internet

Digital president

Avercelo.

Coding, hacking, cyber security, digitale a 360 gradi con tecnologie, nuove tendenze, opportunità. La differenza la fa la persona e la sua cultura. Per noi, ahimè, è ancora troppo presto per poter parlare di ‘svolta digitale‘.

Enjoy

Source

Perchè si, perchè no

Domani sera un mio caro amico docente mi ha invitato ad un evento presso un istituto superiore con questa scaletta che davvero mi sembra ben strutturata:

(qualche minuto) INTRODUZIONE ALL’INCONTRO
– Internet e rischi dipendenti dall’età
– La chiave per Internet: formazione.

(poco più di un’ora) INTERNET, PERCHE’ NO.
Problematiche collegate ad Internet. Per ognuno dei seguenti temi, visione di un breve video introduttivo di circa 5 minuti e successive riflessioni
– cyberbullism
– sexting
– incontri on-line
– privacy
con contributi dell’esperto della scuola e quello della Polizia Postale.

(poco meno di un’ora) INTERNET, PERCHE’ SI.
Aspetti sociali e culturali connessi ad Internet ed al Social Web.
Con il contributo dell’esperto di Social Networking ed Internet.

Secondo voi qual’è la parte riservata a me?

Il web è cattivo

E’ il web bellezza! E non puoi farci niente.

Ne parlavo in una riunione di lavoro solo pochi giorni fa. Dobbiamo farcene una ragione, il megafono del web in mano a personaggi influenti (conosciuti o sconosciuti non importa) può fare tanto male.

Eppure c’è ancora chi va avanti per la sua strada e non considera che un tizio sconosciuto nel proprio condominio può avere centinaia di migliaia di follower sui social network e il suo messaggio (giusto, sbagliato, banale o straordinario che sia) può diventare dirompente. E lo diventerà ancor di più quando un giornalista a corto di idee non farà altro che scrivere minchiate colossali sul fantomatico ‘popolo del web’ riportando e ripubblicando tweet a manetta anche sulla carta stampata.

Detto questo io non so nulla sul back-office, sulla composizione del team, sulle aziende coinvolte, sul processo, sul progetto e sull’ideatore primo di #verybello. So solo che per l’ennesima volta han combinato un gran casino.

Ho la fortuna di conoscere questo mondo da molto tempo. So perfettamente dell’abisso di ignoranza dei decisori sul tema specifico. So perfettamente tutto anche relativamente alla sovrastima di se stessi che hanno i consulenti. So anche che le aziende pur di beccarsi un appalto pubblicherebbero sul web qualsiasi schifezza ma, santoiddio il web non perdona, lo sapete o no?

Le sue regole SCRITTE O NON SCRITTE vanno rispettate. La sua evoluzione va accettata a prescindere, sempre e ovunque.

Ma il segreto di pulcinella, il più semplice di tutti è questo: copiate, copiate copiate! Copiate bene, perchè da un’altra parte han già fatto quello che state progettando. Non dovete vergognarvi di copiare. Copiare è sinonimo di intelligenza. Non copiare è sinonimo di stupidità.

E poi cambiate, correggete, ricambiate, evolvete perchè il web è una grande beta. Vivere in beta permanente è bello, è saggio, è conveniente, perchè permette di adeguarsi pur mantenendo l’originalità dei contenuti.

Ecco, caro Franceschini, se ti fossi concentrato sui contenuti, tutto il resto era già stato fatto. Bastava copiare.

Privato è bello

Sui disservizi digitali della Pubblica Amministrazione, come ben sapete, #nonnelasciopassareuna . Ma i privati che son sempre efficienti e innovativi, dove li mettiamo?

Ieri mi son trovato nella condizione di dover consultare una situazione finanziaria sul sito di Toyota Financial Service: https://portal.tfsi.it/

Essendo prossima la scadenza dell’ultima rata dell’auto che ho acquistato 2 anni fa, provo a ri-loggarmi per controllare bene le date e i termini. Si sa, sono un convinto sostenitore del paper-less e dunque bello entusiasta scrivo login e password, ma ecco la sorpresa.

Screenshot 2014-11-02 11.11.39

Cosa significa ‘dall’ultimo login è passato troppo tempo‘?

Cioè della serie che devo loggarmi ogni settimana per farmi un giretto sul vostro sito? Non ho capito, perchè dovrei farlo. Che mi offrite in cambio? Ho un RID dal quale prelevate le rate, che ci devo fare sul vostro sito, guardarmi la lista dei pagamenti fra una pubblicità e l’altra della mia serie preferita?

