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Parole come pallottole

Gasparri si sa, è un bullo dei social network, un teppista della parola.

Intendiamoci non son da meno, e notoriamente fan più danni, quei teppisti arabi che in ogni parte del mondo usano anche loro i social network per seminare odio.

Questi fanatici esaltano e amplificano ogni idiozia sperando di racimolare voti e consenso fra i beoti di turno. E spesso ci riescono anche.

È la prassi, ormai diffusa, di usare la parola come pallottola sparata sulla folla con l’intento di scatenare la rabbia e dunque la reazione e infine la tragedia.

In Italia siamo pieni di fanatici che usano pallottole come ‘troie’ o ‘zoccole’, semplicemente per amplificare fatti che non conoscono, non verificano e non approfondiscono.

In Italia siamo pieno di Gasparri che usano pallottole del tipo: ‘tutti i mussulmani sono terroristi’ per attrarre a se orde di assatanati con la bava alla bocca che, per fortuna e sinora, combattono solo dal divano di casa armati di smartphone.

I loro emuli arabi, improbabili Imam improvvisatisi sui social network, usano però pallottole come ‘siamo tutti Coulibaly’ o ‘The Dust will never settle down’ che riempiono le piazze di fanatici disposti, purtroppo, non solo a bruciare le bandiere francesi in strada.

Dall’altra parte dell’oceano, Cameron e Obama chiedono di disarmare i Social Network o per lo meno di tenere sotto controllo le pallottole verbali che, spesso e volentieri, anticipano quelle esplosive e letali. I due governanti chiedono collaborazione da parte delle multinazionali del web per combattere il terrorismo e dunque chiedono di collaborare alle indagini.

Technology companies became alarmed with surveillance techniques after former US intelligence contractor Edward Snowden leaked classified details about how the government harvests data from companies like Google, Yahoo, Microsoft, AT&T and Verizon.

“We’re not asking for back doors” to access electronic communications, Cameron said. “We believe in very clear front doors through legal processes that should help to keep our country safe.”

E qui scoppierà, molto presto, il dibattito e sicuramente un aspro contraddittorio.
Che sia back door o front door poco si concilia tutto ciò con la neutralità della rete e l’avanzare dell’openness che, fra l’altro, i due propongono e convengono attraverso ampi accordi e collaborazioni.

Diciamocelo chiaro, che siano le pallottole verbali di Gasparri, del calciatore marocchino di Rovigo o dell’improvvisato Imam della moschea-scantinato di Brescia, siamo disposti a considerarle ‘elementi di indagine’ o siamo convinti che la rete, nella sua complessità, nella sua pluralità culturale e ideologica, nella sua neutralità ma anche grazie alle sue caratteristiche tecnologiche che permettono di cifrare traffico e dati, possa rimanere ancora un ambito avulso da imminenti nuove leggi speciali?

Parliamone, senza preconcetti, perchè non sempre le pallottole degli idioti vengono percepite come tali. Molto spesso sono un invito ad agire che un altro idiota raccoglie volentieri.

E per finire questo pistolotto, propongo un approccio meno serio alle ideologie e ai fanatismi. Chissà, magari ridendoci sopra possiamo ritrovare un po’ di luce nel buio di questi giorni.

Tollerare ‘il Male’

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Conservo ancora le copie originali de IL MALE, quello di Zac per capirsi, con vignette che probabilmente oggi nemmeno un editore indipendente si azzarderebbe a pubblicare.
Linguaggio scurrile e blasfemo, disegni e foto ai confini del porno. Eppure erano gli anni ’70, al potere c’era la DC e nel paese il terrorismo provava a sovvertire lo stato e le sue istituzioni.

Eppure quel foglio satirico era tollerato, perchè nel suo delirio aiutava a leggere con leggerezza e ironia una società complessa e spesso belligerante.

Il Male non si risparmiava e non le risparmiava a nessuno. Ultimo direttore fu Vincino che, oggi, nel giorno più nero e triste per la satira, ricorda le influenze parigine a cominciare da Le Canard enchaîné.

Insieme a Zac, c’era Vauro, poi Jacopo Fo, l’immenso e rimpianto Andrea Pazienza (ho anche la prima copia di Frigidaire), Tamburini e tanti altri.

