Prendo i pop corn

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Magari potessi già andare in pensione, prendermi dei pop corn seduto sulla riva del fiume e guardare le reazioni della PA e dei suoi burocrati quando arriverà Facebook At Work.

Attacco alle intranet? ‘Facebook at Work is a separate experience that gives employees the ability to connect and collaborate efficiently using Facebook tools, [including] many that they’re likely already using, such as News Feed, Groups, messages, and events.

Enterprise 2.0 in salsa social? Morte della posta elettronica? Nuova cosmetica della unified communication? No, semplicemente un attacco alla conservazione, alla monotonia e al freno a mano tirato. E uno sberleffo a tutti quelli che hanno paura della disintermediazione.

‘Note that Facebook at Work was created completely for use within a company – that means employees’ Facebook at Work info is safe, secure, confidential and completely separate from their personal Facebook profile. The info shared among employees is only accessible to people in the company’

Prendo i pop corn, abbiate pazienza ma questa non sarà una mia battaglia. Ho già dato.

 

Tolleranza zero

Non so se si tratti di ‘pensiero unico’ o ‘pensiero dominante’ so perfettamente, però, da cosa viene alimentato.

Lavorando nel pubblico impiego mi confronto spesso con colleghi che stanno tirando i remi in barca nonostante le grandi competenze, l’indiscussa professionalità e una passione che ogni giorno viene minata da episodi e notizie come quella dei vigili della capitale.

Una delle considerazioni che portano a supporto della loro resa è il ‘pensiero dominante’. Lamentano l’impossibilità di convincere i loro interlocutori che, nonostante ciò che si legge sui giornali, dentro la pubblica amministrazione c’è ancora chi si sbatte tutti i giorni per far funzionare le cose e offrire servizi di ecellenza.

Succede però che ogni dipendente pubblico, come è ovvio che sia, si relazioni giornalmente con sistemi sociali più o meno ampi e complessi. Dalla famiglia, dove magari molti parenti lavorano nel privato, agli amici, spesso tutti ascritti alla sfera privatistica delle professioni, fino alle varie situazioni sociali (parrocchia, scuola, sport) dove è normalissima prassi che, durante una pizza in compagnia, travolti dalle discussioni sulla politica e sul costume, si venga presi di mira da decine di persone che ti indicano come appartenente alla categoria degli inutili, se non addirittura dei delinquenti: ‘tanto siete tutti fannulloni e incapaci‘.

Per fortuna che il nostro amato premier ci indica nuovamente la strada con un tweet. E dunque è, o sarà, riforma! L’ennesima.

Difficile ipotizzare effetti positivi come conseguenza di rivisitazioni regolamentari o legislative. Piuttosto dovremmo analizzare il perchè di certi comportamenti che, effettivamente, sono deplorevoli, indifendibili e dannosi per l’erario nonchè per l’efficienza dei servizi di pubblica utilità.

Il perchè va cercato nella disaffezione generale al sistema delle regole e all’inapplicabilità delle sanzioni. Questo è uno dei motivi che mi ha indignato quando dal job act è stata stralciata l’equipollenza pubblico/privato.

Resto convintissimo che il licenziamento debba essere uno strumento praticabile più nel pubblico che nel privato. Chi si macchia con reati nella sfera dei beni e dei servizi comuni deve essere punito. Tolleranza zero, punto. E fine della discussione.

Ovvio poi che la politica tenda a bullarsi con proclami e programmi di riforma ma la verità è che con ogni probabilità anche quegli 85 vigili votano, e fanno votare. Dunque non si potranno auspicare vere riforme finchè non si romperà questo ricatto che, molto spesso, è figlio del voto di scambio.

Non credo nelle tifoserie, negli steccati, nelle barricate. Non credo all’equazione privato evasore, pubblico fannullone. Credo invece nell’ applicazione di regole certe ed equivalenti per tutti. Finchè non ci libereremo di questo fardello ottocentesco non riusciremo a far funzionare i pubblici servizi, ad alleggerire la burocrazia, ad eliminare le vessazioni e impedire favoritismi e corrutele.

Quando capiremo che tutto ciò è presupposto fondamentale per tornare ad investire, crescere e competere, sarà già troppo tardi.

Nel giro lungo e tortuoso di questo ragionamento provo a mettermi nei panni dei carabinieri veneti e immaginare il loro senso di frustrazione.

Alzi la mano chi non vedrebbe di buon grado un licenziamento in tronco di quei giudici pagati profumatamente con soldi pubblici.

Sito web del comune

Sei il sindaco di un piccolo comune?

Sei il webmaster di un piccolo comune?

Sei il consulente di un piccolo comune?

Chiunque tu sia, se hai bisogno di un sito web, ora c’è un altra opportunità grazie a GovFresh che ha messo a disposizione un tema specifico per WordPress: http://govfresh.com/2014/01/building-government-wordpress-theme/

Perchè non approfittarne? WordPress è facile da installare e da gestire, e ci sono migliaia di video guide o di guide testuali pronte all’uso.

Non ci son più scuse per buttare via i soldi pubblici. Fatelo!