Ma il bello deve ancora venire. Scrivo una mail al loro supporto tecnico (già mi rode pensare che sprechino una risorsa per rispondere alle email e riattivare le utenze) e attendo risposta.

Ecco la risposta, ovvero il LOOP di risposte dal quale non riesco a uscire:

Immagine

Dunque, prima un’interazione con un umano che ha letto la mia email e poi un robot mail che mi trascina in un loop #NAMOBENE

Fate un po’ voi. La Pubblica Amministrazione non saprà certo progettare e gestire servizi on line all’avanguardia, ma anche i privati mi sa che dovrebbero tornare a scuola di digitale, se mai ci sono andati.

Vorrei volare

Se fino ad oggi volevo solo navigare, ora vorrei davvero spiccare il volo.

Le pubblicità delle Telco nazionali mi spingono ad immaginarmi come un novello Icaro.

Immagine

 

E’ la fibra bellezza, è la fibra ottica che ci farà volare.

Ma cos’è la fibra? Le Telco ce la vendono come un bene prezioso, ed in effetti lo è, anche perchè stendere e collegare la fibra in modo capillare nelle città ha un prezzo altissimo. Non parliamo poi delle zone rurali. Quasi improponibile.

Fibra ottica come infrastruttura per l’economia digitale. Evvai. Tutto bello vero?

La verità è che queste offerte nascondono un sistema misto o promiscuo che nasconde anche un po’ di inganni. Dunque sarebbe meglio informarsi cosa si nasconde dietro a tutte queste sigle: FTTCab, FTTH, FTTS, FTTB, FTTN, ecc.

Possiamo consultare  Wikipedia oppure cercare qualche indicazione sui siti delle Telco nazionali.

La nostra amata mamma Telecom ci offre anche un bel video. Dai son bravini con queste marchette, ammettiamolo :)

 

 

Ma torniamo a noi. Dopo questa inebriante pubblicità forse abbiamo capito che la fibra non arriva proprio a casa, ma solo in un cabinet (armadietto) attrezzato. Dove stia questo cabinet, lo sa solo mamma Telecom.

Quindi noi continuiamo a sfruttare l’ADSL, anzi, ad essere precisi la VDSL o VDSL2, insomma una specie di ADSL potenziata ma che corre su rame, sul nostro vecchio doppino telefonico.

Se provate a chiedere all’operatore del Call Center quale tecnologia hanno adottato per la parte rame dal cabinet al vostro modem, non saprà dirvelo. Provate! Ma sappiate che solo VDSL2 potrebbe raggiungere i famigerati 100 Mb che la pubblicità esalta.

L’altro aspetto curioso e interessante è dovuto al mistero delle cabinet. Il fatto di sapere a quanti metri da casa nostra sono locate, non è banale, perchè queste nuove tecnologie di ADSL potenziato funzionano bene solo se ci troviamo in prossimità degli apparati installati in armadietto Telecom, altrimenti son valori puramente nominali. Non reali!

Un altro problema è dovuto e legato alla qualità del rame. Chi abita in un vecchio condominio si scordi di raggiungere velocità elevate.

Insomma è utile sapere che: ‘la velocità della adsl di molto inferiore rispetto a quanto dichiarato dal provider, connessione instabile, fruscii durante le telefonate nonostante la corretta installazione dei filtri adsl…questi problemi sono nella maggior parte dei casi dovuti alla eccessiva distanza dalla centrale o più frequentemente dalla vetustà del doppino telefonico (per chi non avesse letto la parte precedente della guida, è il cavo di rame che collega la nostra abitazione alla centrale adsl) via.

Bene e allora?

Allora credo che i piani del nostro governo, come ben descritti e dettagliati da Roberto Moriondo nel suo articolo di oggi, vadano nella direzione di ottimizzare il fatto e il da farsi, concentrandosi su una regia nazionale e su regole certe di sfruttamento dei Fondi Comunitari messi a disposizione dell’Italia per ridurre il Digital Divide infrastrutturale.

Come però ben ricorda Roberto, non si raggiungerà mai il 100% della popolazione con queste tecnologie perchè son comunque troppo onerose al di fuori dai centri densamente abitati.

Ma che succede nel resto d’Europa? Siamo sicuri che stiamo andando nella giusta direzione? Gli altri paesi utilizzano queste stesse tecnologie o quest’ultime fin qui descritte sono convenienti solo per mamma Telecom che beneficerà indirettamente dei Fondi Strutturali EU?

Ammetto che un po’ di dubbi mi sorgono quando leggo proprio su Wikipedia: ‘ È una tecnologia attualmente poco diffusa, se non in Slovenia, Croazia, Svizzera, Germania, Spagna, Giappone e in Corea del Sud‘ e dunque provo a capire meglio, perchè vorrei volare, non ingrassare le Telco che già si son letteralmente mangiate i finanziamenti del progetto Socrate. Lo ricordate?

