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Le metafore e le giare

Ne ha parlato De Rita presentando l’annuale rapporto Censis: ‘La società delle sette giare. La profonda crisi della cultura sistemica induce a una ulteriore propensione della nostra società a vivere in orizzontale. Interessi e comportamenti individuali e collettivi si aggregano in mondi non dialoganti. Non comunicando in verticale, restano mondi che vivono in se stessi e di se stessi. L’attuale realtà italiana si può definire come una «società delle sette giare», cioè contenitori caratterizzati da una ricca potenza interna, mondi in cui le dinamiche più significative avvengono all’interno del loro parallelo sobollire, ma senza processi esterni di scambio e di dialettica. Le sette giare sono: i poteri sovranazionali, la politica nazionale, le sedi istituzionali, le minoranze vitali, la gente del quotidiano, il sommerso, il mondo della comunicazione.’

Ne ha parlato durante l’omelia Don Fabio, sacerdote della mia parrocchia, durante la messa di Natale per descrivere l’immobilismo dei cristiani in questo periodo di crisi.

Ne scrisse Pirandello in una novella, diventata poi commedia: La giara (metafora di ispirazione Verghiana sull’attaccamento alla ‘roba’).

Difficile per chi vive in questo paese e ne assorbe la cultura e riferimenti sociali, ammettere che tutto sommato dentro una giara si sta bene.

Rompere le giare, mescolare prodotti, ingredienti, colori e sapori per creare qualcosa di nuovo non fa parte del nostro convincimento e non viene percepito come opportunità.

Conservarsi, conservare, tenere alla roba nostra è in fondo più facile e non richiede particolare coraggio.

Sognando California

Le ultime due estati le ho passate in California e ho visto, apprezzato, capito tante cose sull’orto più grande d’America. Questa è la zona di Del Monte, Dole e altre multinazionali del settore primario, ma anche di piccoli produttori indipendenti che poi vendono i loro prodotti ai lati della strada.

Solo qui poteva nascere Amazon fresh e oggi Amazon dash servizi pensati proprio per il settore primario, quello che noi del vecchio mondo abbiamo abbandonato.

Il mondo è cambiato e i cambiamenti arrivano sempre dal nuovo mondo.

Noi, nel frattempo, invecchiamo stando fermi.

Opera quarta

Il quarto papello del bloggante, scritto a 4 mani con l’amico Simone Favaro è ora disponibile per l’acquisto.

Potete pensarlo come un bel regalo di Natale :)


Oltre all’editore che un’altra volta ha creduto in me/noi, un particolare ringraziamento a Mauro Lupi, prefattore e agli amici Barbara Bonaventura, Mafe De Baggis, Vincenzo Cosenza, Gianluca Diegoli, Marco Massarotto, Alberto D’Ottavi, Robin Good e Giorgio Soffiato che hanno contribuito alla parte interattiva del libro contenuta nel capitolo: ‘I protagonisti’

Questa guerra non è la mia

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Sarò durissimo. Considero stupida, ottusa e anche demenziale la legge che i parlamentari francesi hanno già approvato alla camera e presto sarà approvata anche in senato.

Proibire la consegna dei libri a casa dei clienti da parte dei colossi dell’ecommerce e della logistica per proteggere i rivenditori tradizionali di libri è un’assurdità che, spero, varrà solo una pernacchia, in quanto gli utenti sapranno comunque scegliere strade alternative.

Il protezionismo non mi è mai piaciuto. Non mi piace in Italia dove non è palese ma, nei fatti, garantisce rendite a vita a molte corporazioni, non mi piace negli USA (assicurazioni, produttori armi, ecc.) e non mi piace in Francia.

Ma come si fa a fermare la storia, il progresso, i vantaggi per tutto noi solo perchè i profitti vengono marginalizzati maggiormente in un altro paese del nostro pianeta?

Quando avremo capito che la guerra del digitale è già persa a favore degli americani?

Mi spiego meglio. Indubbiamente abbiamo vissuto un rinascimento splendido e abbiamo dimostrato al mondo come primeggiare nelle arti, nei commerci, persino nei sistemi finanziari. L’Europa era il centro del mondo, artistico, scientifico e culturale. Insomma nel Rinascimento in Europa e in Italia si faceva innovazione. Ora, con il digitale, la fanno gli USA, il Canada, Il Pakistan, ma noi no. Noi subiamo il trend, ci allineiamo all’ultimo ritrovato, insomma ci adattiamo ma non innoviamo. Per cui, perchè opporci?

