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Pungente

Si, davvero molto pungente Gianluca Nicoletti su La Stampa.

L’articolo, centrato sull’evoluzione della specie in salsa tech (nerd, geek e social addicted visti come protagonisti della mutazione evolutiva), chiude e in certo senso chiosa l’approccio social prevalente, bollandolo come assolutamente INUTILE per l’evoluzione del genere umano.

….In realtà ogni social network è solo apparentemente un ambiente plasmato sul futuro tecnologico, si tratta solamente di un parco giochi semplificato per intrattenere la parte più passatista dell’umanità, quella che non inventerà mai nulla perché troppo occupata a rendersi interessante sotto la patina nobilitante d’Instagram. Non cambierà certo il mondo chi lo gira per villaggi vacanze, ma solo per postare tramonti e beveroni tropicali e fare schia…‘.

Rifletto e registro :)

Uomini migliori

Chi segue questo spazio sin dalla sua nascita sa perfettamente che una parte del mio cuore batte sempre per quella grande, anzi immensa, rete sociale che è il Networking Academy.

C’è una persona in particolare che ogni anno mi ricorda (ci ricorda) la potenza dirompente della divulgazione digitale. Un vero campione di competenze ma anche di cultura digitale.

Lorenzo, come ogni anno, ci ricorda che certe sfide non sono per niente facili e spesso quelle vere si combattono nelle periferie … della società.

Accettando il suo invito a parlarne, a scriverne. Divulgo integralmente la sua email. Buona lettura.

p.s. Lorenzo porta avanti la sua battaglia dentro le carceri.

 

Cari amici vicini e lontani, Buon Natale ovunque voi siate!

Il mio augurio più grande è potervi dire che la crisi è finita, lo voglio credere fortemente, e poi fra poco aprirà l’Expo.

Noi qui dentro abbiamo una posizione privilegiata visto che i suoi padiglioni confinano con le grandi mura del Penitenziario e da anni ne sentiamo i battiti le vibrazioni e soprattutto la polvere e i rumori incessanti… è come sentire un mostro impazzito in catene! 

Diciamo che per ora è solo una grossa scocciatura: strade che vengono chiuse, riaperte, deviate, …. e poi sempre rumori e polvere!

questo ritmo arriva sino alle aule Cisco dove i lavori sono anche incessanti: ad oggi risultano iscritti 35 studenti, nonostante le attrezzature obsolete che sembra risalgano al tempo di “wilmaaaa dammi la clava”, connettività insufficiente, e non ultima,  quella sensazione di soffocamento che ti da questa fortezza di ferro e cemento.

Ma non ci fermiamo e da pochi giorni una nuova classe di 12 studenti ha iniziato il percorso formativo: sono tutti adulti, hanno dei grossi debiti con la società ma sono molto motivati e hanno gli occhi pieni di speranza…. forse grazie anche alle storie e alle esperienze che sentono raccontare da chi ha terminato il percorso formativo ed ha trovato lavoro nel settore ICT.

Mi piace raccontarvi che tra il 2013 – 2014 , tre detenuti hanno sostenuto e superato l’esame di certificazione Cisco CCNA; in seguito due di loro hanno frequentato a “loro spese” il corso di network security per poi sostenere e superare la certificazione CCNA security, con voti altissimi.

Grazie a questo impegno e soprattutto alla  passione nata per la tecnologia, oggi hanno una nuova visione del futuro e la consapevolezza di essere dei tecnici molto preparati, sicuri di loro.

Vorrei però ritornare a “quella sensazione di soffocamento” per raccontarvi un piccolo episodio capitato ad  Abdel che, rinchiuso nella fortezza, ha dovuto attendere per 6 mesi il permesso che non arrivava mai, permesso per potersi recare a sostenere gli esami… beh, sfido chiunque a preparare un esame di quel calibro e doverlo rimandare per mesi e mesi senza mai smettere di studiare,  ripassare e poi ancora…

Ma alla fine, quando i permessi sono arrivati, in poco tempo ha completato le due certificazioni con punteggi di 1000/1000, 

Non male i ragazzi, vero?

