Egoismo

È facilissimo, quasi scontato inciampare nel qualunquismo o raccontare banalità quando si affrontano temi complessi come quello dell’ISIS.
Il problema, però, è che oggi le bandiere nere dei nazi-islamici stanno sventolando anche sulle rive del nostro amato Mediterraneo, e rimanere indifferenti è quasi impossibile.

Anche i media sembrano imbarazzati e stanno sottovalutando i fatti, cosa che invece non è successa durante le cosiddette ‘primavere arabe’ .

Allora i tentativi di condizionamento mediatico influirono non poco nel plagio collettivo delle coscienze. Forse solo Berlusconi non esultò davanti alle atroci immagini del massacro del suo amico Gheddafi o a quelle del processo di Mubarack condotto in tribunale con la barella.

Eravamo brilli di gioia, esaltati dall’uso rivoluzionario dei social network, felici nel vedere ribellioni di massa che qui in occidente, nell’indifferenza generale, non eravamo più abituati a considerare come possibili.

Poi il silenzio e ancora tanta indifferenza dei media mentre le bandiere nere si mangiavano le rivoluzioni, gli ideali e i nostri stupidi entusiasmi.

Ora che le rivoluzioni del Magreb son definitivamente relegate nella retorica dei libri di storia, il presente ci obbliga a riflettere su come arginare il pericolo imminente. Consci che ogni riferimento, schema o modello del recente passato non funzionerebbe per niente.

Il nostro egoismo però ci compatta e ci fa sentire tutti Charlie, ovvero occidentali, pronti a difendere origini, cultura e soprattutto quell’idea di futuro che ci ancora ci accumuna.

Inutile negare che noi occidentali stavamo decisamente meglio quando i dittatori russi tenevano le masse segregate oltre la cortina di ferro. Stavamo meglio anche con Tito che obbligava i popoli balcanici a convivere con un idea di federazione-dittatura che, comunque, inibiva quel rigurgito orribile di nazionalismi folli e terribili, sfociato poi nella più crudele e sanguinosa guerra che le nostre generazioni abbiano mai visto. A pochi chilometri da casa nostra.

E quanto bene stavamo con Assad, Mubarak, Gheddafi e persino Saddam? Non dobbiamo vergognarci di pensarlo. L’egoismo e il benessere percepito in quegli anni giustificavano in pieno quel sentimento.

Ora, consci che siamo artefici del disastro a cui stiamo assistendo (mille errori politici, militari e soprattutto economici, centinaia di alleanze sbagliate, decine di nemici scambiati per amici) che fare?

Riconoscersi negli ideali dell’occidente forse non basta perchè non è una questione prettamente culturale o storica, è piuttosto una questione di vera sopravvivenza: o noi o loro. Questi fan sul serio.

Non avrei mai pensato di diventare portatore di sentimenti interventisti ma, sinceramente, non posso flagellarmi sugli errori del passato e nemmeno fidarmi del buonismo a prescindere. Oggi ho tre figli giovani per i quali vorrei un futuro migliore, a costo di un passaggio obbligato per un girone dantesco come quello che si prospetta molto a breve. Più brevemente di quanto pensiamo.

Dalla parte del bene

Nell’eterna lotta tra il bene e il male, abbiamo sempre identificato il male con il colore nero. L’ISIS si dipinge di nero, nerissimo nella bandiera, nella divisa militare e persino nei veli dove imprigiona le sue donne.

Il nero è però usato anche da chi, stavolta, gli ha inferto un colpo mortale. Lo avevano garantito, in rete non sarà come nel terreno di guerra convenzionale. Qui l’alleanza fa sul serio.

We will hunt you, take down your sites, accounts, emails, and expose you. From now on, no safe place for you online. You will be treated like a virus, and we are the cure. We own the internet. We are Anonymous; we are Legion; we do not forgive, we do not forget. Expect us.”

Un giorno storico e un giorno per ripensare, soprattutto da parte di chi ha sempre considerato hacker e cracker come male assoluto.

Parole come pallottole

Gasparri si sa, è un bullo dei social network, un teppista della parola.

Intendiamoci non son da meno, e notoriamente fan più danni, quei teppisti arabi che in ogni parte del mondo usano anche loro i social network per seminare odio.

Questi fanatici esaltano e amplificano ogni idiozia sperando di racimolare voti e consenso fra i beoti di turno. E spesso ci riescono anche.

È la prassi, ormai diffusa, di usare la parola come pallottola sparata sulla folla con l’intento di scatenare la rabbia e dunque la reazione e infine la tragedia.

