culturale ed ideologico) è ancora un paese telecratico. Sfruttiamo questa negatività e circondiamo Massarini di giovani tamarri e mettiamoli in prima serata. Proviamo a immaginare una trasmissione che sia il 118 digitale di questo paese, in modo che la scuola torni a fare la scuola, le aziende tornino a fare business e lo spettacolo, per qualche mese, lasci il palco alla cultura, perché quella digitale è la nuova cultura che nel paese che ha dato i natali all’Umanesimo e la Rinascimento, oggi è scomparsa.

foto di Daniele Devoti

Agenda Digitale

Sull’Agenda Digitale del Governo tornerò con riflessioni più circonstanziate non appena avrò elementi più significativi rispetto a questo libro dei sogni.

Di primo acchito vorrei far notare un paio di cose:

A) Già dalla prima settimana (ormai conclusa) si doveva stilare il piano finanziario. Qualcuno ne sa qualcosa?

B) Chi decide quali e quanti sono gli stakeholders da convocare face-to-face?

C) I Data Center sono le nuove fabbriche del futuro e se non sono green, meglio lasciar perdere.

D) Il primo collo di bottiglia è l’alfabettizzazione digitale. Qui mi sta bene, ma la LIM no, per piacere, dategli un tablet a questi figlioli!

E) Le aziende sono più analfabete dei cittadini. Chi ha il coraggio di ammetterlo?

F) Non è tutto riconducibile a smart. Troppo comodo. Prova a rendere smart le tariffe dell’ADSL tanto per cominciare, e poi parliamo del resto.

H) Il logo è orribile! Magari bastava rivolgersi a Zooppa!

Intanto salutiamo i nativi digitali con un tweet.

Sempre meno rapidi

I flash mob dovevano essere improvvisi e rapidi, e così è stato per un po’ di anni. Con il passare del tempo sono diventati vere e proprie manifestazioni popolari organizzate e spettacolari.

Qui di seguito alcune delle più riuscite degli ultimi anni.

Festival di Bayonne quest’estate:

Chicago a ritmo di Black eyed pease:

un flash mob di meditazione in occasione dell’Occupy WallStreet:

Uno streep flash mob a Piccadilly Circus:

Il flash mob dei cieli, questo maggio sulla rotta Roma-Milano:

e per finire un bellissimo flash mob a ritmo di Sirtaki in Canada:

I nuovi padroni

Bellissima scenetta alcune ore fa al gate 13 dell’aereoporto di Venezia, volo AZ 1472 per Roma.

Quando, dopo un’ora di ritardo per il maltempo, finalmente scatta l’annuncio dell’imbarco e i possessori delle carte club e le famiglie con i figlioletti al seguito si precipitano verso l’ingresso dell’aereomobile, subito vengono stoppati da un ufficiale dei carabinieri in divisa d’ordinanza.

Dopo aver bloccato il flusso, lo stesso ufficiale chiama a se 16 passeggeri cinesi che stavano nelle retrovie e li fa passare davanti a tutti, belli e tronfi con i loro bagagli a mano rappresentati da un tripudio di griffe delle più famose boutique veneziane.

La scena dura un po’ perche’ i cinesi si intrattengono uno ad uno ad ossequiare l’ufficiale con sontuosi inchini.

Il primo ad incuriosirsi e’ un signore vicino a me che chiede gentilmente all’ufficiale: “scusi ma chi sono questi signori?”. L’ufficiale senza alcuna boria e con un certo senso dello spirito, risponde: “sono i miei futuri datori di lavoro”.

Mentre le operazioni d’imbarco proseguono con una certa lentezza dovuta anche all’ingombro delle tante borse, borsette e pacchi regalo (in quantita’, numero e dimensioni ben oltre cio’ che prevede il regolamento), un altro signore continua il dialogo con l’ufficiale: “ma scusi, non ci puo’ spiegare cosa sta succedendo?”.

L’ufficiale, rivolto ora all’intera comunita’ del volo AZ 1472, informa con voce sontuosa: “sono rappresentanti del governo cinese”.

Io, che mi trovo a due passi da lui gli dico: “certo che questi nuovi padroni hanno capito subito come si sfruttano i privilegi”. “Caro signore”, mi fa eco l’ufficiale, “e’ la prima cosa che hanno imparato e che sfruttano quotidianamente”.

Have a nice flight!

Se il mondo fosse un villaggio di 100 persone

/The World of 100

 

If the world were a village of 100 people, how would the composition be? This set of 20 posters is built on statistics about the spread of population around the world under various classifications. The numbers are turned into graphics to give another sense a touch – Look, this is the world we are living in.