Ogni tanto ripenso alle riunioni fatte qui dentro nei primi anni 2000, quando parlavo con grande entusiasmo di voler portare questi uomini a diventare esperti di sicurezza informatica ….tutti mi prendevano in giro dandomi del matto… ma oggi dopo tanti anni il grande sogno si è avverato! E, dato che non ci ringrazia nessuno, ci diamo da soli una pacca sulla spalla e avanti sempre! ..

Il Lavoro:

Nel mese di ottobre la Onlus ha presentato il preventivo per la gestione informatica di una società Cooperativa che ha molte sedi in Lombardia riponendo anche su questo cliente molte speranze: finalmente abbiamo chiuso l’accordo e dato lavoro ad un altro detenuto.

A dicembre, grazie a degli incontri con Cisco, e soprattutto grazie al Dott. Francesco Benvenuto di Cisco, abbiamo potuto partecipare a due gare e presentare i nostri preventivi: uno ad una multinazionale e riguarda l’installazione di nuovi apparati di security, l’altro lo abbiamo presentato ad un grosso ente in alta Brianza dove ci chiedono di verificare, riprogettare e implementare la rete cablata, la rete WiFi, e la security.

Le due aziende, dopo vari colloqui e le dovute verifiche tecniche, ci hanno scelto! Dai primi di dicembre, anche se solo per qualche mese,  lavoreremo con grande impegno a queste due nuove sfide.

La Onlus, come sapete, da due anni ormai, ha un cliente importante: lavora presso un Ente musicale di Milano grazie all’illuminata convenzione stipulata tra l’Ente, in persona del dott. Mondadori, e la Direzione del Penitenziario con il Dott. Parisi: questo ha permesso a due detenuti di  essere assunti dalla Onlus per gestire la rete ed il parco macchine con grande impegno e professionalità.

Proprio in questi giorni, in questo preciso periodo e momento, senza motivo, ci stanno chiedono di lasciare ante tempus il lavoro: uno dei detenuti dovrà ritornare in cella, e questa volta, senza avere commesso nessun nuovo reato. Non riesco a capire perché e mi domando solamente che visione del mondo sia….. questa!

Un’altra bella storia che vale la pena di ricordare è quella della formazione presso il minorile di Firenze, dove, grazie alla dottoressa Laera, la Onlus ha formalizzato una serie di periodi formativi  per ragazzi difficili; ormai siamo alla terza edizione: a loro si danno le basi sui cui poter costruire un mestiere, teoria e pratica che insegna a capire come assemblare e configurare dei pc, come cablare un ufficio in in rame o WiFi, sino a fargli attestare delle fibre ottiche multimodali e creare impianti di video sorveglianza. Loro mi danno proprio un bel po’ di filo da torcere, tenerli a bada, mantenere vivo il loro interesse e veramente molto faticoso…  ma quando mi mandano su whatsapp i loro quesiti e i loro piccoli successi, di colpo la fatica sparisce.

Noi siamo una onlus, una cooperativa sociale: questo tipo di associazione solitamente si connota come chi si prende cura di persone anziane o portatrici di handicap, ecc., mentre noi abbiamo scelto di prendere per mano persone svantaggiate recluse, dargli una professionalità di alto livello nel campo IT e accompagnarle sino a trovare lavoro

#Carcere #formazione tecnica #lavoro #valorizzazione della persona dei suoi ideali #uomini  migliori

Vi ringrazio come sempre per l’attenzione e vi auguro con tutto il cuore Buon Natale

Se potete parlate di noi!

#io ci credo
#io continuo

Con affetto
Lorenzo

 

Della cultura di programmare e progettare

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foto di Massimo Battista

Dopo il kickoff di giovedì i neo #digitalchampions si stanno organizzando sul da farsi. Fioccano idee, si confrontano esperienze, si compete in passione e visione. E tutto ciò è bellissimo.

Un paio di considerazioni sul da farsi che vorrei condividere con i miei lettori dopo un simpatico (e un po’ burlone) tweet di stamane.

Il nostro è il paese della delega, l’ho scritto, sottolineato e dibattuto sempre. Lo è perchè storicamente è sempre stato così. Il tema della partecipazione e della co-progettazione stenta a decollare perchè noi italiani, dalla notte dei tempi, abbiamo sempre delegato tutto.