Il tema è scaricabile da GitHub

Opendatari

Son qui a Bruxelles con molti #opendatari piemontesi, quelli che hanno aperto la strada al movimento e fan le cose sul serio perchè diano il massimo del valore atteso.

Se passate di qua, con il mio inglese maccheronico, coordino un tavolo di lavoro su Opendata, competitività e Digital Agenda scoreboard e altri argomenti sexy :)

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Un mondo senza moduli

E ci mancherebbe altro che non facessi il tifo per il buon Paolo Coppola, uno tosto che ascolta, partecipa e si fa coinvolgere in battaglie di modernizzazione e, con il nuovo ruolo di parlamentare, le porta a compimento.

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La breccia aperta sulla lotta al fax è solo un pertugio dove infilarsi per scardinare quell’odioso e farraginoso marchingegno che si chiama Pubblica Amministrazione.

Ma chi la conosce bene da dentro sa che gli antidoti sono forti e la loro composizione chimica spesso sconosciuta ai più. Per lo meno è sconosciuta ai commentatori giornalistici che con la PA hanno solamente un rapporto da utente, dunque viziato alla fonte da un approccio che li danneggia sin dal primo contatto.

Beh, da dentro è ancora peggio.

Ci son uffici che giustificano il ruolo con la ricezione di un fax e forse questo pertugio li metterà in crisi ma, negli ultimi anni, la frontiera della rendita di posizione si è spostata sul ‘modulo’, ovvero il ‘form on line’ o, molto più spesso, il ‘form da compilare e spedire’.

Ogni ufficio, e sempre più spesso ogni dipendente, si inventa un modulo, lo blinda (ho visto moduli word protetti da pssword che voi umani non potete nemmeno immaginare ….) e poi obbliga chi entra in relazione con lui (o con la sua struttura) ad accettarne la logica che, spesso è perversa e diabolica. Bene, moltiplicate questo per centinaia di moduli, flussi, luoghi (cartelle condivise), metodi (del tipo….’ devi scrivere a info@struttura.comune.xx.it perchè solo così ti verrà data una risposta ufficiale), tempi (del tipo…..’il servizio di risposta vie email è attivo dal lunedì al venerdì dalle …’) e non mi dilungo sui silenzi assordanti delle caselle di posta istituzionale che non rispondono MAI!

E la PEC? Una, singola e gestita da apposito ufficio, per ogni Ente. Provate a farvi un indirizzario PEC che abbia senso, certezza e che funzioni. E’ vero, ci sarebbe http://www.indicepa.gov.it/ , ma mica tutti si accreditano e, rispondetemi seriamente, quanti conoscevano questo servizio prima di leggermi?

Non vado oltre, chi mi conosce e legge questo blog, sa già come la penso e proprio per questo ho riassunto ieri il mio pensiero sulla bacheca FB di Paolo: ‘Vedete, non per rompere le balle al buon Paolo Coppola che si è sbattuto su questo tema. Secondo me il mezzo (ovvero il fax) non è mai il colpevole primo dell’inefficienza, ma è il suo uso perverso che va combattuto! Prova ne sia che anche la PEC, i sistemi documentali e tutti i cazzabubboli tecnologici (il fax software centralizzato esiste da 15 anni) non hanno mai cambiato nulla perchè ciò che va prima aggredito è il processo stesso che, molte volte, è progettato male, poco utile e difeso solo per opportunismo di pochi‘.

Ergo vorrei nuovamente puntualizzare, soprattutto per chi magari cerca polemica a basso costo, che l’opera di Coppola, Russo e De Monte è meritoria a va sostenuta ed emulata, ma ora attenti ai venditori.

Come spesso accade da una buona legge può derivare una cattiva attuazione. Finite le ferie si scateneranno i venditori di ‘document management system’ e i decisori li ascolteranno, così assisteremo a un delirio assoluto.

Purtroppo, sempre più spesso, chi decide non ha competenze e nemmeno visioni e questo lo porta  a pensare che l’innovazione si fa con i prodotti. Ed ecco che arriveranno i commerciali di prodotto e per l’ennesima volta la spesa schizzerà alle stelle con buona pace di tutti.

Paolo queste cose le sa. Bisogna allora acculturare il settore, cambiare le regole e far in modo che i processi non abbiano la meglio sui progetti, che il mezzo non diventi più importante del fine.

Una PA dove (fonte ARAN) più del 50% degli operatori ha superato i 50 anni non può gestire il cambiamento con il solo uso dei mezzi digitali che non ama, ci vuole qualcos’altro, uno scatto culturale e di passione. Ci vuole, insomma, voglia di cambiare e mettersi in discussione. E dentro questo dominio ne vedo sempre meno.

Citizen Engagement

Nel nostro paese il settore pubblico (e il tutto il Government in generale) è indifendibile e ovviamente poco amato, per non dire di peggio.

Nonostante tutto i tentativi di fidelizzare i cittadini per condividere con loro un progetto di governo aperto o governo 2.0 non mancano.