In Italia siamo pieni di fanatici che usano pallottole come ‘troie’ o ‘zoccole’, semplicemente per amplificare fatti che non conoscono, non verificano e non approfondiscono.

In Italia siamo pieno di Gasparri che usano pallottole del tipo: ‘tutti i mussulmani sono terroristi’ per attrarre a se orde di assatanati con la bava alla bocca che, per fortuna e sinora, combattono solo dal divano di casa armati di smartphone.

I loro emuli arabi, improbabili Imam improvvisatisi sui social network, usano però pallottole come ‘siamo tutti Coulibaly’ o ‘The Dust will never settle down’ che riempiono le piazze di fanatici disposti, purtroppo, non solo a bruciare le bandiere francesi in strada.

Dall’altra parte dell’oceano, Cameron e Obama chiedono di disarmare i Social Network o per lo meno di tenere sotto controllo le pallottole verbali che, spesso e volentieri, anticipano quelle esplosive e letali. I due governanti chiedono collaborazione da parte delle multinazionali del web per combattere il terrorismo e dunque chiedono di collaborare alle indagini.

Technology companies became alarmed with surveillance techniques after former US intelligence contractor Edward Snowden leaked classified details about how the government harvests data from companies like Google, Yahoo, Microsoft, AT&T and Verizon.

“We’re not asking for back doors” to access electronic communications, Cameron said. “We believe in very clear front doors through legal processes that should help to keep our country safe.”

E qui scoppierà, molto presto, il dibattito e sicuramente un aspro contraddittorio.
Che sia back door o front door poco si concilia tutto ciò con la neutralità della rete e l’avanzare dell’openness che, fra l’altro, i due propongono e convengono attraverso ampi accordi e collaborazioni.

Diciamocelo chiaro, che siano le pallottole verbali di Gasparri, del calciatore marocchino di Rovigo o dell’improvvisato Imam della moschea-scantinato di Brescia, siamo disposti a considerarle ‘elementi di indagine’ o siamo convinti che la rete, nella sua complessità, nella sua pluralità culturale e ideologica, nella sua neutralità ma anche grazie alle sue caratteristiche tecnologiche che permettono di cifrare traffico e dati, possa rimanere ancora un ambito avulso da imminenti nuove leggi speciali?

Parliamone, senza preconcetti, perchè non sempre le pallottole degli idioti vengono percepite come tali. Molto spesso sono un invito ad agire che un altro idiota raccoglie volentieri.

E per finire questo pistolotto, propongo un approccio meno serio alle ideologie e ai fanatismi. Chissà, magari ridendoci sopra possiamo ritrovare un po’ di luce nel buio di questi giorni.

Il fossato

C’è sempre stato un fossato attorno ai castelli e alle regge. Dunque non mi meraviglio più di tanto del solco più o meno profondo fra il popolo e il potere.

Dunque la foto che circola da ieri può essere anche interpretata nel senso impietoso ed ostile sempre e comunque contro chi esercita il potere. Ci sta, non lo considero nemmeno strumentale.

abb

Che ci sia dell’ipocrisia fra i potenti della terra è risaputo. 1000 e altre 1000 colpe hanno avuto e altre ne avranno per questa situazione.

Però un paio di cose vanno evidenziate:

Primo, non avrei mai voluto essere nei panni del responsabile della sicurezza della manifestazione di ieri. Voi si? E se si cosa avreste fatto per far marciare in sicurezza tutti quei capi di stato e di governo?

Secondo, Hollande mi era indifferente fino a ieri. Poi l’ho visto andare a piedi, salutare e abbracciare i poliziotti, le famiglie delle vittime e poi i suoi connazionali lungo la strada.
Questo spezzone di video che segue lo testimonia solo in parte. In diretta era più vero, più umano e improvvisato. A me sembrava che avesse riempito il fossato. Tutto qui.
Poi, a far meglio son bravi tutti, si sa.

Bella idea

Quelli de La Stampa hanno avuto davvero un ottima idea a portare un po’ di contenuti su Flipboard.

Se passate con costanza da queste parti sapete già quanto adori la content curation e soprattutto Flipboard che rappresenta uno degli strumenti ideali per organizzarla al meglio.

Speriamo che l’esempio venga seguito da altre testate. Bravi.

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Dedicato ai soloni

Visto che in televisione sento dire un sacco di idiozie e di inesattezze, ho usato un po’ il web, come dovrebbero fare i politici e  i giornalisti prima di vomitare sciocchezze nei salotti dei talk show. Sono i significati basilari e probabilmente grezzi, ma io ci darei un’occhiata prima di sparar colossali cazzate.

Arabo: è una lingua semitica (ramo delle lingue afro-asiatiche parlate in Africa e Asia) del gruppo centrale.

