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Duri i banchi

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Non ho mai nascosto a nessuno il pensiero e il giudizio su chi ha recentemente amministrato la città dove sono nato e dove tutt’oggi vivo. Questo pensiero lo resi pubblico, anche manifestando tutta la mia ingenuità, quando intrapresi la breve avventura con Reset.

Anche oggi, dopo la tornata elettorale appena conclusa, nutro sentimenti di amore estremo per la mia città, ma grande diffidenza sugli squali sempre pronti a divorarla.

Partiamo dal presente, da oggi. L’elemento più significativo di questa tornata elettorale è sicuramente la punizione. I veneziani (quei pochi che sono andati a votare per il ballottaggio) hanno punito chi li ha mal governati. Ora si gira pagina.

– Cosa aspettarsi?

Difficile fare previsioni a caldo, bisogna prima capire se il neo sindaco Brugnaro e i suoi più fidati collaboratori riusciranno a formare una squadra forte e soprattutto competente, senza farsi imbrigliare dalle logiche della spartizione e dell’opportunismo.

Non sarà facile. Se ai tavoli delle trattative siederanno i politicanti (per capirsi quelli che hanno già promesso poltrone e prebende in una logica di voto di scambio) la vedo dura. Se invece prevarrà l’idea di una ‘giunta del sindaco’, forse le cose potrebbero cambiare per davvero.

Brugnaro ha detto più volte di non sentirsi ne di destra ne di sinistra e ieri sera si è dichiarato disposto ad aprire le porte della giunta anche a personalità dell’opposizione. Solo promesse elettorali? Solo comunicazione? Staremo a vedere. I classici 100 giorni potrebbero dirci qualcosa in merito.

–  Gli sconfitti

Molti di loro non l’hanno presa bene. A leggere alcuni deliri sui social network sembra che dobbiamo aspettarci l’invasione delle cavallette. Dimenticando del tutto le altre piaghe già patite.

Solo uno dei tre sfidanti alle primarie del centro sinistra (Jacopo Molina) riesce a rimanere lucido:

‘…Questa notte abbiamo subito una sconfitta pesante. Non è nient’altro che il giudizio dei cittadini sul ventennale governo della città. Se la candidatura di Casson non ha saputo rappresentare quella rottura rispetto al passato che la Città ci chiedeva, ….
…. Si tratta di capire se vogliamo restare fermi oppure fare qualche passo in avanti come comunità politica. Perché questa sconfitta non riguarda solo Casson.
Come classe dirigente del PD dobbiamo interrogarci sulle responsabilità che hanno portato a questo risultato…’

– I problemi

Rimangono moltissimi e difficili da risolvere. La città è stata letteralmente spolpata favorendo un inciucio affari/politica che ha determinato quello che poi è emerso dalle inchieste. Per sostenere tutto ciò si sono anche create innumerevoli e inutili aziende pubbliche e partecipate con il solo scopo di riempire di denaro pubblico le tasche di chi poi manovrava il consenso e l’assenso su tali manovre.

Il turismo è fuori controllo. Il commercio allo sbando. Il degrado ha raggiunto ogni quartiere. E poi grandi navi, Arsenale, cantieristica, abusivismo, città metropolitana, ecc. ecc. E tanti eccetera lasciati li a decantare per anni.

Molti intravedono in Brugnaro un novello Gentilini, ossia sindaco-sceriffo tutto proteso all’estetica e poco alla sostanza. In effetti questo sarebbe un pericolo, visto che i problemi della città sono di sostanza e le casse del Comune disastrate. Speriamo abbia la capacità di farsi aiutare da chi ne sa di economia, finanza e anche tecnologia, perchè la città sembra vecchia e non capace di sfruttare al meglio nuovi paradigmi che si stanno imponendo nel resto del pianeta.

– Trasparenza e partecipazione.

Se pochi vanno a votare il problema è certo dei partiti tradizionali che non hanno saputo superare il modello di rappresentanza tradizionale.
Forse è ora e tempo che si dia maggiore ascolto a componenti diverse, più liquide e spontanee che, durante i prossimi anni di mandato potrebbero essere consultate al di fuori del rituale delle urne.

Per fare ciò bisogna ridare fiducia mostrandosi trasparenti e inclusivi. Una vera sfida, ma si può fare anche con le tecnologie. I dati aperti servono a rendere la macchina comunale quella ‘casa di vetro‘ che tutti auspicano.