Ora si tratta di scegliere cosa fare per incidere. Si tratta di portare avanti progetti convincenti che dimostrino NEI FATTI come si possa davvero cambiare in meglio la vita delle persone con il digitale.

Per fare questo la delega è il mezzo più inutile che esista.

Con questi spunti vorrei soffermarmi un po’ sulla cultura della programmazione e della progettazione che provo a riassumere in piccole E NON ESAUSTIVE pillole:

– Programmare significa analizzare dati. Dati che riassumano in modo certo fabbisogni reali e dunque fabbisogni raccolti con analisi, interviste, studi.

– Programmare significa abbandonare i sentimenti di passione e intuizione che sono assolutamente empirici. Non è provato che ciò che utile per me, o per la mia ristretta cerchia, lo sia per tutti (attenzione al ‘filter bubble‘, molto pericoloso!).

– Programmare significa dotarsi di obbiettivi e strategie. L’innovazione è come la guerra, se ti muovi in ordine sparso sarai sconfitto. Se invece ti organizzi, con tattiche, avanguardie, retroguardie, coperture, obbiettivi mirati, ecc. allora puoi pensare di vincere qualche battaglia.

– Programmare significa determinare (con i numeri) la base di partenza e l’obiettivo a medio e lungo termine. Che sempre in termine di numeri significa, incremento e/o copertura totale.

– Programmare significa monitorare. E monitorare permette di capire se servono aggiustamenti, ridimensionamenti o, in alcuni casi addirittura abbandono.

– Programmare significa stimare le risorse che non sono MAI infinite.

– Programmare significa accompagnare ogni azione con la corretta comunicazione.

– Progettare significa scegliere persone, ambiti e tecniche.

– Progettare significa dare ruoli e compiti. Significa stendere mappe e tempogrammi.

– Progettare significa affrontare le criticità avendo già a disposizione le modalità per la soluzione e non la soluzione adatta per ogni criticità.

– Progettare significa includere, ma significa anche determinare i perimetri di ciò che sta dentro e ciò che sta fuori il progetto.

Mi fermo qui, perchè bastano poche pillole a far capire che i temi sono tosti e, ovviamente, dovrebbero essere studiati e approfonditi da tutti nelle giuste sedi.

Quando i miei studenti mi chiedono la formula magica per fondare e rendere competitiva una start-up che possa sfondare con un progetto vincente, io rispondo sempre allo stesso modo: ‘Una start-up con tre nerd è destinata al fallimento. Una start-up con un solo nerd, un buon progettista e un ottimo fund-raiser, è destinata al successo‘.

Dunque non serve solo SAPER FARE, serve soprattutto SAPER VINCERE e se tutto ciò vi sembra in contrapposizione con la fantasia, l’immaginazione o l’arte di arrangiarsi, non è proprio così, perchè questi elementi complementari alla buona programmazione sono già nel DNA di ogni italiano :)

Social chi?

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Scenetta in autobus.

Un tizio X sta viaggiando comodamente seduto consultando il suo smartphone, ovviamente piegato e ignaro di ciò che gli accade attorno.

Sale un altro tizio Y anche lui con smartphone e cuffiette, intravede tizio X e sfilandosi momentaneamente l’auricolare lo saluta calorosamente: ‘Ciao tizio X, come va?

Tizio X alza la testa verso tizio Y e altrettanto calorosamente risponde: ‘bene, e tu?

Tizio Y replica sorridendo: ‘bene, bene‘. Si infila nuovamente l’auricolare, sorride ancora e gira la testa da un’altra parte.

Anche tizio X a quel punto abbassa la testa e si rimette a consultare il suo smartphone.

Non sarà tutta colpa del digitale ma non mi sembra socialmente edificante.

La morte di Foursquare

Vabbè, scrivo questo post in un venerdì non molto vivace di Agosto. Dunque mood negativo, avvertiti.