Mondo arabo: termine usato convenzionalmente per indicare i 22 stati membri della Lega degli Stati Arabi.

Paesi arabi: i paesi la cui lingua ufficiale maggioritaria è l’arabo.

Islam: è una religione monoteista manifestatasi per la prima volta nella penisola araba.

Musulmano: identifica una persona che segue la religione islamica, “devoto a Dio” o “sottomesso a Dio” – deriva dal nome verbale arabo muslim (plurale: muslimūn / īn), ossia “sottomesso (a Dio)”.

Allah: E’ il nome di Dio per i musulmani. Non ha plurale o genere. E’ il Signore e creatore di tutto ciò che esiste ed è così chiamato anche dai cristiani arabi e dagli ebrei arabi.

Maometto: è stato il fondatore e, per i musulmani, l’ultimo profeta dell’Islam.

Corano: letteralmente: ‘la lettura’ è il testo sacro della religione dell’Islam.

Imam: letteralmente”stare davanti” e, quindi, “essere guida”. Può indicare tanto una preclara guida morale o spirituale (ed è questo l’uso che per lo più se ne fa in ambiente politico) quanto un semplice devoto musulmano che sia particolarmente esperto nei movimenti rituali obbligatori della preghiera canonica. Costui si pone davanti agli oranti, dando modo ad essi di correggere eventuali erronei movimenti che comporterebbero l’invalidità del rito. Ma può essere descritto anche come Califfo dei musulmani sunniti o fondatore di una scuola di pensiero, sapiente. Da un punto di vista strettamente religioso il termine Imàm indica una “Guida spirituale” e per questo è lecito usarla per i capi di movimenti politico-religiosi, come Khomeini.

Moschea: è il luogo di preghiera per i fedeli dell’Islam.

Sunniti: Rappresentano l’orientamento nettamente maggioritario dell’Islam e comprendendo circa il 90% dell’intero mondo islamico. Sono i seguaci ortodossi dell’islamismo e affermano che essi soltanto sono i seguaci della vera tradizione o sunna di Maometto (mentre gli sciiti seguono anche quella dei suoi discendenti). Riconoscono la discendenza rappresentata dei primi tre califfi elettivi.

Sciiti: Rappresentano il ramo minoritario dell’Islam. Sono divisi in tre grandi nuclei: zaiditi, che rappresentano l’indirizzo meno lontano dall’ortodossia sunnita sul terreno politico e giuridico; imamiti o duodecimani, s. moderati, i più numerosi e politicamente importanti; ismailiti o batiniti, i più lontani dall’ortodossia. Tratto comune a tutti è il ritenere che Alì, cugino e genero di Maometto, fosse stato esplicitamente designato a succedergli, cosicché i primi tre califfi (riconosciuti dai sunniti) furono usurpatori.

Jihad: parola araba che significa “esercitare il massimo sforzo”. La parola connota un ampio spettro di significati, dalla lotta interiore spirituale per attingere una perfetta fede fino alla guerra santa. Discende dal termine jahada, che definisce meglio uno “sforzo costante diretto verso un obiettivo”.

Shari’a:  è un termine arabo dal senso generale di “legge” (letteralmente “strada battuta”), che può essere interpretata sotto due sfere, una più metafisica e una più pragmatica.

Fatwa: significa parere consultivo e si intende la risposta data a un giudice musulmano di nomina governativa, da un esperto di legge coranica, quando questi sia interpellato per conoscere quale sia l’orientamento sciaraitico prevalente riguardo ad una certa fattispecie giuridica.

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Al-Qaida: è un movimento islamista sunnita paramilitare terroristico nato nel 1989, fautore di ideali riconducibili al fondamentalismo islamico, impegnato in modo militante nell’organizzazione e nell’esecuzione di azioni violentemente ostili sia nei confronti dei vari regimi islamici filo-occidentali definiti ipocriti, sia del mondo occidentale definito infedele.

IS: Stato Islamico conosciuto anche come Stato Islamico dell’Iraq e della Grande Siria (ossia Stato Islamico dell’Iraq e al-Sham, ISIS), o Segretario Generale del califfato Islamico, ma anche Stato Islamico dell’Iraq e del Levante (ISIL), è un gruppo jihadista attivo in Siria e in Iraq il cui attuale leader, Abu Bakr al-Baghdadi, ha unilateralmente proclamato la rinascita del califfato nei territori caduti sotto il suo controllo. Peculiarità dello Stato Islamico è quella di riunire in una sola entità le caratteristiche dell’esercito, delle modalità terroristiche, della fisicità del territorio in cui risiede e della struttura statale.