– Rappresentanza e impegno civico

Visti i risultati di ieri e la conseguente composizione del nuovo Consiglio Comunale, sembra che finalmente in una città obbiettivamente piccola come la mia Venezia, i partiti escano ridimensionati.
La maggior parte degli eletti proviene infatti da civiche o liste collegate al candidato sindaco.
Questo potrebbe garantire maggiori margini di manovra per una giunta del sindaco, libera dai dictat delle segreterie di partito.

– Coerenza

Lasciamoli lavorare, per alcuni mesi. Poi coerentemente dobbiamo essere pronti a non concedere sconti.

Insomma, ‘duri i banchi‘ ma ‘ocio al tacuin‘ :)

 

Andiamo avanti

Qualche generale coglione che ha perso battaglie già vinte lo abbiamo già avuto, vero?

Qualche imprenditore coglione che si è fottuto l’azienda e soprattutto ha fottuto i suoi dipendenti lo abbiamo già avuto, vero?

Qualche ministro coglione e incapace lo abbiamo già avuto, vero?

Qualche primario coglione che ha sbagliato operazione e fottuto il paziente lo abbiamo già avuto, vero?

Qualche allenatore coglione che ha sbagliato tutte le scelte e si è fottuto la finale lo abbiamo già avuto, vero?

Qualche giornalista coglione che ha scritto cose non vere lo abbiamo già avuto, vero?

Qualche ingegnere che ha costruito un ponte che poi è venuto giù come un castello di carte lo abbiamo già avuto, vero?

Qualche sindacalista coglione che ha firmato accordi assurdi e penalizzanti per i lavoratori lo abbiamo già avuto, vero?

Ora mi spiegate perchè fra tanti presidi capaci e in grado di valutare non possiamo sopportare di averne qualcuno di coglione e mandare comunque avanti una cazzo di riforma della scuola che sia una?

 

Una città 2.0

L’ho sempre sostenuto che i voti si conquistano fra la gente, con l’incontro, la conoscenza, la discussione e il confronto.

Se poi vuoi fare l’Obama de noantri, nessun problema, i social sono a portata di mano. Usali bene ma con gli stessi principi: incontro, conoscenza, discussione e confronto.

Ieri ho visto alcuni sfidanti alla poltrona di sindaco aggirarsi fra i gazebo con l’aria triste che contraddistingue questa campagna elettorale. Non da meno son tristissimi il loro tweet. Non una battuta, uno slancio, un flame, una foto curiosa che riesca a scatenare un numero di retweet o di interazioni tale da meritare interesse.

Davide Scano (M5S) 108 follower. Account silente dal 19 Ottobre 2014. Praticamente non pervenuto. Non mi son nemmeno scomodato a guardare le statistiche. Userà Facebook, sembra di si. Contento lui ma, come dice mio figlio: ‘Facebook è per vecchi’ :)

Mattia Malgara (Lista Civica poi confluito in lista Brugnaro) 1247 follower, 362 updates finora, frequenza di circa 4,5 tweet al giorno, non riesce a generare più di tre retweet. Replica pochissimo. Un nubbio insomma!

Felice Casson (PD) Candidato di punta e dato dai più per vincente quasi sicuro. 3699 follower, dotato di staff (si evince ma non lo evidenzia). Account aperto solo a Dicembre 2014 ma che ha generato già 3654 updates con una media di 30,8 tweet al giorno. E qui si capisce che dietro c’è un team, anche se poi si perde in siparietti con account troll, anonimi che portano in dote un max 20 follower e un’influenza sociale alquanto dubbia.

Buona l’immagine comunicativa sulla pagina del profilo. Sobria, essenziale e con un payoff comprensibile.

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Luigi Brugnaro (Lista Centro Destra) 616 follower, 1970 updates, frequenza circa 33,9 tweet al giorno.
Poca interazione, ha un paio di retwitter assoldati come @fabioViane1 (che praticamente ritwitta tutto ai suoi 106 follower) e @SimonVenturini che con i suoi 792 follower è il più seguito fra i candidati della lista Brugnaro e un certo @CarloZerbo che ha soli 16 follower ma ritwitta tutto!
Ha comunque uno staff e lo enfatizza ponendo il suffisso [staff] su diversi tweet, significando così un corretto distinguo da ciò che è informazione/cronaca proposta dai suoi collaboratori a ciò che invece è il suo pensiero personale.