Diversamente negli USA (dove l’Open Governrent è nato) le cose vanno molto meglio e le start up possono sviluppare applicazioni che hanno mercato anche nel Public Sector.

PublicStuff for the Future of Cities from PublicStuff on Vimeo.
via Govfresh

Indagine sull’uso degli Open Data

Sapete quanto ci tenga a questo tema vero? E allora datevi da fare :)

In vista dell’Open Data Day proponiamo questo questionario per individuare le categorie di dati che la comunità italiana dell’open data ritiene immediatamente utilizzabili e che vorrebbe vedere online al più presto. Per ora ci accontentiamo di raccogliere delle indicazioni di massima che ci auguriamo possano risultare utili a chiunque voglia aprie dati per individuare le priorità con cui procedere alla pubblicazione di dati open: se si rivelerà utile potremo poi fare un secondo giro con un maggiore livello di dettaglio.

Open Government Partnership Italia

Di governo aperto, trasparenza e partecipazione abbiamo già discusso mercoledì a Bologna dove ho contribuito a presentare, assieme a colleghi di altre regioni, il progetto Europeo Homer.


Lunedì ci rivediamo a Roma in occasione di OGP, in preparazione del quale si è molto discusso e proposto: http://ogpitalia.ideascale.com/

Mi dicono che ci sarà lo streaming: http://www.gnuweb.it/01/formez-convegno/index-ita.html

Per tutto il resto c’è twitter: #ogpitaly

Ciao

Il potere dei dati

Manca meno di una settimana a http://venetobigdata.eventbrite.com l’evento che con l’amico Michele abbiamo voluto fortemente connotare di ingredienti ‘social’.

Perché Bigdata e non solo Open Data?

Perché siamo convinti che aprire i dati pubblici sia solo l’inizio di un cammino. Una prima fase, democratica, partecipativa ed etica che restituisce un ruolo importante alle aziende (forse?) che rimette al centro la trasparenza ma che ancora non riesce a determinare quella svolta epocale che vedrà il dato come infrastruttura portante della rete.

Certo i dati aperti linkati fra di loro (linked open data) sono un obbiettivo a portata di mano. Però stiamo parlando ancora di dati strutturati e di semantiche decise da qualcuno che detiene una governante esclusiva.

Cosa succederà quando cominceremo ad analizzare meglio i dati non strutturati ? Quelli delle conversazioni sul web, quelli dei log di sistema, quelli dei sensori e delle macchine, quelli dei tag liberi e non governati, quelli emotivi e passionali, quelli mnacciosi e potenzialmente pericolosi.

Nuove applicazioni e nuove opportunità potranno derivare dalle analisi sui sentimenti degli utenti o più semplicemente dall’osservazione dei dati raccolti dai sensori, dai servizi di emergenza e da tutti i servizi di localizzazione.

I dati sono l’essenza del sapere e l’enorme quantità di dati in circolazione è un patrimonio preziosissimo che dobbiamo imparare a trattare.
I dati, sempre di più, serviranno per prendere decisioni supportate da fatti, e dunque bisogna saperli raccogliere, archiviare, gestire e pubblicare bene per favorirne le interpretazioni utili.

Potremo in futuro prevedere un terremoto o l’elezione di un candidato solo analizzando i dati? Quali possibilità di controllo avremo sui dati che ci riguardano? Esisterà ancora la privacy?

Ed è questo il nuovo potere dei dati di cui vogliamo provare a discutere venerdì.

Certo, partiremo dagli Open Data che sono l’approccio più semplice e, per certi aspetti più banale, ma proveremo a immaginare il potere dei dati nelle città intelligenti, nei sistemi ambientali, nei contesti economici e nei nuovi assetti politici.

Proprio per questo, dopo il convegno della mattina, abbiamo organizzato un Barcamp con otto tavoli di lavoro.

Vi aspetto……e non dimenticate l’hashtag: #venetobigdata

Eventbrite - Veneto Big Data - (Veneto goes Open - Open Data - Progetto Europeo Homer)

Proud to be Public Servants

Venerdì scorso Steve Ressler è stato ospite di ForumPA e del nostro Barcamp.

Qui trovate le sue riflessioni: http://www.govloop.com/profiles/blogs/5-lessons-from-italy

La sua analisi punta sui temi del ForumPA (Open Gov, Cloud, Open Data e Big Data) e su ciò che ha percepito al Barcamp:
A) Il tema/problema del ROI (ne ho parlato un paio di giorni fa)
B) Il senso di appartenenza e di orgoglio degli operatori della PA

…. ‘3) Proud to be Public Servants – One of the more refreshing things about being at public sector events in Europe is that government work is considered a good job and people are proud to be public servants. It’s still competitive to get in and countries and the EU have special schools to become public servants.’

Pensavo di commentare così nel suo blog:

The Public Servants you met last week at Barcamp are all ‘operators’, and very proud about the role, but I think you should know that the managers never come into these events. Moreover, the common sense of citizens sees the Italian public servant as a slacker. But we are stubborn :-)

Che mi dite? Lo faccio? Secondo me non capirà cosa intendo……… siamo un paese strano ai loro occhi :-(