Pensassimo a migliorare e promuovere i nostri migliori asset proprio con il digitale, invece che opporci con guerre insulse e destinate ad esser perse, sarebbe molto meglio.

Viva il progresso, da qualunque parte del mondo arrivi.

p.s. la mia idea per i librai? Certo, eccola qua: ‘specializzatevi, anzi IPERSPECIALIZZATEVI e smettetela di offrire vetrine e scaffali generalisti che hanno fatto il loro tempo e son perdenti in partenza rispetto ai prezzi e i servizi di eCommerce‘!

Noi fannulloni

Lettera aperta a Mario Monti e Elsa Fornero

Signori Ministri, da anni i politici di ogni schieramento hanno cercato di scaricare l’inefficienza della Pubblica Amministrazione, e il conseguente spreco di denaro, sulle spalle dei lavoratori del settore pubblico.
Lungi da me difendere in toto la categoria a cui appartengo, perchè son conscio che enormi sacche di assenteismo e fannullismo sono da combattere con ogni mezzo e in ogni luogo.

Ultimamente noi ‘fannulloni’ abbiamo dovuto rinunciare al rinnovo contrattuale (4 anni di stop ormai), al taglio dei buoni pasto (il fannullone mangia meno degli altri cittadini?), andremo in pensione chissà quando e, soprattutto abbiamo perso le speranze di turn over, di ricambio generazionale e di rilancio del settore perchè, come avrà notato anche grazie all’emergere dei fatti laziali: la carriera è ancora figlia di nomina partitica, in barba a titoli e competenze. E non da oggi.

Ma questa può sembrare la solita lamentela e dunque provo a formulare una semplice proposta:
stabilite subito, per decreto legge, un tetto massimo di 3000 euro omniconprensivo per ogni deputato, consigliere comunale, provinciale o regionale. Tutto qui, molto semplice no?
Possono vivere meglio di ogni dipendente pubblico o privato che notoriamente guadagna molto meno. Quanto ci vuole? Lo sapete che tutta l’Italia approverebbe subito questa vostra manovra?

Se qualche eletto obbietterà che con quello stipendio non gli conviene abbandonare la sua professione più remunerativa, avrete automaticamente scoperto il giochetto e reso pubblico ed evidente il trucco.

Abbiamo bisogno di eletti che abbiano cura del bene pubblico e del progresso collettivo, di tutti, nessuno escluso.

C’è poco tempo per agire, prima che tutto torni come prima e che fra qualche mese torniate a chiedere sacrifici a noi tutti dipendenti pubblici e privati e aziende vessate da tasse inique.

E per una volta provate a non dividerci da steccati, da faziosità che proprio la politica si è inventata per nascondere le sue ruberie.

Non è vero che tutti gli imprenditori sono evasori, non è vero che tutti i dipendenti pubblici sono fannulloni, non è vero che tutti i capitalisti sono privi di etica, non è vero che tutti i politici sono corrotti.

È vero, piuttosto, che i furbi la fanno sempre franca, ecco perchè un decreto legge immediato, farebbe capire ai furbi che la festa è finita.

Se provate a confinare questa ed altre proposte simili nel campo del qualunquismo, allora mettetevi il cuore in pace perchè l’antipolitica (definizione vostra) non vi lascerà scampo.

Gianluigi Cogo

2night 1st Programming Challenge

Martedì scorso, Simone Tomaello CEO di 2night.it ha presentato ai miei studenti il challange sulla geolocalizzazione dei locali pubblici: http://www.2night.it/contest/

Nell’occasione ha presentato la beta del nuovo sito: http://2night-beta.it/

A me sembra una bella idea quando un azienda di successo, social e innovativa utilizza il crowdsourcing.

Moriremo ignoranti

Dell’Agenda Digitale del governo italiano avevo già scritto qualcosa di getto nelle scorse ore.

Dopo aver dato una rapida occhiata all’estratto di principi e di buoni propositi, mi era rimasto l’amaro in bocca e non riuscivo a digerire la pastoia di slogan.

Sia chiaro, tutto il tema delle Agende Digitali (da quella Europea a quelle locali e condominiali) mi interessa e fa parte del mio lavoro, al punto che ho sostenuto sin dalla nascita il movimento di opinione dal basso che le reclamava e ne ho sottoscritto l’appello: http://www.agendadigitale.org/sottoscrittori/

Il punto ora è un altro, e riguarda uno dei temi che mi stanno più a cuore, ovvero l’inclusione digitale e l’alfabetizzazione.