Francesca Zaccariotto (Civiche di Centro Destra) 995 follower, 1513 updates dal Giugno 2011 per una media di circa 2,7 tweet al giorno. Curiosità, un pensionato (tale @angelinozamuner) è il suo più costante retweetter mentre @NicoloLeotta ogni giorno ci fa sapere che la sostiene e voterà per lei, riproponendo lo stesso tweet :)

Pessima l’immagine comunicativa sulla pagina del profilo. Stesso avatar/buddy sovrapposto e payoff incomprensibile: ‘Ex Presidente della Provincia di Venezia, moglie e mamma‘??? Magari ci dicessi che vuoi fare il sindaco forse sarebbe meglio.

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Dotarsi di un team che metta un po’ di ordine non sarebbe male. Anche se la Zaccariotto, e secondo me a ragione, preferisce di buon grado l’approccio analogico.

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Gian Angelo Bellati (Lega + civiche) 60 follower, seguito da uno staff (o almeno sembra, visti i tweet con il suffisso). Troppo poco per qualsiasi considerazione in merito.

Pizzo (Venezia Cambia 2015) non pervenuto. Usa l’account della civica? 155 follower . Praticamente non pervenuto.

Alcune comparazioni dicono che fra di loro, su Twitter, si ignorano. Carini vero?

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Bellati, sembra aver preso un accelerazione nelle ultime ore.

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Comunque continuo a monitorarli da qui: https://twitter.com/webeconoscenza/lists/politici-veneziani/ Una lista pubblica che aggiorno ogni tanto e che spero di poter veder crescere in qualità e non solo in quantità.

Enjoy

 

Chi è quello vero?

Lo sanno anche le pietre che adoro #HouseOfCards Detto questo mai avrei pensato di assistere al siparietto fra il candidato governatore pugliese Michele Emiliano e Frank Underwood.

Ebbene si, su Twitter succede anche questo.

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Ora è da capire se al netto del cortocircuito fra verità, finzione, linguaggio televisivo e linguaggio politico questa dinamica tenda a segnare una continuità, un ponte, un giuntura fra due mondi che solo apparentemente sono divisi.

E’ noto che il nostro premier è un fan di Frank Underwood e che persino Obama si diverte a seguire la serie televisiva di Netflix. Questo non è certo un male, anzi può essere un bene per sdrammatizzare, per prendersi meno sul serio.

Però, il vero problema a mio modo di vedere è dato dal pensiero comune che tutti condividiamo quando leggiamo un libro o vediamo un film di fantascienza: ‘tanto prima o poi queste cose si avvereranno‘.

L’altro giorno ho persino consigliato a un amico deputato di imparare una tattica da Doug Stamper. Nel senso che per far si che una cosa si avveri gli ho consigliato di emulare ciò che la fantasia ci mostra come possibile.

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Comunicazione (Twitter), politica (Emiliano come qualunque politico professionista), fantasia (House of Cards), stream e hype (noi attenti fruitori di un social tv ibridata con il palazzo) dentro una centrifuga che sposta i piani e le dimensioni forzando un linguaggio, un ritmo e una consapevolezza che porta a ridisegnare le logiche della politica non più come mero spettacolo (ahi, Berlusconi quanto presto sarai dimenticato) ma come lifestream partecipativo e sincrono.

Poi i giochi di palazzo son altra cosa, la concertazione e le lobbies sono ancora affare di pochi e ce ne facciamo una ragione. Ma i giovani rampanti che aspirano a occupare i palazzi delle istituzioni sono già più empatici con quel gioco che quotidianamente ci porta a condividere ruolo, passione e persino affari famigliari in un unico plot che, ovviamente, è la rete e i suoi linguaggi beta.

 

Digital president

Avercelo.

Coding, hacking, cyber security, digitale a 360 gradi con tecnologie, nuove tendenze, opportunità. La differenza la fa la persona e la sua cultura. Per noi, ahimè, è ancora troppo presto per poter parlare di ‘svolta digitale‘.

Enjoy

Source

Dalla parte del bene

Nell’eterna lotta tra il bene e il male, abbiamo sempre identificato il male con il colore nero. L’ISIS si dipinge di nero, nerissimo nella bandiera, nella divisa militare e persino nei veli dove imprigiona le sue donne.

Il nero è però usato anche da chi, stavolta, gli ha inferto un colpo mortale. Lo avevano garantito, in rete non sarà come nel terreno di guerra convenzionale. Qui l’alleanza fa sul serio.