Dunque, leggendo un recente articolo di Telecoms (qui la versione tradotta da Big G) sembra che l’Europa sia abbastanza in ritardo (Norvegia esclusa) rispetto all’Asia dove nei ‘mercati emergenti il mobile è già di fatto di tecnologia a banda larga‘.

Sinceramente con l’affermarsi di tecnologie come LTE e LTE advanced, sono un po’ perplesso. Anche perchè vi ho raccontato tutto questo dopo venti giorni di esperienza fibra con cambio modem Fastweb e tante belle promesse.

Ad oggi, non vedo la luce e ieri sera i tecnici Fastweb mi hanno riqualificato la vecchia linea ADSL in quanto, gnafanno. #sapevatelo. Non è tutto oro quello che luccica e prima di volare è bene dotarsi di un bel paracadute per non cadere e farsi male.

My 2 cent!

‘Due passaggi’ for dummies

Allora, la situazione è un po’ questa: Internet non è sicuro, ma tu sei un caprone!

Che internet non sia un ambiente sicuro lo sanno tutti. Bisogna stare attenti perchè i furbacchioni hanno più tempo di noi (poi sulla questione ‘tempo’ ritorno).

Vi arriva una email che vi chiede di cambiare la password del conto corrente? Qui lo so che siete bravi non ci cascate.

Vi dicono che avete vinto la lotteria? Anche qui siete bravini e non ci cascate.

Ma se vi dicono: ‘ehi lascia perdere login e password, collegati con Twitter, Facebook o Google‘, allora lo fate subito.

Questa modalità di usare i connettori sociali come credenziali per accedere a nuovi servizi è indubbiamente comoda ed è anche un modo per evitare la scocciatura di dover creare ogni volta un profilo ad hoc, scegliere una nuova password eccetera.

Tecnicamente si chiama Single Sign On o anche Autenticazione Federata e usa diverse tecniche, fra le più famose http://oauth.net/2/  , ma anche altre che sfruttano la tecnica cosiddetta della ‘chiave del parcheggiatore’:

Magari guardando un film americano avrete notato come molte auto di lusso abbiano in dotazione una chiave supplementare per il parcheggiatore, che limita l’utilizzo dell’auto. Ah, ah, ok, voi credevate che il personaggio famoso che si reca al ristorante affidasse la sua auto al portiere con la chiave originale. Ahi, ahi, ahi!
E invece l’attore famoso gli ha dato solo una chiave supplementare che dopo pochi chilometri blocca la macchina, se non addirittura il bagagliaio e le portiere.

Quando usiamo Twitter o altri servizi per autenticarci a un sito, a un app sullo smartphone ecc, in pratica concediamo a Twitter stessa solo la chiave del parcheggiatore, ovvero un accesso limitato al nostro profilo utile per attestarci e presentarci.

Detto questo però, la password di Twitter diventa importante. Io la uso per molti servizi che con il cazzeggio sociale non hanno nulla a che fare. Fra i più interessanti cito ad esempio il mio conto su Alitalia.

Immagine

Ma veramente un sacco di servizi mi chiedono di usare questa comodità, credetemi. E io lo faccio volentieri. Anche voi?

Bene, adesso pensiamo anche a come le applicazioni dei nostri cazzabubboli (smarthone e tablet in primis) si collegano quotidianamente fra di loro.

Vuoi salvare una foto su Dropbox? Perchè no, è bellissimo. Ok, allora devi inserire la password di Dropbox sul tuo smartphone. E ci sono un sacco di app fighissime che fanno queste cose con documenti, foto, musica, ecc.

Vuoi salvare una presentazione che hai appena creato con Keynote di Apple sul cloud di Microsoft? Mi ca è una bestemmia. Garantisco che è una figata.

Tutti si federano con tutti et voilà, si guadagna tempo e sicurezza. Forse.

Però, i più pigri preferiscono ancora usare le applicazioni e i servizi in modalità non federata e di volta in volta son costretti a digitare password, spesso le più diverse scelte per ogni situazione, dimenticandole, richiedendone la rigenerazione, ecc. Che barba che noia.

Questi tizi mica si fidano della chiave del parcheggiatore e pensano che perdendo un po’ più di tempo e rinunciando agli automatismi si possa acquistare più sicurezza.

La verità sta nel mezzo, perchè poi succede ci ritroviamo altrove, magari senza smartphone o semplicemente non lo usiamo a Londra piuttosto che a Los Angeles perchè il roaming ci costa un botto. Allora utilizziamo un PC pubblico dell’albergo. O semplicemente il WiFi di un ristorante e quindi siamo ospiti di reti altrui con una sicurezza così, così, tutta da verificare.