Dopo aver vissuto lo split fra Foursquare e Swarm con una certa repulsione e sfiducia, ieri ho provato il nuovo Foursquare ufficialmente ridisegnato in versione 8.0

Andiamo con ordine, anche dopo aver letto il post di Vincos, sempre molto attento e competente in materia.

La geolocalizzazione è morta, viva la geolocalizzazione: Chi si ricorda di Brightkite, Gowalla, ecc? Quasi nessuno. Ma potrei proseguire con l’italianissimo Mobenotes! Ve li ricordate i servizi ‘location-based‘?
Bene, tutto ciò aveva un senso (e forse oggi non lo ha più), perchè quasi tutti i servizi web-mobili attuali, ma non solo, aggiungono le funzionalità di geolocalizzazione e spesso di social chekin embedded. Ovvero fanno diventare prassi l’abitudine di far sapere ai propri fun/follower dove ci si trova.

Dunque l’esclusività e il vantaggio competitivo è finito e la funzionalità è diventata trasversale a tutte le piattaforme. Google e Facebook in primis.

Gaming, prize e engagement: Foursquare aveva capito per primo che l’incentivo all’azione (check-in, tip, commento, ecc.) dovevano essere premiate. Prima con i badge di cui bullarsi (mayorship per capirsi) e poi con i prize messi a disposizione dagli advertiser, ovvero sconti, promozioni e veri e propri regali.

Che abbia funzionato, sembra proprio di no, anche perchè uno dei motivi che ha indotto Foursquare allo split sembra sia proprio la diminuzione dei check-in. A tal proposito val la pena leggere un post del Maggio scorso proprio sul blog ufficiale di Foursquare:

Back in 2009 when we had 50,000 people using Foursquare, they were awesome. But as our community grew from 50,000 people to over 50,000,000 today, our game mechanics started to break down:

  • Points became arbitrary and less reflective of real-world achievement, because a check-in at a concert in Istanbul is really different than one at a dog park in New York (and the thousands of types of check-ins in between).
  • We created hundreds and hundreds of badges to appeal to different people around the world. Some of you want more, though we hear more often that badges stopped feeling special a long time ago.
  • Mayors were great when Foursquare was small and you were competing against your friends to rule the neighborhood coffee shop, but as more people signed up, earning a mayor crown became impossible.

Dunque questo meccanismo non paga più e viene demandato, con altre aggiunte (sticker in primis) alla nuova social app chiamata SWARM! Sarà un successo? Io credo di no, e spero di essere smentito, ma avrà vita breve.

Forse ai tamarri piace addobbarsi di adesivi da condividere con gli amici, ma la cosa mi lascia perplesso.

GPS rulez: Entrambe le nuove app, ovvero Foursquare 8.0 e Swarm fanno ampio uso del servizio di passive location sharingIn pratica GPS always on and shared! Da paura, vero?

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Insomma, mica tanto direi. Molti nuovi servizi prevedono questa funzione di default. Pensate a tutti i sistemi wearable o alle app di traking (Runkeaper, Runtastic, Nike, Step counter, ecc.) e andando oltre (per begare subito con tutti i detrattori interessati alla privacy) riflettiamo sul fatto che i nuovi smartphone portano in dote un nuovo processore dedicato proprio a queste attività in movimento, come ad esempio il co-processore M7 dell’iPhone 5S.

Detto questo sono molto d’accordo con Vincos quando fa notare la scarsa attenzione alla privacy a discapito dell’opportunità indotta:

In pratica, anche se l’app non è attiva, collezionerà questi dati nei server di 4sq al fine di comprendere le abitudini dell’utente e anticiparne i desideri, ma anche per poter costruire una mole di informazioni utilizzabile, in forma aggregata, per la pubblicità.
Crowley pensa che questo tracciamento continuo verrà accettato dagli utenti perché lo vedranno trasformarsi in consigli utili. Resta il fatto che viene attivato automaticamente, senza un avviso. Una mossa azzardata nel momento in cui anche Facebook sta virando verso una maggiore attenzione alla privacy

Ma andando oltre, veniamo alle mie considerazioni e perplessità che manifestavo su Facebook dibattendo con diversi amici:

A) Yelp rulez. Per chi come me ha frequentato diverse volte Stati Uniti e Inghilterra sa che Yelp sta correndo alla grande e l’accordo con Apple (consigli di Yelp sulle mappe) , e non solo, la sta portando a diventare l’app più utilizzata di sempre nell’ambito delle ‘raccomandazioni’.