We will hunt you, take down your sites, accounts, emails, and expose you. From now on, no safe place for you online. You will be treated like a virus, and we are the cure. We own the internet. We are Anonymous; we are Legion; we do not forgive, we do not forget. Expect us.”

Un giorno storico e un giorno per ripensare, soprattutto da parte di chi ha sempre considerato hacker e cracker come male assoluto.

Parole come pallottole

Gasparri si sa, è un bullo dei social network, un teppista della parola.

Intendiamoci non son da meno, e notoriamente fan più danni, quei teppisti arabi che in ogni parte del mondo usano anche loro i social network per seminare odio.

Questi fanatici esaltano e amplificano ogni idiozia sperando di racimolare voti e consenso fra i beoti di turno. E spesso ci riescono anche.

È la prassi, ormai diffusa, di usare la parola come pallottola sparata sulla folla con l’intento di scatenare la rabbia e dunque la reazione e infine la tragedia.

In Italia siamo pieni di fanatici che usano pallottole come ‘troie’ o ‘zoccole’, semplicemente per amplificare fatti che non conoscono, non verificano e non approfondiscono.

In Italia siamo pieno di Gasparri che usano pallottole del tipo: ‘tutti i mussulmani sono terroristi’ per attrarre a se orde di assatanati con la bava alla bocca che, per fortuna e sinora, combattono solo dal divano di casa armati di smartphone.

I loro emuli arabi, improbabili Imam improvvisatisi sui social network, usano però pallottole come ‘siamo tutti Coulibaly’ o ‘The Dust will never settle down’ che riempiono le piazze di fanatici disposti, purtroppo, non solo a bruciare le bandiere francesi in strada.

Dall’altra parte dell’oceano, Cameron e Obama chiedono di disarmare i Social Network o per lo meno di tenere sotto controllo le pallottole verbali che, spesso e volentieri, anticipano quelle esplosive e letali. I due governanti chiedono collaborazione da parte delle multinazionali del web per combattere il terrorismo e dunque chiedono di collaborare alle indagini.

Technology companies became alarmed with surveillance techniques after former US intelligence contractor Edward Snowden leaked classified details about how the government harvests data from companies like Google, Yahoo, Microsoft, AT&T and Verizon.

“We’re not asking for back doors” to access electronic communications, Cameron said. “We believe in very clear front doors through legal processes that should help to keep our country safe.”

E qui scoppierà, molto presto, il dibattito e sicuramente un aspro contraddittorio.
Che sia back door o front door poco si concilia tutto ciò con la neutralità della rete e l’avanzare dell’openness che, fra l’altro, i due propongono e convengono attraverso ampi accordi e collaborazioni.

Diciamocelo chiaro, che siano le pallottole verbali di Gasparri, del calciatore marocchino di Rovigo o dell’improvvisato Imam della moschea-scantinato di Brescia, siamo disposti a considerarle ‘elementi di indagine’ o siamo convinti che la rete, nella sua complessità, nella sua pluralità culturale e ideologica, nella sua neutralità ma anche grazie alle sue caratteristiche tecnologiche che permettono di cifrare traffico e dati, possa rimanere ancora un ambito avulso da imminenti nuove leggi speciali?

Parliamone, senza preconcetti, perchè non sempre le pallottole degli idioti vengono percepite come tali. Molto spesso sono un invito ad agire che un altro idiota raccoglie volentieri.

E per finire questo pistolotto, propongo un approccio meno serio alle ideologie e ai fanatismi. Chissà, magari ridendoci sopra possiamo ritrovare un po’ di luce nel buio di questi giorni.

Tolleranza zero

Non so se si tratti di ‘pensiero unico’ o ‘pensiero dominante’ so perfettamente, però, da cosa viene alimentato.

Lavorando nel pubblico impiego mi confronto spesso con colleghi che stanno tirando i remi in barca nonostante le grandi competenze, l’indiscussa professionalità e una passione che ogni giorno viene minata da episodi e notizie come quella dei vigili della capitale.

Una delle considerazioni che portano a supporto della loro resa è il ‘pensiero dominante’. Lamentano l’impossibilità di convincere i loro interlocutori che, nonostante ciò che si legge sui giornali, dentro la pubblica amministrazione c’è ancora chi si sbatte tutti i giorni per far funzionare le cose e offrire servizi di ecellenza.