Quando, in queste situazioni, siamo portati a digitare password a raffica in ambienti sconosciuti, queste possono essere intercettate. Ah, ok, non lo sapevate. Bene sappiate che è proprio così. Suvvia un po’ di strizza, dai!

Certo, si potrebbe installare un client VPN  (gratuito o meglio a pagamento) e cifrare tutto il traffico in modo che i malintenzionati rimangano a bocca asciutta.

Entrambe le tipologie di utenti (quelli rock che federano tutto e quelli lenti che preferiscono tenere i servizi separati) da diversi anni hanno la possibilità di fare meglio. Molto meglio. E non vi parlo dei gestori di password, quelli che ne generano di complicatissime, ma della verifica in due passaggi che io uso da sempre, laddove viene applicata dai fornitori di servizi.

In pratica si tratta di perdere un po’ di tempo e capire come funziona la prima volta per poi vivere molto, ma molto più sicuri e tranquilli.

In pratica funziona come il conto in Banca. Con la password di accesso (primo passaggio) puoi vedere il conto, con il PIN (secondo passaggio) puoi effettuare operazioni.

La stessa cosa si può fare con tutti i servizi che usiamo: Google, Facebook, Twitter, Dropbox, Microsoft e chi più ne ha più ne metta.

Si può scegliere di farsi mandare il PIN sul telefono (ma io lo sconsiglio perchè a volte il cellulare non ha campo) oppure di usare una stupenda app come Google authenticator.

Immagine

Il vantaggio di questa app è che funziona anche senza rete mobile, quindi siamo tranquilli anche quando ci troviamo in un bell’albergo di Londra con il WiFi gratuito e a palla, ma il nostro roaming dati è disattivato e quello voce non funziona per ricevere l’SMS che ci recapita il PIN.

Oggi, tutte i servizi web più moderni permettono la configurazione veloce con un QR code, come ad esempio fa proprio Dropbox che in queste ore ha dichiarato che son state rubate molte password. Per la precisione 7 milioni di password.

Quindi basta aprire Google authenticator, cliccare su ‘aggiungi servizio’ e puntare lo smartphone sullo schermo del pc dove si trova il QR code del nostro account di Dropbox. Facile no?

dropboxqrcode-11401401

Vi invito a fare la stessa operazione con tutte i servizi che lo permettono.

Ma cosa succede da questo punto in avanti?

A) Per gli smanettoni: Tutte le app federate smetteranno di funzionare. Dovrete aggiungere a mano una password speciale (cosiddetta password applicativa) che il servizio scelto vi fornirà. Twitter genera le sue, Google ovviamente fa altrettanto e così Dropbox, ecc. Ma la bella notizia è che lo si fa una volta sola e poi funziona per sempre.

B) Per quelli lenti che inseriscono sempre la password, sarà come entrare sempre in banca. Ovvero, voglio accedere a Dropbox? bene, dopo aver digitato la password mi verrà richiesto un PIN che potrò generare con l’app di Google Authenticator. Facile no?

Siete ancora li fermi e non avete attivato la 2 steps verification?

Chi perde tempo la prima volta ne guadagnerà tanto, ma davvero tanto in seguito. Fidatevi. E …… poi non dite che non ve lo avevo detto :)

Sognando California

Le ultime due estati le ho passate in California e ho visto, apprezzato, capito tante cose sull’orto più grande d’America. Questa è la zona di Del Monte, Dole e altre multinazionali del settore primario, ma anche di piccoli produttori indipendenti che poi vendono i loro prodotti ai lati della strada.

Solo qui poteva nascere Amazon fresh e oggi Amazon dash servizi pensati proprio per il settore primario, quello che noi del vecchio mondo abbiamo abbandonato.

Il mondo è cambiato e i cambiamenti arrivano sempre dal nuovo mondo.

Noi, nel frattempo, invecchiamo stando fermi.

Opera quarta

Il quarto papello del bloggante, scritto a 4 mani con l’amico Simone Favaro è ora disponibile per l’acquisto.

Potete pensarlo come un bel regalo di Natale :)


Oltre all’editore che un’altra volta ha creduto in me/noi, un particolare ringraziamento a Mauro Lupi, prefattore e agli amici Barbara Bonaventura, Mafe De Baggis, Vincenzo Cosenza, Gianluca Diegoli, Marco Massarotto, Alberto D’Ottavi, Robin Good e Giorgio Soffiato che hanno contribuito alla parte interattiva del libro contenuta nel capitolo: ‘I protagonisti’