My Life

Marinetti è vivo e lotta insieme a noi

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Noi ripudiamo l’antica Venezia estenuata e sfatta da voluttà secolari, che noi pure amammo e possedemmo in un gran sogno nostalgico.
Ripudiamo la Venezia dei forestieri, mercato di antiquari falsificatori, calamita dello snobismo e dell’imbecillità universali, letto sfondato da carovane di amanti, semicupio ingemmato per cortigiane cosmopolite, cloaca massima del passatismo.
Noi vogliamo guarire e cicatrizzare questa città putrescente, piaga magnifica di passato. Noi vogliamo rianimare e nobilitare il popolo veneziano, decaduto dalla sua antica grandezza, morfinizzato da una vigliaccheria stomachevole ed avvilita dall’abitudine dei suoi piccoli commerci loschi.
Noi vogliamo preparare la nascita di una Venezia industriale e militare che possa rovinare il mare Adriatico, gran lago Italiano.
Affrettiamoci a colmare i piccoli canali puzzolenti con le macerie dei vecchi palazzi crollanti e lebbrosi.
Bruciamo le gondole, poltrone a dondolo per cretini, e innalziamo fino al cielo l’imponente geometria dei ponti metallici e degli opifici chiomati di fumo, per abolire le curve cascanti delle vecchie architetture.
Venga finalmente il regno della divina Luce Elettrica, a liberare Venezia dal suo venale chiaro di luna da camera ammobiliata.

La discussione prosegue su Facebook  :)

Faccio cose, vedo gente, twitto molto

 

Mission accomplished

Si proprio tu cara amica mia. Compagna di tanti momenti fantastici, proprio tu così distante, irragiungibile, ma sempre tanto desiderata.

Nei tanti viaggi su e giù per l’America eri la mia idea fissa. Ogni sera appagavi i miei desideri offrendoti a me con la tua prorompente freschezza ed esuberanza.

So che la vecchia Europa ti va un po’ stretta e non ami farti notare troppo dalle nostre parti. Ma un paio di volte ti ho rivista con grande piacere e soprattutto è stato bello amarti ed abbandonarmi nuovamente a te.

È comunque un esistenza difficile la mia. Questi continui distacchi non fanno altro che aumentare il mio desiderio di te, specialmente nelle torride sere d’estate.

Ieri improvvisamente ti ho vista all’Auchan di Mestre. Il cuore ha cominciato a battere fortissimo quasi a farmi scoppiare il petto. Eri giunta a me.

  
Non eri sola, ma subito ho vinto l’imbarazzo e ti ho abbracciata con vigore, con impeto. Con la paura che qualcun’altro ti strappasse da me.

Ti ho rapita, letteralmente sottratta alla vista di altri. Eri mia, nuovamente mia. E soprattutto eri venuta tu ad offrirti a me. 

Non stavo più nella pelle e con modi forse rudi e poco gentili e consoni al tuo livello ti ho letteralmente caricata in macchina. Brutto da vedersi, non certo educato come metodo. Ma ora eri mia, solamente mia.

 

#samadams #addicted

 

Chi è quello vero?

Lo sanno anche le pietre che adoro #HouseOfCards Detto questo mai avrei pensato di assistere al siparietto fra il candidato governatore pugliese Michele Emiliano e Frank Underwood.

Ebbene si, su Twitter succede anche questo.

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Ora è da capire se al netto del cortocircuito fra verità, finzione, linguaggio televisivo e linguaggio politico questa dinamica tenda a segnare una continuità, un ponte, un giuntura fra due mondi che solo apparentemente sono divisi.

E’ noto che il nostro premier è un fan di Frank Underwood e che persino Obama si diverte a seguire la serie televisiva di Netflix. Questo non è certo un male, anzi può essere un bene per sdrammatizzare, per prendersi meno sul serio.

Però, il vero problema a mio modo di vedere è dato dal pensiero comune che tutti condividiamo quando leggiamo un libro o vediamo un film di fantascienza: ‘tanto prima o poi queste cose si avvereranno‘.

L’altro giorno ho persino consigliato a un amico deputato di imparare una tattica da Doug Stamper. Nel senso che per far si che una cosa si avveri gli ho consigliato di emulare ciò che la fantasia ci mostra come possibile.

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Comunicazione (Twitter), politica (Emiliano come qualunque politico professionista), fantasia (House of Cards), stream e hype (noi attenti fruitori di un social tv ibridata con il palazzo) dentro una centrifuga che sposta i piani e le dimensioni forzando un linguaggio, un ritmo e una consapevolezza che porta a ridisegnare le logiche della politica non più come mero spettacolo (ahi, Berlusconi quanto presto sarai dimenticato) ma come lifestream partecipativo e sincrono.

Poi i giochi di palazzo son altra cosa, la concertazione e le lobbies sono ancora affare di pochi e ce ne facciamo una ragione. Ma i giovani rampanti che aspirano a occupare i palazzi delle istituzioni sono già più empatici con quel gioco che quotidianamente ci porta a condividere ruolo, passione e persino affari famigliari in un unico plot che, ovviamente, è la rete e i suoi linguaggi beta.

 

Oltre la leggenda e verso il mito

Sembra impossibile ma il più giovane dei miei figli (16 anni) non ha mai ascoltato Stairway to Heaven. Potrei morire per questo.

Lo abbiamo scoperto, inorriditi, alcuni giorni fa io e le sue sorelle maggiori che davvero non si capacitavano. Probabilmente effetto delle tendenze musicali che descrivevo in un precedente post.