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Il recommendation engine di Yelp è il preferito (anche se in Italia ancora stenta) e i motivi sono questi:

In a nutshell, that’s how Yelp works. Every day our automated software goes through the more than 47 million reviews that have been submitted to Yelp to select the most useful and reliable ones to help you find the business that’s right for you. Unlike many other sites, our stance is quality over quantity when it comes to reviews. As a result, we only recommend about three-quarters of the reviews we get. More often than not, these reviews come from active members of the Yelp community, and from those we’ve come to know and trust.


B) No pay no play: Il gaming associato al prize dava un senso alla partecipazione su Foursquare, dovrebbe darla anche su Swarm? Secondo me no, perchè non incentiva il business, ma solo una competizione fra friends, fine a se stessa.

C) Le competenze di cui bullarsi in un network asimetrico come il nuovo Foursquare (more tips more competence) non credo paghino, anche perchè lo sforzo richiesto dovrebbe generare anche qui una forma di gratificazione reale che non può essere solo un profilo più ricco e posizionato o delle menzioni sulla scheda del locale censito. Mi sbaglierò, ma non paga.

D) Quale sorte per le API? A me piaceva molto giocare con Foursquare, specialmente per lo storitelling., Guardate un po’ come mi divertivo: http://www.tripline.net/gigicogo

Detto questo, spero di essere smentito dai ragazzi di Foursquare, ma la vedo nera. Dunque che fare, che alternative usare per chi, come me, sta pensando di andare oltre?

Non lo so, ma mi sa che Zuck ne trarrà notevoli vantaggi.

Genitore ai tempi del colera

Non c’è che dire. Siamo tutti d’accordo con Stefano, ci mancherebbe. Primo perchè la scuola è vecchia da qualsiasi parte la si guardi, secondo perchè noi, quelli d’accordo, siamo tutti convinti dei benefici che il digitale porta in dote.

Dunque, non posso buttare a mare anni e anni passati a predicare sulla forza dirompente della disintermediazione. Non posso buttare a mare il modello deschooling, vero Gianni? Non posso dire di non aver begato in pubblico sugli stessi argomenti di Stefano con i massimi dirigenti del MIUR, vero Roberto? Perbacco sto lavorando al Piano Nazionale per la formazione e la cultura digitale e mi sto impegnando non poco.

Dunque caro Stefano, d’accordo su tutta la linea. Che digitale sia e che il digitale rivolti questa scuola come un calzino. Non importa partendo da cosa, ma va bene anche dalla consumerization. Portiamo dentro i tablet, ma anche le PSP o le WII perchè ‘content is king’ e su questo mi farei bruciare come un novello Savonarola.

Detto questo, sul push e pull e sulla condivisione mi sto massacrando le meningi e ti spiego perchè.

Era ovvio che il più nativo dei miei tre figli (quello che oggi ha 14 anni) fosse il più adatto a rappresentare perfettamente quello che tu scrivi. Ed è così. Lui è già armato di tutti gli strumenti digitali possibili (alcuni suoi, alcuni in uso grazie alla concessione dei genitori). E non ti dico la destrezza, da piccolo nerd.

Dovrei quindi (e lo sono) essere orgoglioso, fiero e soddisfatto. Ma l’ansia che mi fa star male è una contraddizione, una paura, un qualcosa che ancora non riesco a definire e capire. E’ il fatto che io non sono lui, per quanto sia mio figlio e in lui proietto molte speranze e, come tutti i padri, ambizioni. Lui è lui e ragiona con la sua testa anche quando nella sua testa gira il digitale con i suoi strumenti, i suoi modelli e le sue pulsioni. Le sue appunto.