Succede però che ogni dipendente pubblico, come è ovvio che sia, si relazioni giornalmente con sistemi sociali più o meno ampi e complessi. Dalla famiglia, dove magari molti parenti lavorano nel privato, agli amici, spesso tutti ascritti alla sfera privatistica delle professioni, fino alle varie situazioni sociali (parrocchia, scuola, sport) dove è normalissima prassi che, durante una pizza in compagnia, travolti dalle discussioni sulla politica e sul costume, si venga presi di mira da decine di persone che ti indicano come appartenente alla categoria degli inutili, se non addirittura dei delinquenti: ‘tanto siete tutti fannulloni e incapaci‘.

Per fortuna che il nostro amato premier ci indica nuovamente la strada con un tweet. E dunque è, o sarà, riforma! L’ennesima.

Difficile ipotizzare effetti positivi come conseguenza di rivisitazioni regolamentari o legislative. Piuttosto dovremmo analizzare il perchè di certi comportamenti che, effettivamente, sono deplorevoli, indifendibili e dannosi per l’erario nonchè per l’efficienza dei servizi di pubblica utilità.

Il perchè va cercato nella disaffezione generale al sistema delle regole e all’inapplicabilità delle sanzioni. Questo è uno dei motivi che mi ha indignato quando dal job act è stata stralciata l’equipollenza pubblico/privato.

Resto convintissimo che il licenziamento debba essere uno strumento praticabile più nel pubblico che nel privato. Chi si macchia con reati nella sfera dei beni e dei servizi comuni deve essere punito. Tolleranza zero, punto. E fine della discussione.

Ovvio poi che la politica tenda a bullarsi con proclami e programmi di riforma ma la verità è che con ogni probabilità anche quegli 85 vigili votano, e fanno votare. Dunque non si potranno auspicare vere riforme finchè non si romperà questo ricatto che, molto spesso, è figlio del voto di scambio.

Non credo nelle tifoserie, negli steccati, nelle barricate. Non credo all’equazione privato evasore, pubblico fannullone. Credo invece nell’ applicazione di regole certe ed equivalenti per tutti. Finchè non ci libereremo di questo fardello ottocentesco non riusciremo a far funzionare i pubblici servizi, ad alleggerire la burocrazia, ad eliminare le vessazioni e impedire favoritismi e corrutele.

Quando capiremo che tutto ciò è presupposto fondamentale per tornare ad investire, crescere e competere, sarà già troppo tardi.

Nel giro lungo e tortuoso di questo ragionamento provo a mettermi nei panni dei carabinieri veneti e immaginare il loro senso di frustrazione.

Alzi la mano chi non vedrebbe di buon grado un licenziamento in tronco di quei giudici pagati profumatamente con soldi pubblici.

Egovernment facile facile

Son da sempre convinto che un servizio web offerto alla cittadinanza (non solo inteso come set di servizi interattivi on line, ma soprattutto co-progettazione e partecipazione) sia qualcosa di propedeutico e precedente la tecnologia. Dunque questa offerta deve passare e maturare attraverso la consapevolezza dell’amministratore pubblico, le opportunità offerte a chi vuol partecipare e soprattutto una grande voglia di fare.

Poi ovviamente ci vuole anche la tecnologia e, di questi tempi, specialmente i piccoli comuni non hanno molti soldi per investire in tecnologia.

Però il municipio on-line è la casa dei cittadini e se manca questa casa i cittadini digitali si sentono persi. Spesso i piccoli comuni sono spaesati, non sanno da che parte cominciare, si affidano a enti più grossi, ad aziende pseudo-specializzate, copiano, fanno parecchi errori di scelta.

Un percorso interessante potrebbe essere quello di utilizzare una piattaforma sociale molto semplice e immediatamente disponibile. WordPress è nato dapprima come piattaforma blog e poi evoluto come CMS (Content Management System). Oggi è molto maturo e universalmente conosciuto e utilizzato. Govpress è una distribuzione di WordPress sempre più solida e utilizzata (44.000 download) al punto che una grandissima città come Filadelfia (questo il sito attuale) sta per riposizionarsi proprio in questa nuova modalità: http://alpha.phila.gov/

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E’ Open source, è bello ed è facile. Se non riuscite a installarlo presso il vostro comune o non sapete come metterlo in opera nel cloud, chiedete al Digitalchampion più vicino. Son sicuro che vi saprà aiutare.