Vincino, intervistato da Sky TG 24, fra i singhiozzi non si capacitava del vile attentato ai suoi maestri francesi (Wolinsky per primo) a cui molto spesso il resto del mondo guarda come ispirazione per i fumetti, la grafica, la satira, insomma per il grande mondo delle arti visive in genere, e nelle sue varie declinazioni.

Spezzare quelle vite è come attentare a qualcosa che va oltre la breve esistenza dell’artista. È attentare all’arte intesa come libertà e tolleranza, come evoluzione, trascendenza e distacco continuo da quel giogo che è il fanatismo e l’opressione in nome di un dio che non pretende ne vittime, ne carnefici.

Le metafore e le giare

Ne ha parlato De Rita presentando l’annuale rapporto Censis: ‘La società delle sette giare. La profonda crisi della cultura sistemica induce a una ulteriore propensione della nostra società a vivere in orizzontale. Interessi e comportamenti individuali e collettivi si aggregano in mondi non dialoganti. Non comunicando in verticale, restano mondi che vivono in se stessi e di se stessi. L’attuale realtà italiana si può definire come una «società delle sette giare», cioè contenitori caratterizzati da una ricca potenza interna, mondi in cui le dinamiche più significative avvengono all’interno del loro parallelo sobollire, ma senza processi esterni di scambio e di dialettica. Le sette giare sono: i poteri sovranazionali, la politica nazionale, le sedi istituzionali, le minoranze vitali, la gente del quotidiano, il sommerso, il mondo della comunicazione.’

Ne ha parlato durante l’omelia Don Fabio, sacerdote della mia parrocchia, durante la messa di Natale per descrivere l’immobilismo dei cristiani in questo periodo di crisi.

Ne scrisse Pirandello in una novella, diventata poi commedia: La giara (metafora di ispirazione Verghiana sull’attaccamento alla ‘roba’).

Difficile per chi vive in questo paese e ne assorbe la cultura e riferimenti sociali, ammettere che tutto sommato dentro una giara si sta bene.

Rompere le giare, mescolare prodotti, ingredienti, colori e sapori per creare qualcosa di nuovo non fa parte del nostro convincimento e non viene percepito come opportunità.

Conservarsi, conservare, tenere alla roba nostra è in fondo più facile e non richiede particolare coraggio.

Senza titolo

Non so dare un titolo e non so nemmeno cosa scrivere. Davvero non mi esce nulla. Non sono un tipo dall’insulto facile. Ascolto prima il cuore, poi la testa, difficilmente ascolto la pancia. Ma oggi non riesco a dire nulla, ditelo voi per me.

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Quella passione artigiana che non piace al potere

Aaron Swartz

La morte, per suicidio, di Aaron Swartz viene ‘celebrata’ da molti blogger e giornalisti come una sfida al sistema e al potere. Dai più viene definito come ‘attivista informatico’ …. termine un po’ strano, connotato da fascino hacker.

Leggo in queste celebrazioni il desiderio di testimoniare la passione e forse la ‘religione’ che pervade ancora alcuni dei grandi talenti e protagonisti, nonchè virtuosi dell’algoritmo informatico.

Se da un lato la cosiddetta ‘consumerization‘ e il pervasivo controllo del settore da parte delle grosse multinazionali ha omologato questo mestiere a quelli più antichi e tradizionali (oggi fare il sistemista o il programmatore equivale ormai al lavorare in fabbrica) resistono  ancora approcci e metodologie artigianali che non nascondono motivazioni più profonde e una notevole dote di passione.

L’hacking è un approccio (erroneamente connotato da valenza negativa) molto passionale e val la pena citare il passaggio tratto da Wikipedia: …. ‘si riferisce più genericamente ad ogni situazione in cui si faccia uso di creatività e immaginazione nella ricerca della conoscenza.’

Ogni volta che questo approccio creativo necessita di conoscenza più profonda e di accesso alle fonti primarie del sapere e del ‘potere’, avviene il cortocicuito. Aaron Swartz lo sapeva bene e sapeva anche a cosa andasse in contro se il processo che lo attendeva si fosse risolto con una condanna a suo sfavore.