Scenetta finale:

Un pomeriggio come tanti durante il quale il nativo sta studiando in modalità only-digital. Personal computer puntato sull’elaborato in progress, e browser pronto per le ricerche (fin qui tutto bene). Tablet in multichat con hanghout e mezza classe collegata (si vedeva anche una nonna che massaggiava le spalle a un altro piccolo tamarro digitale). Smartphone che gracchiava come una rana, ogni tre secondi, giuro. Era whatsapp e il rumore era quello della multichat collettiva di classe. Tutti, ma proprio tutti appartengono a questo mega gruppo dove si scambiano ogni cosa, durante, dopo e prima di ogni lezione e di ogni compito per casa.

Dovrei essere l’uomo più felice del mondo, eppure lui, e non solo, oggi hanno dei problemi molto seri dei quali stiamo discutendo non solo con i docenti ma anche con degli psicologi e pedagoghi.

A) Mentre studiano fanno contemporaneamente 1000 altre cose. Lo strumento li induce a controllare i social network in primis e a interrompere spesso (la mitica pausa) con giochi e giochini digitali o con l’ascolto della musica. Spesso studiano con le cuffie e spotify acceso.

B) Non sanno più narrare. Raccontano quello che imparano in modo sequenziale ma non lo sanno scomporre e ricomporre isolato dalla sequenza temporale indicata dal libro di testo. E dunque non progrediscono. Rimangono ancorati al task e al suo superamento. I docenti ci raccontano che alle interrogazioni usano termini dello slang e spesso anche acronimi. Insomma la creatività non è più di casa.

C) Beata gamification ma l’interrogazione non è un gioco a livelli. A guardare ‘classeviva’ (uno dei tool più utilizzati dagli istituti superiori per mettere gli score on line) sembra di giocare con i badge di foursquare ma la media dei quadrimestri, il combinato di più materie affini, la multidisciplinarietà e anche la specializzazione vanno a farsi benedire.

D) Capitolo eBook. Leggono solo quelli didattici e schifano tutti gli altri.

Potrei andare avanti all’infinito, perchè sto imparando a fare il genitore ai tempi del colera digitale. E, se non fossi pervaso, convinto, tenace e combattivo sulla bontà del digitale, non ti avrei risposto.

p.s. sul WiFi negli istituti mi sto dando da fare, anche se è dura :)

L’uccellino

Non fu amore a prima vista, perchè non capivo se era più utile a spammare o, piuttosto, a chattare.

Ci vollero un paio di mesi e un po’ di blogger/follower per capirne il meccanismo. Poi arrivai persino a scriverne un libro.

Anch’io, curioso e narciso, sono andato a ritroso per ravanare nel tempo fino al mio primo tweet del 2007: insulso e insignificante, nonchè condito da una forte componente spammatoria per pubblicizzare un progetto collettivo.

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Oggi, come sono solito sostenere e confutare con i miei studenti, Twitter è a buon titolo il quarto componente della famiglia MAINSTREAM. Provate a convincermi del contrario.

La libertà di Internet

Siete arrivati su questo blog? State twittando questa mappa? Potete farlo anche su Facebook o Google Plus e poi valutarla, condividerla, commentarla?

Bene, non è così ovunque. #sapevatelo

Internet è un beneficio per molti, ma non per tutti.

Cose belle e cose brutte

Oggi il nuovo premier è passato qui vicino. H-Farm è un posto bello, abitato da gente bella e piena di energie. Un luogo di esperienza che produce nuova conoscenza, nuovo lavoro, educazione informale.

Oggi però è accaduta una roba brutta, bruttissima. Un vecchio e brutto metodo che va contro la democrazia del dibattito, del rispetto e della diversità di opinione. E c’è ancora chi la definisce ‘rete‘.

Il bello della rete è lo scambio, la condivisione. Il brutto della rete è l’espulsione, l’arroganza.

Bello e brutto, lo stesso giorno. La rete come mezzo.

Facebook e i contenuti

Sembra che Facebook stia per buttarsi sulla Content Curation. Per ora si sa molto poco ma il video che segue fra presagire un qualcosa che va a posizionarsi proprio nel mercato del content.

Sarà vera gloria? O sarà forse l’ennesimo segnale che la crescita di utenti si è ormai fermata e bisogna cambiare modello di business? I rumors dicono di aspettare fino al 3 Febbraio, poi ne sapremo di più.

 

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