Su questo blog ne ho parlato spesso e la mia posizione è chiara a quelli che mi seguono e dunque la sintetizzo: ‘L’alfabetizzazione digitale delle famiglie e delle aziende italiane va fatta con la televisione!

Troppo sintetico?

E allora mi spiego meglio. Il Ministro Profumo che si è assunto questa delega all’interno del Ministero dell’Istruzione????????, ha definito 101 temi e 6 tavoli di lavoro. E vabbè, diamo per buono che sia stato circondato da saggi ed esperti e tutto ciò sia il risultato di un analisi condivisa con ??????

E diamo pure per assodato che le 6 teste chiamate a coordinare i 6 tavoli di lavoro, siano il meglio che il governo potesse esprimere, non possiamo mica fermarci a polemizzare sulle parocchiette più o meno sabaude o suddite dei sabaudi. Andiamo oltre.

Il tema dell’inclusione digitale che mi sta particolarmente a cuore, a mio modo di vedere, viene messo in secondo piano rispetto a quello (molto importante) della digitalizzazione dei sistemi educativi ed educazionali. Il documento che tutti abbiamo letto, parla di LIM, eBook e elearning tutti sistemi e cazzabubboli che ai nativi digitali interessano quasi zero.

Dunque dopo aver buttato milioni di euro in LIM che pochi sanno attivare (non dico usare) e altrettanti in tecnologie (portali di elearning) vuoti o al massimo riempiti con contenuti inutili, ora puntiamo nuovamente sulla scuola per gli eBook. Auguri.

Me li vedo gli insegnanti di 60 anni che dovranno essere formati per insegnare, non tanto a leggere (ripeto: NON A LEGGERE) ma a produrre e interagire con un tablet. Auguri, davvero. Auguri!

Perché allora dimenticare aziende e anziani digitali? Perché relegarli a problema di inclusione sociale e produttiva? Perché non renderli parte del processo attraverso una nuova scolarizzazione digitale di massa?

I giovani tamarri non hanno bisogno di formatori nell’ambito digitale, sono loro i formatori da eleggere a protagonisti dell’Agenda Digitale. E dunque vado a spiegarmi, anche per rispondere a una sollecitazione di Mante che già aveva posto il tema su Eraclito: ‘Dobbiamo ricordarci che gli strumenti tecnologici in sé non posseggono alcuna intrinseca funzione salvifica‘.

Infatti l’Italia di oggi ha bisogno di recuperare il ritardo attraverso un’azione rovesciata che individui i giovani ‘Technology Steward’ (tamarri digitali) proprietari di linguaggi e metodi come formatori e inclusori di anziani e di aziende. Non devono spiegare solo il funzionamento dei cazzabubboli ma devono farne capire l’utilità e i VANTAGGI!

Agli anziani devono spiegare i ritmi e i linguaggi della rete e alle aziende concetti come consumerization e gamification che sono i primi ingredienti per l’ebusiness di successo.

Dice Mante che ‘… abbiamo bisogno di una didattica quotidiana ..’ e questo ruolo lo può soddisfare solo la televisione, come ai tempi del mestro Manzi che più volte ho citato in questo blog. Quindi prendiamo Carlo Massarini e diamogli questo compito, perché nessuno meglio di lui, ad oggi, può farlo come già faceva benissimo ai tempi di Mediamente. Ovvio che andrebbe messo in prima serata e a reti unificate, per quanto mi riguarda.

Per gli amici che ci rappresentano nei gruppi di lavoro, spero che queste mie osservazioni servano a capire che è meglio lasciare che la scuola si occupi di formazione e di educazione e che il Ministro dell’Istruzione si occupi di questo suo compito (anche, ma non solo, con le nuove tecnologie). Al resto deve pensarci il Ministero per lo Sviluppo Economico (mettendoci il grano) e quello della Cultura e Spettacolo (competente per la RAI) che, come nel caso della BBC, è tenuto a cambiare e adeguare i suoi palinsesti.

Il nostro paese (al netto del problema culturale ed ideologico) è ancora un paese telecratico. Sfruttiamo questa negatività e circondiamo Massarini di giovani tamarri e mettiamoli in prima serata. Proviamo a immaginare una trasmissione che sia il 118 digitale di questo paese, in modo che la scuola torni a fare la scuola, le aziende tornino a fare business e lo spettacolo, per qualche mese, lasci il palco alla cultura, perché quella digitale è la nuova cultura che nel paese che ha dato i natali all’Umanesimo e la Rinascimento, oggi è scomparsa.

foto di Daniele Devoti

Agenda Digitale

Sull’Agenda Digitale del Governo tornerò con riflessioni più circonstanziate non appena avrò elementi più significativi rispetto a questo libro dei sogni.