Quel suo fare da alternativo, anarchico e ‘fricchettone del codice’, non era frutto di qualche inseminazione ideologica distorta, era solo una forsennata sete di conoscenza.

Le sue più felici intuizioni lo portarono a sviluppare il codice che sarebbe diventato poi uno standard del web, come l’RSS o a supportare la diffusione dei CC collaborando attivamente con Lawrence Lessig, nonchè a fondare la Demand Progress che lanciò la campagna mondiale contro la censura di Internet (SOPA/PIPA). Dunque pilastri del pubblico sapere, del diritto alla conoscenza e alla diffusione delle informazioni con protocolli standard e licenze libere.

Non ho nessun elemento per poter affermare (come molti stanno facendo) che l’opposizione alla sua sete di sapere lo avesse logorato e l’attesa del processo lo abbia definitivamente portato alla depressione, so di certo che al potere i creativi non piacciono, perchè la cretività mette spesso in dubbio i pilastri su cui il potere si mantiene e si perpetua.

Se il mondo fosse un villaggio di 100 persone

/The World of 100

 

If the world were a village of 100 people, how would the composition be? This set of 20 posters is built on statistics about the spread of population around the world under various classifications. The numbers are turned into graphics to give another sense a touch – Look, this is the world we are living in.

Alla faccia dei greci

E’ abbastanza normale, di questi tempi, che siano sesso e violenza ad attirare la massima attenzione dei media, e anche nel caso di Strauss-Kahn, non può essere altrimenti.

strauss kahn

Molti commentatori, giustamente, si soffermano sul degrado morale e sull’incapacità di questi potenti di tenere a freno gli istinti primordiali e si soffermano pure sull’età avanzata che dovrebbe indurli a più miti e sincere attenzioni affettive.

Il fatto, però, che passa inosservato e al quale restiamo indifferenti (forse per rassegnazione) è che questo signore, al pari di molti altri potenti, senta la necessità di occupare una suite da 3000 dollari a notte (come riportano i giornali).

Non capisco l’associazione di pensiero e di necessità. Perchè un uomo delle istituzioni si sente obbligato a sguazzare nel lusso?

Questo tizio aveva l’obbligo di indicare, come direttore del Fondo Monetario Internazionale, la via per il ripianamento dei debiti agli amici greci, imponendo formule da “lacrime e sangue”, ovviamente.
Come futuro candidato socialista all’Eliseo, aveva l’obbligo di indicare ai francesi una politica economica di rigore.

Ma così va il mondo e l’indifferenza sarà la causa principale del distacco totale fra la classe dirigente immersa nei vizi e negli sprechi e il resto della popolazione mondiale che dovrà far fronte a questa e a nuove crisi economiche che, ciclicamente, si ripresenteranno.

E ora concentriamoci sulla parte più pruriginosa del caso: sodomia? fellatio? Questi sono temi davvero interessanti!

Ti spiego il futuro dell'umanità con i Lego

di catepol

“It’s very clear that we have enough human resources, enough capital, enough possibility to make a good world. Let’s do it. Because it’s possible.”

Un video di Hans Rosling per il progetto Ericcson “2020 Shaping Ideas” nel quale a 20 global thinkers si chiede di condividere le loro previsioni e visioni per il futuro dell’umanità e del mondo. Giocando con i Lego, nel video, Hans Rosling spiega come sarà la crescita della popolazione mondiale al 2050.

“Abbiamo le risorse umane e il capitale necessario per fare di questo mondo un mondo migliore. Facciamolo. E’ possibile!”

Connessi possiamo di più

di catepol

Connessi possiamo di più. Che sia via telefono o via internet. Connessi possiamo di più.

Connected we can do more (Movistar Peru). Un operatore di telefonia, uno spot sull’importanza di essere connessi con il resto del mondo o col proprio vicino di casa, connessi possiamo di più. Altro che Belen, più internet per Totti e la Hunziker delle connessioni e della telefonia mobile de noantri. Altro che le faide friendfeediane che tirano in ballo le aziende ti telecomunicazione nazionale.

Le tecnologie connettono persone, prima di tutto. Persone che hanno voglia di comunicare. Un triliardo di nodi connessi in rete, ricordate? Connessi possiamo di più. Connected we can do more.