Succede poi, per una strana combinazione, che mi imbatto nuovamente in questo articolo commemorativo della serata al Kennedy Center for the Performing di Washington, quando persino il presidente Obama restò senza parole davanti a un esibizione straordinaria del leggendario pezzo dei Led Zeppelin.

Dunque potevo postare il video  originale degli anni ’70 e mostrarlo a mio figlio che probabilmente mi avrebbe snobbato considerando quei vecchi menestrelli ormai fuori dalla storia.

E invece ho preferito condividere proprio la cover del 2012 che ha commosso persino gli anziani Robert Plant e Jimmy Page. Una cover che ha già raggiunto 16 milioni di visualizzazioni su YouTube.

Una cover che sancisce, consolida ed esalta il mito.

Still

2013-08-21 16.09.43

È un periodaccio e chi ne paga le conseguenze è il mio angolino blog. Scrivo poco ma riesco comunque a elucubrare molto. Esistesse un app per portare i pensieri ben strutturati su quest’angolino, la comprerei subito.

Un pensiero dominante da condividere con i miei lettori fra molteplici contingenze e impegni sovrapposti, comunque c’è: Ci agitiamo tantissimo ma i risultati sono impercettibili. Perchè?

Vorrei tanto tornare li, dove il pensiero velocemente divente concretezza, azione, risultato.

Egoismo

È facilissimo, quasi scontato inciampare nel qualunquismo o raccontare banalità quando si affrontano temi complessi come quello dell’ISIS.
Il problema, però, è che oggi le bandiere nere dei nazi-islamici stanno sventolando anche sulle rive del nostro amato Mediterraneo, e rimanere indifferenti è quasi impossibile.

Anche i media sembrano imbarazzati e stanno sottovalutando i fatti, cosa che invece non è successa durante le cosiddette ‘primavere arabe’ .

Allora i tentativi di condizionamento mediatico influirono non poco nel plagio collettivo delle coscienze. Forse solo Berlusconi non esultò davanti alle atroci immagini del massacro del suo amico Gheddafi o a quelle del processo di Mubarack condotto in tribunale con la barella.

Eravamo brilli di gioia, esaltati dall’uso rivoluzionario dei social network, felici nel vedere ribellioni di massa che qui in occidente, nell’indifferenza generale, non eravamo più abituati a considerare come possibili.

Poi il silenzio e ancora tanta indifferenza dei media mentre le bandiere nere si mangiavano le rivoluzioni, gli ideali e i nostri stupidi entusiasmi.

Ora che le rivoluzioni del Magreb son definitivamente relegate nella retorica dei libri di storia, il presente ci obbliga a riflettere su come arginare il pericolo imminente. Consci che ogni riferimento, schema o modello del recente passato non funzionerebbe per niente.

Il nostro egoismo però ci compatta e ci fa sentire tutti Charlie, ovvero occidentali, pronti a difendere origini, cultura e soprattutto quell’idea di futuro che ci ancora ci accumuna.

Inutile negare che noi occidentali stavamo decisamente meglio quando i dittatori russi tenevano le masse segregate oltre la cortina di ferro. Stavamo meglio anche con Tito che obbligava i popoli balcanici a convivere con un idea di federazione-dittatura che, comunque, inibiva quel rigurgito orribile di nazionalismi folli e terribili, sfociato poi nella più crudele e sanguinosa guerra che le nostre generazioni abbiano mai visto. A pochi chilometri da casa nostra.

E quanto bene stavamo con Assad, Mubarak, Gheddafi e persino Saddam? Non dobbiamo vergognarci di pensarlo. L’egoismo e il benessere percepito in quegli anni giustificavano in pieno quel sentimento.

Ora, consci che siamo artefici del disastro a cui stiamo assistendo (mille errori politici, militari e soprattutto economici, centinaia di alleanze sbagliate, decine di nemici scambiati per amici) che fare?

Riconoscersi negli ideali dell’occidente forse non basta perchè non è una questione prettamente culturale o storica, è piuttosto una questione di vera sopravvivenza: o noi o loro. Questi fan sul serio.

Non avrei mai pensato di diventare portatore di sentimenti interventisti ma, sinceramente, non posso flagellarmi sugli errori del passato e nemmeno fidarmi del buonismo a prescindere. Oggi ho tre figli giovani per i quali vorrei un futuro migliore, a costo di un passaggio obbligato per un girone dantesco come quello che si prospetta molto a breve. Più brevemente di quanto pensiamo.

Chi trova un amico trova un tesoro

Oggi ho partecipato a una sessione del #SID2015 (Safer Internet Day) in una scuola della mia città.

Mentre la Polizia Postale faceva la parte del cattivo io facevo quella del buono.

Il video più bello proiettato ai ragazzi è stato quello dei mitici Carlo e Giorgio.

Enjoy

Perchè si, perchè no

Domani sera un mio caro amico docente mi ha invitato ad un evento presso un istituto superiore con questa scaletta che davvero mi sembra ben strutturata:

(qualche minuto) INTRODUZIONE ALL’INCONTRO
– Internet e rischi dipendenti dall’età
– La chiave per Internet: formazione.

(poco più di un’ora) INTERNET, PERCHE’ NO.
Problematiche collegate ad Internet. Per ognuno dei seguenti temi, visione di un breve video introduttivo di circa 5 minuti e successive riflessioni
– cyberbullism
– sexting
– incontri on-line
– privacy
con contributi dell’esperto della scuola e quello della Polizia Postale.

(poco meno di un’ora) INTERNET, PERCHE’ SI.
Aspetti sociali e culturali connessi ad Internet ed al Social Web.
Con il contributo dell’esperto di Social Networking ed Internet.

Secondo voi qual’è la parte riservata a me?