Boko Haram: che letteralmente significa ‘l’educazione occidentale è peccato‘ è un’organizzazione terroristica jihadista diffusa nel nord della Nigeria. È anche nota come Gruppo della Gente della Sunna .

Talebani: termine che indica gli studenti delle scuole coraniche in area iranica, incaricati della prima alfabetizzazione, basata su testi sacri islamici. Sono diventati famosi sugli organi di comunicazione di massa, che usa a torto questo termine per indicare la popolazione di orientamento religioso fondamentalista presente in Afghanistan e nel confinante Pakistan.

Mujaheddin: indica il “combattente impegnato nel Jihad o anche, per estensione, “patriota”.

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Infine: Il cristianesimo e l’islamismo, come anche la religione ebraica, hanno in comune alcuni elementi: la fede in un unico Dio onnipotente (monoteismo), che viene “rivelata” all’uomo; l’obbedienza alla volontà di Dio; la capacità dell’uomo di scegliere tra bene e male; l’esistenza dopo la morte di un altro mondo nel quale i buoni godranno della felicità eterna e i cattivi espieranno le loro colpe.

Tolleranza zero

Non so se si tratti di ‘pensiero unico’ o ‘pensiero dominante’ so perfettamente, però, da cosa viene alimentato.

Lavorando nel pubblico impiego mi confronto spesso con colleghi che stanno tirando i remi in barca nonostante le grandi competenze, l’indiscussa professionalità e una passione che ogni giorno viene minata da episodi e notizie come quella dei vigili della capitale.

Una delle considerazioni che portano a supporto della loro resa è il ‘pensiero dominante’. Lamentano l’impossibilità di convincere i loro interlocutori che, nonostante ciò che si legge sui giornali, dentro la pubblica amministrazione c’è ancora chi si sbatte tutti i giorni per far funzionare le cose e offrire servizi di ecellenza.

Succede però che ogni dipendente pubblico, come è ovvio che sia, si relazioni giornalmente con sistemi sociali più o meno ampi e complessi. Dalla famiglia, dove magari molti parenti lavorano nel privato, agli amici, spesso tutti ascritti alla sfera privatistica delle professioni, fino alle varie situazioni sociali (parrocchia, scuola, sport) dove è normalissima prassi che, durante una pizza in compagnia, travolti dalle discussioni sulla politica e sul costume, si venga presi di mira da decine di persone che ti indicano come appartenente alla categoria degli inutili, se non addirittura dei delinquenti: ‘tanto siete tutti fannulloni e incapaci‘.

Per fortuna che il nostro amato premier ci indica nuovamente la strada con un tweet. E dunque è, o sarà, riforma! L’ennesima.

Difficile ipotizzare effetti positivi come conseguenza di rivisitazioni regolamentari o legislative. Piuttosto dovremmo analizzare il perchè di certi comportamenti che, effettivamente, sono deplorevoli, indifendibili e dannosi per l’erario nonchè per l’efficienza dei servizi di pubblica utilità.

Il perchè va cercato nella disaffezione generale al sistema delle regole e all’inapplicabilità delle sanzioni. Questo è uno dei motivi che mi ha indignato quando dal job act è stata stralciata l’equipollenza pubblico/privato.

Resto convintissimo che il licenziamento debba essere uno strumento praticabile più nel pubblico che nel privato. Chi si macchia con reati nella sfera dei beni e dei servizi comuni deve essere punito. Tolleranza zero, punto. E fine della discussione.

Ovvio poi che la politica tenda a bullarsi con proclami e programmi di riforma ma la verità è che con ogni probabilità anche quegli 85 vigili votano, e fanno votare. Dunque non si potranno auspicare vere riforme finchè non si romperà questo ricatto che, molto spesso, è figlio del voto di scambio.

Non credo nelle tifoserie, negli steccati, nelle barricate. Non credo all’equazione privato evasore, pubblico fannullone. Credo invece nell’ applicazione di regole certe ed equivalenti per tutti. Finchè non ci libereremo di questo fardello ottocentesco non riusciremo a far funzionare i pubblici servizi, ad alleggerire la burocrazia, ad eliminare le vessazioni e impedire favoritismi e corrutele.

Quando capiremo che tutto ciò è presupposto fondamentale per tornare ad investire, crescere e competere, sarà già troppo tardi.

Nel giro lungo e tortuoso di questo ragionamento provo a mettermi nei panni dei carabinieri veneti e immaginare il loro senso di frustrazione.

Alzi la mano chi non vedrebbe di buon grado un licenziamento in tronco di quei giudici pagati profumatamente con soldi pubblici.