Di primo acchito vorrei far notare un paio di cose:

A) Già dalla prima settimana (ormai conclusa) si doveva stilare il piano finanziario. Qualcuno ne sa qualcosa?

B) Chi decide quali e quanti sono gli stakeholders da convocare face-to-face?

C) I Data Center sono le nuove fabbriche del futuro e se non sono green, meglio lasciar perdere.

D) Il primo collo di bottiglia è l’alfabettizzazione digitale. Qui mi sta bene, ma la LIM no, per piacere, dategli un tablet a questi figlioli!

E) Le aziende sono più analfabete dei cittadini. Chi ha il coraggio di ammetterlo?

F) Non è tutto riconducibile a smart. Troppo comodo. Prova a rendere smart le tariffe dell’ADSL tanto per cominciare, e poi parliamo del resto.

H) Il logo è orribile! Magari bastava rivolgersi a Zooppa!

Intanto salutiamo i nativi digitali con un tweet.

L’ecosistema delle apps

Oggi in aula abbiamo introdotto il tema delle Apps che approfondiremo nei prossimi giorni.

Approfitto per consigliare questa lettura sull’appification e questo strumento per i neofiti.

Diminuire la complessità per liberare risorse utili per l’innovazione

Un mio pezzo su eGov accompagnato dalle slides che ho proposto già in diversi ambiti, argomentando di cloud e nuove opportunità per l’IT.

Enjoy
 

Google docs per condividere documenti, Eventbrite per organizzare eventi, Dropbox per gestire files, e mille altri social media nella cloud di internet. Se diminuisce la complessità, ovviamente aumentano efficienza e autonomia. Vediamo come

Gestione e costi della complessità
Uno dei problemi cronici della gestione dell’IT è la ‘complessità’. Negli ultimi anni, chi ha gestito l’IT in casa (on-premise) ha dedicato molta attenzione alle performance applicative, generando spesa e spesso aumentando la complessità a causa delle molteplici evoluzioni tecnologiche (SOA, virtualizzazione, web-app, ecc.). Nel contempo, però, chi ha gestito l’IT ha mantenuto l’esclusività del ruolo e tutte le strutture di un organizzazione che hanno manifestato bisogni applicativi hanno necessariamente rivolto le loro richieste alla struttura tecnologica preposta. Il CIO (Chief Information Officer), ovvero il responsabile dei servizi informativi, ha mantenuto dunque un ruolo centrale nell’organizzazione ma, dovendosi occupare quasi esclusivamente di gestione operativa, di manutenzione correttiva e di scalabilità, è diventato sinonimo di costo. In pratica ha dovuto gestire la spesa operativa: OpEx (dal termine inglese OPerating EXpenditure), distraendosi da quello che succedeva fuori dal dominio di sua pertinenza e rinunciando all’innovazione, intesa soprattutto come rimodellazione organizzativa e flessibilità operativa.

Ci pensa la nuvola. Ma occhio al Marketplace
Grazie al cloud computing, per fortuna, le cose stanno cambiando e il CIO non sarà più distratto da un infinità di dettagli operativi i quali, molto spesso, non aiutano nel trovare le giuste soluzioni e, inevitabilmente, generano enormi frustrazioni. Egli potrà trasformarsi in un stratega dell’innovazione, nonchè elemento attivo di evoluzione e di gestione effettiva delle problematiche aziendali, affidando molti servizi al provider cloud, rinuncerà a disperdersi sui dettagli di implementazione e potrà concentrarsi nel servire al meglio i vari dipartimenti dell’organizzazione. Va posta però particolare attenzione a un fenomeno emergente, ovvero l’effetto MARKETPLACE. Con il cloud, infatti, le diverse strutture dell’organizzazione che prima si rivolgevano al dipartimento IT, assumono una maggior autonomia e possono essere messe nella posizione di scegliere e implementare servizi senza l’intermediazione della divisione IT. Gli esempi sono sotto gli occhi di tutti: Google docs per condividere documenti, Eventbrite per organizzare eventi, Dropbox per gestire files, ecc. e mille altri social media nella cloud di internet, che aiutano a risolvere i problemi dell’operatività giornaliera. Dunque perché gridare alla perdita di controllo o all’ingerenza altrui? Forse, sarebbe il caso di trarre tutti i vantaggi possibili da questa situazione e, grazie alle risorse liberate, occuparsi davvero di innovazione guardando oltre i confini del proprio CED.

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